La nazionale di pallacanestro maschile statunitense (United States men's national basketball team) rappresenta gli Stati Uniti d'America nelle competizioni internazionali di pallacanestro organizzate dalla FIBA. È gestita dalla USA Basketball.
La pallacanestro ha avuto i suoi natali proprio negli USA e gli statunitensi si sono da sempre considerati i padri del basket (in modo analogo rispetto a quanto sostenuto dagli inglesi per il calcio): in nessun luogo come negli Stati Uniti, infatti, si è mai cominciato a praticare così presto e con così tanti atleti questo sport. Per questi motivi, a livello internazionale i cestisti americani sono da sempre considerati i migliori a livello globale, ragion per cui la nazionale ha, per lunghissimo tempo, rifiutato categoricamente di schierare i suoi atleti di maggior spessore nelle competizioni con altre rappresentative.
Se fino al 1989 la FIBA proibiva ai cestisti NBA statunitensi, e in generale a tutti gli atleti NBA (eccetto gli europei e sudamericani), di partecipare ai Giochi olimpici, gli USA avrebbero potuto comunque schierare i giocatori dell'NBA nelle altre competizioni internazionali (mondiali e campionati americani) oppure formare una rappresentativa coi giocatori professionisti non militanti in NBA. La USA Basketball invece decise che dovevano essere i cosiddetti universitari (o collegiali) a rappresentare il loro paese nelle grandi competizioni internazionali. Le stelle NBA vestirono la maglia della nazionale per la prima volta solamente ai Giochi olimpici di Barcellona del 1992: fu l'esordio del cosiddetto Dream Team. Per estensione il termine "Dream Team" venne da allora talvolta utilizzato per indicare una squadra sportiva che, almeno sulla carta, schiera una rosa di giocatori considerati tra i migliori della specifica disciplina.
Nonostante qualche flop negli ultimi vent'anni, la nazionale statunitense continua ad essere la squadra più vincente del globo. Grazie al successo ai giochi olimpici di Rio de Janeiro nel 2016, dove ha superato in finale la Serbia, ha stabilito uno storico record di 53 vittorie consecutive in partite ufficiali. Nel 2024 la nazionale Usa vince l'oro olimpico ai giochi di Parigi (5° consecutivo e 17° in totale): 98-87 del team di coach Steve Kerr in finale sui padroni di casa della Francia.
Storia I primi decenni Dalla sua nascita nel 1891, grazie al canadese James Naismith (insegnante di ginnastica alla "YMCA Training School" di Springfield, Massachusetts), lo sport della pallacanestro divenne subito molto popolare negli Stati Uniti e, in modo minore, in Canada. Solo anni dopo la diffusione interesserà altre nazioni del mondo. Alle Olimpiadi di Saint Louis nel 1904 il basket fece la sua prima comparsa, dopo solo 13 anni dalla nascita; si trattò di un torneo dimostrativo, quindi non furono assegnate medaglie. La competizione vide la sola partecipazione di squadre americane, dato che lo sport non era abbastanza conosciuto all'estero per permettere la formazione di rappresentative nazionali: d'altronde per quella data gli stessi USA erano ben lontani da riuscire ad organizzare un torneo a livello nazionale. Lo svolgimento del torneo infatti fu semplicemente una serie di incontri (senza premi o classifiche) tra le varie squadre, suddivise per categoria: amatori (6 squadre, tra cui i Buffalo Germans), college (3 squadre), high schools (4) e scuole elementari (3).
Negli anni a seguire il basket si diffuse in buona parte del globo: nel 1932 viene fondata la FIBA; gli USA, tramite un'associazione denominata allora Amateur Athletic Union (la futura USA Basketball), vi entreranno due anni più tardi. Nel 1935 si tiene il primo Campionato Europeo e un anno dopo si tiene il primo serio evento cestistico a livello internazionale, le Olimpiadi. Infatti in quell'anno, in occasione delle Olimpiadi di Berlino 1936, la pallacanestro tornò come competizione olimpica, stavolta valevole per le medaglie. La prima volta della pallacanestro agonistica ai giochi a cinque cerchi corrispose anche al primo risultato di rilievo della nazionale di Basket maschile USA, che sconfisse in finale il Canada.
