La storia delle Fær Øer ha forti legami con la storia degli altri Paesi che si affacciano sull'Atlantico del Nord, come la storia della Danimarca, la storia della Norvegia e la storia dell'Islanda. Le più antiche tracce di presenza umana nell'arcipelago risalgono al periodo tra il IV e il VI secolo, ma la colonizzazione vera e propria avvenne nel IX secolo a opera di coloni norreni, le cui vicende sono narrate, tra storia e leggenda, nella Færeyinga saga. Cristianizzate intorno all'anno 1000, le isole entrarono a far parte del regno di Norvegia e passarono con esso, nel 1380, sotto la corona danese, alla quale sono rimaste legate fino a oggi. Dopo la Riforma, per oltre tre secoli il commercio dell'arcipelago fu sottoposto a un regime di monopolio, abolito solo nel 1856, mentre l'antica assemblea del Løgting, soppressa nel 1816, fu ricostituita nel 1852. Nella seconda metà dell'Ottocento nacque un movimento nazionale che, dopo l'occupazione britannica durante la seconda guerra mondiale e il referendum del 1946, portò nel 1948 alla concessione dell'autogoverno. Da allora le isole hanno progressivamente assunto nuove competenze all'interno del Regno di Danimarca, senza però giungere all'indipendenza, tuttora al centro del dibattito politico.

Prima colonizzazione (IV-VIII secolo)

Le prove archeologiche Studi archeologici e botanici indicano che le Fær Øer erano abitate già prima dell'arrivo dei norreni. Le prime tracce sono costituite da chicchi d'orzo carbonizzati, rinvenuti in due depositi di cenere di torba sotto una casa lunga di epoca vichinga ad Á Sondum, nel villaggio di Sandur sull'isola di Sandoy. Scavati nel 2006, i due depositi sono stati datati al radiocarbonio rispettivamente al IV-VI secolo e alla fine del VI-VIII secolo. Il fatto che la torba venisse tagliata, essiccata e bruciata fa pensare a una permanenza non occasionale, ma non è noto chi fossero questi primi abitanti né da dove provenissero.

Nel 2021 lo studio dei sedimenti del lago Eiðisvatn, sull'isola di Eysturoy, ha rilevato DNA antico di pecora e tracce di feci animali a partire dal 500 circa, insieme a una trasformazione della vegetazione compatibile con il pascolo, circa trecento anni prima degli insediamenti norreni. Analisi polliniche su strisce di terreno coltivato separate da bassi terrapieni, presenti ad esempio ad Akraberg e a Mykines, hanno inoltre documentato la coltivazione di cereali nel VII-VIII secolo.

Le fonti scritte Intorno all'825 il monaco e geografo irlandese Dicuil, attivo presso la corte carolingia, descrisse nel suo De mensura orbis terrae un gruppo di isole a circa due giorni di navigazione a nord della Gran Bretagna, abitate per un secolo da eremiti irlandesi e poi abbandonate a causa delle incursioni dei pirati norreni. Dicuil, che si basava sul racconto di un testimone, le descriveva piene di pecore e di uccelli marini, ma non ne riporta il nome. L'identificazione con le Fær Øer è generalmente accettata, ma è ancora oggetto di discussione tra gli studiosi, e finora non sono state trovate tracce archeologiche riconducibili agli eremiti. Questi monaci, detti papar, sono attestati in modo analogo anche in Islanda.

Le isole sono state associate anche alla Navigatio sancti Brendani, il racconto leggendario del viaggio di san Brandano di Clonfert nell'Atlantico, in cui compaiono un'«isola delle pecore» e un «paradiso degli uccelli». Alcuni studiosi ritengono che il testo, come quello di Dicuil, conservi il ricordo di viaggi reali di religiosi irlandesi fino all'arcipelago.

