Questa pagina tratta la storia della nazionale di calcio del Brasile.
La nazionale verdeoro, come si usa chiamarla in Italia, è una delle nazionali di calcio più titolate del mondo nonché quella più titolata nel campionato del mondo, vinto per 5 volte (1958, 1962, 1970, 1994 e 2002). Per questa ragione i giocatori del Brasile sono soprannominati Pentacampeões ("pentacampioni").
Unica nazionale ad aver partecipato a tutte le 22 edizioni del mondiale, in bacheca annovera anche 9 Coppe America e 4 Confederations Cup (primato). Vanta la disputa di sette finali del campionato del mondo e undici piazzamenti complessivi nei primi quattro posti della competizione in ventuno partecipazioni (solo la nazionale tedesca ha fatto meglio, con tredici piazzamenti complessivi nei primi quattro posti in diciannove partecipazioni).
Nel ranking mondiale della FIFA, istituito nell'agosto 1993, ha più volte occupato la prima posizione.
Esordi (1914-1930)
La nazionale brasiliana nacque nel 1914 e giocò la sua prima partita contro la squadra inglese dell'Exeter City allo stadio das Laranjeiras di Rio de Janeiro, sede degli incontri del Fluminense. I verdeoro vinsero per 2-0 con reti di Oswaldo Gomes e Osman, anche se secondo altre fonti la partita terminò con il risultato di 3-3. La prima formazione del Brasile era la seguente: Nélson I, Pennaforte, Alemão, Mica, Nesi, Dino I, Paschoal, Torteroli, Nilo, Coelho, Amaro. La squadra disputò poi varie amichevoli, con l' (perdendo per 3-0), con il (la prima nel 1916) e con l' (la prima il 12 luglio 1916).Seleção Brasileira 1914-1922, RSSSF.
La selezione brasiliana dovette attendere il 1928 per giocare contro squadre europee, il , compagine scozzese sconfitta per 5-0 il 24 giugno, e gli ungheresi del .Seleção Brasileira 1923-1932, RSSSF. Guidata dal prolifico attaccante Arthur Friedenreich, la Seleçao vinse poi il campionato sudamericano del 1919 e del 1922.
Prime apparizioni al campionato del mondo (1930-1949) Le prime apparizioni al campionato del mondo, tuttavia, non ebbero successo, in parte a causa delle lotte interne al calcio brasiliano circa il professionismo, che resero la confederazione calcio brasiliana incapace di schierare squadre con i migliori giocatori. In particolare le dispute tra le federazioni degli stati di San Paolo e Rio de Janeiro fecero sì che le squadre fossero composte solo da giocatori provenienti da una sola delle suddette federazioni. Nel 1930, in Uruguay, e nel 1934, in Italia, il Brasile venne eliminato al primo turno dal mondiale. Nel primo caso batté la e perse contro la ; nel secondo caso perse contro la . Nel 1938, in Francia, ottenne, però, un importante terzo posto, con Leônidas capocannoniere, con 7 reti. Durante il campionato del mondo del 1938 il Brasile, unica squadra sudamericana a partecipare alla competizione, incontrò l'Italia in semifinale e fu sconfitto per 2-1 dagli italiani futuri campioni del mondo, con conseguente eliminazione dal torneo.
La fine del decennio seguente vide la squadra ottenere la vittoria al campionato sudamericano del 1949.
Il Maracanazo e gli anni d'oro con Pelé (1958-1970)
Nel 1950 il Brasile ospitò per la prima volta il mondiale, prima edizione del torneo a svolgersi dopo la seconda guerra mondiale. Questa edizione ebbe la particolarità di essere l'unica a non prevedere una finale secca, ma un girone finale composto da quattro squadre; tuttavia, l'incontro decisivo per l'assegnazione del titolo vide di fronte Brasile e e pertanto venne quasi unanimemente considerata la "finale". La partita si disputò allo stadio Maracanã di Rio de Janeiro davanti a duecentomila spettatori: al Brasile sarebbe bastato un pareggio per laurearsi campione, ma dopo essere passato in vantaggio per 1-0, non accontentandosi del gol di scarto, continuò ad attaccare e incassò così prima il pareggio di Schiaffino e poi il definitivo gol del 2-1 di Ghiggia. A causa della disfatta, all'incontro fu dato il nome di Maracanazo."Il pomeriggio del 16 luglio 1950, l'Uruguay visse un'impresa calcistica che il mondo identifica con il termine maracanazo". Cfr.: (in portoghese Maracanaço) e in Brasile furono proclamati tre giorni di lutto nazionale.
