La continuazione, successione e ricostituzione dell'Impero romano è un tema ricorrente della storia dell'Europa e del bacino del Mediterraneo, riflesso del duraturo ricordo di potere e prestigio associato allo stesso Impero.
Diverse entità politiche hanno rivendicato un'immediata continuità con l'Impero di Roma, usandone il nome (o variazioni di esso) come descrittore, esclusivo o meno, di sé. Naturalmente, con il passare dei secoli e il verificarsi di varie e consecutive frammentazioni politiche, l'idea di qualsiasi continuità istituzionale è divenuta progressivamente meno difendibile. I più durevoli e importanti pretendenti alla continuazione dell'Impero romano sono stati, in Oriente, l'Impero bizantino, seguito dopo il 1453 dall'Impero ottomano, e, in Occidente, l'Impero carolingio e il Sacro Romano Impero.
Oltre alle rivendicazioni di continuità, l'opinione che l'Impero avesse invece effettivamente avuto termine ha portato a vari tentativi di ricostituirlo o di appropriarsi della sua eredità, come nel caso significativo della Russia ortodossa. L'espressione Terza Roma (considerando come Prima Roma l'Urbe originale e come Seconda Roma la Costantinopoli bizantina) è spesso utilizzata per esprimere tali rivendicazioni di legittima successione.
Storiografia
In Europa Occidentale, l'interpretazione della deposizione di Romolo Augustolo nel 476 come uno spartiacque storico, che demarca la caduta dell'Impero romano d'Occidente e, di conseguenza, l'inizio del Medioevo, fu introdotta da Leonardo Bruni all'inizio del XV secolo, rafforzata da Christoph Keller nel XVII secolo e cementata da Edward Gibbon alla fine XVIII secolo. Si tratta, tuttavia, di nient'altro che una convenzione storiografica, poiché l'ideale imperiale sopravvisse all'Impero romano d'Occidente nella maggior parte dell'Europa occidentale, e addirittura si estese a territori che non erano mai stati sotto il dominio romano durante l'antichità classica.
La caduta di Costantinopoli nel 1453 è storicamente e ampiamente accettata come la fine dell'Impero bizantino/Romano d'Oriente e del Medioevo. Tuttavia, due prominenti rivendicazioni di successione all'Impero romano d'Oriente emersero negli anni successivi alla presa di Costantinopoli, quelle dell'Impero ottomano e dello Zarato russo. In particolare, Maometto II, lo stesso sultano ottomano che aveva conquistato Costantinopoli, giustificò la propria acquisizione del titolo di Imperatore dei Romani (Kayser-i Rum) per diritto di conquista, una posizione coerente con l'ideologia imperiale bizantina che vedeva il controllo di Costantinopoli come il principale fattore di legittimità per un imperatore e che fu supportata anche dallo storiografo contemporaneo Giorgio di Trebisonda. La rivendicazione di Maometto II fu riconosciuta anche da Gennadio Scolario quando il sultano lo insediò come nuovo patriarca ecumenico di Costantinopoli nel 1454. La sua rivendicazione non fu invece riconosciuta né dalla Chiesa cattolica né dagli stati cristiani dell'Europa dell'epoca, e sebbene Maometto II avesse intenzione, per dar seguito al suo titolo, di lanciare una campagna di conquista dell'Italia, la sua morte nel 1481 segnò la definitiva fine dei progetti ottomani di conquista di Roma stessa; piuttosto, i suoi successori si concentrarono a combattere i pretendenti rivali al titolo romano (ossia il Sacro Romano Impero e la Russia). Col passare dei secoli, l'Impero Ottomano abbandonò progressivamente le proprie pretese di successione al mondo greco-romano preferendo invece rafforzare la propria posizione di legittimo successore del Califfato islamico, e le rivendicazioni ottomane alla successione di Roma lentamente si spensero; l'ultimo utilizzo ufficiale del titolo di Kayser-i Rum risale al XVIII secolo.
