Leini (Leynì o Leyni fino al 1939), pronunciato e meglio noto come Leinì (denominazione con cui è identificato in piemontese), è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Torino in Piemonte.

Geografia fisica Leini si trova alle porte di Torino, ed è considerata la "porta del Canavese". Dalla cittadina parte infatti la SP13 di Front Canavese che termina a Cuorgnè con Via Torino, città dell'Alto Canavese.

Territorio piuttosto ampio e prevalentemente pianeggiante, si articola a nord dell'abitato, subito alle spalle della frazione Tedeschi, con il pianalto delle Vaude, una cui porzione è compresa appunto all'interno del territorio comunale. L'area sopraelevata raggiunge la quota di circa 300 m. s.l.m.

Origini del nome Le vicende del toponimo La denominazione del comune ha conosciuto diverse variazioni nel corso del XX secolo. Con il regio decreto 12 aprile 1939, n. 925, emanato durante il governo Mussolini, la denominazione ufficiale fu modificata da «Leyni» a «Leini», nell'ambito della politica di italianizzazione dei toponimi. La precedente denominazione «Leynì» e il mutamento avvenuto nel 1939 sono riportati anche dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana.

Dopo la seconda guerra mondiale tornò nell'uso locale la precedente grafia «Leyni»; successivamente si diffuse la forma «Leinì», con sostituzione della y con la i e mantenimento dell'accento sulla vocale finale. L'impiego della vecchia denominazione nel periodo successivo alla guerra è attestato anche da una lapide dedicata ai caduti della Resistenza, censita dall'ANPI, sulla quale compare la grafia «Leyni».

Nel 1997 il consiglio comunale chiese alla Regione Piemonte di modificare nuovamente la denominazione in «Leynì», ripristinando la y e mantenendo l'accento sulla vocale finale.

Nel 2000 entrò in vigore il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, recante il Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, il cui articolo 6 disciplina l'autonomia statutaria dei comuni e delle province. Nello statuto comunale venne adottata la denominazione «Leinì», senza y e con l'accento sulla vocale finale.

Nel febbraio 2009 il Ministero dell'interno stabilì tuttavia che la denominazione ufficiale del comune dovesse corrispondere a quella fissata dal regio decreto del 1939, ossia «Leini», priva sia della y sia dell'accento finale. Il 13 marzo dello stesso anno il consiglio comunale prese atto della denominazione indicata dal Ministero. In relazione alla possibilità di indire un referendum sulla questione, l'allora sindaco Ivano Coral si dichiarò contrario, definendolo «un inutile spreco di carta».

Storia Le ricostruzioni ottocentesche proposero diverse ipotesi sull'origine dell'abitato. Goffredo Casalis, nel Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, mise in relazione il nome di Leynì con quello di un antico insediamento dalla denominazione simile situato nel territorio di Moncrivello, presso un lago indicato come Laneus. Un'ipotesi analoga fu ripresa nel 1883 dal segretario comunale Giovanni Paviolo nell'opuscolo Cenni storici e statistici sul comune di Leynì, secondo il quale il villaggio sarebbe stato fondato da famiglie provenienti da Laniasco, piccolo centro presso Moncrivello situato sulle rive del medesimo lago. Tali ricostruzioni non risultano tuttavia suffragate dalla documentazione medievale esaminata dagli studi più recenti.

Le più antiche attestazioni documentarie del luogo risalgono al Medioevo. Nelle fonti il toponimo compare in diverse forme latine, tra cui Leynico, Laniacum, Leiniacum e Leudenigo. Una prima attestazione è stata individuata in un documento del 904, nel quale compare fra i testimoni un «Bertefredo de Leudenigo». Una tradizione storiografica locale attribuiva inoltre al 999 un diploma con il quale l'imperatore Ottone III avrebbe confermato a Leone, vescovo di Vercelli, la Vauda di Leinì, precedentemente concessagli da Berengario II d'Ivrea; gli studi più recenti hanno tuttavia rilevato l'inesistenza di tale attestazione documentaria.