Al torneo di Berlino, che si disputò all'aperto (fu la FIBA a voler tentare questo sfortunato esperimento) causando problemi (dovuti alla pioggia) agli atleti, presero parte ben 23 squadre (ma con 3 ritiri anticipati). Gli statunitensi presentarono una squadra di collegiali dilettanti (guidati da James Needles), provenienti in gran parte dagli UCLA Bruins o militanti nella AAU. I cestisti statunitensi ebbero inoltre l'onore di ricevere le medaglie d'oro dalle mani di James Naismith, che inoltre sollevò la prima palla a due del torneo.
Dall'edizione tedesca di allora il basket non sarebbe più mancato ai giochi olimpici.
Lo strapotere (1948-1971) L'immediato dopoguerra Il dominio americano, nonostante la rapida diffusione che lo sport ebbe nel mondo, continuò sempre coi collegiali alle Olimpiadi del '48, la prima dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Durante il suo cammino netto nella manifestazione londinese il team USA batté le avversarie con uno scarto medio di 33,5 punti a partita, e in finale umiliò la rappresentativa francese 65-21. Gli olimpionici statunitensi, sotto la guida di Browning, schieravano la futura All-Star Barksdale, oltre ad altri giocatori dal futuro radioso in NBA. Tra essi c'era il duo dei Kentucky Wildcats Beard-Groza; un altro trascinatore della squadra statunitense del 1948 fu il futuro Hall of Fame Kurland (proveniente da Oklahoma State), presente (e decisivo) anche alla vittoriosa spedizione olimpica americana di quattro anni dopo.
Gli USA persero poi i primi Mondiali del 1950 con l' di Furlong, l'unica a battere, 64-50, gli States nel girone finale: gli USA portarono a quell'edizione un team di collegiali, formato in toto dalla squadra AAU dei Denver Chevrolets, con coach Gordon Carpenter.
Pur essendo il basket negli Stati Uniti organizzato in modo professionale da qualche anno (la NBL dal 1937, la BAA-NBA che nasce nel 1946) la AAU continuò a schierare nelle competizioni internazionali dei dilettanti (scelta che era invece obbligatoria a livello di Olimpiadi). Con i collegiali sul parquet gli States conseguirono la vittoria alle Olimpiadi finlandesi del '52: gli atleti statunitensi, allenati da Warren Womble, provenivano per la maggior parte dai Kansas Jayhawks, campioni NCAA di quell'anno, e potevano contare sulla futura stella NBA e Hall of Fame Lovellette. I cestisti statunitensi arrivarono ai quarti di finale battendo con scarti superiori ai 10 punti tutte le avversarie eccetto il : dopo aver sconfitto i campioni mondiali argentini 85-76 conquistarono l'oro battendo l' 36 a 25.
Primo successo mondiale (1954) e dominio a Melbourne (1956) Due anni dopo, sempre con Womble come coach, gli States si presentarono ai mondiali brasiliani del '54: Kirby Minter fu MVP della manifestazione vinta per la prima volta dagli USA, che finirono davanti al Brasile di Algodão e Wlamir Marques (che perse solo contro gli USA in tutto il torneo). Il primo trionfo mondiale degli Stati Uniti arrivò dopo che la rappresentativa a stelle e strisce chiuse imbattuta il girone finale, vincendo con facilità tutte e 7 le partite del torneo iridato. La federazione statunitense aveva scelto come sua rappresentante ai mondiali i dilettanti Peoria Caterpillars, freschi vincitori del titolo nazionale AAU.
Alla vittoria mondiale (che sarà bissata solamente nel 1986), seguì il successo alle olimpiadi di Melbourne (1956), dove la squadra poteva contare sulla futura leggenda NBA Bill Russell.
Ai giochi a cinque cerchi australiani in finale la nazionale di basket statunitense batté, per la seconda volta in quattro anni, 89-55, l'URSS, che arriverà all'argento anche nelle due successive edizioni olimpiche. Il torneo olimpico di Melbourne vide gli USA di coach Tucker assoluti protagonisti: la squadra vinse tutte le partite con un enorme distacco sugli avversari, oltre 54 punti di media (un record nella storia della pallacanestro olimpica maschile). Nel roster americano, oltre a Russell, c'era anche un altro atleta dei San Francisco Dons: K.C. Jones sarebbe stato futuro compagno del pivot dei Celtics a Boston per lunghi anni, e avrebbe vinto 8 titoli NBA.
