Lomicidio di Marta Russo avvenne all'interno della città universitaria della Sapienza di Roma il 9 maggio 1997, quando la vittima, studentessa ventiduenne di giurisprudenza, fu gravemente ferita da un colpo di pistola, morendo quattro giorni dopo in ospedale.Il delitto della Sapienza - Il caso Marta Russo, dal sito Misteri Italiani

L'omicidio fu al centro di un complesso caso giudiziario oggetto di grande copertura mediatica, sia per il luogo in cui era stato commesso, sia per la difficoltà delle prime indagini, che non riuscirono a delineare un movente, vertendo su ipotesi non confermate come lo scambio di persona, il "delitto perfetto", il terrorismo e infine lo sparo accidentale; è ricordato anche per l'intervento di personalità politiche, specie a causa dell'atteggiamento dei due pubblici ministeri, ritenuto da molti eccessivamente inquisitorioMarco Catino, Sociologia di un delitto, Sociologia di un delitto: media, giustizia e opinione pubblica nel caso... - Marco Catino - Google Libri, Sossella, 2001Video-shock: chiesto il processo per i pm Davide Giacalone, L'Italia come bugia, Rubbettino, 2003, pag. 218Andrea Accorsi, Massimo Centini, I grandi delitti italiani risolti o irrisolti, «Marta Russo» e che diede anche luogo a un breve procedimento per abuso d'ufficio e violenza privata.

Nel 2003, principalmente sulla base di una controversa testimonianza,Ferdinando Imposimato, L'errore giudiziario, pagg. 159-163Anche la Lipari vide Ferraro nell'aula VI. L'assistente: «Allora mi suicido...» , l'Unità, pag. 13, 3 luglio 1997 fu condannato in via definitiva per omicidio colposo aggravato l'assistente universitario di filosofia del diritto Giovanni Scattone; un suo collega, Salvatore Ferraro, fu condannato limitatamente al reato di favoreggiamento personale. Entrambi si sono sempre professati innocenti. Nella prima sentenza si specifica che Scattone avrebbe esploso un colpo per errore maneggiando una pistola per motivi ignoti, forse per provare l'arma sparando contro un muro o senza sapere che fosse carica,Questa ipotesi venne invece criticata dalla sentenza d'appello e Ferraro lo avrebbe coperto tacendo e portando via l'arma. Il delitto fu definito colposo anche perché Scattone, dalla posizione in cui si sarebbe trovato, non avrebbe potuto esplodere un colpo mirato, né avrebbe compiuto un'azione dolosa in presenza di tanti testimoni. Il terzo indagato, l'usciere dell'istituto Francesco Liparota, venne assolto dall'accusa di favoreggiamento dalla Cassazione, tramite annullamento senza rinvio. Tutti i numerosi altri indagati, principalmente per i reati di favoreggiamento, diffamazione o falsa testimonianza, furono assolti con formula piena in primo grado.

Il caso di Marta Russo è finito negli anni per diventare uno dei misteri della cronaca nera italiana.Cristiano Armati, Yari Servetella, Roma criminale. Il lato oscuro della città eterna, Newton Compton, 2008

La vittima e il delitto

La mattina del 9 maggio 1997, alle ore 11:42 circa, Marta Russo, studentessa di giurisprudenza ed ex campionessa regionale del Lazio di scherma, 22 anni compiuti il 13 aprile (era nata a Roma nel 1975), fu raggiunta alla testa da un proiettile calibro .22, a punta cava, camiciato e composto da solo piombo, mentre, insieme all'amica Jolanda Ricci, percorreva un vialetto all'interno della Città Universitaria, tra le facoltà di Scienze Statistiche, Scienze Politiche e Giurisprudenza. Il proiettile penetrò la nuca, dietro l'orecchio sinistro, spezzandosi in undici frammenti che causarono danni irreversibili. I testimoni parlarono di un colpo attutito, come sparato da un'arma col silenziatore, identificata in una carabina o una pistola (come verrà detto nel processo). Tra i soccorritori vi fu anche lo zio della studentessa, dipendente della Sapienza..

