Kiev è la più grande città e capitale dell'Ucraina, nonché capitale storica della Rus' di Kiev. Kiev celebra ufficialmente il suo anno di fondazione nel 482 d.C., ma la città potrebbe essere stata istituita 2000 anni fa. L'archeologia fa risalire il sito del più antico insediamento conosciuto nell'area a 25.000 anni a.C.
È possibile che un piccolo insediamento proto-slavo sia esistito già nel VI secolo acquisendo importanza durante il dominio ell'Impero Cazaro fra il VII e l'VIII con il toponimo di Sambat.
Kiev raggiunse successivamente uno sviluppo notevole come centro della Rus' di Kiev nel X-XII secolo.
La sua importanza politica, declinò drasticamente quando, nel 1169, subì un brutale sacco ad opera delle truppe di Andrej Bogoljubskij; la città fu distrutta e la capitale della Rus' si trasferì a Vladimir. La cittadina fu parzialmente ricostruita negli anni successivi fino all'assedio mongolo del 1240 che ne causò nuovamente la distruzione.
Nei secoli successivi la città perse definitivamente il sul ruolo centrale e sopravvisse come capoluogo di provincia di marginale importanza alla periferia dei territori controllati dai suoi potenti vicini: il Granducato di Lituania, poi diventato la Confederazione polacco-lituana, e l'Impero russo. Città cristiana dal 988, svolse ancora un ruolo importante nel preservare le tradizioni del cristianesimo ortodosso, soprattutto nei periodi di dominazione della cattolica Polonia e in seguito dell'atea Unione Sovietica.
Kiev prosperò di nuovo durante la rivoluzione industriale russa alla fine del XIX secolo. Dal 1921 la città entrò a far parte dell'Unione Sovietica, e dal 1934 fu capitale dell'Ucraina sovietica. Nella seconda guerra mondiale la città fu nuovamente distrutta, quasi completamente, ma si riprese rapidamente negli anni del dopoguerra, diventando la terza città più importante dell'Unione Sovietica e capitale della seconda repubblica sovietica più popolosa. Oggi è capitale dell'Ucraina, indipendente dal 1991 in seguito allo scioglimento dell'Unione Sovietica.
Dalla Rus' di Kiev all'invasione mongola
Quali che fossero le precise circostanze e la data della sua fondazione, la città costituiva un punto nodale su importanti ed antiche rotte commerciali, collocandosi vicino alla confluenza dei sistemi fluviali del Dnepr e del Desna. Il Dnepr divenne la via standard tra la Scandinavia e l'Impero bizantino, mentre il Desna diede all'area un accesso via acqua (tramite portages) ai bacini del Don e dell'Oka-Volga.
Secondo la Cronaca di Hustyn, Askold e Dir governarono il Khaganato di Rus' almeno nell'842. Erano principi variaghi, probabilmente di origine svedese, ma non Rjurikidi. Secondo gli Annali di San Bertino (Annales Bertiniani) dell'anno 839, Ludovico il Pio, imperatore del Sacro Romano Impero, giunse alla conclusione che il popolo chiamato Rhos (qui se, id est gentem suum, Rhos vocari dicebant) appartenesse alla gens degli svedesi (eos gentis esse Sueonum).
Secondo la Cronaca degli anni passati, Oleg di Novgorod (Helgi di Holmgard) conquistò la città nell'882. Fu parente di Rjurik, un capo pagano variago. La data fornita per la conquista della città da parte di Oleg nella cronaca è incerta e alcuni storici, come Omeljan Pricak e Constantin Zuckerman, contestano questo racconto e sostengono che il governo cazaro continuò fino agli anni '20 del secolo successivo.
