La Vita Willelmi abbatisAltri titoli, presenti in Mirabile, sono: Vita sancti Guillelmi I Sancti Benigni Divionensisi abbatis, Vita sancti Guillelmi abbatis S. Benigni Divionensis. è una delle opere di Rodolfo il Glabro e appartiene al genere agiografico e riguarda la vita del suo maestro Guglielmo da Volpiano che conobbe presso l'abbazia di Saint-Jean-de-Réome (a Moutiers-Saint-Jean), che quest'ultimo aveva riformatoCfr. P. Stoppacci, Il secolo senza nome. Cultura, scuola e letteratura latina dell’anno mille e dintorni, Firenze 2020, p. 325.. Rodolfo passò una quindicina d’anni al monastero di Saint-Bénigne (1015/1016-1030/1031) di cui Guglielmo era abate e presso cui, molto probabilmente, iniziò a scrivere le Historiae.
La loro amicizia era tale che il Glabro lo seguì in Italia durante uno dei viaggi ivi compiuti da GuglielmoSi tratta del viaggio a Susa, datato intorno al 1024 (cfr. ibidem, p. 325): cfr. Rod. Glab., Hist. lib. quinque IV, 7 (ed. G. Cavallo-G. Orlandi, Rodolfo il Glabro, Cronache dell’anno mille (Storie), Milano 1989, pp. 208-209).. Nonostante questo stretto rapporto, nella Vita Rodolfo racconta di essersi allontanato a causa del proprio atteggiamento che aveva inorridito l’amico e di essersi rifugiato in un monastero lontano dalla «autorità» del maestroCfr. G. M. Capuani-D. Tuniz, Rodolfo il Glabro. Vita di Guglielmo protagonista dell’anno mille, Novara 1989, p. 66..
Proprio a Cluny redige la Vita, subito dopo la visione, che ebbe in sogno, di Guglielmo stesso che lo esortava a continuare le Historiae: proprio questa apparizione spinse l’autore a realizzare anche l’opera agiograficaCfr. ibidem, p. 66; al contrario, Cantarella (cfr. G. M. Cantarella, Una nota su Rodolfo il Glabro, «Reti Medievali Rivista» IX (2008), p. 4) e Stoppacci (cfr. Stoppacci, Il secolo senza nome cit., p. 328) ricordano come sarebbe stato Odone a esortare Rodolfo a redigere la Vita.. Verosimilmente, seguendo una delle ipotesi riguardanti gli spostamenti di Rodolfo, tutto ciò accadde prima della morte di Guglielmo, avvenuta il 1º gennaio del 1031 (Fécamp)Cfr. Capuani-Tuniz, Rodolfo il Glabro. Vita cit., pp. 67-68., e prima che l’autore entrasse a Cluny e cioè a Moutiers-Sainte-MarieCfr. Cavallo-Orlandi, Rodolfo il Glabro cit., p. XIX-XX e anche Bertini, Il secolo XI cit., p. 185; al contrario, France afferma che la visione sarebbe avvenuta poco dopo la morte di Guglielmo, anche se è concorde sul fatto che questa opera sia stata scritta a Cluny (cfr. N. Bulst (ed.) -J. France (ed. trans.) -P. Reynolds (trans.), Rodulfi Glabri. Historiarum libri quinque. Rodulfus Glaber. The Five Books of the Histories. Eiusdem auctoris Vita domni Willelmi abbatis. By the Same Author The Life of St William, Oxford, 1989, pp. XXXIV-XXXV)..
Si può ricordare che nell’opera storica Rodolfo riferisce, nel quarto libro, di aver già redatto la Vita, il libellum come lo chiama luiCfr. Rod. Glab., Hist. lib. quinque IV, 9 (ed. Cavallo-Orlandi, pp. 212-213)..
Contenuto Il primo elemento da notare è che gli eventi qui raccontati sono presenti, anche se in maniera più ridotta, nelle HistoriaeCfr. Bulst-France-Reynolds, Rodulfi Glabri opera cit., p. XXXV (dove si parla di «summary of the Life»); cfr. Rod. Glab., Hist. lib. quinque III, 16 (ed. Cavallo-Orlandi, pp. 140-141).. Anche nella Vita l’autore si premura di sottolineare la propria presenza come testimone a molti episodiCfr. Capuani-Tuniz, Rodolfo il Glabro. Vita cit., p. 43..
La strutturaPer la struttura, cfr. Bulst-France-Reynolds, Rodulfi Glabri opera cit., pp. LXXI-LXXII. dell’opera è ben organizzata in quattordici capitoli, compreso lincipit, al cui centro c’è un uomo che si mostra, fin da subito, straordinario: la sua stessa nascita è eccezionale, avvenuta durante l’assedio dell’isola di San Giulio nello scontro con la regina Willa, moglie di Berengario II, da parte dell’imperatore Ottone di Sassonia che fu anche padrino, insieme alla moglie, di GuglielmoCfr. Capuani-Tuniz, Rodolfo il Glabro. Vita cit., pp. 44-45..
