Il Re stregone di Angmar (in inglese: Witch-king of Angmar), chiamato anche Re degli stregoni in alcune traduzioni, è un personaggio di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J. R. R. Tolkien. È il capo dei Nazgûl, i servitori dell'Oscuro Signore Sauron. Il suo nome non è rivelato in nessuno degli scritti di Tolkien.
Apparizioni Il Signore degli Anelli Il Silmarillion Racconti incompiuti
Aspetto e caratteristiche Il Re stregone, come gli altri otto Nazgûl, non possiede più un corpo visibile, avendo portato ed usato con avarizia e malvagità per lungo tempo uno dei "Grandi Anelli" di Sauron, e per tale motivo, per rendersi visibile ai suoi servitori e alle sue spie, è costretto ad indossare un grande manto nero che riesce a dare forma al suo corpo invisibile di spettro.J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell'Anello, Libro primo, Cap. II, L'ombra del passato", pag. 82-83, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
Nel mondo del crepuscolo perenne, invece, come lo vede Frodo Baggins, una volta infilato l'anello ai piedi di Colle Vento, esso appare come un uomo alto (il più alto dei "Nove"), abbigliato con un unico abito lungo e grigio, e con il volto bianco nel quale fiammeggiano occhi penetranti e spietati. In testa sopra i lunghi capelli grigi e luccicanti porta un elmo d'argento sul quale è posta una corona, e la sua mano scarna brandisce una lunga spada d'acciaio.J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell'Anello, Libro primo, Cap. XI, Un coltello nel buio", pag. 267, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
In passato, durante la Battaglia di Fornost, egli portò anche una maschera nera con la quale guidò la sua sortita.J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli: Il ritorno del re, appendice A, Annali dei Re e Governatori, pag. 1276, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005. Tale maschera non viene più citata in nessun'altra opera di J. R. R. Tolkien e viene rimpiazzata da una corona regale d'acciaio scintillante d'una luce micidiale che durante l'assedio di Gondor, prima, dinanzi a Minas Morgul sfoggia posta sopra il suo nero cappuccio per incutere terrore e rispetto alla sua armata,J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: Le due torri, Libro quarto, Cap. VIII Le scale di Cirith Ungol", pag. 877, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005. e poi, dinanzi a Gandalf, una volta frantumato e oltrepassato il cancello di Minas Tirith, posta direttamente sulla sua testa invisibile, che lascia trapelare solo due infuocati occhi rossi.J.R.R. Tolkien, "Il Signore degli Anelli: Il ritorno del re, Libro quinto, Cap.IV, L'assedio di Gondor", pag. 1021, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
Alla sua prima apparizione cavalca un cavallo nero allevato appositamente e reso schiavo dalle arti oscure di Minas Morgul, in modo da sopportare la costante presenza del suo padrone che altrimenti lo farebbe fuggire atterrito, come accadrebbe a qualsiasi altra bestia vivente della Terra di Mezzo. Durante l'assedio di Gondor, Ombromanto, l'impavido signore dei liberi cavalli della terra di mezzo, è l'unica bestia, che dimostra di sopportare con somma fermezza e coraggio la presenza degli Spettri dell'Anello.J.R.R.Tolkien, Il Signore degli Anelli: Il ritorno del re, Libro quinto, Cap. IV, L'assedio di Gondor, pag. 1021, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
Quando il suo destriero fu travolto e annegato al guado del Bruinen, per mano della magia combinata di Elrond e Gandalf, il Re stregone ritornò a Minas Morgul, dove trovò una nuova cavalcatura: una gigantesca e orrida creatura alata. Questo mostruoso essere era uno degli ultimi discendenti di un'antica e malvagia razza sopravvissuta tra montagne nascoste, proveniente da ere e luoghi ormai scomparsi e dimenticati da tutti fuorché da Sauron. Questi, infatti, se n'era impadronito e li aveva alimentati con cibi crudeli, accrescendo a dismisura la loro malvagità e le loro dimensioni. Tali esseri erano più grandi di ogni altro uccello, dal quale si differenziavano soprattutto per non possedere alcun tipo di piumaggio, per avere delle immense ali a guisa di pipistrello con pelle tesa fra grinfie di corno, e per emanare un insopportabile fetore mortale.J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli: Il ritorno del re, Libro quinto, Cap. VI, La battaglia dei campi del Pelennor, pag. 1035-1037, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
