Il lessico emotivo o vocabolario emotivo, è l'insieme di "parole con le quali vengono identificate, isolate e distinte le differenti forme di vissuti emotivi e affettivi, nei diversi linguaggi umani"https://www.stateofmind.it/2020/01/linguaggio-emotivo-teoria-mente/. Consiste nell'insieme dei termini del vocabolario che vengono utilizzati per riferirsi alle emozioni proprie e altrui. Attraverso il lessico emotivo è possibile attribuire un'etichetta linguistica ai diversi stati emotivi ed esprimere un'ampia gamma di emozioni, da quelle primarie a quelle miste più complesse. Lo sviluppo di un linguaggio psicologico articolato riferito anche alle emozioni è uno strumento per esplorare e dare significato ai propri stati interni ma anche per la comprensione delle emozioni dell'altro e per la comunicazione intersoggettiva di questi stati, funzionale alla teoria della mentehttps://www.stateofmind.it/2021/06/lessico-psicologico/.

Lessico e competenza emotiva Il lessico emotivo è parte della competenza emotiva, ovvero l'abilità di affrontare in maniera funzionale le proprie emozioni e quelle altrui nell'ambito della vita quotidiana, mantenendo o modificando in modo adeguato e socialmente appropriato gli scambi con l'ambiente. La competenza emotiva presenta tre dimensioni: espressione delle emozioni, comprensione delle emozioni e regolazione delle emozioni. La capacità di usare un adeguato vocabolario emotivo consente quindi non soltanto di comunicare le proprie esperienze emotive, ma anche di comprendere, elaborare e integrare le proprie rappresentazioni mentali con quelle degli altri e mettere in atto strategie di regolazione delle emozioni per agire in modo adattivo nell'ambiente sociale.https://www.sullorlodellapsicologia.it/analfabeti-emozioni-analfabetismo-emotivo-tra-adolescenti/

Sviluppo del lessico emotivo nei bambini

Lo sviluppo del vocabolario delle emozioni inizia nella prima infanzia e, a partire dai due anni, i bambini sono in grado di produrre termini ed espressioni linguistiche che fanno riferimento a stati mentali propri e altrui. Nel vocabolario del bambino compaiono, in funzione dell'età, termini a complessità crescente: inizialmente i bambini hanno concetti di emozione ampi e basati sulla valenza (ad esempio, sentirsi bene o male) e utilizzano etichette delle emozioni che fanno riferimento al proprio stato emotivo. Successivamente, i concetti delle emozioni sono gradualmente differenziati e iniziano a essere utilizzate anche etichette che fanno riferimento alle emozioni degli altri. Alcuni concetti di emozione come felicità, rabbia e tristezza sono ben sviluppati entro la fine dell'età prescolare mentre altri, ad esempio, paura, sorpresa, disgusto, senso di colpa e orgoglio, non sono completamente acquisiti fino all'età scolare o all'adolescenza.

Sviluppo del lessico emotivo in adolescenza L'adolescenza viene spesso indicato come un periodo critico della vita durante il quale avvengono significative transizioni psicosociali, nelle quali la competenza emotiva svolge un ruolo essenziale. Le ricerche più recenti sul lessico emotivo in adolescenza hanno messo in evidenza come lo sviluppo del vocabolario delle emozioni prosegua oltre l'infanzia sia per quanto riguarda la comprensione sia la produzione dei termini utilizzati per le emozioni.

Gli studi sulla produzione dei referenti emotivi indicano che il lessico emotivo degli adolescenti subisce uno sviluppo attivo, diventando più ampio e complesso e sofisticato con l'età, aumentando in varietà, specificità e intensità. Per quanto riguarda l'ampiezza, gli adolescenti utilizzano termini appartenenti a una vasta gamma di domini semantici per esprimere gli stati d'animo: oltre a produrre etichette specificatamente riferite alle emozioni, utilizzano una varietà di termini riferiti a reazioni fisiche, esperienze sociali, tratti di personalità, attività specifiche e descrittori metaforici per esprimere gli stati emotivi. Questa mescolanza dei termini è stata identificata come la caratteristica tipica della rappresentazione linguistica delle emozioni in questa fase dello sviluppo. Crescendo, le rappresentazioni linguistiche delle emozioni diventano sempre più differenziate e specifiche e gli adolescenti più grandi producono etichette emotive più pertinenti rispetto ai più giovani. Inoltre, gli adolescenti generano più termini per le categorie emotive ad alta eccitazione (felice, arrabbiato e nervoso) rispetto alle categorie a bassa eccitazione (rilassato, triste). In adolescenza non viene però raggiunta completamente la rappresentazione soggettivo/esperienziale di quelle che possono essere le cause elicitanti un'emozione (ad esempio aspirazioni e bisogni individuali) che vengono percepite più come esterne e relative al contesto.

La comprensione dei termini del lessico emotivo sembra invece avere solo un modesto incremento in adolescenza. Tra i 13 e i 16 anni la comprensione del vocabolario emotivo continua a crescere ma più lentamente rispetto all'infanzia, dove il numero di termini emotivi compresi raddoppia tra i 4 e gli 8 anni e raddoppia ancora tra i 9 e i 12 anni. I cambiamenti nella comprensione dei termini utilizzati per riferirsi alle emozioni sembra quindi assestarsi nella prima adolescenza.

