La Storia di Ghedi, comune italiano situato nella bassa bresciana orientale, va fatta risalire al I millennio a.C., sebbene una vera e propria forma di centro abitato, poi sviluppatasi e consolidatasi nei secoli successivi, sia riconducibile solo alla piena età romana.Tale asserzione troverebbe credibilità, in primis, grazie ai numerosi ritrovamenti archeologici rinvenuti in zona, ed inoltre da quanto sostenuto, rispettivamente, in , e .
Nel corso dell'alto medioevo il paese subì l'importante influenza dell'abbazia benedettina di Leno, per poi essere conteso, a causa della presenza di un castello fortificato, tra i vari potentati locali in piena età medievale e comunale. In seguitò il centro passò sotto l'orbita del ducato di Milano e poi della repubblica di Venezia fino al 1797, anno di fondazione della repubblica bresciana. Fu poi incluso nel regno lombardo-veneto dopo la restaurazione e, a seguito degli eventi dell'unità d'Italia, divenne parte del neonato regno d'Italia, seguendone le vicende sino all'istituzione della repubblica.
A partire dalle vicende della prima guerra mondiale ospita sul suo territorio l'aeroporto militare di Ghedi, sede della stazione meteorologica di Brescia Ghedi, del 6º Stormo e gestito dall'aeronautica militare italiana.
Origine del nome L'origine del toponimo Ghedi è argomento dibattuto e incerto: laddove molti comuni della zona, come Calvisano, Milzano o Porzano, evidenziano desinenze in -ano,Nello specifico, si pensi a forme e nomi arcaici quali: fundus Calvitius, (poi Calvisianus), fundus Militianus e fundus Portianus. che suggeriscono una quasi certa radice romana di tali toponimi e testimoniano la loro natura di fondi agrari o vici,. discorso diverso va affrontato con il toponimo Ghedi.
Studi ed ipotesi Lo stesso monsignor Antonio Fappani, nella propria enciclopedia bresciana, evidenzia l'ambiguità etimologica del medesimo toponimo. Egli, tuttavia, ipotizza che quest'ultimo possa forse derivare dalla forma Gut, accostabile all'eredità gotica del territorio e analogo, come derivazione, alla radice dei termini Godi e Gottolengo, località vicina a Bagnolo Mella e situata sulla strada che porta appunto verso Ghedi. Altra ipotesi, d'altro canto, è che esso risalga al termine longobardo gaida, corrispettivo di "freccia", e che alluda quindi all'angolo di terra nel quale Ghedi è racchiusa, tra il corso del vaso del Chiese e del Naviglio inferiore.
Secondo studi di toponomastica e filologia condotti da Raffaele Castrichino, invece, tale toponimo deriverebbe dal termine latino vadum, sinonimo di «transito» o «passaggio»:
In seguito alla caduta dell'impero romano d'Occidente, ed i conseguenti fenomeni fonetici di unione con altre lingue, il termine vadum potrebbe avere subito un influsso longobardo e sarebbe quindi trasmutato in «gua», dal francone antico «waldt», ossia guado.
Nelle successive epoche il termine si sarebbe poi evoluto nelle forme Gede, Gide, Gade, Gaide, Giede, Ghede e Gaydo..I vari nomi medievali di Ghedi compaiono diversificati nel tempo negli altrettanto vari diplomi concessi dall'abbazia di Leno: nel 958 si legge Gade, così come nel 962 e nel 981; nel 1014 compare la forma Giede, mentre nel 1019 Gaide. Nei diplomi del 1026 e 1036 ricompare invece Gade, laddove nel 1177 Ghede e nel 1194 Gaede; nel 1196 si registra il nome Gaidi, nel 1297 e 1349 Gaydo, poi presente in pianta stabile dal 1352 e oltre. In seguito, da quest'ultima forma (Gaydo), lo storico locale Angelo Bonini ipotizza che possa essere derivata la forma genitiva Gaydi, da cui infine il moderno Ghedi.. L'età antica
I galli cenomani e l'arrivo dei Romani
Nel territorio ghedese, all'epoca dei galli cenomani, furono probabilmente fondati alcuni vicus minori che, pur riconoscendo una certa importanza alla capitale, ossia Brixia, mantennero sempre una certa autonomia ed indipendenza. Queste medesime realtà locali erano legate a clan familiari e preservarono sempre assai radicati i propri usi e costumi originari, anche ben oltre la caduta stessa dell'impero romano.