Colonizzazione norrena e cristianizzazione (IX-XII secolo) La colonizzazione norrena Secondo la Færeyinga saga, composta in Islanda intorno al 1215, la colonizzazione norrena delle isole avvenne nel IX secolo in due fasi: il primo a stabilirvisi fu Grímur Kamban, cui si aggiunsero in seguito coloni in fuga dal re di Norvegia Harald Bellachioma e altri provenienti dagli insediamenti norreni in Irlanda e nelle isole scozzesi. Studi genetici sulla popolazione faroese hanno mostrato che i coloni maschi erano in prevalenza di origine scandinava, mentre le donne provenivano soprattutto dalle isole britanniche, in accordo con quanto narrato dalla saga. Il soprannome Kamban è di probabile origine gaelica (da camán, "storto"), il che suggerirebbe una provenienza di Grímur dalle isole britanniche.

Alle Fær Øer è legata anche la figura di Naddoddur, uno dei primi coloni norreni dell'arcipelago: secondo il Landnámabók, durante un viaggio dalla Norvegia verso le isole fu spinto fuori rotta fino alla costa orientale dell'Islanda, di cui sarebbe stato il primo scopritore nordico e che chiamò Snæland, "terra della neve". Il racconto va preso con cautela, dato che il Landnámabók fu scritto circa due secoli dopo gli eventi.

Le indagini archeologiche documentano un'economia agricola e pastorale basata su fattorie con case lunghe, simili a quelle degli altri insediamenti norreni del Nord Atlantico. Le prime furono scavate a Kvívík negli anni quaranta; lo scavo più esteso, condotto a Toftanes presso Leirvík tra il 1982 e il 1987, ha portato alla luce una fattoria del X secolo con una casa lunga di circa 20 metri, dai muri spessi in pietra e torba e con un focolare centrale lungo 5 metri. A Tjørnuvík, a metà degli anni cinquanta, fu rinvenuta la sepoltura di una donna del X secolo con uno spillone ad anello di fattura dublinese decorato con un valknut, simbolo legato al culto di Odino: fu la prima prova archeologica certa di un insediamento di epoca vichinga. Presso la chiesa di Sandur fu scoperto nel 1863 l'unico tesoro finora noto nelle isole, con 98 monete d'argento europee e scandinave del periodo 1000-1100, mentre i rifiuti domestici del vicino insediamento di Junkarinsfløttur mostrano una dieta basata su uccelli marini, pesce, pecore, bovini e maiali.

La Færeyinga saga

La saga, principale fonte scritta sul periodo, narra la lotta per il potere tra le famiglie di capi più potenti dell'arcipelago tra il 960 e il 1040 circa. Protagonisti sono Sigmundur Brestisson, figlio di Brestir, e Tróndur í Gøtu, responsabile dell'uccisione di quest'ultimo, che allevò Sigmundur e lo mandò poi in Norvegia. Secondo gli storici il racconto si fonda in parte sulla tradizione orale faroese e in parte è una creazione letteraria con anacronismi, e va letto più come un ritratto della società e dei rapporti con la corona norvegese intorno al 1200 che come una cronaca dell'età vichinga.Testo della saga in

La cristianizzazione Secondo la saga Sigmundur, divenuto uomo di fiducia del re Olaf Tryggvason, introdusse per conto del sovrano il cristianesimo all'Althing nel 999. La conversione incontrò resistenze: Tróndur fu costretto al battesimo e ad accettare l'autorità di Sigmundur, ma in seguito lo attaccò nella sua residenza di Skúvoy. Sigmundur riuscì a fuggire a nuoto fino a Sandvík, su Suðuroy, dove fu ucciso da un contadino mentre giaceva sfinito sulla spiaggia. Nella memoria faroese i due sono rimasti figure contrapposte, e Tróndur è stato assunto a simbolo soprattutto dai sostenitori dell'indipendenza.

Il cristianesimo era comunque presente nelle isole già prima della conversione ufficiale: a Toftanes sono state rinvenute due piccole croci di legno del X secolo e a Velbastaður i resti di una piccola chiesa con cimitero circolare, dove è stato trovato un anello d'argento dorato decorato con una croce e grappoli d'uva. Sempre secondo la saga, i sovrani norvegesi riuscirono a sottomettere le isole con Magnus il Buono, quando l'erede delle due signorie, Leivur Øssursson, ricevette le Fær Øer in feudo dal re: dal 1035 circa l'arcipelago divenne un territorio tributario della Norvegia. Intorno al 1120 fu istituita una diocesi con sede a Kirkjubøur, posta nel 1152-1153 sotto la nuova arcidiocesi di Nidaros.

