La sua personalità artistica è stata interamente ricostruita sulla base di osservazioni di origine stilistica e la sua identità, ad oggi, è ancora ignota. Il suo stile ricorda da vicino quello del veneziano Carlo Saraceni, caravaggista della prima ora al cui ambito sicuramente appartenne (da qui l'origine del nome, coniato da Longhi).
Fu anch'egli, e forse più del Saraceni, un seguace del Caravaggio, che imitò soprattutto, oltre che nell'impianto luministico e nell'utilizzo di sfondi neutri, nella scelta dei soggetti: dei pochi quadri a lui attribuiti, una dozzina, molti raffigurano scene di genere e uno è una natura morta. Le sue opere sono normalmente caratterizzate dalla presenza di mezze figure intente in scene di vita quotidiana: i loro gesti misurati e la luce soffusa contribuiscono, tra le altre cose, ad attribuire ai quadri un'atmosfera sospesa e pacata.
Storia
La personalità artistica del "Pensionante del Saraceni" fu introdotta alla critica nel 1943 da Roberto Longhi, che riunì in un importante articolo pubblicato su "Proporzioni" un gruppo di quattro opere stilisticamente affini tra loro e molto vicine alla maniera di Carlo Saraceni, databili al secondo decennio del Seicento. Notando nelle tele in questione un'aria generale che le avvicinava alla pittura francese dell'epoca, e soprattutto sulla base della vicinanza del Saraceni con la Francia ricordata dal Baglione e della presenza di pittori francesi nella sua bottega tramandata da fonti e documenti, Longhi avanzò l'ipotesi che l'artista fosse un collaboratore d'oltralpe del veneziano. Scelse per questo ignoto autore il nome di "Pensionante" per indicare un'appartenenza all'ambito artistico del Saraceni senza necessariamente che vi fosse nei suoi confronti un rapporto d'alunnato da parte del primo. Negli anni la critica ha aggiunto al corpus delle opere del Pensionante varie altre tele, giungendo ad attribuirgliene una dozzina; ultimamente è stato proposto di restituire alcune di queste opere al catalogo del Saraceni. La ricostruzione della personalità artistica del Pensionante è comunque unicamente basata sull'esercizio critico della connoisseurship: l'unico appoggio documentario che si conosce è la citazione del Fruttivendolo di Detroit in un inventario del 1626 della collezione del cardinal Sannesio, morto nel 1621, in cui però non è riportato il nome dell'autore. L'ipotesi consolidata è che l'artista fosse di nazionalità francese; sono stati avanzati i nomi di Guy François e Jean Le Clerc, i due più noti collaboratori francesi del Saraceni, così come quelli di area fiamminga di François Walschartz, di Liegi, e Jacob Van Oost il Vecchio di Bruges. Comunque sia, allo stato attuale degli studi non è ancora stato possibile dare un nome certo al Pensionante, la cui identità resta uno dei maggiori enigmi della pittura romana del primo Seicento. L'alta qualità delle sue opere e, in parte, il mistero che avvolge il pittore ne hanno determinata una certa fortuna, riscontrabile anche nelle elevate quotazioni assegnate ai suoi quadri in sede d'asta.
