I Montalban sono un'antica e nobile famiglia veneta, testimoniata fin dal XIV secolo come aggregata al nobile Consiglio di Conegliano.

Storia

Le origini: i della Fratta diventano Montalban

Leggenda vuole che i della Fratta provenissero dalla Francia e che fossero paladini di Carlo Magno. In una lettera del 1537, Marco II Montalban scrive al re di Francia Francesco I cercando di legittimare le sue nobili origini francesi e chiarendo come i suoi antenati della Fratta siano fuggiti dal paese ai tempi di Ottone I rifugiandosi a Venezia. Fuori da ogni genesi mitologica, i della Fratta risultano aggregati al nobile Consiglio di Conegliano sin da 1180 e nel corso dei secoli svolsero importanti funzioni nell'amministrazione pubblica, ricoprendo i ruoli di giudici e notai oltre che religiosi e cavalieri. È probabile che i della Fratta traggano il proprio cognome dalla località, nei pressi di Fossalta di Portogruaro, dove un tempo sorgeva un castello oggi scomparso. Lo stesso Ippolito Nievo svolge i fatti narrati ne Le confessioni di un italiano attorno al castello di Fratta.

I Montalban comparvero per la prima volta negli archivi cittadini di Conegliano a partire da Jacobino della Fratta di Monte Albano che nel 1327 sposò Margherita Venier e da quel momento mutò il proprio cognome mantenendo solo Montalban.

Montalban conti di Prata

La nobiltà L'importanza dei Montalban crebbe nel tempo assieme alla loro vocazione di grandi proprietari terrieri. Già nel Quattrocento i Montalban si erano arricchiti sfruttando la fragilità del principato patriarcale di Aquileia ormai giunto alle sue ultime fiate. Nel Cinquecento avevano invece saputo sfruttare la crisi marittima della Serenissima e il rinnovato sguardo di essa per la terra ferma per imporsi come nuovi interlocutori. Il contesto politico favorevole fu la base su cui la famiglia Montalban accrebbe il potere e l'importanza della famiglia attraverso anche l'utilizzo dell'intimidazione armata.

La ricchezza di terre fu accompagnata dai sapienti matrimoni politici. Attraverso il legame matrimoniale si palesava l'aspirazione della famiglia ad accrescere il proprio peso politico ed economico. Alcuni esempi sono il matrimonio tra Marco II e Ortensia di Colloredo (1515-1557) e il matrimonio del figlio Pietro III con Giulia Savorgnan, due delle più potenti famiglie feudali del Friuli. La stessa figlia di Pietro III, Ortensia (in onore della nonna Colloredo), verrà maritata nel 1590 con il cugino Antonio Savorgnan.

I titoli e i privilegi politici vennero con diploma 28 novembre 1575 dall'imperatore Massimiliano II d'Asburgo che riconosceva il titolo di Conte palatino a Pietro III Montalban (figlio di Marco II) e ai suoi eredi. Pietro nel 1574 era già stato riconosciuto Cavaliere dal re Enrico III di Francia in visita a Conegliano e aveva ottenuto il diritto di aggiungere una croce argentata allo stemma. Il 10 marzo 1598 finalmente la famiglia Montalban ottenne prerogative feudali a Prata per acquisizione dalla famiglia Florida di Spilinbergo, su concessione del doge Marino Grimani che insignì Pietro anche del cavalierato di San Marco. Un importante testimonianza del prestigio ormai consolidato della famiglia, è la dedica a Pietro Montalban che Cesare Vecellio compie nella prima edizione della sua celebre opera, il De gli habiti antichi et moderni di diverse parti del mondo. Vecellio dedicò a Montalban quest'opera nel quale trovava rispecchiati i valori ai quali aveva deciso di rifarsi: l'antichità, la diversità e la ricchezza. Si tratta di un vero e proprio manifesto propagandistico e di affermazione di prestigio per la famiglia. Non solo nel contenuto della dedica è possibile rintracciare questo intento, ma anche a livello iconografico: sul frontespizio dell'edizione del 1590, riccamente decorato con una cornice allegorica che riproduce ai quattro angoli le quattro parti del mondo in figura umana con attributi classici, nella estremità superiore è ben visibile lo stemma della famiglia Montalban.