Tra l'XI e il XIV secolo il territorio fu interessato dal confronto fra diversi poteri signorili dell'area piemontese. La storiografia locale ha ricondotto una prima fase ai marchesi di Torino, successivamente alla dissoluzione della Marca di Torino, e quindi a diritti signorili di natura episcopale. Nel 1163 Viterbo e Gualtiero, figli di Robaldo di Lanzo, cedettero al marchese Guglielmo V del Monferrato i propri diritti feudali sul territorio, che entrò così nell'orbita del Marchesato del Monferrato.

Nel corso del XIII secolo è documentata anche la presenza dei conti di San Martino, importante famiglia aristocratica canavesana, titolare di diritti su parte dell'abitato. La posizione di Leinì, ai margini del Canavese, lungo le direttrici verso le Valli di Lanzo e in prossimità dei possedimenti dell'Abbazia di Fruttuaria di Lombardore e Volpiano, contribuì alla rilevanza strategica del centro durante le contese territoriali medievali.

Nell'agosto 1307 Leinì, già fortificata, fu assediata per sette giorni dalle forze di Filippo I di Savoia-Acaia nel contesto delle lotte per la successione al Marchesato del Monferrato. Dopo la conquista rimase temporaneamente sotto il controllo del ramo sabaudo degli Savoia-Acaia, prima di essere restituita al marchese del Monferrato nel 1310. Allo stesso periodo risalgono controversie territoriali con i monaci di Fruttuaria per la definizione dei confini fra Leinì, Volpiano e Lombardore.

Un passaggio decisivo nella storia locale fu l'affermazione della famiglia Provana. Nel XIV secolo i Provana acquisirono diritti signorili su Leinì, destinati a essere mantenuti dalla famiglia per diversi secoli. Nel 1331 la comunità e i consignori Provana raggiunsero un accordo per la costituzione della cosiddetta «villa ristretta», prevedendo lo scavo di fossati e la costruzione di tre porte; le opere di fortificazione furono ulteriormente sviluppate nel corso del secolo.

Nel 1379, al termine delle contese fra il Marchesato del Monferrato e i Savoia, Amedeo VI di Savoia acquisì il territorio di Leinì, che entrò stabilmente nell'orbita sabauda; i Provana continuarono a esserne investiti come signori.

Durante il Tuchinaggio, la vasta rivolta che interessò il Canavese alla fine del XIV secolo, il territorio di Leinì fu coinvolto nelle tensioni politico-militari dell'area. Nel 1387 il centro subì almeno un'incursione di forze sostenute dal marchese del Monferrato; non è invece documentata con certezza un'adesione della comunità leinicese alla rivolta. Nel 1391 gli abitanti avanzarono ai Provana richieste relative alla concessione di statuti, richiamandosi a quelli posseduti da centri quali Caselle, Avigliana, Rivoli e Cirié. La comunità ottenne successivamente propri statuti, confermati nel 1442 sul modello di quelli di Caselle.

Tra le personalità legate alla famiglia signorile locale spicca nel XVI secolo Andrea Provana di Leinì, nato intorno al 1520 e morto nel 1592, uomo politico e militare al servizio del duca Emanuele Filiberto di Savoia. Provana ricoprì importanti incarichi militari e marittimi nello Stato sabaudo e partecipò alla battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571, comandando le galere sabaude della flotta cristiana.

Il XVII secolo fu segnato, anche per Leinì, dalle epidemie di peste, dalle carestie e dalle guerre che interessarono il Piemonte. Nel secolo successivo si concluse progressivamente la lunga presenza signorile dei Provana, mentre le trasformazioni politiche prodotte dalla Rivoluzione francese e dall'età napoleonica modificarono profondamente l'ordinamento politico e sociale del territorio.

Nel XIX secolo, parallelamente al processo che condusse all'unificazione italiana, il centro fu interessato dalla progressiva introduzione di nuovi servizi e infrastrutture, tra cui la caserma dei Carabinieri, il servizio postale, il peso pubblico e il collegamento tranviario.