Lucedio è il primo monastero in cui entra come puer oblatusCfr. ivi, p. 15. dopo una visione di Maria da parte della madre e fin da subito è ben voluto e accetto; Rodolfo si sofferma anche sulla sua educazioneCfr. ivi, pp. 45-46 e 48..
Guglielmo entrò a Cluny dopo l’incontro con Maiolo nel 987Cfr. ivi, pp. 49-50; per la data, cfr. Bulst-France-Reynolds, Rodulfi Glabri opera cit., p. LXXII. e questo monastero fu sempre importante per lui. Ciò è dimostrato anche dal legame che lo unì sempre a Odilone e fu proprio Guglielmo, come racconta Rodolfo, a spingerlo a diventare monacoCfr. Capuani-Tuniz, Rodolfo il Glabro. Vita cit., pp. 57-58.: nonostante ciò, è anche evidente l’indipendenza del monaco rispetto all’abbaziaCfr. Bulst-France-Reynolds, Rodulfi Glabri opera cit., pp. LXXVII-LXXX; per il rapporto con Odilone, cfr. anche Capuani-Tuniz, Rodolfo il Glabro. Vita cit., pp. 57-58 e lo stesso Odilone compare come firmatario della «Dichiarazione per la fondazione di Fruttuaria» (cfr. ivi, pp. 77-80)..
Importantissima è l’attività riformatrice di Guglielmo che, come narra Rodolfo, si sarebbe occupato di quaranta monasteri, anche se nell’opera l’autore ne nomina solo otto, tra cui Bèze, Saint-Bénigne, Fruttuaria (che fu da lui fondata nelle terre paterne) e FécampCfr. Bulst-France-Reynolds, Rodulfi Glabri opera cit., p. LXXII e relativa nota 2; per i monasteri qui citati, cfr. rispettivamente Capuani-Tuniz, Rodolfo il Glabro. Vita cit., pp. 52 (Bèze), 54-55 (Saint-Bénigne), 56-57 (Fruttuaria), 52-54 e 67-68 (Fécamp).. In relazione anche ma non solo a questo impegno riformatore, il biografo racconta che Guglielmo era anche architetto, interessato alla musica ed educatoreCfr. ivi, pp. 35-37.: Rodolfo lo esalta come costruttore, ma solo in pochi monasteri, tra cui Saint-Bénigne e Fruttuaria, rimangono tracce che testimoniano un suo interventoCfr. G. Milanesi, Arti e spazi ordinati del monachesimo occidentale, in I castelli della preghiera. Il monachesimo nel pieno medioevo (secoli X-XII), a cura di G. M. Cantarella, Roma 2020, pp. 195-216, alle pp. 208-209..
Ebbe anche relazioni con papa Giovanni XIX che ammonì per simonia, e con l’imperatore Enrico II e il re di Francia Roberto IICfr., rispettivamente, Capuani-Tuniz, Rodolfo il Glabro. Vita cit., pp. 58 e 59.. In questo caso è importante ricordare una differenza che sussiste tra le due opere di Rodolfo: in quella storica non parla della famiglia di Guglielmo in relazione alla guerra in Borgogna ma, nella Vita, cerca di sottolineare che non era nemico in alcun modo dei due sovraniPer i passi della Vita, cfr. ibidem, pp. 58 e 59; per i passi delle Historiae, cfr. Rod. Glab., Hist. lib. quinque VIII, 15-15 e III, 5 (ed. Cavallo-Orlandi, pp. 90-95 e 120-123); anche Bulst-France-Reynolds, Rodulfi Glabri opera cit., pp. LVI e LXXIV., anche se Guglielmo era forse imparentato con il re Arduino ed era legato a Otto-Guglielmo, nipote di Berengario IICfr. ivi, pp. LXXIII-LXXIV; cfr. anche Capuani-Tuniz, Rodolfo il Glabro. Vita cit., pp. 21-22..
Molti elementi della Vita richiamano l’agiografia di stampo cluniacense da cui, sicuramente, Rodolfo è stato influenzato, ma al tempo stesso si allontana proprio per esaltare in maniera personale Guglielmo stessoCfr. G. M. Cantarella, Appunti su Rodolfo il Glabro, «Aevum» anno 65, fasc. 2 (maggio-agosto), pp. 279-283 e 293, lavoro incentrato proprio sul rapporto tra Rodolfo, le sue opere e Cluny.. A questo si può aggiungere un’altra peculiarità dell’opera, vale a dire la quasi totale assenza dei miracoli, a parte tre o quattro episodiCfr. Bertini, Il secolo XI cit., p. 185 che li ricorda: ringiovanimento del seno di un’anziana (cfr. Capuani-Tuniz, Rodolfo il Glabro. Vita cit., p. 46), recupero del cavallo precipitato in un burrone (cfr. ivi, pp. 47-49), resurrezione di uno schiavo impiccato (cfr. ivi, pp. 65-66: a questo evento, l’autore dice di essere stato presente); il quarto episodio (la visione di Maria da parte della madre di Guglielmo: cfr. ivi, p. 45) è ricordato da Bulst-France-Reynolds, Rodulfi Glabri opera cit., nota 5, p. XXXIV; simili considerazioni anche in Stoppacci, Il secolo senza nome cit., p. 328; un altro miracolo è riferito solo nelle Historiae: cfr. Rod. Glab., Hist. lib. quinque IV, 9 (ed. Cavallo-Orlandi, pp. 212-213). . In realtà, l’influenza di Cluny è molto più forte nella Vita di quanto lo sia nelle Historiae, benché anche su di esse sia rilevanteCfr. Cantarella, Appunti su Rodolfo cit., pp. 283-290 (analisi delle Historiae), 290 e 293 (confronto tra le due opere); cfr. anche Cantarella, Una nota su Rodolfo cit., pp. 1-4..