Ai campionato mondiale del 1954, disputatosi in Svizzera, la nazionale brasiliana fu completamente rinnovata, ma, nonostante potesse contare su campioni quali Nílton Santos, Djalma Santos, Julinho e Didi, non andò molto lontano: fu infatti eliminata ai quarti di finale dalla favorita , che vinse per 4-2 una delle più violente partite della storia del calcio, che sarebbe poi diventata famosa con il nome di battaglia di Berna.
Nel 1958 il Brasile vinse per la prima volta il titolo mondiale battendo in finale i padroni di casa della per 5-2, diventando la prima nazionale a vincere un mondiale fuori dai confini continentali (l'impresa sarebbe poi stata ripetuta nel 2002 in Asia). Da notare, in questa edizione, l'affacciarsi sulla scena del calcio internazionale di Pelé, che da lì a poco sarebbe diventato secondo molti il miglior calciatore della storia, all'epoca appena diciassettenne e autore, proprio nella finale, di un gol ritenuto fra i più belli di sempre.
Nel 1962, in Cile, il Brasile bissò il successo di quattro anni prima, vincendo nuovamente il titolo grazie alla vittoria sui padroni di casa in semifinale e al successo per 3-1 sulla in finale. Garrincha fu il protagonista del torneo, in particolar modo dopo l'infortunio subito da Pelé nel secondo incontro della competizione, che costrinse o Rey a saltare le restanti partite.
Dopo il campionato del mondo svoltosi in Inghilterra nel 1966, dove i verdeoro furono eliminati al primo turno, il Brasile vinse la sua terza Coppa del mondo in Messico nel 1970 battendo in finale l'Italia per 4-1 e presentandosi al torneo iridato con quella che viene considerata la migliore squadra nazionale di tutti i tempi; Pelé, alla sua ultima finale mondiale, Carlos Alberto, Jairzinho, Tostão, Gérson e Rivelino. Con questo successo si aggiudicò la Coppa Rimet per la terza volta e poté quindi detenerla a titolo definitivo secondo quanto previsto dal regolamento FIFA allora vigente. Il trofeo sarà poi rubato e non più ritrovato.
Anni di digiuno (1974-1994)
Ai mondiali del 1974 la nazionale verdeoro inizia la competizione con uno 0-0 con la e il medesimo risultato viene ottenuto con la . Batte poi lo per 3-0 e conclude così il girone con le due squadre con cui aveva pareggiato a quattro punti. In virtù di una differenza reti migliore degli scozzesi (3-2) arriva seconda e si qualifica alla seconda fase a gironi. Qui batte per 1-0 la e per 2-1 l' e va a giocarsi l'accesso alla finale con i con i quali era a pari punti (4). Viene però sconfitta per 2-0 e deve accontentarsi della finalina per il terzo e quarto posto dove sarà battuta dalla sorprendente per 1-0.
L'edizione del 1978 fu decisamente controversa. Nella seconda fase il Brasile si contendeva con l' padrona di casa il primo posto nel girone che avrebbe garantito l'accesso alla finale. Nell'ultima partita di questa fase, il Brasile batté la 3-1 andando in vetta con una differenza reti di +5. L' aveva una differenza reti di +2, ma nella loro ultima partita del girone sconfissero il per 6-0 qualificandosi per la finale. Notevoli sospetti gravarono sul portiere peruviano Ramón Quiroga, di origini argentine, reo secondo alcune voci di avere lasciato segnare l' senza opporre la dovuta resistenza, ma entrambe le rappresentative smentirono le ipotesi di possibili complotti. Il Brasile non poté quindi prendere parte alla finale nonostante fosse l'unica squadra imbattuta del torneo.