Il ramo di Belluno La famiglia nel corso dei secoli si suddivise in diversi rami, l'ultimo dei quali si stabili a metà dell'Ottocento a Belluno. Adriana Montalban era nata nel 1803 e fu sposata al Marchese Pietro Fulcis di Belluno nel 1829. La discendenza maschile della coppia non fu però garantita, tanto che alcuni possedimenti Bellunesi dei Fulcis passarono ai Montalban. Il conte Francesco Pietro, fratello minore di Adriana, nato nel 1809 e sposato a Caterina Vascellari garantì invece la discendenza maschile della famiglia. Il figlio della coppia ebbe nome Riccardo e nacque a Conegliano nel 1843. Fu lui ad ereditare la fortuna bellunese dei Fulcis-Montalban. Dopo la laurea in giurisprudenza all'Università di Padova, si sposò con la nobile di origini siriane Carolina von Cassis-Faraone, classe 1851, figlia dal conte Pompeo von Cassis-Faraone (1794-1856) e dalla contessa Giovanna di Colloredo-Mels (1814-1890). La coppie ebbe due figli: Ernesto, nato ad Auronzo di Cadore nel 1882 e Adriana (in onore della prozia paterna), nata a Belluno nel 1884. La famiglia si trasferì a Belluno nel 1883, alla morte della zia Adriana, e da subito Riccardo s'impegnò attivamente nella vita politica della comunità, tanto da ricoprire per numerosi anni cariche all'interno del consiglio comunale. Nel novembre del 1897 coronò la carriera politica diventando sindaco. La moglie Carolina von Cassis-Faraone negli stessi anni vendeva dei lotti di terreno in suo possesso nei pressi di Aquileia al ricco imprenditore Ettore Ritter che stava conducendo gli scavi archeologici che avrebbero portato alla luce i resti dell'antica città romana. Ancora oggi la sede del Museo archeologico nazionale di Aquileia è ubicata nella Villa dei conti Cassis-Faraone. Seguendo le orme del padre Riccardo, anche il figlio Ernesto (1882-1937) fu attivo nella vita politica bellunese gestendo i possedimenti boschivi di proprietà della famiglia e finanziando la compagnia teatrale di Belluno. Ernesto sposò la nobile Giuseppina Frigimelica a Belluno nel 1907, discendente dell'architetto e librettista Girolamo Frigimelica-Roberti la cui famiglia nel tardo settecento aveva ricevuto il diploma di nobiltà. Il padre di Giuseppina si chiamava Francesco ed era ingegnere e membro del consiglio comunale di Belluno negli stessi anni di Riccardo. Nella loro villa di Safforze la famiglia Montalban ospitò nel 1903 Re Vittorio Emanuele III e la Regina Elena in visita. Ernesto e Giuseppina ebbero tre figli: Carolina, Riccardo e Laura. Riccardo, l'unico figlio maschio di Ernesto e Giuseppina non ebbe eredi, fu uno stravagante libertino sempre in viaggio per l'Europa; morì negli anni Settanta in Germania. Con la morte di Riccardo si estinse il ramo di nobiltà più antica della famiglia. Carolina sposò Arturo Stiz, di famiglia borghese ma da comprovata fede patriottica: il nonno di Arturo, Pietro fu incarcerato dagli austriaci durante la terza guerra d'indipendenza per aver organizzato una rivolta popolare a Belluno. Il fratello di Arturo, Paolo Stiz divenne ufficiale d'artiglieria e il nipote Giancarlo Stiz fu un noto magistrato. Laura, la terza figlia, in gioventù fu dama di compagnia a Roma, presso una ricca famiglia ebraica. Con le leggi razziali e l'avvento della guerra fu costretta a fuggire: ripiegò prima verso Belluno e poi sulla parte bresciana del Lago di Garda, dove trascorse il resto della sua vita. La famiglia era caduta in disgrazia dopo gli eventi della prima guerra mondiale che avevano fortemente danneggiato la loro residenza sulle sponde del fiume Piave. Alla morte di Ernesto nel 1937 Giuseppina trascorse i suoi ultimi anni presso la sagrestia della piccola chiesa di Sant'Aronne a Cusighe, dove oggi è sepolta.

Genealogia dei Montalban conti di Prata

Montalban del ramo di Gio Batta

La nobiltà Gio Batta Montalban fu un ricco possidente attivo a cavallo tra Cinquecento e Seicento. Fu cavaliere dell'Ordine Geroṡolimitano e aggregato al nobile consiglio di Conegliano dal 31 ottobre 1607. Gio Batta, era un lontano cugino di Pietro III, infatti entrambi potevano vantare la discendenza dall'antico casato dei dalla Fratta. Il ramo di Gio Batta ricevette il riconoscimento della nobiltà più tardi, con ducale 24 settembre 1767 a nome del nipote Girolamo Montalban che secondo le fonti finanziava alla Serenissima un contingente di 75 uomini armati. Questo è l'unico ramo dei Montalban ancora esistente.

Genealogia del ramo di Gio Batta

Membri illustri del ramo di Gio Batta Maddalena Montalban Comello

Maddalena Montalban Comello fu figlia primogenita di Lucrezia Guizzetti e del conte Girolamo, nacque a Conegliano nel palazzo Montalban Nuovo il 16 settembre 1820. Nel 1842 Maddalena sposò Angelo Comello, membro di una ricca famiglia veneziana. Trasferendosi a Venezia divenne un'indiscussa protagonista del 1848 veneziano. Le due famiglie finanziarono in modo sostanzioso il governo provvisorio della Repubblica di San Marco durata diciassette mesi. Maddalena Montalban in quegli anni era in corrispondenza con Mazzini e con Garibaldi, di cui condivideva il pensiero e ne finanziava le imprese. Repubblicana convinta, per lei fu una delusione quando nella seduta del 3 luglio 1848, l’Assemblea approvò l’unione di Venezia con gli stati Sardi e la Lombardia. Il suo palazzo di San Canciano divenne ospedale dei feriti che medicava, aiutata dal comando della guardia civica della Pia Società delle donne veneziane. Montalban, oltre a ospitare e curare i feriti nella sua casa, organizzò una rete per alimentare la resistenza contro l’esercito austriaco che, agli ordini del feldmaresciallo Radetzky, attaccava su più fronti la città.

Con il 24 agosto del 1849 aveva fine l’impresa iniziata nel ’48 e gli austriaci tornavano a Venezia. Angelo Comello assieme a molti altri venne esiliato. Maddalena, si ritirò nella villa di Mottinello e riprese la corrispondenza con Garibaldi, Pepe e altri patrioti. Fu in relazione con i comitati segreti clandestini e con il Comitato centrale di Torino. Collaborò con il Partito d’Azione, con i Comitati di Genova, con quelli presieduti da Garibaldi, con il Comitato Politico Centrale Veneto, ponendo come ideale il raggiungimento dell’unità d’Italia, accantonando la propria fede repubblicana.