La guerra civile afghana venne combattuta dal 14 novembre 1928 al 13 ottobre 1929. Le forze ribelli e poi di governo dei saqqawisti al comando di Habibullāh Kalakāni combatterono contro varie tribù opposte e monarchi rivali nel regno dell'Afghanistan, tra i quali un ruolo rilevante ebbe Mohammed Nādir Khān. Malgrado i primi successi, come la cattura di Kabul e la sconfitta di Amānullāh Khān il 17 gennaio 1929 o la presa di Kandahar il 3 giugno, i saqqawisti vennero deposti dalle forze anti-saqqawiste guidate da Nadir il 13 ottobre 1929, portando quest'ultimo ad ascendere al trono dell'Afghanistan.

La guerra ebbe inizio quando la tribù dei Shinwari si rivoltò a Jalalabad redigendo un manifesto con 10 accuse che rivolgevano al governo, di cui 5 direttamente al sovrano. Anche se questa rivolta venne repressa da una parte dell'esercito guidata da Ali Ahmad Khan, a nord scoppiò un'ulteriore rivolta che riuscì a conquistare la città di Jabal al-Siraj, prima di attaccare Kabul il 14 dicembre 1928. Il primo assalto dei saqqawisti a Kabul venne respinto, ma il secondo assedio riuscì a mettere la capitale afghana nelle mani dei ribelli il 17 gennaio 1929. Il governo in carica aveva intrapreso una serie di riforme sociali come ad esempio l'espansione dei diritti delle donne e l'adozione di un regolamento militare (in particolare dopo la rivolta degli Alizai del 1923 e quella di Khost). Kalakani denunciò i suoi oppositori come kuffar,. mentre le sue forze commisero atrocità e stupri. oltre a razzie diffuse..

Dopo la presa di Kabul, i saqqawisti sconfissero il governo a Jalalabad guidato da Ali Ahmad Khan il 9 febbraio. Malgrado la sconfitta subita nella battaglia di Shaykhabad all'inizio di marzo, i saqqawisti riuscirono ad estendere il loro controllo su Kandahar a giugno dopo un breve assedio. Non furono però in grado di sconfiggere le forze di Nadir Khan nella valle di Logar che erano penetrate a marzo assieme alle forze di Amanullah, anche se quest'ultimo decise di lasciare il paese il 23 maggio. Dopo un mese di stallo, Nadir Khan riuscì infine a costringere i saqqawisti alla ritirata verso Kabul nell'ottobre del 1929, e poi nell'Arg. La presa dell'Arg il 13 ottobre 1929 segnò la fine della guerra civile, anche se l'attività dei saqqawisti continuò sino al 1931. La guerra civile continuò ad essere combattuta contro l'Armata Rossa nell'Afghanistan settentrionale da parte del movimento dei basmachi.

Durante la cattura di Kabul da parte degli anti-saqqawisti, le forze di Nadir saccheggiarono la città contro l'ordine del loro comandante. Dopo la guerra civile, Nadir non cedette il trono dell'Afghanistan ad Amanullah, e questo fatto portò allo scoppio di ulteriori rivolte, inclusa la rivolta dei Shinwari, la rivolta del Kuhistan, la rivolta dei Ghilzai e la rivolta di Mazrak.

Antefatto Dal 1919 Amānullāh Khān regnava in Afghanistan, e poco dopo lo stato raggiunse l'indipendenza dall'Impero britannico. Prima del trattato di Rawalpindi l'Afghanistan aveva già stabilito una propria politica estera, incluse delle relazioni diplomatiche con l'Unione Sovietica nel 1919. Durante gli anni '20 del Novecento, l'Afghanistan stabilì anche delle relazioni diplomatiche con le principali potenze mondiali.

Il secondo giro di negoziati anglo-afghani si dimostrò inconcludente. Le due nazioni erano d'accordo nel riconoscere all'Afghanistan l'autonomia nella gestione degli affari esteri, ma gli inglesi non erano d'accordo che gli afghani continuassero le loro relazioni con gli indipendentisti Pashtun.