Al Mondiale 1982 i verdeoro arrivarono in modo autorevole, vincendo tutte e quattro le partite del gironcino sudamericano con e . In Spagna destarono un'ottima impressione, esprimendo un gioco pregevole con talenti come Zico, Falcão, Eder e Sócrates, che formavano una delle squadre più forti della storia. Il CT Telê Santana, infatti, riuscì a far esprimere al meglio i suoi campioni con un impianto di gioco iperoffensivo. I sudamericani superarono agevolmente la prima fase a gironi, sconfiggendo in rimonta (2-1) e (4-1) e travolgendo la (4-0 con tutti i titolari in campo, nonostante la qualificazione fosse già stata ottenuta). Nel secondo turno furono inseriti in un girone di ferro con e . Nella prima partita sconfissero per 3-1 i campioni del mondo in carica dell'Argentina, reduci dalla sconfitta (1-2) contro gli italiani, e li estromisero dal torneo. A quel punto, in virtù di una differenza reti favorevole, ai verdeoro sarebbe stato sufficiente un pareggio per accedere alla semifinale. Contro l'Italia, però, il Brasile uscì battuto, dopo una brillante partita giocata da entrambe le squadre. Paolo Rossi segnò una tripletta che affossò i favoriti brasiliani. Ancora una volta si mise in luce la vocazione all'attacco dei brasiliani che, malgrado bastasse un pareggio, continuarono ad attaccare sul risultato di 2-2, consentendo così all'Italia, poi vincitrice della coppa, di trovare varchi e segnare il definitivo 3-2.
Nell'edizione iridata del 1986 i verdeoro sconfissero al primo turno la per 1-0, l' con il medesimo punteggio e l' per 3-0 chiudendo così primi il raggruppamento. Negli ottavi liquidarono per 4-0 la andando così ad incontrare nei quarti la . Qui la partita terminò sull'1-1 con goal prima di Careca e poi di Michel Platini e con il portiere francese, Bats, che parò un rigore a Zico. Ai rigori s'imposero i francesi per 4-3 e il Brasile venne così eliminato.
Ai Mondiali 1990 il Brasile di Sebastião Lazaroni adottò un calcio volto più al contenimento che all'attacco, ma riuscì a superare il primo turno. Agli ottavi di finale contro l' ebbe alcune buone occasioni da gol, ma perse per 1-0. Alcune critiche fecero da contorno a questa eliminazione, le più accese delle quali accusavano il CT di non avere espresso un gioco degno della scuola brasiliana, con troppa tattica e poca fantasia.
Il Brasile passò nelle mani di Paulo Roberto Falcão, che lo guidò al secondo posto nella Copa América 1991 giocata in Cile. Dopo aver superato con il secondo posto il girone a cinque squadre, i verdeoro si classificarono dietro l'Argentina nel girone finale.
Fu quindi la volta di Carlos Alberto Parreira. Nel giugno 1993 il Brasile disputò la Copa América in Ecuador, dove fu eliminato ai quarti di finale ancora dall'Argentina, questa volta per 6-5 dopo i rigori. In un match l'allenatore lasciò Romário, stella del Barcellona, in panchina e il giocatore reagì affermando che se avesse saputo dell'esclusione sarebbe rimasto in Spagna. Parreira rispose allontanandolo dalla nazionale.
Ritorno ai vertici (1994-2002) Mondiale 1994
Solo nel 1994, ventiquattro anni dopo la sua terza vittoria ai mondiali, il Brasile riuscì a vincere un altro titolo. Eppure la qualificazione per il Mondiale statunitense fu ottenuta non senza patemi. Dopo il pareggio a reti bianche contro l', il 25 luglio 1993 a La Paz i verdeoro persero la prima partita di qualificazione mondiale della loro storia, contro la . Malgrado le pressioni di giornalisti e tifosi, Parreira continuò a lasciare Romário ai margini della nazionale per sette partite, salvo ricredersi prima dell'ultimo decisivo incontro con l'. Fu proprio Romário a siglare la doppietta che consentì ai verdeoro di vincere il match (2-0) e di qualificarsi per gli Stati Uniti grazie al primo posto nel girone CONMEBOL da cinque squadre.