Velo d'Astico (Veło d'Àstego in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Vicenza in Veneto.

Geografia fisica

Velo condivide con Arsiero e Cogollo del Cengio l'ampia conca racchiusa fra i monti Summano (m. 1299), Novegno (m. 1552), Priaforà (m.1654), Cimone (m.1230), Cengio (m.1351) e Paù (m.1420), comunemente indicata come "conca d'Arsiero" o "conca di Velo". Di essa Velo occupa la parte che si estende dalla destra dell'Astico e del Posina alle creste del Summano, del Novegno e del Priaforà. Le pendici della montagna sono incise da valli e vallette, talora boscose talora nude, quasi sempre impervie, ad eccezione dei Colletti Grande e Piccolo (m. 885 e m. 902), valichi di passaggio verso il Tretto. Nella parte inferiore il pendio si addolcisce nelle colline e nelle vaste zone pianeggianti del fondovalle.

Il clima, fresco d'estate e rigido d'inverno ben più di quanto non lo sia al di là dei Colletti o nell'opposto versante di Cogollo, è condizionato dalle correnti d'aria fredda provenienti dalla gola della Valdastico e dalla posizione delle pareti montane, umide e poco esposte.

Ne sono una conseguenza anche la vegetazione di abeti e di faggi, presente a quote insolitamente basse, come l'abbondanza delle acque. Il territorio di Velo, infatti, possiede numerose sorgenti, quasi tutte di poca portata e spesso superficiali, ma sufficienti per le esigenze del paese e per alimentare in parte gli acquedotti comunali di Piovene e Cogollo..

Origini del nome Il significato del toponimo è incerto: per il Maccà potrebbe derivare da Velleio o da Vellii, antichi nomi romani. Altri autori, invece, lo fanno derivare da "villus", vello di pecora e quindi erboso, o forse anche luogo di produzione dei velli, zona di pastori.

Nel 1867 assunse la specifica "d'Astico" per distinguerlo dall'omonimo Velo Veronese.

Storia

Molto probabilmente il territorio — data la sua posizione all'imbocco della vallata — fu abitato in epoca paleoveneta e romana, ma non si sono ancora ritrovati reperti; viene menzionato per la prima volta in documenti dell'anno Mille.

Medioevo Per secoli, durante il Medioevo e anche in età moderna, insieme con i centri vicini questo territorio fu sotto la giurisdizione della famiglia dei conti Velo, che il Pagliarino definisce "antichissima per la nobiltà del sangue et ornata per le sue grandi giurisditioni et per la Signoria, la quale con giusto e legittimo titolo ha tenuto del Castello di Velo".

Nel suo territorio vennero costruiti diversi castelli: quello di Velo, donato nel 1084 alla chiesa vicentina dall'imperatore Enrico IV quello sul colle chiamato Pion presso San Giorgio, quello di Meda costruito sulla cima di un colle per dominare la vallata. Nel territorio di Velo e attorno alle mura di questi castelli nel tardo Medioevo si svolsero numerosi fatti d'arme sostenuti da Scaligeri e da Padovani per il dominio del territorio vicentino..

Verso la metà del Trecento, durante la dominazione scaligera, il territorio di Velo d'Astico fu sottoposto, sotto l'aspetto amministrativo, al Vicariato civile di Schio e tale rimase sino alla fine del XVIII secolo..

Età moderna Nel XV secolo cominciò la disgregazione del vasto comune coincidente col feudo dei Velo. Tra i primi abitati si staccò Posina, nel 1462; Fusine, Laghi e Cavallara raggiunsero la propria autonomia nel 1587. Ma ancora nella seconda metà del 1700 — come sottolinea il Dal PozzoAgostino Dal Pozzo, Memorie istoriche dei sette comuni vicentini, 1910 — i conti di Velo possedevano "tuttavia il feudo di gran parte della Valle dell'Astego nella quale sono compresi i Forni… e il soprastante monte e villaggio di Tonezza con altri a destra del fiume …". Questo territorio fu costantemente legato a Schio, che in epoca scaligera e veneziana era centro di Vicariato, trasformato durante il dominio austriaco in distretto e, dopo l'unità d'Italia, in distretto e mandamento.