Opere Il nucleo originario longhiano e la questione della Negazione di Pietro
L'autografia del Pensionante di tre delle quattro opere riunite da Longhi sotto il suo nome nel 1943, tra loro vicinissime, è ancora oggi unanimemente accettata: sono, queste, il Fruttivendolo (o Venditore di meloni) del Detroit Institute of Arts, il Pollivendolo del Prado e il Cuoco (o Pescivendolo) della Galleria Corsini di Firenze. L'attribuzione al Pensionante della quarta opera pubblicata da Longhi, ossia la Negazione di Pietro dei Musei Vaticani proveniente dalla Collezione Sacchetti, è stata recentemente contestata da Alessandro Zuccari e Maria Giulia AurigemmaCfr. Alessandro Zuccari, Il caravaggismo a Roma. Certezze e ipotesi, in I Caravaggeschi: Percorsi e protagonisti, a cura di Alessandro Zuccari, Milano, Skira, 2010, tomo I, p. 47 e Maria Giulia Aurigemma, Il Pensionante del Saraceni (attivo nel secondo decennio del XVII secolo), ibid., tomo II, pp. 553-555. Cfr. inoltre Alessandro Zuccari, scheda dell'opera n. 61 in Carlo Saraceni 1579-1620. Un veneziano tra Roma e l'Europa, catalogo della mostra (v. nota seguente), a cura di Maria Giulia Aurigemma, Roma, De Luca Editori d'Arte, 2013, pp. 306-309, e la tela è stata esposta in una grande mostra monografica sul Saraceni curata da quest'ultimaCarlo Saraceni 1579-1620. Un veneziano tra Roma e l'Europa (Roma, Palazzo Venezia, 2013 e Venezia, Gallerie dell'Accademia, 2014) come, con qualche riserva, opera del veneziano. I motivi di questo cambio di attribuzione vanno individuati, oltre che in osservazioni di ordine stilistico, nella presenza di varie altre versioni note della tela che per la presenza di varianti compositive e per l'alta qualità non possono essere considerate copie: era infatti prassi radicata nella bottega del Saraceni l'esecuzione di numerose repliche di composizioni del maestro, sia di mano sua che con la collaborazione di allievi. Ad ogni modo, la questione critica sulla Negazione di Pietro è ancora aperta e, per ora, gli istituti museali in cui le varie versioni sono conservate mantengono l'attribuzione tradizionale, e con la stessa è stata presentata a un'asta nel 2018 una versione nota alla critica già dal 1948V. note successive. Tra quelle note, le versioni che per la loro qualità possono essere ascritte alla mano del Pensionante (o di Carlo Saraceni) sono quelle conservate nella Pinacoteca Vaticana (ritenuta da Longhi la prima versione eseguita, da cui derivano le altre), nella National Gallery of Ireland di Dublino (per Anna Ottani Cavina una copia) e nel Musée de la Chartreuse di Douai, e quella battuta all'asta da Sotheby's nel 2018, quest'ultima con qualche dubbio sull'autografia.
Aggiunte successive
Ad Anna Ottani Cavina, autrice nel 1968 di una monografia sul Saraceni, si devono varie aggiunte al catalogo del Pensionante: un San Gerolamo in collezione privata, di cui si conosce un'altra versione (secondo la studiosa una copia) battuta all'asta da Finarte nel 1988, il San Gerolamo penitente nello studio della National Gallery of Canada di Ottawa e il Seppellimento di Santo StefanoAlias: Il corpo di Santo Stefano compianto dai santi Nicodemo e Gamaliele del Museum of Fine Arts di Boston, proveniente dalla collezione del cardinal Sannesio come il Fruttivendolo di Detroit. Quest'ultima attribuzione, avanzata nel 1983, è stata negli anni accettata da vari studiosi ma in tempi recenti si è tentato, in occasione della mostra monografica sul Saraceni del 2013-2014, di restituire l'opera alla mano del maestro veneziano, con aiuti. A sostegno dell'attribuzione al Pensionante andrebbero la somiglianza delle tre figure in primo piano ad altre dell'anonimo pittore e la resa delle mani e delle pieghe dei panneggi differente da quella del Saraceni, mentre punterebbero a favore della paternità di quest'ultimo l'impianto luministico e coloristico generale e l'importante presenza nel quadro di un brano paesaggistico. A Fritz Baumgart si deve l'attribuzione al Pensionante, oggi generalmente accettata, della Natura morta con frutta e caraffa di vino della National Gallery di Washington, già assegnata con fermezza dal Longhi a Caravaggio. Un'altra natura morta in collezione privata francese, molto simile per composizione e dimensioni e forse un pendant della precedente, è unanimemente attribuita al Pensionante del Saraceni dai primi anni Duemila, quando fu esposta per intuizione di Mina Gregori in due diverse mostre sulla natura morta in Italia.
