Il Canapificio Veneto iniziò la sua attività di produzione di corde e spaghi nel maggio 1883 a Cornuda, nella Pedemontana Veneta, ed assunse presto una grande importanza per numero di operai e volume di produzione, anche per l’esportazione. Fu danneggiato pesantemente nel Primo conflitto mondiale trovandosi sulla linea del Piave e nel 1920 fu acquisito dal Linificio e Canapificio Nazionale con sede a Milano. Chiuse definitivamente nel 1968, a causa della concorrenza delle fibre sintetiche e della scomparsa della coltivazione della canapa, anche a seguito di divieti per motivi sanitari.

La sua importanza nell’ambito dell’archeologia industriale e della tecnologia è dovuta al fatto di essere stata la prima fabbrica, verosimilmente a livello mondiale,La prima centrale idroeletterica è attribuita a Lord William Armstrong nel 1878 per l’illuminazione, l’acqua calda e altro della sua fastosa abitazione nella tenuta di Craigside nel Northumberland (UK) e quindi di bassa potenza per uso privato. Anche il Vulcan Street Plant entrato in funzione il 30 settembre 1882 ad Appleton nel Wisconsin (USA) sfruttava il mulino di una fabbrica di carta, la Appleton Paper and Pulp company, per fornire illuminazione pubblica e privata su piccola scala, ma non per innovare il modello produttivo. Le prime centrali pubbliche sono generalmente considerate quelle termoelettriche di Edison di Londra (12 gennaio 1882), New York (4 settembre 1882) e Milano (in via Santa Radegonda inaugurata il 18 giugno 1883 e dimostrata al pubblico con l’illuminazione del teatro alla Scala il 26 dicembre 1883). La centrale idroelettrica del Canapificio Veneto di Cornuda (Treviso) ha quindi qualche mese di vantaggio su quella di Milano che pure è considerata la prima dell’Europa continentale. Ma l’aspetto più importante è che le centrali termoelettriche di Edison (basate su macchine a vapore) furono ideate per l’illuminazione pubblica e domestica mentre la centrale del Canapificio Veneto fu progettata per usi produttivi secondo nuovi paradigmi, aprendo la strada alla Seconda Rivoluzione industriale. Ma anche nel consumo privato, si deve registrare che il 3 Ottobre 1883 la cittadinanza fu invitata ad assistere ad una dimostrazione dell’illuminazione elettrica che veniva messa a disposizione degli interessati, anche per estendere l’utilizzo delle costose dinamo alle ore notturne. ad essere progettata in funzione dell’energia elettrica secondo nuovi modelli produttivi e un’architettura orizzontale, in discontinuità con quella verticale della prima rivoluzione industriale, che resisterà ancora per decenni prima di lasciare definitivamente il campo alle attuali fabbriche “piatte”. Questa radicale innovazione rappresenta quindi il punto di passaggio alla seconda rivoluzione industriale. Parte del complesso ora ospita alcune aziende e la Tipoteca Italiana, un Museo della Stampa del Design tipografico di livello mondiale.