In ogni caso, non sono state rinvenute significative tracce archeologiche o reperti risalenti all'età pre-romana: ciò testimonia come insediamenti precedenti alla colonizzazione romana, escludendo la presenza isolata di qualche già citato vicus, non abbiano interessato le campagne di Ghedi, a differenza per esempio di centri come Manerbio, Gambara, Gottolengo o Milzano.. Nondimeno, la natura prettamente gallica dell'abitato ghedese permase anche durante i processi di cosiddetta "romanizzazione" del territorio bresciano: alcune tavolette votive, databili dal I secolo a.C. fino ad III secolo d.C., sono infatti dedicate a divinità come Mercurio ed Ercole nei loro corrispettivi gallici, in un fenomeno complessivo di commistione culturale e religiosa; stando così le cose, il primo corrisponderebbe quindi a Teutates, il secondo invece ad Ogmios.. Anche nell'onomastica degli abitanti originari insiste quella matrice gallica che perdurò per molto tempo a seguire:Si pensi ai nomi stessi che emergono dalle dediche votive sulle epigrafi rinvenute: MAECLUS MAGNUS, ...NTUBRIGIO, BOVNITIC, contenute in .
A tal proposito, sono stai rinvenuti diversi siti archeologici di età romana nei pressi delle campagne ghedesi: esempio emblematico è quando, «nell'aprile del 1823 costruendosi una pubblica via verso Ghedi», fu rinvenuta una dedica votiva al dio Mercurio, che così recita:
Sul confine tra Leno e Ghedi, nel 1895 e 1897, sono state poi trovate sette tombe con diverse suppellettili, quali monete, ampolle e vasetti di vetro di pregevole fattura, possibile testimonianza di un vicus o villa con servitù. Nel 1969, invece, furono rinvenute in località Pasottella altre sepolture con reperti in vetro e monete, presumibilmente del II secolo d.C., unitamente ad alcune tessere pavimentali, le quali renderebbero plausibile l'esistenza di una villa in quel sito, in seguito disperso.
Nel 1926, poi, un'ulteriore zona di interesse fu individuata nella cosiddetta "cascina Santi", sulla strada per Viadana: il sito, corrispondente forse ad una grande villa romana, ha restituito frammenti di pavimenti in cocciopesto ed a mosaico, con iscrizioni ancora leggibili ed impianti di riscaldamento, successivamente dispersi o distrutti.. Sempre sulla medesima strada, in località Alberello, sorgeva il sito campestre di Formignano. o Forminiano. che fu distrutto solo nel 1265,. il cui toponimo è di certa matrice romana.
Inoltre, un'altra epigrafe dedicata al dio Ercole e rinvenuta nel ghedese riporta:
L'organizzazione del territorio
Con l'arrivo dei Romani si passò ad uno sfruttamento assai più capillare delle campagne e del territorio, a carattere quasi intensivo; i Celti, infatti, avevano praticato da sempre un tipo di agricoltura assai più primitiva e selettiva, lasciando ampie porzioni di terreno a pascoli spontanei, ad occupazione paludosa o boschiva.. La zona stessa in cui sorge l'odierna Ghedi, per l'appunto, si presentava al tempo ricca di paludi e risorgive stagnanti: i gromatici romani operarono, nella fattispecie grazie alla tipica centuriazione, una diffusa ed efficace razionalizzazione dei terreni agricoli locali.. Essi giunsero cioè ad essere organizzati per sistematici reticoli geometrici, basati su uno schema ortogonale e ricorrente proprio "dello spirito geometrico, caratteristico della cultura urbanistica romana, intessuto attorno al plurimo incrociarsi ad angolo retto di cardi e decumani". L'intervento di regolazione può essere ancora osservato, anche in epoca contemporanea, dalla fisionomia dei campi attorno al centro abitato moderno,. nella fattispecie: partendo da est e ruotando in senso antiorario, dalle Garbelle di Sotto alla Pasina e sino alle Scalvine; esse ricorrono anche nella zona della Santa Maria e in quella a sud della strada per Bagnolo, come anche nelle campagne della Gaifama, della Scovola, della Pasottella e della Quaina. A sud-ovest la centuriazione prosegue poi nelle zone della Martinengo, della Costa, della Castella e della Gasparina.Le zone non centuriate invece sono ascrivibili ai territori del Belvedere, della Campagnola, della Comune, così come delle Gandine e tutta la zona che, costeggiando il Naviglio, arriva fino alle Gualdrine
