Personaggio ricercato nel contesto risorgimental\indipendentista del posto e non solo, si fece rappresentante di quegli avvenimenti unificatori, promuovendoli sul territorio allora in stadio di genesi grazie alle produzioni di stampo fantasmagorico/sciovinistico (diventando oltretutto, con questo caratteristico tipo di genere letterario, tra gli anticipatori dell’odierna fantascienza in Italia) e facendosi apprezzare anche a livello cosmopolita. Infatti, fu cronista di personalità di spicco di quel tempo, tessendo con loro un'ampia rete di contatti. Fra di essi emergono Garibaldi, Mazzini e Mameli coi quali ebbe in comune l'applicazione della voce 'nazione''', principio riscontrabile in molti lavori e legato in parte alla Liguria, zona di provenienza dei 4. Prese azione personalmente alla battaglia di Novara, fatto centrale della prima parte del Risorgimento, come matricola caporale della sua divisione di reparto e alle 5 giornate di Milano in qualità di sovversivo svincolato l'anno prima. I parecchi volumi che redasse nel mentre del suo avanzamento professionale di pubblicista produttivo sono ripartibili su 6 categorie-serie: attività storiche, biografiche, formative, recensioni, romanzi e novelle (molti di questi furono fatti uscire postumi). È aggiuntivamente plaudito dai suoi estimatori per essere stato uno, se non il 1mo in assoluto, dei traduttori italiani di Edgar Allan Poe e anche grazie al suo lavoro, ad averlo reso noto al pubblico nazionale.
Anagrafica
Baccio nacque nell'omonima piana del centro abitativo di Toirano, da Maria Teresa Garassini e Pietro Domenico, piccoli proprietari terrieri del luogo con lontani avi rispettivamente milanesi e alessandrini delle aree di Ovada, che decisero di ritrasferirsi a ponente dopo un probabile iniziale spostamento al nord, migrazioni dovute a ragioni di conquiste belliche da parte del regno longobardo prima e di quello bizantino poi (i due cognomi sono infatti tipici della Liguria dell'ostro). Andato in pensione nel 1896, spirò tre anni dopo all'età di 68enne, a causa di una polmonite fulminante a Roma, dove soggiornava nell'ultimo periodo.
Conforme al suo desiderio, il defunto fu trasportato per via ferroviaria e tumulato nel cimitero del luogo d'origine. La città ha in futuro optato di dargli riconoscimento col tributo di una strada, una sezione omaggio dentro il museo etnografico della val Varatella e la donazione col suo nome alla biblioteca comunale. Anche a Buriasco, un comune in provincia di Torino, si trova un toponimo di regione nominatogli, probabilmente in base ai suoi trascorsi da giornalista nella metropoli.
Secondogenito di otto figli, dopo un'infanzia felice subentrò l'educazione scolastica; frequentò un regolare corso di studi presso vari collegi di riviera: dapprima il collegio Ghiglieri di Finale Marina retto dai Barnabiti con cattedre di grammatica, umanità e retorica, poi il seminario albenganese (come alunno esterno), infine il collegio Oddo di Albenga in qualità di studente di filosofia.
Arruolatosi volontario nell'8º reggimento fanteria di Mondovì nel 1849 adempiendo così al servizio di leva obbligatorio di una volta, ne tornò ammalato dopo aver combattuto contro l'esercito imperiale austriaco nella battaglia della Bicocca, evento cruciale delle prime guerre d'indipendenza italiane.
Congedato divenne insegnante di scuola dopo aver conseguito la patente magistrale alla scuola di metodo ad Albenga e insegnò a Loano.
Poi iniziò la carriera come impiegato ai telegrafi dopo l'abilitazione ottenuta dal corso di Torino ed esercitò la professione in svariate città del nord-Italia. In virtù di questa esperienza lavorativa (incominciata per l'inclinazione nascosta su il prodigio di elettromagnetismo), guidata però da una profonda ricerca di un'occupazione più rispondente ai propri ideali, Maineri cominciò a dedicarsi allo studio e alla letteratura.
La vocazione di scrittore e i primi componimenti Proprio questo suo interesse nei confronti della scrittura lo portò a produrre i primi componimenti. Prima fra tutte ‘Ubaldo’, racconto rosa dedicato alla memoria della madre nel quale compaiono descrizioni di Genova e de la chiesa dell'Annunziata a Pietra Ligure. Poi ‘Lionello’ narrante la vicenda storica di questo ragazzo durante l'assedio asburgico di Venezia del 1849. Poi ancora ‘Evangelina Guerri’ riguardante gli episodi rivoluzionari in Sicilia contro i regnanti Borbonici.
Sentì fortemente (ma non immemore di quello del Manzoni) l'influsso di Guerrazzi, politico-scrittore livornese, del quale condivise i lati più bizzarri e per un periodo cercò di imitare il Poe, aiutato in questo da una fervida immaginazione, mediata però da sentimenti meno estremi e da idee manzoniane; il suo stile divenne a poco a poco più semplice, più naturale e più piano.
