È ricordato come un truffatore che vendeva strumenti musicali antichi contraffatti o adulterati. Approfittando dell'infatuazione dei collezionisti del suo tempo per ogni sorta di antichità, non si accontentava semplicemente di comprare e rivendere per profitto, ma intraprese un'attività di frode che gli causò problemi con la giustizia. Molti dei numerosi strumenti passati per il suo negozio fanno ora parte di grandi collezioni, sia pubbliche che private.
La sua attività è stata dannosa sotto più di un aspetto, perché ha ingarbugliato la storia dei clavicembali. Non contento di fabbricare dei falsi "antichi", smontava gli strumenti autentici per riutilizzarne i pezzi, cancellava le firme dei costruttori per aggiungerne altre più antiche o inventate, modificava gli strumenti autentici per conferire loro un aspetto più appetibile: secondo E. Kottik, un importante numero di clavicembali italiani a due o addirittura a tre tastiere sono il risultato delle alterazioni di Franciolini. A tutt'oggi il suo lavoro è un impedimento allo studio scientifico degli strumenti del passato.
Carriera
Poco si sa della vita di Franciolini. L'anagrafe riporta che nacque il 1º marzo 1844, si sposò nel 1879 ed ebbe sei figli, di cui uno morì prima dell'età adultaRipin p. xii. I registri dell'anagrafe lo qualificano come organista e antiquario. È possibile che abbia aperto la sua attività nel 1879, data presente nei suoi cataloghi. Il suo negozio a Firenze cambiò spesso sede.
Franciolini vendette svariati strumenti contraffatti o modificati in modo da essere più appetibili per i clienti ingenui. Ad esempio, aggiunse decorazioni di vario tipo o addirittura intere tastiere in più ai clavicembali. Segnò date false sugli strumenti per farli sembrare più antichi e falsificò le firme di costruttori noti. Le sue modifiche hanno danneggiato il valore musicale degli strumenti e soprattutto il loro valore per la ricerca scientifica, rendendoli meno utili per i costruttori attuali di strumenti antichi, i quali si rifanno ai modelli originali per costruire copie fedeliKottick (2003:405).
Come nota Ripin, non si possono semplicemente ignorare gli strumenti che furono di proprietà di Franciolini, perché un gran numero di preziosi strumenti autentici passò comunque dal suo negozio. Questi ultimi venivano inoltre talvolta modificati per renderli più simili a quelli contraffatti, che acquisivano così maggiore credibilitàRipin, p. ix.
Caratteristiche degli strumenti contraffatti Le modifiche di Franciolini erano spesso rozze, come forme semplicistiche di decorazioni artistiche ed errori ortografici nei nomi dei costruttori e nei motti latiniRiguardo a questi ultimi Ripin scrive (p. x): "Gli innumerevoli errori nelle sue iscrizioni rivelano che Franciolini non solo non aveva studiato il latino, ma era anche incapace di ricopiare la più semplice frase latina.". Kottick fa notare un clavicembalo in cui il ponticello aggiunto per il registro di 4' non è solo rozzamente realizzato, ma è anche più grande del ponticello di 8', un'assurdità dal punto di vista costruttivoKottick (2003:404). Nella prima parte della sua carriera Franciolini era talmente ignorante che costruì una tastiera in cui i tasti neri erano sempre in gruppi di tre, invece dei corretti due e tre alternatiRipin, p. x.
Una specialità di Franciolini era aggiungere tastiere in più ai clavicembali. Ad esempio, Franciolini raffazzonò un totale di cinque clavicembali a tre tastiereRipin, p. 15. Sono tutti discussi in questa voce; vedi oltre. Sono conservati in musei di Monaco, Norimberga, Edimburgo, Ann Arbor e Vermillion., superando numericamente l'unico clavicembalo a tre tastiere effettivamente autentico. I clavicembali a due tastiere erano rari in Italia e Kottick suggerisce che praticamente ogni strumento dichiarato da un museo come italiano a due tastiere abbia ricevuto la seconda nel negozio di FrancioliniKottick (2003:403).
