Oliva è un genere di molluschi neogastropodi; è il genere tipo della famiglia Olividae .
Comprende specie, colloquialmente note come "Olive", che sin dall'epoca pre-linneana attirano l'attenzione di scienziati e collezionisti: da quest'ultimo ambito proviene l'informale definizione di "Cipree dei poveri", usata nei decenni passati per alludere all'alto pregio estetico di molte specie di Olive, disponibili commercialmente a prezzi più accessibili rispetto ad altre famiglie tra le più collezionate, come Cipree e Coni.
Sistematica La granularità sistematica con cui approcciare il genere Oliva è tuttora controversa. Come emergerà progressivamente da quanto di seguito illustrato, non è tuttora chiaro se esso comprenda al suo interno veri e propri generi separati, da considerare membri di pari rango nella famiglia Olivoidea, o semplici sottogeneri, e quali siano nel caso i confini esatti tra tali entità sistematiche. Per chiarezza, ai fini narrativi si userà il termine "sottogenere" tanto per quelle entità che una parte degli operatori ritiene meritevoli del rango generico, quanto per quelle entità la cui esistenza stessa è in discussione (ovvero, sottogeneri di cui alcuni studiosi non vedono la necessità), e si forniranno tutti i riferimenti necessari per consentire a chi legge di documentarsi formandosi un'opinione propria.
Fin dai tempi di Lister (1681), che raffigurò diverse specie di Olive tra cui, secondo le denominazioni allora in uso, Voluta annulata e Voluta porphyria, le Olive hanno interessato anche il mondo scientifico, come ben documentato dal recente lavoro di Ron Voskuil, "The superfamily Olivoidea (Gastropoda: Neogastropoda) - An illustrated chronologic catalogue of literature, taxa and type figures, 1681 to present". Fin dall'inizio del XIX Secolo, le Olive sono state ampiamente coperte in trattati enciclopedici, tra cui qui si citano solamente gli "Annales du Muséum national d’Histoire naturelle" per quanto riguarda Jean-Baptiste de Lamarck (1811) la " Histoire naturelle générale et particulière de tous les genres de coquilles univalves marines à l'état vivant et fossile" per quanto riguarda Pierre-Louis Duclos (1835 le prime dodici tavole e 1840 le successive venti), il cui lavoro sarebbe poi ripreso e integrato nel 1844 e 1845 nelle "Illustrations Conchyliologiques" di Chenu
Le specie afferenti al genere Oliva sono da sempre oggetto di controversie nomenclaturali a motivo della frequente coesistenza di un'elevata variabilità intraspecifica accoppiata a una bassa variabilità interspecifica. Non è un caso che sin dal XIX Secolo siano state oggetto di monografie, tra cui qui si citano: quella di Lovell Augustus Reeve, del 1850 i lavori di Heinrich Conrad Weinkauff, sviluppatisi nell'arco di circa quarant'anni, tra il 1840 e il 1878 quella di Ducros de St. Germain, del 1857 quella di George Washington Tryon, del 1883.
Dopo diversi decenni privi di nuovi volumi monografici sul genere, si deve attendere la seconda metà del XX Secolo per opere scientifico-divulgative che hanno avvicinato alle Olive nuove generazioni di studiosi e collezionisti. Nel 1960, Burch & Burch propongono un catalogo, peraltro sostanzialmente privo di illustrazioni, che ha comunque il merito di ricondurre a unitarietà la maggior parte delle sorgenti degli ultimi due secoli. Nel 1969, Zeigler e Porreca propongono una monografia corredata di tredici grandi tavole: a dispetto di alcune approssimazioni ed errori fattuali, che avrebbero comunque esercitato la loro influenza per i decenni successivi, il libro ebbe un buon successo e per quasi vent'anni fu l'unica opera divulgativa di impostazione moderna. La conclusione cui giungono gli autori, certamente molto riduttiva della reale biodiversità del genere Oliva, è che esso sia costituito da cinquantasette (57) specie. Nel 1986, Petuch & Sargent, con il loro "Atlas", avviano un controverso processo basato sulla valorizzazione degli otto sottogeneri definiti fino ad allora, e sull'istituzione di una decina di ulteriori sottogeneri nonché di alcune decine di nuove specie, con estensiva sinonimizzazione di taxa esistenti, per un totale di 176 specie e sottospece. Disattendendo le indicazioni degli autori, l'editore opta per illustrazioni di piccolo formato, che vanificano in buona parte l'accurato lavoro fotografico di predisposizione delle trentanove tavole a colori. L'eco di quest'opera perdura tuttora: a dispetto delle ambizioni unificanti e risolutive dei problemi sistematici esistenti all'epoca, il lavoro di Petuch & Sargent ha esacerbato le controversie, e ciò per diversi fattori: un approccio più biogeografico che strettamente morfologico, la deludente qualità delle immagini, specialmente di quelle relative alle numerose nuove specie istituite, che ne complicheranno l'identificazione da parte dei lettori, la successiva insistenza degli autori, e di altri professionisti del settore, nel promuovere a genere tanto i vecchi quanto i nuovi sottogeneri, senza un ben definibile atto formale che sancisca il cambiamento di rango - un'indecisione questa riflessasi anche sul sito di riferimento per la sistematica delle specie marine, "World Register of Marine Species" - di qui in poi, ci si riferirà col termine "sottogenere" a ciascuno di tali presunti generi, vecchi e nuovi, la dubbia validità di numerosi atti nomenclaturali: la successiva monografia di Tursch e Greifeneder, ad esempio, rigetta oltre