Tradizione manoscritta Esistono due manoscritti di questa opera che, però, hanno valore molto diversoEsistono anche cinque edizioni a stampa del seicento (Me, R, D, B, M), derivanti da un manoscritto di Digione perduto, che appartengono ad una tradizione diversa rispetto a F (cfr. S. Simone, Radulphus Glaber, in La trasmissione dei testi latini del Medioevo. Mediaeval latin texts and their transmission. Te.Tra., 4, a cura di P. Chiesa-L. Castaldi, Firenze 2012, p. 450): si veda la sezione Edizioni e traduzioni; sia per i manoscritti sia per le edizioni a stampa si usano le sigle in Bulst-France-Reynolds, Rodulfi Glabri opera cit., pp. XCIV-XCVII; per il rapporto tra F e le edizioni a stampa, cfr. V. Gazeau-M. Goullet (ed. trad. comm.), Guillaume de Volpiano. Un réformateur en son temps (962-1031). Vita domni Willelmi de Raoul Glaber. Texte, traduction, commentaire, Caen, 2008, pp. 21-22..
F: Paris, Bibliothèque Nationale de France, lat. 5390 (circa 1060-1070Cfr., fra gli altri, Simone, Radulphus Glaber cit., p. 450.)
È il manoscritto più importante della tradizione. La Vita occupa i ff. 222-230Cfr. Bulst-France-Reynolds, Rodulfi Glabri opera cit., p. XCIV.. Un dato che gli studiosi notano è la sua forte vicinanza all’autografo o idiografo, benché si ipotizzi l’esistenza di un manoscritto intermedioCfr. Gazeau-Goullet, Guillaume de Volpiano cit., pp. 20-21..
Proveniva da Fécamp quando ne era abate Giovanni, successore di Guglielmo, ed era verosimilmente una copia di un manoscritto di Digione dove lo stesso Giovanni fu abate tra il 1052 al 1054Cfr. Bulst-France-Reynolds, Rodulfi Glabri opera cit., pp. XCIV-XCV; per il fatto di essere una copia di un manoscritto di Digione, cfr. Simone, Radulphus Glaber cit., p. 450..
Faceva forse parte delle Homeliae Gregorii, collezione di testi che lOrdinarium Fiscannense del XIII secolo menziona: tra i testi è citata una «Vita domni Willelmi abbatis Fiscannensis»Cfr. Bulst-France-Reynolds, Rodulfi Glabri opera cit., p. XCIV; cfr. anche Simone, Radulphus Glaber cit., p. 450..
K: Copenhagen, Kongelige Bibliotek, Ny kongelig samling 17 (secolo XVII)
Il testo di Rodolfo è presente ai ff. 3-6v. È ritenuto concordemente una copia di F, motivo per cui non ha importanza nella ricostruzione del testoLe informazioni sul manoscritto sono prese da Bulst-France-Reynolds, Rodulfi Glabri opera cit., p. XCV-XCVI e da nota 10 in Simone, Radulphus Glaber cit., p. 449..
Note
Bibliografia
Edizioni e traduzioni
G. Andenna (introd.) -D. Tuniz (trad.), Rodolfo il Glabro. Storie dell’anno Mille. I cinque libri delle Storie. Vita dell’abate Guglielmo, Milano, 1981 M. Arnoux (trad. e comm.), Raoul Glaber: Histories, Turnhout, 1996 J. Bolland (ed.), AA.SS. Ian. I, Antwerpen, 1643, pp. 58-64 (B) N. Bulst (ed.), Rodulfus Glabers Vita domni Willelmi abbatis. Neue Edition nach einer Hanschrift de 11. Jahrhunderts (Paris, Bibl. Nat., lat. 5390), Deutsches Archiv für Erforschung des Mittelalters 30, 1974 N. Bulst (ed.) -J. France (ed. trans.) -P. Reynolds (trans.), Rodulfi Glabri. Historiarum libri quinque. Rodulfus Glaber. The Five Books of the Histories. Eiusdem auctoris Vita domni Willelmi abbatis. By the Same Author The Life of St William, Oxford, 1989 G. M. Capuani-D. Tuniz (curr.), Vita di Guglielmo: protagonista dell’anno Mille, Novara, 1989