Clientela
Franciolini lavorava in un'epoca in cui le grandi collezioni di strumenti (oggi conservate nei musei) venivano costituite tramite l'acquisto da parte di singoli collezionisti facoltosi. Le pubblicazioni scientifiche per proteggere gli acquirenti dalle frodi erano scarse e di conseguenza le collezioni che poi furono acquisite dai musei erano piene di strumenti contraffattiKottick (2003:404-405).
Diversi collezionisti riuscirono più o meno bene a rendersi conto delle truffe. Ad esempio, Arnold Dolmetsch, famoso pioniere della riscoperta della musica antica e costruttore egli stesso, frequentò il negozio di Franciolini e si accorse facilmente delle frodi che vi avvenivanoPer i ricordi di Dolmetsch e di sua moglie Mabel riguardo a Franciolini, vedi Ripin (1974:ix-x).. Diversamente, il collezionista americano Frederick Stearns fu entusiasta degli strumenti che trovava da Franciolini e comprò indiscriminatamente; un secolo dopo fu poi criticato dagli esperti che curano la sua collezione ad Ann Arbor, ossia la Collezione di strumenti musicali Stearns. Descrivendo uno strumento essi notano:
È possibile, secondo Kottick, che ad alcuni dei clienti di Franciolini non importasse della frode, poiché essi consideravano gli strumenti antichi come meri oggetti decorativi e non come documenti storici. Questa ipotesi è sostenuta anche dal liutaio/rivenditore Sinier de Ridder, il quale suggerisce inoltre che Franciolini "non era il solo a offrire a una ricca clientela oggetti musicali come pezzi di arredamento".
Arresto e processo Franciolini prosperò nelle sue arrività fraudolente per molti anni. Nel 1909, tuttavia, commise una truffa che lo portò all'arresto. I fatti non sono del tutto chiari dai resoconti dell'epoca, ma Ripin offre una plausibile congetturaSi trova in Ripin (1974:182-183)..
Secondo Ripin, la fonte dei guai legali di Franciolini furono i rapporti commerciali con un altro volpone: un conte PasseriniGiuseppe Passerini Cerretesi; Ripin p. 195 comprò un gran numero di strumenti, fra cui dei falsi, da Franciolini e li rivendette a prezzo maggiorato a Wilhelm Heyer, un eminente collezionista tedesco di ColoniaGli strumenti di Heyer oggi fanno parte dell'importante collezione del Museo degli strumenti musicali dell'Università di Lipsia. La rivendita fu fatta per mezzo di un intermediario, un libraio fiorentino conoscente di Heyer (Ripin p. 197).. Passerini aggiunse la propria parte di inganno: nascose di aver comprato gli strumenti da Franciolini, dichiarando invece che erano stati trovati in un palazzo di Siena.
Heyer si accorse in fretta degli strumenti adulterati: era un collezionista esperto e non gli fu difficile smascherare la menzogna di Passerini, dal momento che alcuni degli strumenti portavano l'etichetta del negozio di Franciolini o erano presenti nei cataloghi di quest'ultimoRipin, p. 199. Scoperta la truffa, Heyer restituì la collezione al conte Passerini, che querelò a sua volta Franciolini denunciandolo al pubblico ministeroRipin, p. 195. Brauchli scrive "è altamente improbabile che Franciolini, ben al corrente della reputazione di Heyer, abbia cercato di truffarlo così sfacciatamente"Brauchli (1998:296–297); il giudizio di Brauchli riprende Ripin p. 182..
Il processo contro Franciolini nel 1910 attirò grande attenzione; il quotidiano La Nazione scrisse che "un largo pubblico composto di antiquari, esperti d'arte, artisti, ecc." vi assistetteI due importanti articoli della Nazione sono riportati in traduzione inglese in Ripin (1974:192-195).. Ben tre giudici riconobbero il capo d'accusa del tutto convincente e le prove della difesa troppo deboli; nel verdetto descrissero con gusto alcune delle più evidenti prove delle frodi (vedi sopra)L'atto completo si trova in Ripin (1974:181-191)..
