In questa voce sono riportati i colori e simboli della nazionale A di calcio dell'Italia, rappresentativa calcistica dell'Italia, posta sotto l'egida della Federazione Italiana Giuoco Calcio.

Colori

Il colore ufficiale della nazionale di calcio dell'Italia, in tutte le rappresentative maschili e femminili, è l'azzurro; nello specifico nella gradazione denominata azzurro Savoia, avente saturazione cromatica compresa fra il blu pavone e il pervinca, più chiaro del blu pavone..

Sulla scelta del colore azzurro, effettuata in occasione del terzo incontro ufficiale della nazionale, il 6 gennaio 1911 contro l', erano state fatte varie ipotesi: la prima, che fosse stato ripreso dai colori della nazionale francese (anche se questa indossa in realtà il blu e non l'azzurro); la seconda, che venisse dal colore dei mari (e del cielo) italiani; la terza, che si fosse casualmente scelto un colore alternativo al bianco a causa della forte nevicata avvenuta in mattinata e del clima nebbioso esistente a Milano in occasione della partita contro gli ungheresi (il bianco avrebbe infatti confuso i giocatori italiani con l'ambiente circostante). In realtà, le fonti storiche spiegano come l'azzurro sia stato scelto in onore di Casa Savoia, dinastia regnante all'epoca in Italia, in quanto rappresentava il colore del loro casato fin dal 1360: il blu Savoia, un azzurro molto intenso. Questo, a sua volta, era stato desunto dalla tinta del manto di Maria Vergine, tradizionalmente di colore azzurro, a cui la casata era devota.«Scrive Luigi Cibrario, storico della monarchia: "Quell'azzurro con l'immagine di Nostra Signora, in campo seminato di stelle d'oro, quel colore di cielo consacrato a Maria, simbolo del nostro colore nazionale"», cfr. A riprova dell'origine monarchica della scelta, sul lato sinistro delle neonate maglie azzurre venne cucita la croce sabauda, ovvero una croce bianca in campo rosso... Il calcio fu la prima disciplina sportiva ad adottare la maglia azzurra quale simbolo di appartenenza all'Italia, che in seguito venne utilizzata da quasi tutte le rappresentative nazionali negli altri sport.

Divisa Prima divisa

La prima divisa della nazionale di calcio dell'Italia, ovvero quella "casalinga", è tradizionalmente composta da una maglia azzurra, da pantaloncini bianchi e da calzettoni azzurri. La maglia è di colore azzurro dal 1911 (dal terzo incontro disputato), salvo qualche periodo in cui questo colore tendeva più al celeste. I pantaloncini sono bianchi, ma negli ultimi venti anni sono stati utilizzati spesso di colore azzurro a formare una divisa a tinta unita; nel kit in uso dal 2020 vengono spesso indossati calzoncini di colore blu navy, mentre in passato sono stati usati anche di colore nero o marrone. I calzettoni infine sono azzurri dal 1960, poiché in precedenza erano neri.

Storia I primi decenni

Per il primo incontro ufficiale della nazionale di calcio dell'Italia, il 15 maggio 1910 contro la , la divisa della squadra fu completamente bianca con polsini e collo inamidati e nastro tricolore appuntato sopra.. Una leggenda vuole che, nel momento di decidere la prima tenuta di gioco, si fosse voluto far indossare alla rappresentativa nazionale la maglia bianca in onore del club italiano più forte del momento, la Pro Vercelli; in realtà, le fonti storiche riportano che in vista dell'esordio assoluto della nazionale non si fosse ancora raggiunto l'accordo sulla divisa ufficiale, e dunque si decise di non colorarla, lasciandola di un colore neutro, il bianco. o che ragioni economiche dettarono tale scelta, poiché un completo interamente bianco costava meno di una divisa colorata. La stessa divisa fu riproposta anche nel secondo incontro ufficiale.

Nel terzo incontro ufficiale invece, il 6 gennaio 1911, comparve per la prima volta l'azzurro. La divisa era formata da un colletto a polo, con pantaloncini bianchi e calzettoni neri con striscia orizzontale. Infine, sul lato sinistro delle neonate maglie azzurre venne cucito come lo stemma la croce sabauda.