Anche per Velo gli anni sotto il dominio della Serenissima furono — eccezion fatta per i tempi della guerra della Lega di Cambrai — abbastanza pacifici, ma non privi, per i poveri abitanti, di miseria, di fame e di malattie. Nei quattro secoli della presenza veneziana, ad esempio, la peste infierì per oltre quaranta volte: fra le pestilenze più gravi quella del giugno 1575, che da Caltrano si diffuse in tutto il Veneto, e quella del 1630. Dato che per Velo passava la strada pubblica, assai frequentata, che collegava Thiene e Schio con i Sette Comuni, Trento e gli altri centri dell'Alemagna, anche a Velo fu posto un blocco per i controlli.

Ai primi decenni del 1700 anche il territorio di Velo, a causa della guerra di successione al trono di Spagna, subì il ripetuto passaggio di truppe tedesche e francesi.

Età contemporanea Nel 1797, nel momento della caduta di Venezia venne istituito un governo provvisorio e piantato con gran giubilo popolare l'albero della libertà. Ma l'occupazione francese fece presto pentire la popolazione e nel 1809 i contadini di Velo, uniti a tanti altri dell'Alto Vicentino, insorsero a Thiene contro il malgoverno napoleonico. Nel 1803 Velo contava abitanti riuniti in 300 famiglie; già allora le contrade più importanti erano Seghe, San Giorgio, Meda, Costa e Lago.

Dopo l'annessione al Regno d'Italia nel 1866, la gente di Velo passò ancora anni difficili, con la pellagra, la fame, la miseria e l'emigrazione verso terre lontane.

Nella prima guerra mondiale il territorio fu in gran parte occupato dall'esercito austriaco al momento della Strafexpedition: molte case vennero distrutte o danneggiate gravemente e la popolazione conobbe il profugato; il ponte degli Schiri segnò il punto della massima avanzata del nemico.

La ricostruzione avvenne secondo criteri moderni: la strada principale del centro, ad esempio, fu allargata. Nel 1922 anche le scuole elementari e il municipio vennero costruiti là dove, prima della guerra, sorgeva la caserma degli alpini. Ma gli anni trenta videro le contrade spopolarsi ancora.

Duro fu anche il secondo conflitto, per i sacrifici che impose e i lutti che portò, e si concluse con il bombardamento del paese per rappresaglia dei tedeschi in ritirata; anche la chiesa fu colpita.

Seguirono poi altri anni grigi e molti velesi dovettero ancora una volta emigrare, tendenza che cessò solo verso la fine degli anni sessanta.

Simboli Lo stemma e il gonfalone del comune di Velo d'Astico sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 15 gennaio 2018.