Franciolini fu dichiarato colpevole e condannato a quattro mesi di prigione, che furono commutati in una multa di 1000 lireOssia circa 4000 euro. Riguardo al valore della lira all'epoca: il quinto catalogo di Franciolini riporta gli ordinari clavicembali a una tastiera fra le 200 (circa 850 euro) e le 500 lire (circa 2100 euro), e una delle spettacolari creazioni a tre tastiere a 7000 lire (circa euro). Il lotto che vendette a Passerini aveva un valore di lire (circa euro). Vedi .
L'attività di Franciolini negli ultimi anni La condanna non dissuase Franciolini dal continuare con le sue frodi; riprese infatti a raffazzonare e adulterare strumenti per il resto della sua vita. Heyer potrebbe aver cercato di mettere in guardia altri collezionisti riguardo a Franciolini; un articolo anonimo apparso sulla rivista organologica tedesca Zeitschrift für Instrumentenbau e riportante l'episodio di Passerini dal punto di vista di HeyerAnonimo (1910) "Der Instrumentfälscher Franciolini vor Gericht," Zeitschrift für Instrumentenbau, vol. 30, n. 19 (1 aprile), p. 715. ["Il falsario di strumenti Franciolini a processo", in Rivista per la costruzione di strumenti]. L'articolo è ristampato, con traduzione inglese, in Ripin (1974). secondo Ripin riuscì effettivamente a impedire che altri collezionisti cadessero nella truffa. Ma al di fuori dei paesi di lingua tedesca c'erano ancora tanti acquirenti ignari della condanna di Franciolini ed è possibile che egli possa aver continuato le sue attività senza troppi problemiRipin, p. xiv. A questo si possono aggiungere i clienti che erano consapevoli delle adulterazioni, ma non se ne curavano; vedi le note sulla "Clientela" sopra. Gli strumenti di Franciolini continuano a essere venduti ancora oggi; vedi "Rivenditori e case d'asta" più oltre..
Una vendita particolarmente spudorata sembra aver avuto luogo nel 1911. Come riportato nella Zeitschrift für InstrumentenbauVedi Ripin, pp. 200-201., Luigi, figlio di Franciolini, si recò a Londra con il cognato, portando con sé un lotto di strumenti dichiarato parte dei beni del padre, che i due affermavano essere morto. Fra gli strumenti ce n'era uno a tre tastiere derivato da un clavicembalo a una tastiera di Stefano Bolcioni del 1627. Sembra che i Franciolini l'avessero ridecorato, in modo che non potesse essere riconosciuto dalle fotografie dei cataloghi precedenti. Lo strumento fu probabilmente venduto con successo e finì nella Collezione Russell di EdimburgoPer la ridecorazione, vedi O'Brien, che discute l'evidenza del fatto, senza però dare per scontato che sia stata eseguita dai Franciolini. La versione ridecorata corrisponde chiaramente allo stile di altri strumenti di Franciolini visibili in Ripin (1974). O'Brien riproduce sia la fotografia del catalogo di Franciolini, sia un'immagine dello strumento allo stato attuale..
Franciolini morì nel 1920 (10 febbraio, di polmonite bronchiale)Ripin p. xv, ma l'attività proseguì con i suoi figli. Comunque, Ripin nota (p. xv) che allora "l'epoca d'oro era finita. Il collezionismo su larga scala e spesso indiscriminato di opere d'arte italiane che ha caratterizzato la fine del XIX secolo e i primi anni del XX finì con la crescente competenza dei curatori dei musei e dei collezionisti privati". Le attività della famiglia Franciolini si fermarono gradatamente, e almeno uno dei figli trovò un altro impiego.
Gestione delle frodi di Franciolini in epoca moderna Musei e curatori