La 59ª edizione dell'Esposizione internazionale d'arte di Venezia è stata inaugurata il 23 aprile 2022 (con pre-apertura il 20, 21 e 22 aprile), è stata chiusa il 27 novembre, e si è svolta sotto la direzione artistica dell'italiana Cecilia Alemani che ha scelto come titolo della manifestazione Il latte dei sogni.
Il 20 aprile si è tenuta la conferenza stampa di presentazione nella sede di Ca' Giustinian e in diretta streaming. Il 23 aprile si è tenuta la cerimonia di inaugurazione e di premiazione nella Sala delle colonne di Ca' Giustinian e in diretta streaming.
Nella conferenza stampa di chiusura, il presidente Cicutto e la direttrice Alemani hanno riassunto i dati della 59ª Biennale Arte: nei 197 giorni di apertura oltre biglietti venduti, per il 59% provenienti dall'estero, «la più alta affluenza di pubblico nei 127 anni di storia della Biennale di Venezia», a cui vanno aggiunte le presenze in pre-apertura e giornalisti accreditati.
Premessa Inizialmente era programmata nel 2021, anno nel quale si è tenuta la 17ª Mostra Internazionale di Architettura, a sua volta prevista nel 2020 e posticipata a causa della Pandemia di COVID-19. Di conseguenza nel 2022 la Biennale Arte viene a coincidere con la manifestazione documenta 15 di Kassel.
Mostra internazionale La direttrice della mostra, Cecilia Alemani, che aveva già curato il Padiglione italiano alla 57ª Biennale Arte del 2017, ha scelto come titolo Il latte dei sogni (The Milk of Dreams) da un libro di fiabe dell'artista surrealista Leonora Carrington nel quale ogni cosa può essere trasformata con l'immaginazione. «La Mostra si concentra in particolare attorno a tre aree tematiche: la rappresentazione dei corpi e le loro metamorfosi; la relazione tra individui e tecnologie; i legami che si intrecciano tra i corpi e la Terra».
Hanno partecipato all'esposizione 191 artiste e 22 artisti provenienti da 58 paesi, di cui 26 le artiste e gli artisti italiani, 180 le prime partecipazioni, le opere e gli oggetti esposti, 80 le nuove produzioni, presentate in dialogo con lavori storici che vanno dall'Ottocento ai giorni nostri.
L'esposizione si è articolata negli spazi del Padiglione centrale, ai Giardini della Biennale, e nel complesso dell'Arsenale (Corderie, Artiglierie, Gaggiandre e Giardino delle Vergini).
Nella prima sala del Padiglione centrale era esposta la scultura Elefant (1987) di Katharina Fritsch (Leone d'oro alla carriera), realizzata in poliestere verde scuro a grandezza naturale e nei minimi dettagli di un elefante impagliato. Nella quarta sala del Padiglione centrale era esposta l'installazione site specific NAUfraga (2022) di Cecilia Vicuña (Leone d'oro alla carriera), realizzata per la Biennale 2022 e dedicata alla fragilità (fraga) della laguna di Venezia.
