Antiquarium della Motta e Mostra del Fossile è un museo comunale di Povoletto (Provincia di Udine) che si trova a Villa Pitotti, un edificio liberty situato nei pressi del centro abitato.

Il museo, costituito da due sezioni: quella archeologica (Antiquarium del Castello della Motta) al piano inferiore e quella di paleontologia (Mostra del Fossile) al piano superiore, è stato aperto al pubblico nel giugno del 2011. La sezione archeologica è frutto della cospicua mole di dati e di reperti acquisiti con le campagne di scavo nel Castello della Motta; la sezione paleontologica proviene in gran parte da donazione privata.

Sezione Archeologica Entrando, c’è la sala "infoparco" con una grande mappa che individua il territorio della pedemontana orientale, da Cividale del Friuli a Tarcento, su cui sono indicati gli insediamenti fortificati di epoca medievale: sopra la carta topografica sono messi in evidenza piccoli modelli dei castelli della Motta, di Attimis, sia superiore che inferiore, di Partistagno e di Zucco presso Faedis. L'allestimento evidenzia come i luoghi fortificati del territorio siano disposti lungo la fascia pedemontana, ad est del torrente Torre. Il loro allineamento in punti strategici testimonia una sorta di “sbarramento difensivo” sulle falde dei rilievi, a difesa della pianura e della strada sottostante. È la zona del Friuli a più alta concentrazione di castelli sorti tra XI e XIV secolo. Nel corso del XVI secolo i feudatari frequentarono sempre meno i loro castelli, posti in luoghi disagevoli, prediligendo la dimora nelle più confortevoli residenze poste nella pianura e nelle città fortificate.

Il percorso scientifico della "Collezione archeologica medievale del Castello della Motta di Savorgnano" è articolato in cinque sezioni:

Conoscere il Castello della Motta Evoluzione dell'insediamento fortificato Vita quotidiana nel Castello della Motta I signori della Motta di Savorgnano La difesa

Sezione 1. Conoscere il Castello della Motta In questa sezione è presentato il luogo fisico del Castello della Motta di Savorgnano, si evidenzia il metodo con cui è stata condotta la ricerca archeologica, basata sull'individuazione degli strati, la comprensione della loro successione cronologica e lo studio dei reperti contestualizzati allo strato. Proseguendo, nella sala 2, su una parete è presentata la sezione stratigrafica rilevata nel mastio del Castello della Motta con indicazioni cronologiche e reperti significativi. Gli oggetti e le campionature, posti nelle piccole teche, provengono esattamente dagli strati originari che, sul pannello, sono stati riprodotti graficamente dai ricercatori.

Sezione 2. Evoluzione dell'insediamento fortificato In questa sezione si descrive l'evoluzione dell'insediamento fortificato, dall'epoca altomedievale fino agli inizi del XV secolo, quando assume forma compiuta. È inoltre presentato un modellino schematico dell'attuale rudere del mastio poligonale del castello. I colori evidenziano i tratti appartenenti a epoche differenti.

Proseguendo nella sala 3, negli espositori appoggiati al muro di destra si notano, su supporto, un concio di pietra lavorato, capitelli decorati, tegole e mattoni; nella vetrina appesa vi sono attrezzi e ferramenta, serrature e chiavi, cerniere di ferro. Nella prima vetrina isolata, accanto alla finestra, ci sono ancora attrezzi (cuneo, sega, punta di scalpello), un frammento di pavimento in conglomerato, laterizi e un singolare cestello di alare.

Sezione 3. Vita quotidiana nel Castello della Motta

Le suppellettili Diversi reperti mobili provenienti dagli scavi permettono di ricostruire scorci di vita quotidiana in un insediamento medievale friulano. Nelle vetrine lungo la parete sono esposte suppellettili da mensa.

Il sito della Motta, essendo stato definitivamente abbandonato dai nobili nei primi decenni del XV secolo, nei suoi strati cela solo materiali risalenti a quell’epoca o a periodi anteriori.