I sovietici, dopo la rivoluzione bolscevica del 1917, cercarono di fortificare i loro confini pacificando le nazioni in rivolta e in Afghanistan cercarono di stringere nuove relazioni a Kabul, minacciando nel contempo gli inglesi che erano intenzionati a supportare i controrivoluzionari in Russia. Nel tentativo di porre fine al controllo inglese della politica estera afghana, Amanullah inviò un emissario a Mosca nel 1919; Vladimir Lenin ricevette l'inviato caldamente e rispose inviando un proprio rappresentante a Kabul, offrendo aiuto al governo di Amanullah.

Durante il regno di Amānullāh, le relazioni sovietico-afghane variarono a seconda dell'andamento dei conflitti; l'Afghanistan era visto dai russi come un valido strumento per tenere a bada i piccoli gruppi musulmani presenti in Russia e anche per minacciare l'Inghilterra e le altre potenze occidentali. Nel contempo i sovietici erano intenzionati a servirsi degli afghani per eliminare gli elementi anti-bolscevichi dell'Asia centrale in cambio dell'aiuto dei russi contro gli inglesi. Gli afghani riuscirono ad ottenere ad esempio le oasi di Merv e Panjdeh grazie all'aiuto dell'Armata Rossa.

Nel maggio del 1921, afghani e sovietici siglarono un trattato di amicizia, il primo trattato internazionale firmato dall'Afghanistan dopo la piena indipendenza nel 1919. I sovietici fornirono agli afghani denaro, tecnologie ed equipaggiamenti militari.

Le relazioni anglo-afghane peggiorarono con l'avvicinamento dell'Afghanistan alla Russia. Inoltre Amanullah aveva dei contatti coi nazionalisti indiani ai quali aveva dato asilo a Kabul. Gli inglesi risposero a tutto ciò negando ad Amanullah il titolo di "Maestà" ed imponendo delle restrizioni al transito delle merci verso l'India.

Le riforme interne di Amānullāh non furono meno drammatiche delle iniziative di politica estera. Mahmud Tarzi, suocero di Amanullah e ministro degli esteri del regno, incoraggiò gli interessi del sovrano nelle riforme politiche e sociali, ma ne consigliò un'applicazione graduale sotto la guida del governo centrale, come avvenuto in Turchia sotto Kemal Atatürk. A livello sociale, Amanullah aderì a molte delle idee propostegli da Mahmud Tarzi all'epoca, così come ad esempio la riforma che diede maggiore libertà alla stampa locale. Tarzi, influenzato dall'occidente, vi portò anche i canoni dell'abbonamento e l'etichetta delle corti europee. Sua moglie, la regina Soraya Tarzi, si impegnò perché Amanullah Khan si prodigasse a favore delle donne afghane."Afghanistan and the Search for Unity" Omrani, Bijan, published in Asian Affairs, Volume 38, Issue 2, 2007, pp. 145–157.

Le riforme di Amānullāh andarono a toccare molte aree della vita degli afghani. Nel 1921 fondò l'aviazione nazionale, pur disponendo di pochi aerei sovietici e di qualche pilota in tutto; il personale dell'esercito afghano venne inviato per la formazione in Francia, Italia e Turchia. Pur essendo giunto al potere col supporto dell'esercito, Amanullah si alienò l'appoggio di molti militari riducendo la loro paga e la dimensione delle forze militari nazionali. I consiglieri turchi di Amanullah gli consigliarono di pensionare gli ufficiali più anziani che opponevano resistenza alla costituzione di un esercito composto da professionisti. Il ministro della guerra di Amanullah, il generale Muhammad Nadir Khan, membro del ramo Musahiban della famiglia reale, si opponeva per primo a questi cambiamenti, preferendo invece far leva sulla sensibilità delle varie tribù. Il re rifiutò il consiglio di Nadir Khan, e nell'esercito iniziò a formarsi una fazione anti-turca; nel 1924 Nadir Khan lasciò il governo e divenne ambasciatore in Francia.