Ne Le due torri e ne Il ritorno del re, durante l'assedio di Gondor, il Re stregone, seduto sul curvo e lungo collo spoglio delle loro cavalcature alate,J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli:Il ritorno del re, Libro quinto, Cap. VI, La battaglia dei campi del Pelennor, pag. 1035, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005. adempiono alla volontà dell'Occhio senza palpebra, terrorizzando chiunque si trovi nelle vicinanze con urli di morte accompagnati da quelli gracchianti dei loro destrieri. Atterriscono gli abitanti e persino i difensori più audaci e coraggiosi, appostati sulle sette cinte murarie di Minas Tirith, dal momento che i "Nazgûl sono i Signori degli Uomini" sul quale hanno il pieno dominio, come Sauron ha pienamente il loro.J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli: Il ritorno del re, Libro quinto, Cap. IV, L'assedio di Gondor, pag. 996-997-1021, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
In quanto alle armi, il Signore dei Nazgûl dispone di una lunga spada d'acciaio, la cui lama è percorsa al suo volere da fiamme. Tale spada, ne Il Signore degli Anelli: La conquista, videogioco basato e sviluppato sulla trilogia cinematografica di Peter Jackson, prende il nome Spada del Terrore (Sword of Terror), nonostante tale nome non appaia in nessun scritto di Tolkien.J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli: Il ritorno del re, Libro quinto, Cap. IV, L'assedio di Gondor, pag. 1022, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005. All'occorrenza, però, accantona la sua spada per utilizzare armi più devastanti, come il mortifero e necromantico Pugnale Morgul, dalla ardente luce pallida, capace di recare al nemico (come per Frodo all'ombra di Collevento) una terribile ferita mortale, dolorosissima al pari di quella di una freccia di ghiaccio avvelenato. Durante la Battaglia dei Campi del Pelennor il Capitano Nero brandisce un'enorme mazza nera grazie alla quale, con un solo e rapidissimo colpo, frantuma lo scudo di Éowyn facendola cadere in ginocchio con il braccio sinistro spezzato.J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli: Il ritorno del re, Libro quinto, Cap. VI, La battaglia dei campi del Pelennor, pag. 1037, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
Il Re stregone è fedelissimo al suo Signore e si presenta nelle varie guerre scatenate da Sauron come il suo capitano, al comando degli altri otto Nazgûl e delle armate di Mordor. Sottovaluta i suoi avversari in combattimento, poiché è cosciente della premonizione di Glorfindel, ovvero che nessun uomo è in grado di ucciderlo. Durante gli eventi prima della Guerra dell'Anello, il Re stregone ha temuto il Sovrintendente Boromir I (da cui ebbe poi nome Boromir II, membro della compagnia dell'Anello).J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli: Il ritorno del re, appendice A, Annali dei Re e Governatori, pag. 1279, IX edizione Bompiani in cofanetto gennaio 2005.
Biografia del personaggio Dalle Appendici Nella Seconda Era della Terra di Mezzo, il Maia Sauron era diventato il secondo Oscuro Signore. Gli Elfi, sotto la guida di quest'ultimo, crearono gli Anelli Minori, inferiori di fronte all'Unico Anello, forgiato dallo stesso Sauron, con cui sottomettere gli altri Portatori. Questi, cercando di resistere alla corruzione portata da Sauron tramite l'Unico Anello, nascosero gli artefatti. Sauron scatenò dunque una guerra per riuscire a riappropriarsi degli Anelli Minori ed infine riuscì a sottrarli agli Elfi. Li ridistribuì poi, fra varie razze con l'intento di sottometterle: sette ne donò ai Nani, e nove agli Uomini.