La maglia del 1911 venne indossata fino al 1927, con alcune variazioni cromatiche del colore azzurro nel tempo, e modifiche soprattutto nei calzettoni (neri con una fascia a volte bianca e a volte azzurra, posizionata più o meno vicino al bordo del calzettone) e nei pantaloncini (già nel 1912 gli Azzurri indossarono un pantaloncino completamente nero).

Il periodo fascista

Nel 1927, cinque anni dopo l'instaurazione del regime fascista di Benito Mussolini, si ebbero dei cambiamenti sostanziali alla casacca. Nell'amichevole di Bologna con la , gli Azzurri indossarono una maglia con un ampio scollo, che successivamente divenne a "V" e, accanto allo stemma di Casa Savoia, comparve un fascio littorio.

Questa divisa, composta dalla maglia azzurra con scollo a "V", da pantaloncini bianchi e dai calzettoni neri con striscia orizzontale azzurra, accompagnò la nazionale fino all'interruzione dell'attività nel 1943, a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale. Pertanto, venne indossata durante i due campionati mondiali del 1934 e 1938, e durante il torneo olimpico di calcio del 1936, tutti e tre vinti dalla nazionale italiana; nel , disputato in Italia, venne utilizzata in tutti e cinque gli incontri disputati (contro gli , nella doppia sfida con la , contro l' e in finale a Roma con la ); al , svolto in Francia, venne indossata in tre occasioni su quattro incontri giocati (contro , e nella finale di Parigi contro l'); ai Giochi Olimpici di Berlino 1936, in tre gare su quattro (contro , e in finale per l'oro contro l'). Nell'ultimo dei due mondiali vinti, la maglia presentava un azzurro di colore leggermente più scuro.

Il 20 luglio 1939, durante l'amichevole contro la Finlandia a Helsinki, per la prima volta, la nazionale italiana portò i numeri sulle maglie, che erano neri su un quadrato bianco cucito sul dorso delle maglie.

Il secondo dopoguerra

Alla ripresa delle attività post belliche, il colore azzurro venne mantenuto in tutte le divise sportive nazionali, calcio compreso. Le modifiche alla casacca degli Azzurri portarono dapprima a utilizzare maglie con la particolarità del colletto (nel 1948 con i laccetti), sostituite in seguito da un più semplice girocollo. Come stemma, nel 1945 tornò sulle maglie quello di Casa Savoia, ma senza il fascio littorio causa la definitiva caduta di Mussolini e, nel 1946, con la nascita della Repubblica Italiana, vennero indossate casacche senza alcun simbolo, per finire al 1947, quando venne scelto di apporre uno scudetto tricolore sulle divise.

Dopo la tragedia di Superga del 4 maggio 1949, dove perì in un incidente aereo tutta la squadra del Grande Torino, tutte le rappresentative italiane giocarono per un anno intero con un lutto al braccio sinistro. La nazionale A utilizzò questa divisa per quattro incontri (22 maggio Italia-, a Firenze; 12 giugno -Italia, a Budapest; 5 marzo 1950 Italia-, a Bologna; 2 aprile Austria-Italia, a Vienna) senza però indossarla nell'amichevole del 30 novembre 1949 a Londra contro l'. Non si trattava comunque di una fascia, ma proprio di una diversa colorazione del tessuto della casacca. Inoltre, curiosamente, nell'ultimo dei due incontri citati con l'Austria, entrambe le squadre scesero in campo con maglie senza numeri.

Tolto il lutto, al la nazionale si presentò con una maglia di lana scollo a "V" e il classico scudetto tricolore sul petto, che con pantaloncini bianchi e calzettoni neri con bordo superiore azzurro, venne indossata in entrambi gli incontri disputati nel torneo (contro e ). Questa prima divisa durerà per un biennio, poiché nel 1952 avvenne un primo restyling dello stemma: allo scudetto tricolore fu aggiunta la scritta ITALIA.

Sempre nel 1952 anno lo scollo a "V" lasciò lo spazio al più classico girocollo, e questa divisa venne utilizzata anche al , dove fu indossata in tutti e tre gli incontri (con e due volte con la ).