Dalla presa della città da parte di Oleg fino al 1169, Kiev funzionò come capitale della Rus' di Kiev, governata dalla dinastia variago-rjurikide. I Gran Principi avevano il primato tradizionale sugli altri governanti del luogo e il principato di Kiev rappresentava un premio prezioso in un sistema intra-dinastico. Nel 968 la città resistette all'assedio dei nomadi Peceneghi. Nel 988, per ordine del Gran Principe Vladimir I (San Vladimir o Volodymyr), i residenti della città accettarono il battesimo in massa nel fiume Dnepr, un evento che simboleggiava il battesimo della Rus' di Kiev al cristianesimo ortodosso. La città raggiunse l'apice della sua posizione - la sua età dell'oro politica e culturale - a metà dell'XI secolo sotto il figlio di Vladimir, Jaroslav I di Kiev (Gran Principe dal 1019 al 1054). Nonostante il Grande Scisma del cristianesimo, la chiesa di Kiev mantenne buoni rapporti con Roma (si noti ad esempio la richiesta del principe Izjaslav I a papa Gregorio VII di estendere alla Rus' di Kiev "il patrocinio di San Pietro", che il papa gli accordò inviando a Izjaslav una corona da Roma nel 1075).
Gli anni successivi furono segnati dalle rivalità fra i principati della Rus' sempre più in competizione tra loro e dall'indebolimento dell'importanza politica di Kiev. Nel 1146 il vescovo ruteno, Clemente di Smolensk, fu nominato metropolita di Kiev e di tutta la Rus'. Nel 1169 Andrej di Suzdal' inviò un esercito contro Mstislav II e Kiev. Guidato da uno dei suoi figli, era composto dalle forze di altri undici principi, che rappresentavano tre dei rami principali della dinastia rjurikide contro il quarto, gli Izjaslavidi di Volinia. Gli alleati furono vittoriosi e saccheggiarono la città per tre giorni (sacco di Kiev). Lasciarono la città vecchia e la sala del principe in rovina, e presero molti pezzi di opere d'arte religiose - inclusa l'icona Theotokos di Vladimir - dalla vicina Vyšhorod. Bogoljubskij stabilì la capitale a Vladimir.
Nel 1203 il principe Rurik Rostislavič espugnò e bruciò Kiev. Nel 1230 diversi principi della Rus' assediarono e devastarono la città più volte. Quindi le forze mongolo-tatari guidate da Batu Khan eseguirono l'assedio di Kiev e poi la distrussero quasi completamente il 6 dicembre 1240.
Orda d'Oro Nel periodo tra il 1241 e il 1362, i principi di Kiev, furono costretti ad accettare la sovranità mongolo-tatara. Nel 1245 Petro Akerovic (di origine rutena), metropolita di Kiev, partecipò al Concilio di Lione I, dove informò l'Europa cattolica della minaccia mongolo-tatara. Nel 1299, il metropolita di Kiev, Massimo (di origine greca), trasferì la sede vescovile da Kiev a Vladimir, mantenendo il titolo. Dal 1320 la città fu sede di un nuovo vescovato cattolico, quando Enrico, un frate domenicano, fu nominato primo vescovo missionario di Kiev.
Granducato di Lituania Kiev divenne parte del Granducato di Lituania dopo la battaglia delle Acque Blu nel 1362, quando Algirdas, Granduca di Lituania, sconfisse un esercito dell'Orda d'Oro. Durante il periodo tra il 1362 e il 1471, la città fu governata da principi lituani di diverse famiglie. Per ordine di Casimiro IV di Polonia, il Principato di Kiev fu abolito e nel 1471 sorse il Voivodato di Kiev. Il nobile lituano Martino Goštautas fu nominato primo voivoda di Kiev lo stesso anno.
La città fu spesso attaccata dai tatari di Crimea e nel 1482 fu nuovamente distrutta dal Khan di Crimea Meñli I Giray. A partire dal 1494, l'autonomia locale della città (diritto di Magdeburgo) aumentò gradualmente grazie ad una serie di atti dei granduchi lituani e dei re polacchi, finalizzati ad uno statuto concesso da Sigismondo I il Vecchio nel 1516.
Kiev aveva una comunità ebraica di una certa importanza all'inizio del XVI secolo. Il tollerante Sigismondo II Augusto di Polonia concesse eguali diritti agli ebrei della città, sulla base del fatto che pagavano le stesse tasse dei borghesi di Podil.
Regno di Polonia
Nel 1632, Pietro Mogila, metropolita ortodosso della Galizia, fondò l'Accademia Kiev-Mohyla, un'istituzione educativa volta a preservare la fede ortodossa nonostante l'oppressione cattolica polacca. Sebbene governata dalla chiesa, l'Accademia forniva agli studenti standard educativi vicini alle università dell'Europa occidentale (compresa la formazione multilingue) e divenne il principale centro educativo, sia religioso che laico.