La creazione di un parlamento e il dominio norvegese (X-XIV secolo)

L'Althing Fin dall'epoca vichinga gli uomini liberi delle Fær Øer si riunivano in un'assemblea, l'Althing, che si teneva sul promontorio di Tinganes a Tórshavn per deliberare sulle leggi e dirimere le controversie. La prima fonte che menziona un'assemblea nelle isole è la Færeyinga saga, ma gli storici ritengono che sia stata istituita poco dopo la colonizzazione norrena; da essa discende l'attuale Løgting.

L'integrazione nel regno di Norvegia Nel XIII secolo si completò l'integrazione delle isole nel regno di Norvegia. Nel 1271 vi fu introdotta la legge del Gulating, sostituita prima del 1280 dal codice del regno (Landslov) di Magnus VI Lagabøter, "il riparatore di leggi", che restò il quadro giuridico dell'arcipelago fino all'età moderna. Nella forma di tribunale del regno il Løgting sembra essersi costituito intorno al 1350: giudice e giurati erano nominati dal re o dal suo rappresentante, al quale spettavano anche l'accusa pubblica e la riscossione delle imposte, con l'aiuto di funzionari locali nei distretti (sýslur) in cui erano divise le isole, attestati a partire dal 1400 circa. Nell'accordo del 1271 il re si era inoltre impegnato a garantire il trasporto di merci con due navi all'anno.

Il più antico documento conservato delle Fær Øer è il Seyðabrævið ("lettera delle pecore"), emanato nel 1298 dal duca Hákon Magnússon, il futuro re Haakon V, come integrazione per le isole del codice di Magnus VI. Redatto su richiesta degli stessi faroesi, con la mediazione del vescovo di Kirkjubøur Erlendur e del lagmann delle Shetland Sjúrður, regola soprattutto l'allevamento ovino ed è una fonte preziosa sulla società faroese dell'epoca. Intorno allo stesso anno fu costruita a Kirkjubøur la cattedrale di San Magnus, più grande e riccamente decorata della precedente. La popolazione dell'arcipelago è stimata in circa 2.400 abitanti. Le isole compaiono inoltre, con il nome farei, nella mappa di Hereford, realizzata intorno al 1280 e considerata la più antica carta che le raffiguri.

La Lega anseatica e il passaggio alla Danimarca Tra il XIV e il XV secolo il re concesse in appalto la gestione del commercio, al quale presero parte mercanti norvegesi, delle città della Lega anseatica e in seguito olandesi, mentre il governo delle isole fu affidato in feudo a membri della nobiltà norvegese. Dal 1294 ai mercanti anseatici era vietato commerciare con le terre a nord di Bergen, sede del principale kontor della Lega nella regione, comprese le Fær Øer; il divieto fu però rinnovato più volte, segno della sua scarsa efficacia. L'interesse anseatico per le isole è documentato dalla seconda metà del XIV secolo e il primo commercio diretto risale probabilmente al 1416, ma rimase di dimensioni modeste rispetto a quello con l'Islanda e le Shetland, con due soli scali, a Tórshavn e ad á Krambatangi su Suðuroy. Dell'influenza tedesca restano altre tracce: tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo furono vescovi delle Fær Øer due tedeschi, Vikbold Verydema e Johannes Teutonicus, e l'ampliamento della sede episcopale di Kirkjubøur in quegli anni fu reso possibile da consistenti contributi anseatici; l'antica unità di misura norvegese fu inoltre sostituita dal braccio di Amburgo, detto in faroese stikka, rimasto in uso fino al 1684. All'inizio del Cinquecento la concorrenza dei mercanti olandesi era già tale che nel 1506 il kontor di Bergen protestò per i loro traffici con le isole.

Nel 1380, con l'unione dinastica tra i due regni, le Fær Øer passarono insieme alla Norvegia, all'Islanda e alla Groenlandia sotto la corona di Danimarca.

La Riforma e l'età del monopolio (XVI-XVII secolo)

La Riforma protestante