Nel fervore dei moti rivoluzionari fu in relazione con Garibaldi, del quale seguì personalmente i trionfi in giro per il belpaese omaggiandolo con propri scritti, e Mazzini oltre che con vari altri personaggi illustri di quell'epoca e pubblicò opuscoli divulgativi riguardanti gli attuali fatti politici, che trovarono un loro seguito di pubblico. Questi opuscoli, battaglieri e tempestivi dal linguaggio un po' magnifico, trattarono di: Napoleone Bonaparte; la scomunica di Papa Pio IX; la spedizione de i mille; ‘Giuseppe e Lina’ (novella-episodio della rivoluzione siciliana del 1848); un profilo di Rosolino Pilo, patriota siciliano; 2 composizioni encomiastiche a Garibaldi (‘L'inno di Garibaldi’ e ‘L'eremo di Caprera’) e a vostra nobiltà Vittorio Emanuele II e uno scritto sugli abitanti del Napoletano; oltre ad una nota storica sulla guerra secessionista degli Stati Uniti d'America. Questi libretti racchiudono la sua concezione politica, parente all'inizio un po' accentuata e scolastica, ma ricca di dichiarazioni di principio.
Dopo ciò scrisse opere narrative di laboratorio che si differenziarono dalle prime di carattere storico per acquistare toni più introspettivi e impressionistici: tra queste la più significativa è ‘In una valle’ resoconto di viaggi e soggiorni di timbro fantastico nel quale tocca grandi temi come la libertà, l'indipendenza, la democrazia, il registro patetico e quello malinconico e nel quale anche polemizza contro le oppressioni russe alla Polonia e alcuni critici letterari.
Redattore di argomenti amministrativi e i viaggi A fianco a quello più prettamente narrativo, si può distinguere nella sua produzione un filone pubblicistico-amministrativo.
Ad esempio recensì sopra volumi pertinenti e intervenne su problemi di categoria. Qui nello specifico, sulla rivista “Il Giovine Municipio” (cugnara del 1868 fondata dall'albese Rocco Traversa), prese le difese in favore del decentramento amministrativo, come si può notare nel servizio ‘Introduzione al 2º anno’, sostenendo inoltre altre ideologie come quelle della riforma dei consigli comunali o la contrarietà alla facoltà del governo a nominare direttamente i sindaci.
Dal 1862 al 1877 soggiornò a Milano, dove aderì al movimento della Scapigliatura. Ebbe contatti con molti personaggi noti che vi appartenevano, coi quali strinse intensi legami di amicizia, in particolar modo con Cletto Arrighi, uno dei fondatori chiave che coniò questo termine e Ugo Tarchetti e Stefano Canzio perché prossimi di domicilio. Con loro s'imbatté attivamente nelle discussioni sui grandi temi culturali, letterali e soprattutto politici dell'epoca, come dimostrato dai servizi pubblicati su “Cronaca Grigia”, “Gazzettino” di Venezia e su svariati quotidiani milanesi e il prologo ‘L'ultimo Boja’... oltre a qualche lettera conservata nel suo archivio personale. Questo periodo, fatto di comunanze coi pensieri del gruppo (atteggiamento di frattura con la nobiltà e col passato, visione sfacciata e inquietante dello stare al mondo e dell'arte, maliziosa dissacrazione delle teorie classiche, inclinazione a soggetti macabri, ecc.), seppur mantenendo una propria identità personale, contribuì alla sua maturazione di uomo letterato e lo portò a scrivere molteplici novelle (la più significativa è ‘Ser Lampo’, racconto di natura fantastico-fenomenale) e parallelamente anche articoli di quotidiano nazionalistici, che vennero per esempio pubblicati su la “Gazzetta di Soresina” (settimanale di Cremona) e altri giornali lombardi quando risiedeva a Soresina e a Ponte (Sondrio) per il lavoro da telegrafista.
Sempre in quel lasso di tempo entrò anche in contatto con personaggi famosi della zona per il progetto di edificazione della scultura all’abate e astrologo Giuseppe Piazzi nella città di Ponte, costituendo una commissione a tale scopo non senza sollecitare l’opinione pubblica con articoli, avvisi e lettere su giornali locali e non (tutti trattati dallo stampo scientifico, recensionistico, orativo-accademico, letteristico e biografico).
Del capoluogo ambrosiano lo scrittore decise di ricordare il suo passato da insorgente sostenitore per l’autonomia dell’urbe da parte dei civili contro il dominio dei confinari austriaci nelle cinque giornate di Milano, porgendole i propri ossequi attraverso 2 composizioni della silloge ‘Lottare e Vincere’ (pubblicata poi dopo nel 1890), quando 17enne scelse liberamente di sostenervici e di partire alla volta della città meneghina, stimolato dagli impulsi di comunità e nazionalistici che in quei periodi infervoravano lo Stivale, a ricordo dei territori da liberare appartenuti un tempo ai parenti.
L'allargamento degli interessi culturali e le conoscenze A metà degli anni sessanta dell'8cento, i già conosciuti architetto-ingegnere Carlo Mariani e genealogista-araldista G. B. Crollalanza gli presentarono lo storiografo militare francese Edouard De La Barre (1819-1893) con cui strinse amicizia. I due si scambiarono vicendevolmente alcuni dei propri scritti da poter tradurre nella natia lingua di origine (essi riguardarono la storia militare della terza guerra d'indipendenza italiana del 1866 che coinvolse l'esercito italiano Alfonso La Marmora, la Prussia, l'Austria e la Francia; più un breve saggio su Macchiavelli teorico militare). Di questi scambi rimane una documentazione di corrispondenza missiva presente nel suo archivio personale.