Nelle qualificazioni al , torneo in cui l'Italia non fu ammessa a seguito della sconfitta di Belfast, gli Azzurri indossarono come maglia una polo con colletto e un bottone. Successivamente, la prima maglia tornò con il classico girocollo.

A cavallo tra questo decennio e quello successivo, la maglia della nazionale fu prodotta dal maglificio Viralfa di Roma.

Anni sessanta

Nel 1960 gli storici calzettoni neri con fascia azzurra lasciarono il posto a dei calzettoni azzurri con due strisce bianche, posizionate vicino al risvolto degli stessi, mantenendo la maglia azzurra a girocollo e i pantaloncini bianchi.

Al gli Azzurri sfoggiarono come maglia nuovamente una polo, con colletto e tre bottoni; i calciatori in campo si divisero tra chi indossava la maglia con i bottoni slacciati e chi no. La polo azzurra, realizzata dal Lanificio Fedeli, abbinata al pantaloncino bianco e ai nuovi calzettoni azzurri, venne utilizzata in tutti e tre gli incontri della rassegna mondiale (contro la , i padroni di casa del e la ). Dopo il torneo, la maglia tornò a presentare il solito girocollo.

Il 10 novembre 1963, nell'incontro di qualificazione al giocato a Roma contro l', l'Italia scese in campo con un insolito pantaloncino nero.

Quattro anni più tardi, al , vi fu l'inedito di una doppia prima divisa: la maglie azzurre furono o a maniche lunghe con girocollo o a maniche corte con scollo a "V", (quest'ultima però era già stata introdotta nel 1965). Contro il venne indossata la maglia con scollo a "V" abbinata, come da tradizione, a pantaloncini bianche e calzettoni azzurri; contro l' venne utilizzata ancora la maglia con scollo, abbinata però a pantaloncini neri e calzettoni azzurri (come già accaduto tre anni prima, sempre contro i sovietici); contro la si optò per la maglia a girocollo, ancora abbinata però a pantaloncini neri e calzettoni azzurri. Per la prima volta, in un mondiale, erano stati indossati dei calzoncini neri abbinati alla maglia azzurra.

Dopo il mondiale, venne indossata anche in altre occasioni una prima divisa con maglia azzurra con scollo a "V", come ad esempio nell'incontro Italia- a Napoli del 20 aprile 1968, quarto di finale del che consentì agli Azzurri l'accesso alla fase finale del torneo, da disputare in casa. Per la fase finale della rassegna contintale, che laureò per la prima volta gli Azzurri campioni d'Europa, la maglia tornò a girocollo e fu leggermente più scura rispetto al passato, con i calzettoni che riportavano ancora due strisce bianche sul risvolto e il classico pantaloncino bianco. La prima divisa venne indossata sia in semifinale contro l', sia nella doppia finale di Roma contro la .

A cavallo tra questo decennio e quello successivo, la maglia della nazionale fu prodotta da Tuttosport e da Atala Sport, quest'ultima avendo all'epoca prodotto anche le maglie dell'Inter.

Anni settanta Due anni più tardi, al , sempre fornita di un girocollo, la casacca appariva di un azzurro intenso ed era, quanto a materiale, in lanetta leggera. Su sei incontri disputati nel torneo, in cinque occasioni venne utilizzata la prima divisa, nel suo abbinamento classico maglia e calzettoni azzurri con calzoncini bianchi: contro e nel girone, contro il nei quarti di finale, contro la nella "partita del secolo" e contro il nella finale persa del torneo, che assegnava in maniera definitiva la Coppa Jules Rimet a una delle due compagini.

Negli anni seguenti la prima divisa rimase pressoché invariata, con l'unica particolarità dell'incontro con il disputato a Genova il 31 marzo 1973, valido per le qualificazione a , quando la maglia azzurra presentò il bordo del collo e delle maniche di colore blu scuro, unica volta in cui venne indossata con questa particolarità.

Nel 1974 avvenne una svolta epocale nelle divise della nazionale, con l'arrivo del primo sponsor tecnico: l'azienda tedesca Adidas. Per volere della FIGC, non dovette apparire sulle maglie il marchio dell'azienda.