Lungo il percorso espositivo tra il Padiglione centrale e le Corderie, il pubblico ha potuto anche visitare cinque piccole mostre tematiche (o capsule), allestite dallo studio di design "Formafantasma": La culla della strega, ispirata all'opera di Maya Deren (The Witch's Cradle), in una sala sotterranea del Padiglione Centrale, presentava una raccolta di opere di artiste delle avanguardie storiche, tra cui Eileen Agar, Leonora Carrington, Claude Cahun, Leonor Fini, Ithell Colquhoun, Loïs Mailou Jones, Carol Rama, Augusta Savage, Dorothea Tanning, Remedios Varo e Gertrud Arndt. Tecnologie dell’incanto, dedicata all'arte programmata e all'astrazione cinetica degli anni sessanta, indagava i rapporti che legano esseri umani e macchine con gli esperimenti di Agnes Denes, Lillian Schwartz, Ulla Wiggen e Nanda Vigo o nelle superfici-schermo di Dadamaino, Laura Grisi, Grazia Varisco e Marina Apollonio. Corpo orbita, ispirata alla mostra Materializzazione del linguaggio, allestita alla Biennale Arte 1978 a cura di Mirella Bentivoglio, una delle prime rassegne di sole artiste nella storia della Biennale. La poesia concreta e la poesia visiva della stessa Bentivoglio, Tomaso Binga, Ilse Garnier, Giovanna Sandri e Mary Ellen Solt vengono messe a confronto con esperimenti di automatismo e scrittura medianica di Eusapia Palladino, Georgiana Houghton e Josefa Tolrà, e con forme di scrittura femminile che spaziano dagli arazzi di Gisèle Prassinos alle micrografie di Unica Zürn., ma anche con fenomeni medianici e spiritualisti come quelli di Linda Gazzera. Una foglia, una zucca, un guscio, una rete, una borsa, una tracolla, una bisaccia, una bottiglia, una pentola, una scatola, un contenitore. All'inizio delle Corderie si trovava la quarta capsula storica, ispirata alle opere della scrittrice di fantascienza Ursula K. Le Guin e alla sua teoria della narrazione che identifica la nascita della civiltà non nell'invenzione delle armi ma negli oggetti utili alla raccolta, al sostentamento e alla cura. In questa sezione le sculture ovoidali dell'artista surrealista Bridget Bate Tichenor erano accostate alle sculture in gesso di Mária Bartuszová, alle sculture sospese di Ruth Asawa e alle creature ibride di Tecla Tofano. Le opere storiche convivevano accanto ai vasi antropomorfi di Magdalene Odundo e ai quadri di Pinaree Sanpitak, e le video installazioni di Saodat Ismailova. La seduzione di un cyborg, nella parte finale delle Corderie, era dedicata ai cyborg e riuniva artiste che nel corso del Novecento hanno immaginato nuove combinazioni tra l'umano e l'artificiale, «creando gli avatar di un futuro post-umano e post-gender». Questa capsula includeva opere e documenti di artiste di inizio Novecento tra cui la dadaista Elsa von Freytag-Loringhoven, le fotografe Bauhaus Marianne Brandt e Karla Grosch e le futuriste Alexandra Exter, Giannina Censi e Regina. In questa sezione le sculture delicate di Anu Põder rappresentavano corpi frammentati in contrasto con i monoliti di Louise Nevelson, le figure totemiche di Liliane Lijn, le macchine di Rebecca Horn e i robot dipinti di Kiki Kogelnik.
Partecipazioni nazionali La Mostra internazionale è stata affiancata da 80 Partecipazioni nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all'Arsenale e nel centro storico di Venezia. I paesi presenti per la prima volta erano cinque: Camerun, Namibia, Nepal, Oman e Uganda.
Il 27 febbraio 2022, tre giorni dopo l'invasione russa dell'Ucraina, gli artisti Kirill Savchenkov e Alexandra Sukhareva e il curatore Raimundas Malašauskas (lituano) hanno comunicato di rinunciare al progetto del Padiglione russo, mentre il 2 marzo la Direzione della Biennale ha comunicato la volontà di aiutare la delegazione dell'Ucraina dopo che il 25 febbraio l'artista Pavlo Makov e i curatori avevano espresso dubbi sulla possibilità di organizzare il Padiglione ucraino. Inoltre il 15 aprile la Direzione della Biennale ha messo a disposizione lo Spazio Esedra dei Giardini per il progetto Piazza Ucraina, un allestimento realizzato dall'artista multidisciplinare Dana Kosmina, formato da un monumento ricoperto da sacchi di sabbia, come sta avvenendo nelle città ucraine. Secondo la curatrice della Biennale Cecilia Alemani: «La nostra speranza è di creare con Piazza Ucraina una piattaforma di solidarietà per la popolazione ucraina».
Il Padiglione Italia, a cura di Eugenio Viola, era costituito da un'opera di Gian Maria Tosatti che occupava l'intero spazio delle Tese delle Vergini, nell'Arsenale; un'installazione multidisciplinare site specific, che fa riferimento all'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, suddivisa come un'azione teatrale in due tempi: Storia della notte (ascesa e declino del sogno industriale italiano) e Destino delle comete (la natura, oltraggiata, non perdona l'umanità) Il Padiglione Italia è stato inaugurato il 22 aprile dal ministro Dario Franceschini.