Storia

Nei primi decenni dell'Ottocento l’Italia era fortemente arretrata dal punto di vista sociale ed economico rispetto ai più progrediti e industrializzati paesi dell'Europa. La situazione cambiò con l'industrializzazione di fine Ottocento. Le produzioni a livello industriale interessarono fin dall'inizio il comparto tessile e la canapa occupava un posto di rilievo. In questo contesto nacque la più rilevante industria del Trevigiano ad opera della famiglia Antonini, che gestiva una fabbrica di corde e spaghi nel veneziano. Antonio Antonini e il figlio Andrea, forti dell'amicizia con la famiglia veneziana dei Ceresa, decisero di mettere a profitto i loro capitali costruendo una grande fabbrica. Il giovane e brillante Andrea dopo il matrimonio con Teresa Ceresa intraprese un lungo viaggio in Europa visitando fabbriche a Praga, Vienna, Monaco e al nord della Germania. Al suo rientro in Italia il progetto industriale prese forma. Cercò un luogo adatto all’insediamento della fabbrica e tramite i filandieri Marcato residenti a Crocetta, nel Comune di Cornuda, fu individuata una vasta estensione di terreno attraversato dal canale Brentella sul quale era posto un mulino sega. Perfezionate le trattative di acquisizione del terreno ed ottenuto dal Consorzio Brentella il trasferimento della concessione per l'uso dell'acqua per una centrale idroelettrica, nel maggio del 1882 fu costituita la società Canapificio Veneto Antonini, Ceresa e Zorzetto. I soci erano Antonio e Andrea Antonini, Giacomo e Pacifico Ceresa e Angelo Zorzetto. Il capitale era di lire 3.750.000 versato in quote uguali da ciascun socio. La fabbrica cominciò a funzionare nel maggio del 1883 e gli amministratori e maggiorenti di Cornuda furono invitati a visitarla, con l'offerta di allacciare le proprie abitazioni all'energia elettrica, precisamente il 3 ottobre 1883. Queste due date sono antecedenti alla messa in funzione e all'inaugurazione pubblica (18 giugno e 26 dicembre 1883) della centrale termoelettrica di Milano con tecnologia Edison, generalmente considerata la prima dell’Europa continentale.

La prima centrale idroelettrica, costituita da una dinamo mossa dalla forza dei 365 cavalli vapore generata dalle turbine della Società Veneta di costruzioni meccaniche di Treviso, era in grado di alimentare i motori delle macchine per la filatura. Al montaggio delle stesse presiedeva il direttore boemo Giovanni Neutvich, coadiuvato dal veneziano di origini inglesi Enrico Gilberto Neville. Il primo nucleo delle maestranze era composto da 500 donne e 150 uomini che lavoravano in turni giorno e notte, agevolati in questo dall’illuminazione elettrica. Il Canapificio Veneto trasformava la canapa in corde, spaghi, reti, fili bianchi e colorati, refi e gomene destinati ai mercati italiano ed estero, raggiungendo una produzione mensile di 2.500 quintali. L'azienda conobbe un grande successo dovuto alla rete di vendita e al buon funzionamento della filiera produttiva, grazie anche al direttore Georg Schacher, arrivato da Monaco di Baviera nel 1885. Quando Schacher se ne andò, meritandosi l'intitolazione di una piazzetta all’interno del villaggio operaio, il Canapificio aveva già conosciuto un grande sviluppo: i 1.500 dipendenti del 1900 salirono fino ai 2.800 nel 1908.

Nel 1902 la località di Crocetta si rese indipendente dal comune di Cornuda, ospitando nel suo territorio parte della fabbrica. A seguito di un lungo sciopero del luglio del 1913, il personale venne ridimensionato e l'anno seguente la guida del Canapificio fu affidata all'ing. Federico Puricelli. Il prodotto finito raggiunse i 3.000 quintali al mese, grazie al potenziamento dei macchinari.

Il Primo Conflitto Mondiale si avvicinava: l'Italia entrò in guerra e dopo la disfatta diCaporetto nel 1917 il fronte si attestò sul Piave, interessando anche Crocetta Trevigiana, per cui l'attività dell'azienda venne bruscamente interrotta. La popolazione dovette abbandonare le proprie abitazioni. I macchinari e le merci del canapificio furono trasferiti a Milano e Genova.

Nel 1919 cominciò l'opera di ricostruzione. L'impresa, pur tra mille difficoltà, stava diventando colossale e la società, per trovare nuove alleanze, si trasformò da collettiva in anonima con sede in Milano, dopo aver elevato il capitale sociale da 2.400.000 lire a 10.000.000. L'aumento avveniva mediante cessione di alcuni beni immobili appartenenti ai soci, tra i quali una filanda. L'operazione derivava dalla volontà di Antonini di abbandonare il canapificio a causa dei gravosi impegni per la ristrutturazione e per aver mal digerito la rivolta dei suoi dipendenti del 1913. Così l'intero pacchetto azionario del Canapificio Veneto passò nel 1920 al Linificio & Canapificio Nazionale, azienda sorta a Milano nel 1873, che per la lavorazione delle fibre tessili si avvaleva dell'opera di 21 stabilimenti ubicati prevalentemente nel Nord Italia, se si esclude quello di Frattamaggiore. Con una simile concentrazione di forze produttive e commerciali il L.&C.N. era in grado di esportare i suoi prodotti in tutta Europa e anche in Sud America.