Il gonfalone è un drappo di bianco con la bordatura di rosso.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Pieve di San Giorgio, a San Giorgio È il più antico e importante edificio religioso della valle dell'Astico, base per l'evangelizzazione della zona in epoca paleocristiana. La sua fondazione risale probabilmente all'epoca longobarda, lo fa pensare anche la dedicazione al santo particolarmente venerato da quel popolo. Dopo la separazione dalla pieve di Caltrano rimasta alla diocesi di Padova in seguito alla donazione di Berengario del 917, la chiesa di San Giorgio di Velo divenne il centro spirituale del versante destro dell'Alta Valle dell'Astico e del PosinaAncora nel 1297 la ecclesia di Vello Arsiero era l'unica parrocchiale del versante destro della vallata dell'Astico.. Da semplice cappella campestre divenne pieve, ebbe il fonte battesimale, conservato, e un cimitero, ancor oggi efficiente. Ma già nel 1530 in questa chiesa non si teneva più il Santissimo, benché un documento testimoni che ancora nel 1540 si battezzava; a poco a poco la chiesa parrocchiale divenne quella di San Martino.. Nel corso dei secoli l'edificio subì ripetute modifiche e aggiunte. La struttura architettonica originaria era di stampo romanico con influenze lombarde: in origine la pianta era rettangolare prolungata dall'abside; la facciata era molto semplice, con tetto a capanna moderatamente spiovente e ornata lungo il perimetro d'innesto da un fregio di archetti ciechi. Gli affreschi più antichi sono del XII-XIII secolo, dipinti sulla parete nord dell'aula centrale raffiguranti scene di offerta. Furono in parte rovinati quando nel 1630, a causa della peste, le due pareti vennero completamente imbiancate. La riscoperta e il recupero degli affreschi avvenne nel Novecento. Nel XV secolo la facciata fu arricchita da un porticato, mentre sul lato sud venne aperta una breccia per innestarvi una cappella dedicata a sant'Antonio abate, dove un tempo era sistemata l'enorme vasca battesimale del X secolo ancora visibile. v Voluta dal conte Buonincontro da Velo (1408), fu affrescata da ignoti autori di scuola post-giottesca; di notevole interesse è l'affresco raffigurante San Giorgio che uccide il drago. D'impronta rinascimentale è il pronao; la scritta sull'architrave in pietra del portale d'ingresso, indica la data (1470) in cui furono conclusi i lavori di restauro della chiesa, che compresero l'erezione dell'attuale campanile, il rifacimento del tetto e del pronao, l'ampliamento dell'abside. Il campanile svetta con la sua cuspide appuntita e nella cella campanaria presenta caratteristiche bifore ogivali. Opere preziose all’interno, oltre agli affreschi, sono anche le tavole di Giovanni Speranza sull'altar maggiore raffigurante la Vergine col Bambino e santi e il polittico di Battista da Vicenza (del 1408), conservato nella cappellina di Sant'Antonio Abate. La chiesa, scampata fortunosamente alla distruzione del 1916, attraversò un lungo periodo di semi abbandono e nel 1976, a causa del terremoto, subì rilevanti danni che richiesero subito un serio intervento conservativo, i cui lavori si conclusero nell'autunno del 1980.. Chiesa dei Santi Martino e Giorgio, a Velo

Probabilmente costruita dai conti Velo nell'area del loro castello, fu in seguito considerata per usurpationem matrice delle chiese della valle del Posina e di Forni. Già nel 1421 aveva il cimitero e da un documento del 1451 risulta che i conti Velo avevano in chiesa la tomba di famiglia. Anche qui, come in San Giorgio, nel Quattrocento officiavano rettori tedeschi. Nel 1775 la chiesa fu riedificata a cinque altari e consacrata nel 1812; venne distrutta durante il primo conflitto mondiale e ricostruita nel 1919. Fra le opere d'arte degne di nota una pregevole pala di Francesco Verla e un'altra di Costantino Pasqualotto, amico del Palladio. Il primo campanile, costruito nel 1700, era uno dei più alti del Vicentino; fu ricostruito negli anni 1922-1925. Chiesa di Sant'Ubaldo, a Lago Costruita nel 1721 per iniziativa di un certo Giovanni Stella e con l'aiuto della gente di Lago "per loro comodo e devozione"; alla sua custodia fino alla fine del 1700 si dedicava un eremita. Nel 1920 fu restaurata dalle rovine della guerra; eretta a parrocchiale nel 1928, è stata nuovamente restaurata nel 1972. Chiesa della Santissima Trinità, a Meda Forse la chiesa più antica sorgeva sulla cima del cosiddetto Castello di Meda detto anche Capel del Doge, dove Ezzelino II il Monaco si era ritirato in eremitaggio. Verso la metà del 1400 un'altra chiesa fu costruita lungo la strada ed era visibile fino a qualche anno fa, benché mezza sepolta, a destra di chi va verso San Giorgio. L'attuale fu costruita dal 1848 al 1855 e restaurata nel 1890, divenne parrocchiale nel 1946. Chiesa di Sant'Antonio, a Seghe Situata presso il palazzo dei conti Velo, fu fatta costruire nel 1667 dai conti Giacomo ed Ettore. La parrocchia fu costituita nel maggio 1958, in seguito al grande sviluppo della contrada; negli anni 1960-61 la vecchia chiesa è stata sostituita da un nuovo edificio.

Architetture civili Villa Velo Zebeo Proprietà dei conti di Velo di origini cinquecentesche, alla loro estinzione pervenne agli Zebeo. Nel 1952 passò al Pontificio istituto missioni estere, ma da qualche anno è stata acquisita dalla Provincia di Vicenza.