la metà delle nuove specie istituite da Petuch e Sargent nel loro "Atlas". Alla luce di questi effetti, e senza negare l'indiscutibile validità di numerose delle specie istituite da Petuch & Sargent, si può affermare che il loro lavoro ha originato controversie e radicalizzazione delle opinioni tanto nella comunità scientifica, quanto in quella commerciale/collezionistica. Tra i detrattori di Petuch e Sargent, Bernard Tursch e Dietmar Greifeneder, con la loro monumentale opera del 2001, "The Genus Oliva and the Species Problem" si ripropongono di mettere ordine negli ultimi duecento anni circa di olivologia. La loro pretesa di oggettività si sostanzia nel metodo adottato per discriminare le diverse specie, ambiziosamente descritto come "objective morphospecies approach", e basato su scatter diagrams di coefficienti assoggettati a "cluster analysis". I risultati sono controversi: tra gli effetti, la riduzione del numero di specie a 79, e la degradazione a "color form" di decine di specie dell'area dell'Atlantico Occidentale e del Golfo del Messico, le quali finiscono per costituire un continuum morfologico noto come "Oliva fulgurator complex". Promossa dalle migliori intenzioni, questa conclusione si rivela miope e viene facilmente contraddetta tanto da studi di tipo genomico, quanto dall'assenza di ulteriori prove come il criterio di simpatrismo. Il fallimento, in questo caso, è cagionato dalla combinazione della rigidità con cui il confine tra specie è definito sul piano morfologico, accoppiata alla rilassatezza con cui si analizza il morfospazio definito dai coefficienti dimensionali che descrivono la forma della conchiglia: si considera erroneamente che cluster sovrapposti tra loro solo marginalmente (ad esempio, per un singolo valore), vadano considerati come un unico cluster, e quindi come possibili forme di un'unica specie. Insomma, il metodo è palesemente sensibile all'elevata variabilità interna a ogni specie di Oliva, e ne amplifica gli effetti, candidandosi a generare conclusioni fuorvianti. Poco efficace risulta, nell'ottica di radicale rifiuto dei sottogeneri, la separazione in "gruppi" delle 74 specie di Oliva riconosciute: proposto come ausilio al riconoscimento delle specie, lo stratagemma fallisce anche in ragione della numerosità dei caratteri morfologici da comparare. Questa radicale critica metodologica non può bastare per condannare un'opera straordinaria e senza precedenti: la monografia di Tursch e Greifeneder ridefinisce gli standard in termini di accuratezza descrittiva, e soprattutto brilla per la completezza senza precedenti del processo di verifica del materiale-tipo (malauguratamente, proposto in immagini bianco/nero di qualità medio/bassa) di tutte le specie considerate. L'elenco di tutti i nomi mai utilizzati nella nomenclatura olivologica fino al 2001 è tuttora il più esauriente mai pubblicato. Nel 2004, il celebrato lavoro di Günther Sterba, che copre l'intera famiglia Olividae, basato anch'esso su un'estensiva verifica del materiale-tipo, si collocandosi in una sorta di meditata mediazione tra le visioni delle due precedenti monografie, proponendo illustrazioni di ampio formato e buona qualità, accompagnate da sintetiche e esaurienti descrizioni. Secondo quanto conclude lo studioso tedesco, le specie valide di Oliva sono novantasei (96). Ancora adesso, mitigando gli eccessi delle opere che l'hanno immediatamente preceduta, la monografia di Sterba resta un eccellente compromesso sia per gli appassionati, sia per gli studiosi. Nel 2009, il libro di Hunon, Hoarau e Robin affascina studiosi e appassionati per la straordinaria ricchezza e qualità delle immagini. Nemmeno quest'opera, però, è esente da difetti. Gli autori, pur mostrando di avere letto a fondo le recenti monografie, a loro volta si ripropongono un ulteriore lavoro di mediazione: nello svolgerlo, purtroppo, incorrono in numerosi errori di fatto, e soprattutto identificano in modo scorretto alcune decine di illustrazioni. Vuoi per questo limite, vuoi per alcune decisioni erronee o mal motivate in merito alla sinonimia, anche quest'opera (dalla quale emergono 101 distinte specie di Olive) può risultare fuorviante, in particolare per i collezionisti meno esperti. Nel 2016, nella loro monografia sulle conchiglie di P. L. Duclos ospitate nel museo di Clermont-Ferrand, Charles e Faure compiono un'apprezzabile revisione del materiale-tipo delle numerose specie di Oliva istituite dal grande studioso francese a metà dell'Ottocento. È anche basandosi su tale lavoro che, nel 2018, Fred Vervaet propone un completo e utilissimo riesame di tutte le specie Duclosiane. Nello stesso numero di "Vita Malacologica" vengono descritte da Han Raven e Pierre Recourt alcune nuove specie.
Lo stato attuale della sistematica del genere può essere seguito su The Olivoidea (Mollusca: Gastropoda) Scratchpad e sul sito del World Register of Marine Species
Filogenesi e Radiazione Evolutiva A intrattenersi con il maggior dettaglio sulla filogenesi del genere Oliva è Edward Petuch. Lo studioso americano si giova della particolare completezza e accessibilità di depositi fossiliferi del Terziario e del Quaternario ai margini settentrionali del Golfo del Messico, che consentono una vista retrospettiva ad elevata risoluzione sulla storia naturale del genere, e ne trae alcune conclusioni di carattere generale. I paragrafi che seguono sono basati sull'"Atlas" del 1986.