Nomenclatura e terminologia
Quello che la storiografia moderna chiama "Impero bizantino" non utilizzò mai tale denominazione, ma continuò a definirsi Impero romano, Impero dei Romani o Romania fino alla caduta di Costantinopoli. A seguito dell'istituzione del Sacro Romano Impero nell'800, l'Occidente cristiano era riluttante ad applicare l'epiteto di "romano" all'Impero d'Oriente, preferendo espressioni quali Impero dei Greci o Impero greco, sebbene fosse diffuso anche il nome Romania (in seguito utilizzato anche per l'Impero latino del XIII secolo). In contrasto, i musulmani del Medio Oriente e anche dei territori più ad est erano soliti definire gli abitanti dell'Impero d'Oriente come "Romani" (Rum) e quelli dell'Europa occidentale, Sacro Romano Impero compreso, come "Franchi" (Farang).
Il nome Bisanzio (da cui il termine "bizantino") si riferisce a un'antica città sul Bosforo, ora Istanbul, che Costantino rinominò Costantinopoli nel 330. L'antico nome della città non fu più utilizzato in seguito se non in contesti poetici, finché non acquisì il suo nuovo significato nel 1557, quando l'erudito tedesco Hieronymus Wolf pubblicò il suo Corpus historiæ byzantinæ, una collezione di fonti storiche sull'Impero d'Oriente. Poi, a partire dal 1648, Philippe Labbe e altri gesuiti francesi pubblicarono i 24 volumi del De byzantinæ historiæ scriptoribus, e nel 1680 Du Cange scrisse una propria Historia byzantina. Queste opere cementarono ulteriormente l'uso del termine "bizantino" tra gli autori francesi, tra i quali Montesquieu nel XVIII secolo. Al di fuori della Francia, il termine entrò nell'uso comune nel mondo occidentale soltanto verso la metà del XIX secolo, dopo la pubblicazione da parte di Barthold Georg Niebuhr e dei suoi collaboratori dei 50 volumi del Corpus scriptorum historiæ byzantinæ.
Analogamente, quello che gli storici chiamano "Impero carolingio" e "Sacro Romano Impero" (e nella storiografia dei paesi romanzi anche "Sacro Romano Impero germanico") era per i suoi sudditi e sovrani l'Impero romano, l'Impero dei Romani o semplicemente lImpero, con l'aggiunta talvolta dei termini "franco" o "dei Franchi" a seconda dei contesti. Solo nel 1157 le alterne vicende della lotta per le investiture diedero origine alla pratica di definire l'Impero, ma non l'imperatore stesso, col termine "sacro" (sacrum). Il riferimento alla Germania (Heiliges Römisches Reich Deutscher Nation in tedesco, Sacrum Imperium Romanum Nationis Germanicæ in latino), che apparve per la prima volta nel XV secolo, non ebbe grande diffusione nei documenti imperiali ufficiali, e anche allora era da considerarsi improprio, dato che la giurisdizione imperiale in Italia non era ancora del tutto terminata. Altre designazioni colloquiali diffuse nell'era moderna furono "Impero tedesco" (Deutsches Reich) e "Impero romano-germanico" (Römisch-Deutsches Reich).
Nel 1773, pochi decenni prima della definitiva dissoluzione del Sacro Romano Impero, Voltaire rimarcò sarcasticamente come non fosse "in alcun modo, né sacro, né romano, né un impero"."Ce corps qui s'appelait, et qui s'appelle encore, le Saint-Empire Romain, n'était en aucune manière, ni saint, ni romain, ni empire"
Legittimità imperiale Nei primi anni dell'Impero romano, la legittimità era definita principalmente sulla base delle istituzioni ereditate dalla Repubblica romana, con un'iniziale forma di successione ereditaria tra i membri della dinastia giulio-claudia. Con la progressiva perdita di potere da parte delle vecchie istituzioni repubblicane, molti imperatori successivi derivarono la propria legittimità dall'acclamazione dell'esercito e, specialmente durante l'età antonina, dall'adozione del loro predecessore.
Il potere sull'Impero romano stesso fu inoltre a lungo definito dal controllo della sua eponima capitale, ma questo collegamento divenne molto più flebile dopo la crisi del III secolo, quando la capitale fu prima trasferita a Milano e poi frammentata tra varie sedi (come Nicomedia, Sirmio, Augusta Treverorum, Serdica) prima di essere riconsolidata da Costantino il Grande a Bisanzio, rinominata in suo onore Costantinopoli nel 330; mentre Ravenna rimpiazzò Milano come capitale occidentale nel 402.