La ragazza fu trasportata al vicino Policlinico Umberto I, dove arrivò in coma; il 14 maggio, alle ore 22, i medici constatarono la morte cerebrale. I genitori, Donato Russo e Aureliana Iacoboni, e la sorella Tiziana decisero di donarne gli organi, seguendo un desiderio espresso anni prima da Marta dopo aver visto un servizio televisivo sul delitto di Nicholas Green; la notte del 14 maggio venne "staccata la spina" ai macchinari che la tenevano in vita, e Marta fu dichiarata morta. Ai funerali, svolti il 16 maggio nella Chiesa della Divina Sapienza presso l'ateneo, parteciparono Romano Prodi, Walter Veltroni, Luciano Violante e Luigi Berlinguer, oltre a una folla numerosa di studenti, amici e persone comuni. Papa Giovanni Paolo II inviò un messaggio. Marta Russo è sepolta nel riquadro 85 del Cimitero del Verano di Roma; nel 2007 i resti sono stati traslati dal colombario a una tomba individuale, sempre nel medesimo riquadro.

A Marta Russo venne concessa la laurea alla memoria alla presenza del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, inoltre fu apposta una targa commemorativa e intitolate alcune aule dell'ateneo. Il 26 maggio 2001 la seconda edizione del torneo di scherma «Trofeo Marta Russo» è diventata internazionale. Dal 2004 ha cambiato denominazione in «Una stella per Marta». Nel 2001 fu dedicato a Marta Russo un parco nel quartiere Labaro in Roma, adiacente a via Gemona del Friuli.Corriere della Sera articolo del 29 dicembre 2001 Un parco per Marta Russo e una strada al padano Brera Dal 14 maggio 2003 si svolge il premio «Marta Russo. La Donazione degli organi: gesto d'amore a favore della vita», rivolto agli studenti degli istituti di scuola media superiore di Roma e provincia, promosso dall'Associazione Marta Russo e dalla Provincia di Roma. Il 5 maggio 2010 l'Istituto Comprensivo Via Italo Torsiello di Roma, frazione di Trigoria, fu intitolato a Marta Russo con una cerimonia alla quale parteciparono i genitori della ragazza e a Licata, nel Libero consorzio comunale di Agrigento, le è stata intitolata una via.

Le indagini A causa della complessità della scena del delitto, per ricostruire la dinamica degli eventi si dovette ricreare virtualmente il cortile dell'università con una videocamera laser tridimensionale unica in Italia, in possesso della Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi di Ferrara e in uso ai tecnici del NubLabLaboratorio di modellazione e rilievo in tre dimensioni. / DIAPREMDevelopment of Integrated Automatic Procedure for Restoration of Monuments.. Gli scanner 3D, utilizzati abitualmente per rilevare l'architettura storica in funzione del restauro, permisero in questo caso di realizzare un modello preciso come base per le perizieLa Repubblica Effetti speciali in aula targati Hollywood. La ricostruzione balistica seguente è stata criticata da alcuni esperti di armi, come l'ex magistrato Edoardo Mori; egli afferma, riprendendo critiche già effettuate, che le perizie non potevano sostenere con certezza che il colpo partì da una precisa stanza, scrivendo anche che fu a causa degli errori forensi che si focalizzò l'attenzione sul luogo sbagliato come punto di partenza del colpo. A seconda della posizione della testa della vittima, si potevano infatti ricostruire diverse traiettorie. Per i periti il colpo poteva essere partito solo dall'istituto di Filosofia del diritto o dal bagno disabili di Statistica; una minoranza, basandosi sull'impressione di un testimone, suggerì la sede di Fisiologia.