Tra le altre opere attribuite all'ignoto collaboratore del Saraceni, la critica è concorde sul Cristo tra i dottori della Pinacoteca Capitolina, proveniente dalla Collezione Sacchetti come la Negazione di Pietro dei Vaticani. Nel 2013, inoltre, è stato battuto all'asta da Sotheby's un Ragazzo morso da un gambero d'acqua dolce presentato con attribuzione certa al Pensionante. Se è pacifica la matrice caravaggesca del soggetto, simile al Ragazzo morso da un ramarro merisiano, vi è invece ancora incertezza sulla paternità della composizione. La presenza di numerose copie variamente attribuite, infatti, tra le quali in istituzioni museali quelle del Musée des Beaux-Arts di Strasburgo (considerata la migliore fino all'asta del 2013) e del Musée des Beaux-Arts di Lione, insieme con la menzione in una fonte seicentesca di un "Putto morso da un granchio" del Caravaggio conservato alla Galleria Borghese, ha portato alcuni studiosi, tra cui Cuzin e Rosenberg, a sostenere che il Ragazzo morso da un gambero d'acqua dolce sia un'opera del Pensionante derivata da un prototipo perduto del Merisi e a sua volta copiata o replicata in vari esemplari. L'alta qualità della tela battuta all'asta da Sotheby's, però, che suggerisce che quest'ultima possa essere il prototipo da cui derivano tutte le altre versioni conosciute, ha rimesso in discussione la teoria precedente, insieme ad altri particolari come la differenza tra il granchio ricordato dalle fonti e i gamberi nel quadro, aprendo alla possibilità (sostenuta dalla casa d'aste) che l'invenzione, pur con gli evidenti fortissimi debiti nei confronti del Caravaggio, spetti tutta al Pensionante.
Secondo la classificazione data da Federico Zeri a due fotografie nella sua fototeca sarebbero da attribuire al Pensionante altre due opere: un San Giovanni Battista della galleria Doria-Pamphilj, forse nato in relazione al San Rocco del Saraceni della stessa collezione, e, con riserve, un quadro con dei Giocatori di carte conservato al Fogg Art Museum di Cambridge (USA). Ad oggi, comunque, nessuna delle due attribuzioni è riconosciuta e, se per la prima tela si continua a considerare valida quella avanzata da Longhi "tra Saraceni e Le Clerc" (secondo il catalogo ufficiale della Galleria, opera di collaborazione dei due), per la seconda il museo di Harvard mantiene una cauta attribuzione a un ignoto "seguace di Caravaggio".
Stile Caratteri generali Al di là delle questioni attributive su alcune singole opere, che originano dalla contiguità stilistica tra il Pensionante e il Saraceni stesso, le tele del primo hanno in generale un carattere facilmente riconoscibile: esse raffigurano, nella gran parte dei casi, scene di genere con personaggi ritratti a mezza figura e caratterizzati da posture statiche, tendenti all'immobilità. L'espressività dei personaggi è affidata quasi esclusivamente alla mimica facciale (è emblematico in questo senso il caso del Ragazzo morso da un gambero d'acqua dolce che, privo della torsione del movimentato modello merisiano, trova l'azione solo nella smorfia di dolore del fanciullo e nella contrazione dei muscoli del collo) e, in misura ancora maggiore, alla gestualità delle mani, solitamente messe in risalto dalla luce (come nella Negazione di Pietro). Nelle occasioni in cui il pittore si addentra nel territorio delle composizioni a figura intera mostra una certa incertezza nella resa dell'impaginato prospettico, come nel caso del San Gerolamo penitente nello studio di Ottawa.
Rapporti con lo stile del Saraceni e del Caravaggio