Nel frattempo, l'Impero fu cristianizzato nel corso del IV secolo, un evento che ridefinì parzialmente il ruolo dell'imperatore, che divenne garante e protettore della nuova religione di Stato.
Perciò l'identità imperiale, e di conseguenza la questione di quale entità statale potesse legittimamente definirsi Impero romano, non si basava su di un singolo criterio ma su molteplici fattori: il dominio territoriale e la potenza militare necessarie a imporre pace e ordine; il controllo di Roma e/o Costantinopoli; la difesa della giustizia e della fede cristiana (contro il paganesimo, l'eresia e, più tardi, l'Islam); nonché, sebbene molto più raramente, considerazioni di successione dinastica e di nazionalismo etnico.
Rivendicazioni contrastanti
La multidimensionalità delle rivendicazioni imperiali, insieme al singolare prestigio che il titolo di imperatore portava con sé, spiega la frequenza della nascita di conflitti spesso inconciliabili fra vari stati e sovrani su chi potesse legittimamente fregiarsi di tale titolo. Questi conflitti persero tuttavia la loro forza nel corso del primo periodo moderno con il tramonto definitivo dell'idea di potere universale.Una lettera dell'imperatore carolingio Ludovico II all'imperatore bizantino Basilio I, redatta probabilmente nei circoli romani vicini al papato in risposta a un'altra lettera oggi persa, ci permette di sapere in quale modo il dibattito fosse articolato al tempo (871 circa). Le seguenti citazioni sono state tratte dalla traduzione dell'accademico Charles West.
Il controllo di Costantinopoli non è un criterio esclusivo per la legittimità di una rivendicazione imperiale:
Mentre l'Impero è idealmente unitario, non c'è alcuna dottrina che stabilisca che ci debba essere un solo imperatore in ogni dato momento, specialmente se i due imperatori sono in buoni rapporti tra di loro. Che sia stato fatto consapevolmente o meno, la descrizione di Ludovico di due imperatori per un singolo impero è sovrapponibile alla dottrina alla base della tetrarchia o della divisione tra Impero d'Oriente e d'Occidente tra il 395 e il 476:
La rivendicazione di Ludovico è sufficientemente antica da poter essere giustificata per tradizione, essendo esistita già per diverse generazioni: Ludovico difende il principio carolingio di successione dinastica in quanto validato per tradizione. Ritiene, inoltre, che non ci debba essere alcun esclusivo criterio etnico per la dignità imperiale. Qui Ludovico fa apparentemente riferimento a un'affermazione di Basilio secondo la quale l'imperatore non dovrebbe provenire da un'etnia non romana:
Usando un vocabolario moderno, Ludovico riteneva che i popoli (gentes) da lui citati (Ispanici, Isauri, ecc.) non fossero romani e che solo gli abitanti della città di Roma lo fossero, non accettando che quei popoli potessero essere considerati romani in quanto cittadini dell'impero. Mentre per Basilio, il popolo (gens) dei Franchi non poteva produrre buoni imperatori poiché non erano cittadini dell'impero.
Impero e cristianesimo A partire dal IV secolo, in particolare dopo l'editto di Tessalonica del 380, la difesa e la promozione del cristianesimo divennero uno dei fattori fondamentali dell'identità imperiale. Dopo tale data, tuttavia, l'estensione dell'Impero o delle varie entità che gli succedettero non coincise mai precisamente con quella dell'intera cristianità, e tale discrepanza portò a lunghi conflitti di legittimità. Il più rilevante e influente di questi conflitti fu il Grande scisma tra Oriente e Occidente, che si cristallizzò nel 1054 a seguito di un protratto scontro su questioni governative e giurisdizionali (differenze ecclesiastiche), nonché dottrinali (differenze teologiche), e che può considerarsi un effetto ritardato del problema dei due imperatori sorto dalla creazione dell'Impero carolingio nell'800.