Tonezza del Cimone (Tonèsck in cimbro, Tonéxa in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Vicenza in Veneto.

Geografia fisica Territorio Il territorio comunale si estende interamente su un altopiano posto tra i 716 e i 1853 metri sul livello del mare, forma un lungo triangolo con vertice a sud sulla cima del Monte Cimone di Tonezza ed è contornato a est dalla valle del torrente Astico e ad ovest dalla valle del Rio freddo, dalle pareti a precipizio, ora verdi di boschi, ora chiare per le sfumature dolomitiche delle nude rocce; a nord continua con l'altopiano dei Fiorentini. Si stende da sud a nord, secondo l'asse che ha come punte estreme il Monte Cimone (m 1226) e lo Spitz (m 1694) che, con la sua mole imponente e digradante verso mezzogiorno, lo ripara dai più freddi venti del nord, avvantaggiandolo nel clima montano "piacevolmente fresco e salutare".

Milioni di anni fa formava un unico tavolato dall'identica natura calcarea con l'Altopiano dei Sette Comuni, in seguito sempre più profondamente inciso e diviso dalle acque dell'Astico.

Le precipitazioni, in rapporto con quelle delle altre località della provincia, appaiono abbondanti ma le acque vengono immediatamente assorbite e convogliate a valle per vie sotterranee.

Il fitto bosco, che fino al Cinquecento ricopriva gran parte del territorio col nome di selva magna, a poco a poco è stato ridimensionato dallo sfruttamento per ricavarne legname e carbone; nelle parti più fertili ha lasciato il posto a pascoli e a prati estesi. Tra le piante più diffuse l'abete rosso, il larice, il faggio e, lungo i fianchi boscosi, il carpino nero, il rovere e l'orno; evidenti a primavera il maggiociondolo e il ciliegio, che in autunno connotano la montagna di splendidi colori..

Clima

Origini del nome Anticamente Tonezza venne indicata come Montanea Thoneze (1292), Silva Theoneze (1306).

Diverse le ipotesi sull’origine del toponimo, che potrebbe derivate da tofus, terreno duro, rocciosoÈ la tesi dell'Olivieri., oppure dal termine veneto tonesar, "tuonare".

Altre interpretazioni provengono da diversi autori: il toponimo potrebbe derivare dal tedesco donnersberg, cioè monte del tuonoCosì il Dal Pozzo, come lo Zanocco da Donner, il dio germanico dei fulmini.. Contrapposta è l'interpretazione, per la quale Tonezza significa "terreno duro" dal latino tofus. Esule Sella fa derivare il nome del paese di cui fu sindaco da Montanea The-oneze (= De oneze), Terra degli Ontani, pianta un tempo usata per fare zoccoli, rocchetti, spolettoni per filare e carbone, come è ancora diffuso..

Il paese di Tonezza ha poi legato il proprio nome al Monte Cimone, in seguito ai sanguinosi eventi del primo conflitto mondiale.

Storia

Epoca antica e Medioevo Alcuni oggetti ritrovati nel paese e sull'altopiano dei Fiorentini fanno pensare a insediamenti fin dalla preistoria, ma solo il ritrovamento di alcune monete d'epoca romana, con l'effige degli Imperatori Claudio e Alessandro Severo rende credibile la datazione di duemila anni fa.

Secondo una vecchia leggenda Tonezza fu fondata durante il Basso Medioevo da sette briganti. Per sfuggire alle violenze di Ezzelino da Romano evasero dal castello di Marostica dove erano stati incarcerati e si rifugiarono sull'altopiano di Tonezza per raggiungere la libertà. Qui insediatisi diedero il nome alle prime sette contrade: Boscato, Campana, Canale, Dalla Via, Dellai, Pettinà e Sella.

Come un po' tutta la zona pedemontana, anche l'altopiano di Tonezza fu colonizzato da contadini e minatori tedeschi qui chiamati nei primi secoli dopo il Mille per svegrare e per sfruttare i ricchi giacimenti esistenti. Alcuni documenti fanno fede che nel 1292 i conti Maltraversi possedevano in Tonezza (forse al passo della Vena) una miniera di ferro. Più tardi, nel 1509, con capitale fornito dalla famiglia dei Valmarana, un minatore tedesco di nome Winter e un Matteo della Sella aprivano in Tonezza una fonderia per la colatura dell'argento in Val Barbarena.