1957-71: grandi Olimpiadi, scarsi Mondiali A livello mondiale i risultati della Nazionale USA, che schiera roster di dilettanti assai mediocri sono alterni, avendo comunque a che fare, negli anni Sessanta, con nazionali in crescita quali il Brasile di Wlamir Marques, Bira e Amaury, la di Korać e Daneu e la forte Unione Sovietica (Paulauskas su tutti).
Gli Stati Uniti ottengono infatti, tra il 1959 e il 1970 solamente un secondo posto (a Santiago del Cile nel '59), due quarti posti (a Rio '63 e Montevideo '67) e un quinto posto (a Lubiana, dove schieravano un diciassettenne Bill Walton e Tal Brody, leggenda del basket israeliano).
Ai Mondiali del 1959 la squadra fu costituita da una rappresentativa dell'Air Force: la scelta fu dovuta al fatto che per motivi organizzativi (ritardo nel completamento del palazzetto cileno) la rassegna venne posticipata al gennaio del 1959 (pur essendo prevista per il '58), quando erano in svolgimento i campionati dei dilettanti AAU. Quattro anni dopo la rappresentativa degli USA fu costituita da un mix di dilettanti AAU, collegiali e atleti delle forze armate, nel 1970 da collegiali.
Ai Giochi olimpici però l'USA Basketball si assicura di avere sempre una squadra di dilettanti in grado di dimostrare la superiorità della propria nazionale nella pallacanestro: gli statunitensi battono con grande agilità, e senza mai perdere una singola partita, gli avversari fino al 1972. In particolare dopo le 4 sconfitte consecutive inflitte ai sovietici (l'ultima a Tokyo 73 a 59) a Città del Messico è la Jugoslavia ad arrivare seconda (in finale gli USA si impongono 65-50). Questa striscia di vittorie arriva sempre ricorrendo a giocatori non professionisti, mettendo in mostra alcuni atleti del college destinati ad un radioso futuro nella NBA e/o nell'ABA (attiva tra il 1967 e il 1976).
A Tokyo gli Stati Uniti potevano contare su un buon gruppo di futuri ottimi giocatori come Bradley, L. Brown, Caldwell, Hazzard, L. Jackson e J. Mullins. In Messico il roster annoverava invece atleti del calibro di Haywood, Scott e JJ White.
Gli olimpionici di Roma Il torneo olimpico del 1960 vide schierata una rappresentativa statunitense, agli ordini di Pete Newell, altamente competitiva, tanto da essere considerata la squadra di collegiali più forte mai schierata dalla USA Basketball. Sui parquet romani si esibirono, oltre a future All Star NBA come B. Boozer, Dischinger, Imhoff e A. Smith, 4 futuri Hall of Fame; si trattava di Bellamy, Lucas, West e O. Robertson (gli ultimi 3 anche tra i giocatori del cinquantenario). Da notare anche che in quel periodo ABA e NBA si disputavano il controllo della federazione di basket americana: per trovare un compromesso che accontentasse tutti il team USA fu composto da 7 collegiali, 4 giocatori AAU e un rappresentante dell'aviazione (Smith): in questo modo si lasciarono però fuori alcuni eccellenti collegiali (e futuri Hall of Famer) come Havlicek e Wilkens.
La forza del roster permise alla nazionale a stelle e strisce, che inflisse oltre 42 punti di distacco medio, di chiudere al primo posto il girone finale davanti all'URSS, al Brasile di coach Kanela e all', tutte battute di almeno di 24 punti. La forza e lo spettacolo messo in mostra dagli amatori della nazionale USA a Roma fu tale che essa verrà poi inserita prima nell'US Olympic Hall of Fame, nel 1984 e poi, nel 2010, tra le squadre del Naismith Memorial Basketball Hall of Fame (assieme al Dream Team del 1992).
La prima controversa sconfitta olimpica di Monaco (1972)