In ogni caso, Ghedi in epoca romana non fu mai interessata dalla grande circolazione viaria che, attraverso tutta la provincia, congiungeva i principali municipia dell'epoca. È stato tuttavia ipotizzato che il piccolo vicus ghedese facesse ancora parte di quella rete di strade che risaliva all'epoca cenomane e che, vista la fervida attività agricola ed artigianale di età augustea, lo congiungeva con gli altri villaggi e pagi: non è quindi da escludere completamente una certa vivacità economica e commerciale del territorio ghedese, favorita appunto dallo stesso traffico di artigiani e commercianti. In tal senso, sarebbe emblematico il ritrovamento nel ghedese di ben tre epigrafi dedicate, come già evidenziato, ad Ercole e Mercurio, «divinità connesse con il commercio».
Una fase di transizione
Cambiamenti culturali e religiosi Andò poi diffondendosi, generalmente dal II sino al V secolo d.C., un nuovo tipo di culto monoteista proveniente da Oriente, ossia il Cristianesimo: un primo modello di chiesa cristiana, nello specifico, andò strutturandosi in territorio lombardo attorno ad un primitivo reticolo di chiese battesimali, in un periodo compreso tra IV e V secolo d.C., sebbene per le zone rurali e periferiche si debba forse considerare più opportuno il V secolo d.C... Nel suddetto arco temporale, presumibilmente, andò consolidandosi la presenza delle prime pievi così come di battisteri monumentali, con lo scopo pratico di amministrare il battesimo ad un gran numero di persone e celebrare la catechesi, oltre che le ordinarie funzioni liturgiche..
Nel territorio della provincia di Brescia testimonianze di questi antichi luoghi di culto sono state rinvenute a Inzino, Pontenove di Bedizzole, Coccaglio, Nave, Orzivecchi, oltre che in diverse posizioni strategiche del basso Garda: analogamente, anche Ghedi dovrebbe aver avuto un edificio battesimale, anche se costituito forse da una semplice pianta quadrata o rettangolare, come testimoniato poi da evidenze archeologiche.. La proficua campagna di scavi condotta tra 1999 e 2001, nell'area tra palazzo municipale e chiesa parrocchiale, ha riportato alla luce reperti tali che:.
Cambiamenti climatici, territoriali e politici Già a partire dal II secolo d.C. nell'Italia settentrionale, così come anche nel territorio di Ghedi, cominciò a verificarsi un regresso delle terre coltivate, amplificatosi poi nei secoli delle cosiddette invasioni barbariche del IV e del V secolo;. per tutto il corso del III e IV secolo d.C., inoltre, si propagò a macchia d'olio il subappalto di terreni agricoli, sempre più parcellizzati e divisi in poderi minori: vi fu un conseguente impoverimento e declassamento di grandi e piccoli proprietari, tant'è che gli stessi ricavi erano andati diminuendo, di pari passo con l'appoderamento e il subappalto testé citati...
In ogni caso il territorio ghedese, sempre nel III e IV secolo d.C., seguì le dinamiche di tutto il resto dell'impero: gli appezzamenti terrieri vennero danneggiati dalle incursioni dei popoli barbari, ed i mutamenti climatici tra il 450 d.C. e 550 d.C. segnarono uno sconvolgimento generale della geografia della valle padana:. le terre incolte o comunque abbandonate aumentarono, così come la presenza di boschi e paludi, anche e soprattutto nei terreni prima bonificati e sfruttati.. In un contesto simile, con tutta probabilità, la stessa comunità ghedese cominciò a gravitare attorno alla ridottissima area di campi agricoli ancora coltivabili e fertili, forse nell'area del preesistente castrum militare.
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