I veri signori di Tonezza furono però i conti Velo, sotto i quali i tonezzani "vissero per secoli in un clima di servitù feudale". Nel "Codice Diplomatico" del 1389, Tonezza figura tra le ville vicentine; formando comune insieme con Forni, ottenne dagli Scaligeri e dai Veneziani privilegi ed esenzioni in cambio della difesa dei confini..

Verso la metà del Trecento, durante la dominazione scaligera, il territorio di Tonezza fu sottoposto, sotto l'aspetto amministrativo, al Vicariato civile di Schio e tale rimase sino alla fine del XVIII secolo..

Epoca moderna Nel 1507, ai bastioni dei Forni, posti per bloccare l'avanzata di Massimiliano d'Austria, erano presenti anche diversi «uomini di fazione» tonezzani. Nel 1523, a seguito di «rapaci invasioni dei Trapp giù per la valle», i tonezzani ottennero l'intervento veneziano, cui seguì mezzo secolo di relativa pace.

Verso la fine del Cinquecento Tonezza, come racconta Francesco Caldogno, era «così debole, che nel territorio non è stimato più d'un solo dinaro, facendo solamente 30 fuochi, né avendo più di 30 uomini da fazione…». Essi, «come tutti gli altri di montagna, parlano tedesco, vivono lavorando certi pochi terreni, che con grandissima loro fatica e industria hanno potuto ridurre alla coltura, come anco… del traffico de' legnami.» Ma «talmente gl'inquieta e molesta il signor di Beseno… che spesso questi poveri infelici restano presi, imprigionati ed alle volte feriti e morti»Francesco Caldogno, Relazione delle Alpi vicentine e de' passi e de' popoli loro, pubblicata a Padova, a cura di Giuseppe e Gaetano Rossi, nel 1877..

Nel 1610, sempre per difendersi dai "satelliti o sicari" dei conti di Beseno, Tonezza con Lastebasse mise insieme una milizia stanziale volontaria che contava 125 archibugieri. In quegli anni vennero anche riconfermati da Venezia gli antichi privilegi e diritti che affratellavano Tonezza e Forni ai Sette Comuni. Tuttavia furono anni duri, segnati da disagi e carestie, siccità e pestilenze, come quella terribile del 1630. Le tristi condizioni, i fitti boschi, la vicinanza ai confini incoraggiavano il banditismo.

Ma quando Gaetano Maccà salì a Tonezza verso la fine del Settecento trovò «essa villa… in assai migliore stato di quello che era ai tempi del conte Francesco Caldogno», perché oltre al carbone e al legname si producevano ottimi foraggi con i quali «si sostentano gran quantità di vacche, pecore e capre, col mezzo delle quali si fa commercio di formaggi, butirri e lane.» Il Dal Pozzo, però, riferendosi allo stesso periodo, lamenta che «la coltura dei terreni era a tal segno dilatata che i gran boschi i quali ingombravano gran parte di quel monte sono presso che affatto distrutti.» Egli inoltre annota che «fra le vicende accadute a questo villaggio è da contarsi anche la perdita totale della lingua tedesca.»

Epoca contemporanea Dopo la caduta della Serenissima fu redatto il catasto napoleonico del 1814; a quel tempo quasi tutte le 107 famiglie erano ancora a livello o a mezzadria dei conti Velo, alcune altre del Comune e della Chiesa; solo 10-12 famiglie avevano qualche bene proprio. Il paese faceva parte del "comune di Forni con Tonezza e Lastebasse", con sede comunale a Forni, poi passata nel 1857 a Barcarola. Durante le guerre risorgimentali diversi giovani vennero reclutati dall'Austria.

Dopo l'annessione al Regno d'Italia del 1866 Tonezza tornò ad essere "terra di confine". Si sviluppò il contrabbando, ma l'imposizione di nuove tasse, la povertà del luogo, l'isolamento dovuto alla mancanza di strade sul versante austriaco, modeste anche su quello italiano, costrinsero la gioventù ed intere famiglie ad emigrare. Le commoventi cronache parrocchiali del 1888-1898 presentano un lungo elenco di giovani caduti durante il lavoro all'estero. Nel 1880 in consiglio comunale si votò perché la sede comunale ritornasse a Tonezza; ma in consiglio provinciale la decisione venne bocciata.

