Caltrano (Caltràn in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Vicenza in Veneto. È situato sulla riva sinistra del torrente Astico. Il territorio comunale comprende una vasta area montuosa, orograficamente parte dell'altopiano di Asiago.

Geografia fisica Il territorio comunale, che confina ad Ovest con quello di Cogollo e ad Est con quello di Calvene, ha la forma di un rettangolo irregolare che, delimitato a sud dal torrente Astico, risale le pendici dell'Altopiano di Asiago e, superatone il bordo, copre una vasta zona montana, pari a circa metà della sua superficie.

La parte più bassa, di natura alluvionale e morenica, sul lato sinistro del torrente, è abbastanza pianeggiante e in buona parte coltivata come le altre zone di pianura. Qui sorge il paese, ai piedi dei monti Paù, Foraoro, Cucco e Sunio e alquanto elevato rispetto alla profonda gola scavata dall'Astico. Nell'inferiore zona alluvionale abbondano le sorgenti d'acqua, per cui il Comune non ha mai avuto problemi di rifornimento idrico. Qui, durante la prima guerra mondiale, si attingeva l'acqua per il fronte; lo testimoniano le vasche delle due stazioni di pompaggio Rovolo e Foraoro, ancora esistentiAntonio Brazzale, Dall'Astico all'Altopiano …, op. cit., p. 10.

Più si sale in zona collinare e sempre più la terra, che in passato era stata coltivata, ora è trasformata in prato o pascolo o abbandonata al bosco. La parte montana, che supera i 1300 m s.l.m., è ricca di boschi di conifere, di faggi e di pascoli, che la rendono simile al resto dell'Altopiano.

Storia

Origini del nome Secondo lo storico vicentino Giovanni Mantese il toponimo Caltrano deriva da fundus Cartorianus, a sua volta derivante dal termine latino cardus, adoperato dai lanieri per pettinare la lana (v. cardare, cardatura)..

Una seconda ipotesi considera la parola "Cartrano" collegata all'industria cartaria che si avvaleva dell'acqua del torrente. Un'altra ipotesi ancora fa risalire il nome all’epoca romana, ritenendo che a quel tempo fosse Vicus Caletranus, da una gens Caletrana. Una leggenda locale, infine, parla di una principessa di nome Caltrana, la quale in un'epoca non definita, avrebbe donato un quantitativo di monete d'argento poi fuse nella campana più piccola tra quelle tutt'oggi presenti nel campanile della piazza principale.

Storia

Epoca antica

Nel 1894 in località Castellare (dove ora sorge la casa canonica) vennero alla luce resti di abitazioni simili a quelle del Bostel di Rotzo che - come quest'altro villaggio - sembrano essere state distrutte durante un'azione bellica nel corso del II secolo a. C.; in alcune tombe fu trovato un migliaio di vittoriati, monete romane coniate nel III secolo a.C. Furono probabilmente nascoste da genti euganee che abitavano il luogo e che, a differenza di quelle venete della pianura, si dimostravano ostili all'occupazione di Roma e scendevano a rapinare le popolazioni sottostantiPaolo Orsi, Ripostiglio di vittoriati scoperto in Caltrano Vicentino, Roma, Tip. della R. Accademia Dei Lincei, 1894, che a sua volta cita P. Orsi, Ripostiglio di vittoriati scoperto in Caltrano Vicentino, 1894. Insieme alle monete furono trovate una macina con sopra incisa una lettera dell'alfabeto veneto e due tombe; altre monete di Marsiglia furono ritrovate accanto ad uno scheletro.

Nel 1901 furono scoperti nella caverna Speluga della Sieresara frammenti di oggetti in metallo e in osso nonché, in altri scavi, un idoletto in bronzo.

In epoca romana a Caltrano arrivava una strada che, proveniente da Vicenza, attraversava l'Astico a Montecchio Precalcino e proseguiva per Sarcedo, Carrè e Chiuppano..

Medioevo Tra il 917 e il 921 tutto il territorio compreso tra la riva sinistra dell'Astico e quella destra del Brenta - incluso l'Altopiano di Asiago - e quindi anche Caltrano fu donato dall'imperatore Berengario al vescovo Sibicone di Padova, con l'obbligo di costruire castelli e opere di difesa contro le incursione degli Ungari.