I Nani non facili da assoggettare, caddero solo parzialmente sotto l'influsso degli Anelli mentre gli Uomini, più facili da corrompere, cominciarono a farne largo utilizzo, divenendo così, col tempo, gli Spettri dell'Anello; i Nazgûl.J. R. R. Tolkien, La compagnia dell'anello. Il Signore degli Anelli. Vol. 1. Bompiani (collana I grandi tascabili), 2004. pag. 96, cap. 2 (libro primo) - "L'ombra del passato". ISBN 88-452-3225-5
Il più potente fra di loro era probabilmente un signore Númenoreano, da tempo al servizio di Sauron. Famoso e potente negromante, cadde vittima del suo Anello divenendo così solo un servo, uno schiavo incatenato all'unico volere di Sauron. Eppure ciò comportò un ampliamento esponenziale dei suoi poteri, coronato dal dono di una pseudo-immortalità. Il suo nome rimane tuttavia ignoto: alcuni appassionati e studiosi di Tolkien lo identificano con Isilmo, fratello della Regina di Númenor Tar-Telperiën, e padre del Re Tar-Minastir, ma ciò appare privo di fondamento.
La sua prima apparizione risale al 2251 della Seconda Era.J. R. R. Tolkien, Il ritorno del re. Il Signore degli Anelli. Vol. 3. Bompiani (collana I grandi tascabili), 2004. pag. 426, Appendice B - "Il calcolo degli anni". ISBN 88-452-3227-1 Poi Sauron fu deportato a Númenor ed egli attese il suo ritorno; dopo la caduta dei Númenoreani, l'Oscuro Sire tornò nella Terra di Mezzo dove, assieme al Re stregone e agli altri Nazgûl, scatenò la guerra contro gli Esuli e gli Elfi. Tuttavia Sauron perse quella guerra, ed il Re stregone scomparve fra le ombre, attendendo pazientemente il momento della riscossa di Mordor.J. R. R. Tolkien, Il ritorno del re. Il Signore degli Anelli. (Vol. 3). Bompiani (collana I grandi tascabili), 2004. pag. 426-427, Appendice B - "Il calcolo degli anni". ISBN 88-452-3227-1
Allorché Sauron tornò a costituire il proprio potere e a cercare l'Unico Anello perduto, anche il Re stregone, nel 1300 della Terza Era, fece ritorno con i suoi otto simili, e si recò nell'abbandonato Reame di Angmar.J. R. R. Tolkien, Il ritorno del re. Il Signore degli Anelli. (Vol. 3). Bompiani (collana I grandi tascabili), 2004. pag. 429, Appendice B - "Il calcolo degli anni". ISBN 88-452-3227-1 In quelle terre formò il suo nuovo regno, sottomettendo Orchi, Uomini di Carn Dûm e ogni sorta di spettri e spiriti malvagi. Il suo dovere era quello di annientare il Reame di Arnor, diviso ora in tre parti avversarie. Tale divisione facilitò enormemente il suo lavoro.
Nel 1409 il Re stregone invase Cardolan e circondò Colle Vento, ma la sua vittoria fu incompleta: riuscì sì a bruciare la grande torre di Amon Sûl ma non s'impadronì del palantír, portato in salvo a Fornost.
Infine accadde l'inevitabile; essendo Arnor divisa e il Re stregone troppo potente, le truppe di Angmar sferrarono un massiccio attacco ad Arthedain, l'ultima provincia rimasta del Regno del Nord, nel 1974 e conquistarono Fornost.J. R. R. Tolkien, Il ritorno del re. Il Signore degli Anelli. (Vol. 3). Bompiani (collana I grandi tascabili), 2004. pag. 382, Appendice A - "Annali dei Re e Governatori". ISBN 88-452-3227-1 I palantíri vennero dispersi in mare.
Ma infine Gondor intervenne; una flotta di gondoriani, comandata da Re Eärnur, affrontò l'esercito di Angmar nella battaglia di Fornost, mandandolo allo sbaraglio; si dice che quando tutto fu perduto apparve il Re stregone in persona, su di un cavallo nero, e tutti fuggirono innanzi a lui; Eärnur avrebbe resistito, ma il suo destriero lo trascinò via. Intervenne però il sire elfico Glorfindel, troppo potente persino per il Re stregone, che fuggì, scomparendo nel Nord. Vedendo l'intenzione del re di inseguire lo spettro, Glorfindel pronunciò queste parole:J. R. R. Tolkien, Il ritorno del re. Il Signore degli Anelli. (Vol. 3). Bompiani (collana I grandi tascabili), 2004. pag. 383, Appendice A - "Annali dei Re e Governatori". ISBN 88-452-3227-1
Il Signore degli Anelli