Nonostante la difficoltà di salire sull'altopiano, percorrendo la strada impervia, già nei primi anni del Novecento Tonezza si configurava come località turistica. Nei periodi di villeggiatura annoverò tra i visitatori nobili vicentini quali Roi e Valmarana e, soprattutto, il famoso scrittore e poeta Antonio Fogazzaro che, nel sesto capitolo del romanzo Piccolo mondo moderno definisce Tonezza Vena di Fonte AltaPiccolo mondo moderno/Capitolo sesto. Vena di fonte alta/IV - Wikisource, mentre nel medesimo romanzo il monte Spitz è chiamato "Picco Astòre".

Per dare un aiuto al mondo infantile, particolarmente colpito dalla crisi economica, la scarsa alimentazione e quindi da malattie endemiche, i soci del CAI di Vicenza vollero, a celebrazione del XXV anniversario della fondazione, creare a Tonezza una Colonia Alpina. A questo scopo acquistarono un'ampia casa - il Palazzon della famiglia Pettinà - "in una conca erbosa all'altezza di 1100 metri, vicina ad una fonte d'acqua pura, non lontana dai boschi", alla quale venne dato il nome di Colonia Alpina Umberto IAntonio Ranzolin, Un'iniziativa umanitaria: la colonia alpina Umberto 1 di Vicenza , Grafiche Urbani, Vicenza, 2000..

L'attività iniziò nel luglio 1900 con un primo gruppo di 20 bambini che trascorsero qui le loro vacanze estive; negli anni seguenti l'esperienza si ripeté con gruppi sempre più numerosi, ottenendo positivi risultati sanitari, puntualmente registrati. Nel 1908 l'insorgenza di casi di scarlattina tra i piccoli ospiti indusse il comitato direttivo a lanciare l'idea di una sottoscrizione cittadina, alla quale aderirono il Comune di Vicenza e numerosi privati, per la realizzazione - sempre a Tonezza - di una nuova sede, con ambienti più moderni e attrezzati.

Le due guerre mondiali comportarono la sospensione dell'attività, nella prima perché Tonezza fu zona di guerra, nella seconda perché i locali della Colonia furono sequestrati dai nazi-fascisti.

Con l'inizio della Grande Guerra il paese si trovò sulla linea del fuoco e la popolazione fu costretta all'esodo; il territorio fu teatro di sanguinosi combattimenti trovandosi in prima linea, a seguito dello sfondamento austroungarico del maggio 1916; assunse particolare importanza strategica la vetta del vicino Monte Cimone.

A guerra finita, Tonezza ottenne l'autonomia; ma dopo la ricostruzione la gente tornò a emigrare.

Nel periodo 1943-45, diventa presidio tedesco e sede di una scuola della guardia repubblicana. Dal 20 dicembre 1943 al 2 febbraio 1944, presso la Colonia Alpina Umberto I, fu operativo il campo di concentramento di Tonezza del Cimone, uno dei campi di concentramento della Repubblica Sociale Italiana creati per adunarvi gli ebrei in attesa di deportazione. In questo campo furono tenuti prigionieri 45 ebrei; 42 di loro, il 30 gennaio 1944, furono caricati nel convoglio numero 6 che partì da Milano con destinazione Auschwitz e non fecero più ritorno.

Tonezza fu anche centro di imprese partigiane di particolare rilievo. Si ricorda il triste episodio di Grotta Rossetta ove l'1 Maggio 1945 i partigiani del Btg. "Bressan" della Bgt. Pasubiana uccisero, infoibandoli, circa 20 soldati tedesco/ucraini (18 secondo la Croce Rossa) che avevano catturato la notte del 29/30 Aprile a Pedescala, oltre ad un milite della GNR e la sua fidanzata ventenne(v. Foiba Rossetta).

Nel 1946 riprese l'esodo ma contemporaneamente, grazie anche all'avvedutezza dell'Amministrazione comunale che dotò il paese di valide strutture su cui s'innestò l'iniziativa privata, prese sempre più piede il turismo che ora permette alla residua popolazione rimasta condizioni di vita migliori.

Dopo guerra Presso il vicino passo Coe rimase attiva tra il 1966 e il 1977 Base Tuono, inserita nel sistema di comando-controllo NATO, con altre 12 basi nel nord-est d'Italia; era area operativa del 66º Gruppo Intercettori Teleguidati (I.T.) composta da:Base Tuono , su iborderline.net