Durante l'Alto Medioevo la pieve di Santa Maria di Caltrano ebbe un ruolo di supremazia ecclesiastica in gran parte dell'Alto Vicentino. Nelle Rationes Decimarum del 1297 risulta chiesa matrice di quelle di San Simeone presso Villa Verlaria, di San Pietro, dei Santi Cristoforo e Genesio di Cogollo, di Santa Engueldruda (Geltrude) di Rotzo, di San Giacomo di Lusiana. Questo fa pensare che il cristianesimo sia stato diffuso da chi percorreva l'antico sentiero che risaliva l'Altipiano. In un documento del 1410 aveva il titolo di archipresbiteralis e probabilmente era collegiataAntonio Brazzale, Dall'Astico all'Altopiano …, op. cit., p. 16. L'ampia giurisdizione della pieve risulta poi ancora dal verbale redatto in occasione della visita pastorale fatta dal vescovo di Padova nel 1587"Antedictus d. visitator visitavit parochialem ecclesiam S. Mariae de Caltrano quae est plebs et habet sub se capellas infrascriptas videlicet S. Danielis de Ciupano, S. Christofori de Cogolo, S. Antonii de Pedescala, S. Petri Vallis Astici, S. Mariae de Brancafora, S. Nicolai de Rotzo, S. Justinae de Roana, S. Mariae de Canovis, S. Mattei de Aseiago, S. Bartholomei de Gallio", citato da Antonio Canova e Giovanni Mantese, I castelli medievali del vicentino, Accademia Olimpica, Vicenza, 1979, p. 186.

Nonostante la sua posizione strategica, l'importanza del paese dev'essere stata viceversa modesta quanto alle sue fortificazioni; probabilmente disponeva solo di un piccolo fortilizio risalente all'epoca romana e forse riattato intorno al Mille. Su questo castello le fonti storiche osservano un silenzio pressoché totale; tra i pochi a parlarne è il MaccàGaetano Maccà, Storia del territorio vicentino, XI, parte II, p. 30 che, visitando il luogo nei primi anni dell'Ottocento scriveva: "l'antico castello di Caltrano dal volgo chiamato Rocca, era situato nell'alto del monte sopra un gruppo isolato, ma ora è distrutto e appena ancora vedesi qualche vestigio delle sue mura …". La descrizione del Maccà conferisce credito alla tradizione che vorrebbe insediato sul posto un distaccamento militare romano sin dal primo secolo a. C.; manca però una documentazione storica, e della fortificazione non si conosce neppure l'epoca della distruzione; si può solo supporre che sia avvenuta ad opera dei padovani nella prima metà del XIV secoloAntonio Canova e Giovanni Mantese, op. cit., pp. 186-87.

Nel Duecento Caltrano cadde dapprima sotto il dominio degli Ezzelini, poi come Vicenza fu soggetto a Padova e infine, dopo il 1311, alla signoria scaligera veronese.

A metà del Trecento fu sottoposto, sotto l'aspetto amministrativo, al Vicariato civile di Schio rimanendo tale sino alla caduta della Serenissima nel 1797., quindi non fruì dei privilegi dei Sette Comuni dell'Altipiano, che dipendevano direttamente da Venezia. Caltrano e Chiuppano furono uniti per secoli da interessi e vincoli comuni: è del 26 aprile 1399 la sentenza per cui le popolazioni dei due paesi potevano usufruire dei beni comuni sulle montagne Paù, Zovo del Beco, Beccaria, Ancuanum.

Epoca moderna e contemporanea Il periodo che seguì la dedizione del territorio vicentino alla Repubblica di Venezia nel 1404 diede impulso ad uno sviluppo economico, anche se restò netta la distinzione tra la classe sociale dei poverissimi contadini e quella degli aristocratici che fecero costruire le loro ville e case padronali nelle località più amene. Si ricordano anche le frequenti epidemie di peste; nel 1575, durante una di queste, Caltrano ebbe 150 vittimeAntonio Brazzale, Dall'Astico all'Altopiano …, op. cit., p. 14.