Quando nel 1928 la guerra era solo un ricordo e le attività produttive erano riprese sia in Italia che all'estero anche il Canapificio, sotto la direzione di Luigi Denti, ritrovò la sua efficienza e, grazie alla collaborazione milanese, tornò in attivo. Superato anche il negativo periodo del 1929 si puntò al rilancio con l'ammodernamento dei macchinari. Il L.&C.N. era in grado di produrre nel 1937 un milione di chili di filato di lino e guardava alla canapa con interesse, poiché la qualità prodotta in Italia era la migliore in assoluto. Ma nuovi prodotti si affacciavano sui mercati internazionali.

Si apriva la nuova era del petrolio e il presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt, sollecitato dalla lobby dei petrolieri, firmò nel 1937 il Marihuana Tax Act, legge che di fatto impediva la coltivazione della canapa. Il provvedimento adottato a seguito dell’intervento del Dipartimento Narcotici, sosteneva che i lavoratori dell'industria canapiera erano soggetti a episodi di violenza e di pazzia. Questa proibizione divenne legge in quasi tutti i Paesi del mondo. Dalla lavorazione del petrolio si ottenevano le fibre sintetiche che ben presto avrebbero soppiantato quelle naturali. Un duro colpo per l’industria della canapa.

Arrivò anche la Seconda guerra mondiale. Nella relazione all'assemblea degli azionisti del Canapificio Veneto sulla gestione del 1943, il presidente Giulio Sessa si soffermò sulle ripercussioni degli avvenimenti politici e militari che avevano coinvolto anche ogni aspetto produttivo ed economico: la limitazione nell'uso dellìenergia elettrica, la rarefazione della manodopera specializzata, in parte chiamata alle armi e in parte attratta da condizioni salariali più interessanti nell'industria pesante, le difficoltà nei trasporti e negli approvvigionamenti avevano ostacolato la crescita produttiva. L'aumento dei prezzi delle materie prime e dei combustibili, unito all'adeguamento delle retribuzioni salariali del gennaio 1943, non avevano trovato adeguato riscontro nei prezzi di vendita dei manufatti bloccati all'anno 1940. Nonostante tali difficoltà, il 28 marzo 1944 fu convocata a Milano l'assemblea del Canapificio Veneto per l'approvazione del bilancio, auspicando la ripresa del comparto tessile e il conseguente rilancio dell’opificio di Crocetta. Le speranze furono presto disattese, infatti gli anni a seguire vedranno crescere la concorrenza del nylon. Questo clima di incertezze si avvertiva particolarmente nel paese di Crocetta. La forza lavoro diminuiva a 500 unità e gli amministratori erano impegnati nel maquillage dei bilanci, operando le rivalutazioni monetarie utili per usufruire delle agevolazioni fiscali in caso di cessione dei beni aziendali.

Una lenta agonia era cominciata per il Canapificio Veneto e la preoccupazione si fece concreta quando la direzione di Milano decise di mettere in vendita le 140 abitazioni del villaggio operaio, le villette dei dirigenti, la filanda ed altre attività. Il lavoro diminuiva progressivamente e le perdite si accumulavano tanto da indurre l'azienda a ridurre ulteriormente il personale, che passò a 170 unità. Le lotte sindacali, gli interventi dell'Amministrazione Comunale e dei politici del tempo non riuscirono a scongiurare la chiusura dello stabilimento alla fine del 1967. Nell'assemblea dei soci del 20 aprile 1968 fu approvata l'incorporazione del Canapificio Veneto nel Linificio & Canapificio Nazionale. Si concludeva così un'era. Lo stabile venne ceduto al miglior offerente e successivamente rivenduto a piccole e media aziende che, nei vari padiglioni, costituirono le sedi delle loro nuove attività, assorbendo parte del personale rimasto senza lavoro.

Complesso industriale