Simboli

Lo stemma e il gonfalone attualmente in uso sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro dell'11 dicembre 1997, trascritto nel Registro araldico dello Stato il 21 gennaio 1998; lo stemma sostituì quello precedentemente riconosciuto con decreto del capo del Governo, Primo Ministro, Segretario di Stato Benito Mussolini del 23 aprile 1942.

Stemma

Una precedente tradizione araldica del comune è documentata almeno nel XVII secolo. Nel Consegnamento d'arme del 1687 è attestato uno stemma nel quale figurava san Lorenzo, patrono di Leinì, rappresentato in abiti diaconali con la graticola, suo tradizionale attributo iconografico.ASTO, Sezioni Riunite, sala inventari, Consegnamento d'arme del 1687. Una rappresentazione di tale emblema è presente anche presso l'accesso al castello sul lato di piazza Vittorio Emanuele II, nei pressi della torre.

Antonio Manno ne riporta la seguente blasonatura:

Gonfalone Il gonfalone municipale, concesso con il medesimo decreto dell'11 dicembre 1997, è costituito da un drappo di bianco con la bordatura di azzurro.

Bandiera La bandiera è un drappo rettangolare di bianco bordato d’azzurro, caricato al centro dello stemma comunale.

Monumenti e luoghi d'interesse La Torre

È l'edificio più imponente e caratteristico di Leinì. È detta "dell'Ammiraglio", anche se è certamente preesistente alla nascita di Andrea Provana. Sorge nella sua piazza principale ed è il resto più appariscente dell'antico castello trecentesco. È alta 33 metri, a pianta quadrata, in mattoni, massiccia e coronata di merli. Il resto dell'antico complesso è occupato dagli uffici del Comune.

Il Chiosso Il complesso architettonico del Chiosso è costituito da un insieme di fabbricati di caratteri ed epoche diverse, strutturato per costituire una corte chiusa, funzionale alla destinazione agricola che lo ha caratterizzato per la lunga parte della sua storia. Situato su un'area compresa tra la principale via di attraversamento del concentrico e la strada provinciale che da Torino conduce nel Canavese. La consistenza del fabbricato è frutto di successive mutazioni di destinazione. Il complesso produttivo preesistente, acquistato negli ultimi anni del XVII secolo da Carlo Amedeo Provana di Druent, venne trasformato in dimora signorile. Successivamente l'edificio subì altri passaggi di proprietà, il primo dei quali a favore dei Conti Provana di Frossasco e Alpignano.

Villa Violante L'edificio, caratterizzato da particolarità architettoniche ed artistiche di fine Settecento, è situato nelle vicinanze del perimetro del centro storico, nel settore est del territorio comunale tra via Carlo Alberto e via Volpiano. Il generale Guglielmo Violante (1864-1941), colonnello degli Alpini, fu votato per anni a dirigere il comune di Leinì in qualità di sindaco e successivamente di podestà. In seguito alle disposizioni impartite nel testamento del generale Violante, la villa venne trasferita con pertinenza al comune di Leinì per essere adibita ad attività sociali, culturali e scolastiche.

Ex Capirone

La nascita di questa istituzione risale al 1719 quando fu fondata la Congregazione di Carità, ad opera di padre Carlo Francesco di San Giorgio, Gesuita. Oltre ad assistere i poveri con la distribuzione di alimenti, nel 1721 viene fondato un primo ricovero, con quattro letti, ad uso degli infermi più bisognosi. Nel 1721 viene aperta la prima casa di riposo che viene sistemata dove ora si trova la Farmacia dell'Ospedale. Il ricovero ebbe vita in quel luogo fino al 1861. Nel 1839 don Piero Capirone fece donazione alla Congregazione di Carità di una casa e di terreni. Come ringraziamento la casa di riposo venne intitolata al sacerdote. Nel 1861 la casa di riposo si trasferisce nei locali costruiti appositamente in via Carlo Alberto, successivamente occupati dalla Croce Rossa Italiana.