Le riforme Amānullāh avrebbero radicalmente mutato l'Afghanistan, ma gran parte delle sue proposte morirono con la sua abdicazione. Egli promulgò una serie di variazioni epocali come ad esempio l'adozione dell'anno solare, l'uso dell'abbigliamento di tipo occidentale, l'abolizione del velo alle donne, l'eliminazione della schiavitù e del lavoro forzato, l'introduzione di un'educazione secolare (per bambini e bambine) destinata anche agli adulti ed ai nomadi. Le sue riforme economiche comprendevano la ristrutturazione, la riorganizzazione e la razionalizzazione dell'intero sistema fiscale, una serie di campagne anti-corruzione, una tassazione basata sul censo, il primo bilancio preventivo dello stato (nel 1922), oltre all'adozione del sistema metrico-decimale, la fondazione della Bank-i-Melli (Banca Nazionale) nel 1928, e l'introduzione dell'Afghani come moneta a partire dal 1923. Anche le riforme politiche e giudiziarie proposte da Amānullāh furono radicali ed includevano la prima costituzione dell'Afghanistan (nel 1923), la garanzia dei diritti civili (dapprima per decreto e poi costituzionalmente), l'uso di carte d'identità e un registro nazionale per i cittadini, la fondazione di un'assemblea legislativa, un sistema di tribunali secolari, il nuovo codice penale, civile e commerciale, l'abolizione di sussidi e privilegi ai capi tribali ed ai membri della famiglia reale.

Anche se la sharia (legge islamica) avrebbe continuato ad essere la legge di riferimento, vennero introdotte interpretazioni più moderne ed eque. I capi religiosi, che avevano ottenuto grande influenza durante il regno di Habibullah Khan, si dimostrarono scontenti delle riforme religiose di Amānullāh ed iniziarono a cospirare contro di lui.

Il corso della guerra L'inizio della guerra (novembre - dicembre 1928) La rivolta dei Shinwari Le prime rivolte iniziarono quando i membri della tribù pashtun dei Shinwari si ribellarono ed assediarono Jalalabad il 14 novembre 1928,. tagliando le linee telegrafiche e sbarrando la strada per la capitale, affiggendo poi un manifesto con dieci accuse per il malgoverno, cinque delle quali imputate direttamente ad Amanullah ed alle sue riforme.. Durante la rivolta dei Shinwari avvenuta due anni dopo, i Shinwari comunicarono che la prima rivolta "non era poi tanto contro Amanullah quanto piuttosto contro gli esattori delle tasse di Jalalabad". La risposta iniziale del governo fu di inviare sul posto un piccolo contingente per riconquistare Jalalabad, che venne bloccato a Nimla, a 32 chilometri ad ovest di Jalalabad, dove le forze si trovarono circondate e poi distrutte. Amanullah inviò quindi due rappresentanti a sopprimere le rivolte, il suo ministro degli esteri, Ghulam Siddiq Khan, ed il comandante del consiglio nazionale, Shayr Ahmad Khan. Alla fine di novembre iniziarono i primi negoziati separati con le tribù..

Il 3 dicembre 1928 Amanullah decise di inviare suo cognato, Ali Ahmad Khan Luynab, a risolvere definitivamente il problema, e lo fece accompagnare da truppe, miliziani e con una notevole somma di denaro per riconciliare i capi tribù. Ghulam Siddiq e Shayr Ahmad vennero richiamati a Kabul.

Nel frattempo, vennero coinvolte anche altre tribù ad assistere le truppe governative nella repressione dei Shinwari. Questi uomini non avevano motivo di essere particolarmente leali al governo e videro nella situazione semplicemente l'opportunità di arricchirsi.

L'assedio di Jabal al-Siraj Amanullah accolse positivamente la notizia delle prime riconciliazioni. Ma fu un miglioramento solo apparente, dato che le forze ribelli, guidate dal tagico Habibullah Kalakani, si stavano dirigendo verso Kabul da nord. Kalakani era nativo di Kalakan, un villaggio a trenta chilometri a nord della capitale. A fine novembre, questi uomini assediarono Jabal al-Siraj, a nord di Kabul, e l'11 o 12 dicembre. Dopo 18 giorni di assedio, Ahmad Ali Lodi dovette far arrendere e lasciare conquistare ai ribelli la cittadella locale, compresa la cassa del tesoro locale e 18 mitragliatrici, oltre ad un numero non specificato di fucili e armi pesanti.

Prima battaglia di Kabul