Anime salve è il tredicesimo e ultimo album in studio del cantautore italiano Fabrizio De André, pubblicato il 19 settembre 1996 dalla BMG Ricordi e realizzato con Ivano Fossati, compositore di gran parte della musica.Riccardo Bertoncelli (a cura di), Belin, sei sicuro?, cit., p. 76
Accoglienza
L'album ha ottenuto un riscontro molto positivo sia da parte dalla critica musicale, che gli ha assegnato la Targa Tenco 1997, sia dal punto di vista commerciale, debuttando direttamente al primo posto della Classifica FIMI Album e raggiungendo in seguito la certificazione di triplo disco di platino in Italia.. "Smisurata preghiera", brano contenuto nell'Album, ha vinto il Premio Lunezia per la qualità musical-letteraria, conferimento motivato da Fernanda Pivano nel Luglio del 1997 ad Aulla (MS).
Sempre ad Aulla, nel 2021, il primo indirizzo civico d'Italia intitolato a una canzone è stato destinato a "Smisurata preghiera", onorando una nuova piazza nella convergenza dei fiumi Aulella e Magra per iniziativa del Premio Lunezia.
Nel 2025, a Sanremo, in occasione della ristrutturazione dell'Hotel Europa Palace, viene commissionata un'installazione artistica ispirata al brano Le acciughe fanno il pallone.
Storia Anime salve è frutto di un lavoro a quattro mani di De André con il collega e concittadino Ivano Fossati, che era già stato suo collaboratore sporadico in passato, autore di gran parte delle musiche. Fossati dichiarò a Riccardo Bertoncelli (nel suo libro Belìn, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André): “Il risultato finale è che Fabrizio ha scritto il 90% dei testi, che però contengono qualche idea e intuizione mia, e io il 90% della musica, anche qui con qualche contributo suo. Però non è mai stato programmato. Era istintivo.”.Secondo quanto affermato da Fossati nell'ottavo DVD della serie Dentro Faber, "Poesia in forma di canzone", le musiche dell'album sono state composte in gran parte da lui, sulla base di indicazioni (molto limitate) di carattere ritmico-melodico da parte di De André, ma lavorando su testi già quasi completamente scritti; 'Faber', infatti, era solito dare molta più importanza al testo che alla musica, specialmente negli ultimi anni.
Il disco è considerato da molti il testamento artistico di Fabrizio De André, non solo musicale ma anche spirituale, soprattutto per quanto riguarda il brano finale Smisurata preghiera, anche se, all'epoca in cui Anime salve fu realizzato, De André non era ancora a conoscenza della malattia che poco più di due anni dopo lo avrebbe portato alla scomparsa ed anzi aveva iniziato a pensare ad altri lavori discografici già da poco dopo la pubblicazione dell'album.
Contenuti Attraverso i brani del disco, il cantautore compie un viaggio nel mondo degli umili, dei reietti e dei dimenticati, personaggi che sono sempre stati molto presenti tra le tematiche dei suoi brani durante tutta la sua carriera. Il tema prevalente è la solitudine, in tutte le sue forme: quella delle persone transgender, dei Rom, dell'amante, del pescatore, anche quella positiva scelta come condizione ideale. Lo stesso titolo dell'album deriva dall'etimologia delle parole "Anime" e "Salve", che significano letteralmente "spiriti solitari". L'intero disco può essere considerato un "elogio della solitudine", vista come una condizione che permette di essere liberi e non condizionati dalla società, come spiegato dallo stesso De André durante un concerto poi pubblicato nell'album Ed avevamo gli occhi troppo belli:
Lo stesso De André, nel corso del concerto tenuto al Teatro Brancaccio di Roma nel 1998, definirà Anime salve un «discorso sulla libertà».
Le canzoni dell'album, arrangiate da Piero Milesi (anche coproduttore ed ex componente del Gruppo Folk Internazionale), sono caratterizzate da una ricerca sonora indirizzata verso ritmi e temi tipici delle culture musicali sudamericane, cari a Fossati ma che hanno appassionato anche De André stesso fin da giovane, e verso il tropicalismo di Caetano Veloso, ma vi sono anche chiari riferimenti alle atmosfere balcaniche e mediterranee. Due dei brani del disco, Princesa e Smisurata preghiera, sono ispirati a opere letterarie per i rispettivi testi.
Nei suoi ultimi 15 anni di attività artistica, De André ha fatto ampiamente uso di dialetti e lingue diverse dall'italiano, e quest'ultimo disco non fa eccezione: i cori nel finale di Princesa sono in portoghese del Brasile, i cori di Dolcenera e l'intero testo di  cúmba sono in genovese, il finale di Khorakhané è in lingua romaní ed il titolo della sesta canzone, Disamistade, è un termine sardo dalla forte connotazione sociale.
Nei ringraziamenti compare anche una dedica al percussionista Naco, al secolo Giuseppe Bonaccorso, scomparso pochi mesi prima della pubblicazione del disco in un incidente stradale. Naco esegue parti strumentali in tutti i brani dell'album, contribuendo non poco alle sonorità con un gran numero di strumenti anche non canonici.
Le canzoni Princesa Il primo brano del disco trae spunto dall'omonimo libro autobiografico di Fernanda Farias de Albuquerque, scritto con l'ex esponente romano delle Brigate Rosse Maurizio Iannelli, in cui viene narrata la storia di una donna transgender brasiliana che, nata maschio con il nome di Fernandinho, abbandona l'infanzia contadina per seguire un desiderio di femminilità che ha fin dall'infanzia e si trasferisce in città per farsi operare, correggendo chirurgicamente quello che considera un errore della natura, in modo da affermarsi finalmente come donna e, citando il testo della canzone, correre "all'incanto dei desideri", per poi donare il suo amore ad un avvocato di Milano. La canzone, come già accennato, si chiude con una parte corale cantata in portoghese, che elenca una serie di sostantivi e si conclude con il verbo vivere.