Nel 1648 i cosacchi di Bohdan Chmel'nyc'kyj entrarono trionfalmente in città nel corso di una storica rivolta stabilendo il governo dell'etmanato cosacco nella città. Il Sič di Zaporižžja ebbe uno status speciale all'interno dell'entità politica appena formata. Nel 1654 Chmelnyzkyj, con un esercito ormai esausto e abbandonato dagli alleati tatari, si rivolse allo Zar russo Alessio I per ottenere protezione firmando il Trattato di Perejaslav con lo Zarato di Russia dove il capo cosacco offriva alla Russia le terre che ancora controllava sulla riva est del fiume Dnepr e confinanti con quelle russe permettendo un allargamento dell’Impero Russo che sfociò nella guerra russo-polacca. Dopo la morte dell'atamano, in un'atmosfera di aspri conflitti e contrapposizioni tra cosacchi filo-russi e cosacchi filo-polacchi, il suo successore Ivan Vjhovskij firmò il trattato di Hadjač con la Polonia. Secondo il trattato Kiev doveva diventare la capitale di un Granducato di Rutenia all'interno della Confederazione polacco-lituano-rutena. Nei fatti il trattato non ebbe alcun seguito. Nel 1659 i cosacchi concordarono il Secondo Trattato di Perejaslav nell'ottobre 1659 con l'Impero Russo.La guerra polacco-russa continuò per diversi anni fino al Trattato di Andrusovo del 1667 e la definitiva occupazione russa di Kiev.
Impero russo Il 31 gennaio 1667 si concluse quindi la pace di Andrusovo, in cui la Confederazione polacco-lituana cedette Smolensk, la Severia e Černihiv e la città di Kiev allo Zarato di Russia. Il trattato di Pace Eterna del 1686 riconfermò poi lo status quo e mise la città sotto il controllo della Russia per i secoli a venire. Nei decenni successivi Kiev conosce un periodo di decadenza e di perdita di importanza rimanendo una città di frontiera dell'Impero, ancora nel 1787 Kiev era descritta nelle cronache come un agglomerato di capanne e rovine, fu ricostruita dai russi e fu Caterina II a promuoverne la rinascita dopo secoli di oblio.
Nel 1834 fu fondata nella città l'Università di San Vladimir. Il poeta ucraino Taras Ševčenko collaborò con il dipartimento di geografia come ricercatore sul campo ed editore. Tuttavia, il diritto di Magdeburgo esistette a Kiev fino a quell'anno, quando fu abolito dal decreto dello zar Nicola I di Russia il 23 dicembre 1834.
I polacchi continuarono a svolgere un ruolo importante anche dopo che Kiev e la regione circostante non fecero più parte della Polonia. Nel 1812 c'erano oltre 43.000 nobili polacchi nella provincia di Kiev, rispetto ai circa 1.000 nobili russi. Tipicamente i nobili trascorrevano i loro inverni in città, dove tenevano balli e fiere. Fino alla metà del XVIII secolo Kiev era di cultura polacca, sebbene i polacchi costituissero non più del dieci per cento della popolazione della città e il 25% dei suoi elettori. Durante gli anni '30 dell'Ottocento il polacco era la lingua del sistema educativo di Kiev e, fino a quando l'iscrizione polacca all'università di San Vladimir non fu limitata negli anni '60 dell'Ottocento, i polacchi costituivano la maggior parte del corpo studentesco dell'istituzione. La cancellazione da parte del governo russo dell'autonomia della città e la sua collocazione sotto il governo di burocrati nominati da San Pietroburgo fu in gran parte motivata dal timore di un'insurrezione polacca nella città. Le fabbriche e i negozi di Varsavia avevano filiali a Kiev. Józef Zawadzki, fondatore della borsa di Kiev, fu sindaco della città negli anni novanta dell'Ottocento.
Secondo il censimento russo del 1874, su 127.251 persone che vivevano a Kiev, 38.553 (39%) parlavano "piccolo russo" (la lingua ucraina), 12.917 (11%) parlavano yiddish, 9.736 (10%) parlavano il grande russo, 7.863 (6%) parlavano polacco e 2.583 (2%) parlavano tedesco. 48.437 (49%) dei residenti della città furono elencati come parlanti "generalmente russo".