Fra le forme più diffuse dei manufatti c'è il boccale, ma non mancano anche forme aperte come ciotole, scodelle e catini. Fra gli esemplari più antichi di ceramica rivestita vi sono frammenti di boccale del tipo cosiddetto Santa Croce della metà del XIII secolo (primo rinvenimento del genere in Friuli). Rilevanti gli esemplari ceramici d'importazione dall'area mediterranea, giunti a Savorgnano probabilmente tramite Venezia.

Nella prima vetrina sono evidenziati oggetti e frammenti di ceramica graffita arcaica (tra cui un grande boccale, ricomposto, con decorazioni fitomorfe) e di maiolica arcaica (boccali e ciotola ricomposta), della seconda metà del XIV secolo; vi sono esemplari rivestiti da smalto stannifero bianco con disegni tracciati in verde (ossido di rame), bruno (ossido di manganese) e blu (cobalto).

Nella seconda, più ampia, vetrina, sono esposti frammenti di manufatti vitrei (ripiano superiore): si tratta di bicchieri, di forma prevalentemente cilindrica ("mioli"), e di bottiglie a ventre sferico, lungo collo cilindrico e fondo rientrante a conoide ("angastare").

Manufatti di ceramica invetriata, di ceramica dipinta e invetriata, di tipo “Santa Croce” e di ceramica d'importazione sono collocati sul ripiano intermedio (fra cui parti di un probabile boccale di ceramica "ingobbiata monocroma verde" di XIII secolo e il cavetto di una ciotola invetriata con “monogramma mariano” della metà XIV secolo).

Su quello inferiore, infine, vi sono frammenti di ceramica graffita arcaica (seconda metà del XIV secolo) fra cui una ciotola frammentaria di tipo “San Bartolo”.

In una terza vetrina, più bassa, due suppellettili di metallo, rinvenute negli strati di riempimento del castello, offrono un'idea dell'elevato tenore di vita dei feudatari della Motta di XIII secolo: sono piatti (uno è "mescitoio"), in lega di rame, usati come soprammobili o per la mensa.

Il corredo da tavola dei castellani del Duecento e Trecento è eterogeneo con presenza di manufatti di ceramica, vetro e legno. Gli oggetti di metallo erano rari e appannaggio di classi nobiliari facoltose. Non esistevano piatti personali ma solo taglieri comuni: la maggior parte dei cibi era presa con le mani, mentre per i cibi liquidi e semiliquidi si usava il cucchiaio di legno.

Oltre l'angolo con "macine e mole" ci sono tre vetrine contenenti manufatti di ceramica grezza. Di solito, è la classe di materiale rinvenuta in maggiore quantità perché si tratta di vasellame fittile impiegato nell'ambito domestico per la conservazione degli alimenti (granaglie nelle olle, frutta secca, ad esempio, nei catini), dei liquidi (nelle brocche), per la preparazione dei cibi (olle per la cottura di quelli semiliquidi, tegami per quelli solidi, catini-coperchio usati come fornetti, testi per focacce non lievitate), per bere (bicchieri) o anche per l'igiene personale (catini). Gli scavi della Motta hanno restituito una considerevole quantità di reperti di ceramica grezza che ripercorrono l'intero arco di vita dell'insediamento dal VII fino all'inizio del XV secolo.

Nella prima vetrina è presentata una rassegna di orli, pareti decorate e anse di bicchieri (XIII secolo).

Nella seconda sono esposte diverse forme: dal testello (piatto per focacce), al tegame, al catino-coperchio. È presente anche la brocca e il catino (tutti gli esemplari sono di XIII secolo).

Infine, la terza vetrina contiene per lo più olle (databili da fine VII a XIII secolo), con una ciotolina e un catino (quest’ultimo di XII/XIII secolo).

La lavorazione avveniva dando all'impasto di argilla una determinata forma per mezzo del tornio (strumento rotante azionato manualmente o con i piedi), utilizzato dal ceramista per la foggiatura e la finitura dell’oggetto.