La particolarità del luogo del delitto, la coincidenza con gli anniversari delle morti di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse, e Peppino Impastato, assassinato dalla mafia (9 maggio 1978) e di Giorgiana MasiAgguato all'università, studentessa in coma (studentessa uccisa dalla polizia durante una manifestazione a Roma, il 12 maggio 1977) e di altre personalità legate alla politica degli anni '70Es. Ulrike Meinhof (9 maggio 1976), contemporaneamente alla clamorosa vittoria della destra nelle elezioni delle rappresentanze studentesche tenute nei giorni precedenti all'omicidioSapienza, schede sospette, resero plausibile la tesi dell'agguato terroristico-politico, ipotesi abbandonata perché né Marta Russo né Jolanda Ricci appartenevano a movimenti, se si escludeva la teoria dello scambio di persona per un certo periodo tenuta in considerazione.

C'erano state comunque minacce ventilate di terrorismo, dal rosso (risultato poi presente in alcuni ambienti della Sapienza) e nero al separatismoCfr. i cosiddetti Serenissimi, lo stesso giorno a Venezia. fino al terrorismo islamista, che aveva nel mirino Roma e il Giubileo del 2000.

L'ipotesi di una nuova strategia della tensione fu ventilata da alcuni a ridosso dell'omicidio, parlando di un atto senza movente nello stile tipico dei terroristi di estrema destra nel periodo 1969-1984, ma anche questa pista fu presto abbandonata. Tale pista, facendo riferimento ad allarmi e segnalazioni che gli sarebbero pervenuti, fu sostenuta dal rettore dell'università, Giorgio Tecce.

Le brevi indagini iniziali furono ad ampio spettro e scandagliarono il passato di Marta (un ex ragazzo della vittima, ex guardia giurata e autista alla Sapienza, era positivo allo stub sulla mano ma aveva un solido alibi), dei suoi familiari, dell'amica Jolanda e di altri testimoni. Nel vialetto erano presenti, oltre alla vittima e all'amica, alcuni dipendenti dell'università e delle imprese di pulizia, alcuni studenti e qualche docente; a una cinquantina di metri stazionavano alcuni studenti di origine iraniana che stavano distribuendo materiale contro il regime degli ayatollah.

Una pista vagliata all'inizio fu che l'obiettivo fosse un impiegato delle imprese di pulizia o che fosse un crimine maturato nell'ambiente lavorativo, con la vittima colpita per puro caso; due dipendenti vennero indagati, ma la posizione venne subito archiviata. Le piste delle ditte di pulizia e dello scambio di persona ritorneranno in anni seguenti (cfr. sezione Teorie alternative).

Gli inquirenti cominciarono a raccogliere testimonianze ma nessuna delle persone nelle stanze superiori venne collegata al terrorismo o alla criminalità. Il 21 maggio (ma il giornalista Flavio Haver ne parla già in un articolo del 19), sul davanzale dell'Aula Assistenti dell'Istituto di filosofia del diritto, la Polizia Scientifica ritrova una presunta particella di “ferro-bario-antimonio”, indirizzando gli inquirenti ad abbandonare le precedenti indagini sulla ditta di pulizie e su altre persone, e ogni pista alternativa. La sentenza di annullamento della Cassazione del 2001 definirà questo fatto come "un errore". Il vicequestore BelfioreLettera di Giovanni Scattone ai giudici della Cassazione , prima ancora di avere qualsiasi conferma e molto prima che venissero fatti i nomi di Scattone e Ferraro, aveva dichiarato: "Secondo noi sono stati due assistenti che cazzeggiavano con una pistola". La finestra dalla quale era stato esploso il colpo, secondo alcuni rilievi scientifico-chimici, era negli uffici al secondo piano della Facoltà di Giurisprudenza.

In totale vennero iscritti nel registro degli indagati circa 40 persone, e venne indiziato, come forte sospettato all'inizio, un bibliotecario di Lettere, Carmelo "Rino" Zingale, poi scagionato.

Furono ascoltati come testimoni, tra gli altri, una studentessa fuoricorso, Giuliana OlzaiGiuliana Olzai, sorella di Bernardino Olzai (morto in uno scontro a fuoco con la polizia) e Diego Olzai, coinvolti nel sequestro di Dante Belardinelli nel 1989, 44 anni, il professor Nicolò Lipari, ex parlamentare democristiano, e soprattutto sua figlia Maria Chiara Lipari, dottoranda.