Khorakhané (a forza di essere vento) Il brano è una ballata lenta incentrata sullo stile di vita e sull'assoluta libertà del popolo Rom. La parola "Khorakhané" è proprio il nome di un sottogruppo Rom di religione musulmana, situato maggiormente nelle regioni balcaniche del Kosovo, della Bosnia e del Montenegro.
Nel corso del citato concerto al Teatro Brancaccio, De André aveva dichiarato a proposito dei Rom: «Sarebbe un popolo da insignire con il Nobel per la pace per il solo fatto di girare per il mondo senza armi da oltre 2000 anni».
Nella canzone vi è un riferimento al Porrajmos, termine con cui i Rom indicano lo sterminio perpetrato al loro popolo da parte della Germania nazista: «I figli cadevano dal calendario / Iugoslavia, Polonia, Ungheria / i soldati prendevano tutti / e tutti buttavano via».
La strofa finale di questo brano è in romaní, lingua madre del popolo Rom protagonista della canzone, ed è una poesia di Giorgio Bezzecchi, esponente della comunità Rom harvati di Pavia, professore universitario in tale città ed iniziatore nel 2011 del Museo del viaggio "Fabrizio De André" di Milano insieme al padre Goffredo, superstite del Porrajmos. Nel disco questo finale è cantato da Dori Ghezzi; nelle riprese del pezzo dal vivo è invece solitamente interpretato dalla figlia di De André, Luvi.
Anime salve Il pezzo, che dà il titolo al disco, è cantato in duetto con il co-autore Ivano Fossati (presente con la sua voce anche in  cúmba).
Il testo è incentrato sulla solitudine, sui citati "spiriti solitari": la loro salvezza deriva forse proprio da questo essere diversi, solitari per scelta, liberi.
Nella raccolta In direzione ostinata e contraria, del 2005, il pezzo è stato dedicato alla memoria del bassista Stefano Cerri (figlio del chitarrista Franco), scomparso nel novembre 2000.
Nel 2007 la cantautrice genovese Antonella Ruggiero interpreta il brano nel suo album dedicato al capoluogo ligure, Genova, la Superba.
Dolcenera
La canzone è ben descritta da una spiegazione che De André fornì durante un concerto a Treviglio, il 24 marzo 1997: Il brano, cantato principalmente in italiano con un ritornello in genovese interpretato non da De André ma dal coro femminile, ha una musica profonda, un linguaggio ricco di rime e di assonanze e un ritmo ondeggiante e sinuoso. Il caratteristico tema portante è suonato alla fisarmonica da Gianni Coscia; tale parte della canzone è stata utilizzata dal 2011 al 2013 come sigla del programma di Rai 3 Che tempo che fa, condotto da Fabio Fazio.
La cantante italiana Dolcenera, al secolo Emanuela Trane, ha scelto il suo pseudonimo proprio in onore di questo brano.
Le acciughe fanno il pallone Il brano parla di un povero pescatore di acciughe che ritorna sulla terraferma a vendere il pesce, lamentandosi della gente che ignora il duro lavoro compiuto per pescarlo o che addirittura finge di non vederlo. La spiegazione del titolo, che compare anche nel testo come verso per due volte, viene fornita direttamente nel libretto dell'album: «Le acciughe fanno il pallone: così si usa dire in Liguria quando in autunno le acciughe inseguite dal grande pesce azzurro (l'alalunga) scappano verso la superficie. Nelle giornate senza vento si possono vedere dalla riva saltare a migliaia fuori dall'acqua a formare scintillanti semisfere.»Nota a margine del testo della canzone nel booklet del CD.
Disamistade
"Disamistade" è un termine sardo che significa "inimicizia" e, per estensione, faida, lotta. Il brano racconta appunto il conflitto tra due famiglie, probabilmente per motivi d'onore e promesse non mantenute, ed è uno spaccato delle classiche rivalità e "guerre" tra famiglie che si potevano spesso osservare nella realtà nelle zone centro-meridionali italiane e in Sardegna fino a qualche decennio fa, dovute soprattutto a un fortissimo senso dell'onore e dell'orgoglio e ad una sorta di obbedienza a un codice non scritto (codice barbaricino) che imponeva la vendetta come unica soluzione a un torto o un delitto subìto. Disamistade è anche il titolo di un film del 1988 del regista sardo Gianfranco Cabiddu che ha le stesse tematiche della canzone, essendo ambientato nella Sardegna del 1950 e trattando della vendetta tra famiglie in tale contesto.
 cúmba La traduzione in italiano del titolo è "La colomba". Nel pezzo il volatile che vola via è, metaforicamente, la ragazza che si sposa e si allontana dalla casa dei genitori, e nel fare ciò cambia "nido", cioè abitazione. Il brano è l'unico dell'album interamente in lingua genovese. Il testo è strutturato nella forma di un dialogo, in cui un giovane innamorato (con la voce di Fossati) tenta di convincere il padre della ragazza da lui amata (interpretato da De André) a cedergli la figlia in sposa. Il pretendente promette di trattare la ragazza con rispetto e riverenza e riesce a convincere con buone parole il padre, ma nel finale del brano De André ribalta tutto e mostra la realtà, raccontando che la ragazza è a casa trascurata mentre il marito va in giro a divertirsi.
Ho visto Nina volare