Sul lato sinistro della porta in metallo con arco a sesto acuto, una vetrina presenta i reperti rinvenuti in un "pozzetto" (USM 438): una fossa settica, a fondo perduto, priva di intonacatura, ricavata in un angolo a sud-est del mastio poligonale. La costruzione, l'impiego e il disuso del pozzetto avvengono fra i primi e gli ultimi decenni del XIV secolo: esso tuttavia contiene strati omogenei con reperti più antichi risalenti dal VII al XIII secolo.

La maggior parte è costituita da contenitori in ceramica grezza, ma sono presenti anche manufatti in vetro, metallo e osso, fra cui un pezzo per il gioco degli scacchi. Sono state recuperate anche molte ossa animali: resti di pasto che hanno offerto un'idea concreta delle specie utilizzate nella dieta alimentare degli abitatori.

Sul ripiano superiore ci sono suppellettili in ceramica grezza: olla (XII/XIII secolo) e tegame con fondo stampigliato (XIII secolo).

Su quello intermedio, parti di oggetti di vetro (bottiglie e bicchieri), un coltellino a codolo, ossa di animali (resti di pasto), un pezzo degli scacchi (alfiere o cavallo) (XI/XIII secolo). Il pezzo, lavorato accuratamente, è stato ricavato da un corno animale.

In basso, c’è un fornetto-coperchio decorato (XII/XIII secolo). Era posto capovolto sulle braci, in modo tale che al suo interno si formasse un ambiente molto caldo idoneo a cuocere il cibo (che poteva essere riscaldato in un secondo momento appoggiandolo anche sopra il fornetto, sempre capovolto).

Artigiani e contadini Sempre nella sala 3, in un angolo, sul pavimento sono presenti parti di macina ad ingranaggio, che confermano come all'interno del castello esistessero spazi appositi in cui erano triturati i cereali. Le macine a ingranaggio erano costituite da due palmenti lapidei: l'inferiore fisso e il superiore mobile, collegato ad un sistema ad ingranaggio, mosso a mano mediante manovella o con l'ausilio di forza animale. La tramoggia (necessaria per far confluire i chicchi sulla superficie dei palmenti) era solitamente di legno e sistemata sopra il palmento superiore. Anche frammenti di ampie mole lapidee attestano la presenza di botteghe artigiane all'interno della fortificazione.

A conclusione della sezione 3, utensili di vario tipo sono presentati in una bassa vetrina di fronte alle macine e offrono informazioni sulle attività svolte all'interno del castello in ambito artigianale e domestico.

Il trattamento del cuoio o della pelle è testimoniato da punteruoli in ferro e da un grosso ago di osso; l'attività legata alla filatura è confermata da resti di pettine per cardare la lana (scardasso) e dalle fusaiole (poste alla base del fuso per rendere regolare la rotazione). Significativa è anche la testimonianza della lavorazione del palco cervino e di attività legata alla fusione dei metalli. Quest'ultima era praticata sia durante la lunga vita dell'insediamento, sia dopo il suo abbandono da parte dei signori. Lo attestano frammenti di scorie, le suddette mole di pietra, i ripostigli di materiale metallico destinato ad essere rifuso.

Lo studio dei resti vegetali combusti e dei depositi di ossa animali, tralasciando gli esemplari non riconducibili a uso alimentare, consente l'identificazione delle specie vegetali coltivate nei pressi del castello, utilizzate per alimenti, e delle specie animali che venivano allevate o cacciate tra XIII e XIV secolo. I dati forniti dai resti vegetali rinvenuti in strati sigillati sono stati divisi per categorie: diversi tipi di cereali, leguminose (favino, veccia, lenticchia, cicerchia) e frutti (nocciola, noce, castagna), a cui si aggiungono le piante infestanti.

Fra gli animali più sfruttati compaiono, in ordine di grandezza, suini, caprovini e bovini. La presenza di grossa selvaggina conferma l'utilizzo in cucina di animali selvatici, esito di battute di caccia. Non mancavano sulla tavola dei feudatari anche i molluschi, così come testimoniato dalle valve di conchiglia.

Da segnalare un singolare esemplare di cote a serramanico (XIII secolo) e un coltello a serramanico, con tre lame appaiate (XIII secolo).

Sezione 4. I signori della Motta di Savorgnano