Differenze di genere nel lessico emotivo in adolescenza Le ragazze generano un maggior numero di etichette e mostrano vocabolari emotivi più ampi di ragazzi, in linea con altri studi che riportano spesso un vantaggio femminile nella complessità emotiva e nella differenziazione del linguaggio delle emozioni.

Lessico emotivo e social media

Il lessico emotivo nella psicopatologia: disturbi internalizzanti ed esternalizzanti Possedere un adeguato lessico emotivo è indispensabile per lo sviluppo di una ottimale competenza emotiva, la quale in accordo con Steiner (1999) richiede la capacità di comprendere e dare significato alle emozioni proprie e altrui e di saperle esprimere in modo produttivo e adeguato ai diversi contesti. La regolazione emotiva è la capacità di tollerare affetti negativi intensi e prolungati bilanciandoli con affetti di tono positivo in modo autonomo Inoltre, grazie alla mentalizzazione e alla funzione riflessiva, gli individui con una buona competenza emotiva sono in grado di identificare ed etichettare gli stati emotivi propri e di altri. La capacità di rappresentare simbolicamente attraverso un codice linguistico le emozioni, ha importanti implicazioni per lo sviluppo dell'autoconsapevolezza e per la regolazione dell'esperienza emozionale, elicitando l'abilità di discriminare in maniera sempre più accurata le diverse emozioni. Inoltre, dal momento che il linguaggio permette anche di organizzare le risposte di autoregolazione, un buon lessico emotivo permette di aumentare la gamma e l'adeguatezza di tali risposte all'interno del proprio contesto sociale. Infatti è sempre più evidente una forte associazione tra l'adeguatezza della comunicazione emotiva dei bambini con le loro famiglie e le successive abilità sociali come empatia e prosocialità che si sviluppano nell'ambito della condivisione sociale dell'emozione esperita, il che presuppone un'ottimale capacità di comunicare sulle emozioni.

La condivisione sociale (social sharing) è un'ulteriore forma di regolazione affettiva perché permette una ristrutturazione cognitiva dell'esperienza e la arricchisce di significato. Inoltre contribuisce a un buon funzionamento socioemotivo, incrementando la competenza sociale e accademica. Tra gli adolescenti per esempio una buona comprensione emotiva è legata a un maggiore benessere, alla costruzione di relazioni di qualità superiore e a meno comportamenti non salutari come il consumo di tabacco e alcol.

Tuttavia particolari transizioni tra gli individui e i loro ambienti possono compromettere le traiettorie di sviluppo di un adeguato lessico emotivo, con effetti a cascata sulla regolazione emotiva e sulle risposte comportamentali. La disregolazione emotiva è alla base di un particolare funzionamento di personalità, che si estende lungo un continuum dal normale al patologico, che prende il nome di alessitimia: letteralmente significa mancanza di parole per le emozioni e si riferisce a tutti quegli individui con una difficoltà a discriminare le emozioni le une dalle altre e dalle loro sensazioni somatiche, con un lessico emotivo limitato e dunque una difficoltà a comunicare verbalmente le emozioni, con un'attività fantasmatica deficitaria e uno stile cognitivo orientato all'esterno. Emerge anche una compromissione dell'integrazione dei fattori cognitivi ed emotivi che determina un deficit della consapevolezza soggettiva e dell'elaborazione delle emozioni. Pertanto i soggetti alessitimici risultano deficitari nella componente psicologica dell'emozione (feelings): sperimentano a livello fisiologico l'emozione (emotions) ma non hanno gli strumenti per rappresentarla e renderla consapevole. I loro vissuti emotivi vengono quindi regolati ricorrendo necessariamente a oggetti esterni o acting comportamentali (autolesionismo, uso di sostanze, somatizzazioni, disturbi alimentari, disorganizzazione comportamentale).

In numerose ricerche sono stati riscontrati alti livelli di alessitimia in soggetti con attaccamento insicuro, cresciuti in un ambiente familiare nel quale non è stata sviluppata la capacità di mentalizzare sugli stati affettivi propri e dell'altro, a causa di un caregiver non disponibile a riflettere sui bisogni del bambino e a contenerli e nominarli. Tipicamente, questo accade nel caso di entrambe le tipologie di attaccamento insicuro: il bambino con attaccamento evitante (Avoidant, A) tendono a sopprimere la risposta emotiva, spesso a causa di una reiterata esperienza di indisponibilità a parte del caregiver. Il bambino con attaccamento ambivalente-resistente (Coercitive, C), al contrario esaspera la risposta emotiva interagendo con un caregiver disponibile di cure in maniera incostante. All'estremo, i bambini con attaccamento disorganizzato, falliscono nel tentativo di organizzare una strategia che permette loro di mantenere una vicinanza fisico-emotiva con il caregiver, alternando reazioni ansiose ed evitanti. In tutte queste tre tipologie di attaccamento descritte, seppur con livelli di gravità diversi, il genitore, nell'ambino della relazione diadica precoce, non riesce a comprendere gli stati affettivi del bambino, fallendo nel suo ruolo di regolatore esterno e non permettendo il passaggio dall'eteroregolazione all'autoregolazione. Il bambino quindi non è in grado di costruire una rappresentazione mentale di un'emozione: ne consegue un deficit di espressione verbale e simbolica, che compromette la possibilità di comprenderla e poi regolarla.