Secondo alcune fonti era la figlia di Amanirena e la madre di Amanitore.
Biografia Non si hanno molte notizie sulla vita della kandake prima del suo regno. Nel 24 a.C. ella ordinò alle sue truppe di fare un'incursione in Egitto e le inviò nella Tebaide per saccheggiare l'isola di File. Un esercito di 30.000 cusciti e nubiani annientò tre coorti romani di guarnigione a Siene (oggi Assuan),Jolly 1996, p. 236. saccheggiando tutte le città sul suo cammino fino a Elefantina. Il prefetto romano Gaio Petronio contrattaccò, ma la conquista della Nubia da parte dei romani venne fermata dalla regina. Un accordo a vantaggio dei nubiani, rappresentati dagli ambasciatori di Amanishakheto, venne concluso con l'imperatore Augusto nel 22-21 a.C.: i nubiani avrebbero mantenuto le loro città a patto di risarcire i danni della guerra. La frontiera venne posta presso Maharraqa e rincominciarono gli accordi commerciali tra le due civiltà. Anche dopo la morte della kandake, il regno cuscita continuò a prosperare per altri duecento anni circa.
Monumenti
Amanishakheto è nota per aver innalzato vari monumenti. Ella è menzionata nei rilievi del tempio di Ammone a Kawa, in una stele meroitica, nelle iscrizioni ritrovate in un palazzo di Wad ban Naqa, in una stele ritrovata a Qasr Ibrim, un'altra stele a Naqa e la sua piramide a Meroe (indicata come N6 tra quelle meroitiche). Amanishakheto doveva essere ricca e potente, data la piramide nella quale era stata interrata e i tesori sepolti con lei. La sua residenza e molti templi si trovano a Meroe e il suo palazzo venne scoperto dall'esploratore e tombarolo italiano Giuseppe Ferlini: il pianterreno dispone di più di sessanta stanze ed è presente un bassorilievo che la raffigura armata di arco e mentre domina un esercito di schiavi.
La regina è inoltre nota per una collezione di gioielli rubati dalla sua piramide nel 1834 dal tombarolo Giuseppe Ferlini, che fece esplodere la struttura in cerca di reperti.Welsby 1998, pp. 86 e 185. Oggi della piramide rimane solo la base, mentre i gioielli furono venduti in Germania: una parte fu acquistata da Ludovico I di Baviera ed è ora in esposizione nello Staatliches Museum Ägyptischer Kunst di Monaco, mentre il resto – su suggerimento di Karl Richard Lepsius e di Christian Karl Josias von Bunsen – fu comprato dal Museo Egizio di Berlino, dove ancora si trovaFranco Cimmino, Storia delle piramidi, Milano, Rusconi, 1996, pp. 416–17, ISBN 88-18-70143-6..
Galleria d'immagini
Note
Bibliografia
Jean Jolly, Histoire du continent africain: de la préhistoire à 1600, vol. 1, Éditions L'Harmattan, 1996. Laszlo Török, in: Fontes Historiae Nubiorum Vol. II, Bergen, 1996, p. 723–725. Derek Welsby, The kingdom of Kush: the Napatan and Meroitic empire, Princeton, Markus Wiener, 1998.
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