Nel 1797 le truppe francesi di Napoleone, quando invasero la Repubblica di Venezia, depredarono e incendiarono molte delle case del paese, allora costruite con tetti di paglia. Nel 1855, durante il periodo di soggezione al Regno Lombardo-Veneto, si ebbe una micidiale epidemia di colera che fece molte vittime. Pochi mesi prima una parte del territorio comunale, diviso in 374 lotti, era stato ceduto alla popolazione. Verso la fine del secolo iniziarono anche qui le prime forme di industrializzazione, con le aziende Rossi e Dal Brun.

Durante la prima guerra mondiale Caltrano si trovò a ridosso della prima linea, svolgendo un ruolo di primo piano per i collegamenti con il fronte, l'approvvigionamento idrico, la viabilità; lo storico ponte vide passare gran parte dei soldati che si recavano sull'Altipiano. Caltrano, dove stanziarono diverse truppe dell'esercito italiano, fu soggetta due volte a evacuazioneDal 1º giugno 1916 al 15 luglio 1917 con soggiorno a Varese, dal 1º novembre 1917 al 14 novembre 1918 con soggiorno ad Alba, dov'era stata trasferita la sede comunale, e a Cuneo.Caltrano nella grande guerra: documenti e testimonianze, Caltrano, Comune, 1999.

Nel secondo dopoguerra vi fu una forte emigrazione, soprattutto verso l'Australia, il Canada e gli Stati Uniti d'America, conclusasi negli anni sessanta; nonostante la nostalgia della propria terra d'origine, però, solo una parte degli emigrati è ritornata in paese.

Simboli Lo stemma, utilizzato dal Comune anche se privo di formale decreto di concessione, rappresenta in un campo partito di azzurro e d'oro un castello a sei torri, la maggiore delle quali è sormontata da una stella a sei punte d'oro. Il gonfalone è un drappo di azzurro.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, a Caltrano

Sulle fondamenta dell'antica chiesa pievana nella seconda metà del Quattrocento, in accordo con la comunità rurale, vennero costruiti il campanile e la chiesa arcipretale con struttura a tre navate, consacrata nel 1488. L’edificio venne totalmente riedificato in stile neogotico a unica navata tra il 1866Per la benedizione della prima pietra della nuova Chiesa di Caltrano: discorso letto il giorno 8 dicembre 1866 dall'arciprete Angelo Navarini, Bassano, A. Roberti, 1866 e il 1868, mentre tra il 1892 e il 1907 fu aggiunto un nuovo e snello campanile alto 77 metriRemo Zambon e Nazzareno Leonardi, Il campanile di Caltrano, 2007. Nel 1926 fu eretto l’altare maggiore e la chiesa fu consacrata all’Assunta. All'interno sono conservate due tele attribuite ad Alessandro Maganza: lIncoronazione della Madonna e lAscensione di Gesù Cristo e santi, ascrivibili entrambe ai primi del Seicento. Di fine Seicento è una scultura in pietra dipinta con San Giovanni Nepomuceno, sacerdote boemo del Trecento annegato nella Moldava per volere del re Venceslao IV. L’altare della Madonna di Loreto è ornato da una scultura in legno dipinto e dorato raffigurante la Vergine col Bambino sul tetto di una casa, alludente alla leggenda per cui la casa di Maria sarebbe stata trasportata in Italia dagli angeli. Chiesa della Madonna della Salute, a Camisino Fu consacrata nel 1891 e restaurata nel 1939; il campanile fu aggiunto nel 1946. Chiesa di Santa Rita, a Tezze Fu costruita nel 1938 e completata nel 1958. Chiesa di San Donato, in località Sandonà Antico oratorio ricordato in un documento del 1488 (all'interno conserva alcuni antichi affreschi) ma più volte rimaneggiato; la forma attuale è del 1938. Chiesa di San Giorgio, sulla strada del Costo Eretta nel XIII secolo sul luogo di un cimitero romano, è una delle più antiche chiese dell'Alto Vicentino, che alla fine del primo millennio rivestiva il ruolo di antica chiesa matrice su un vasto territorio compreso l'altopiano. Fu restaurata nella forma antica nel 1947; si presenta dotata di un pronao. Chiesa di San Giovanni Gualberto, a Pozza del Fàvero (presso monte Carriola) Fatta costruire dal Comune, in onore del patrono dei forestali.

Il Maccà ricorda l'esistenza, nell'Ottocento, di altre due chiese: San Biagio e San Pietro.

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