L'Azione Wagner-Bürckel (in tedesco: Aktion Wagner-Bürckel) fu l'operazione che portò alla deportazione di oltre 6.500 ebrei dalle regioni del Baden e dal Gau Saar-Palatinato, destinati al campo di internamento di Gurs in Francia; ebbe luogo il 22 e 23 ottobre 1940 e prese il nome da Robert Heinrich Wagner e da Josef Bürckel, all'epoca a capo dell'amministrazione civile (in tedesco Chefs der Zivilverwaltung, CdZ) delle regioni Alsazia e Lorena.

Storia La deportazione di oltre 6.500 ebrei dalla Germania avvenne in massa nel 1940, in maniera sistematica e meticolosamente preparata. Storicamente si collega alle precedenti misure per estromettere e perseguitare gli ebrei nel Reich, tramite l'espulsione di 20.000 ebrei alsaziani dalla Francia non occupata e le deportazioni degli ebrei dall'Austria verso il Governatorato Generale, nonché alla successiva deportazione degli ebrei dalla Germania nei ghetti, nei campi di lavoro e di sterminio costruiti nell'Europa orientale dall'ottobre 1941. Il governo francese, non informato preventivamente, dovette reagire all'azione entro poche ore e decise di inviare i deportati al campo di Gurs, ai piedi dei Pirenei, istituito nel 1939 per i profughi della guerra civile spagnola.

La politica di esclusione e persecuzione degli ebrei nel "Terzo Reich" Il regime nazionalsocialista radicalizzò gradualmente la politica repressiva antisemita. Con la presa del potere nazista tra il 1933 e il 1935, gli ebrei furono diffamati dalla propaganda ed esclusi dall'attività economica. Le prime misure antisemite furono il "boicottaggio degli ebrei" del 1º aprile 1933 e la legge del 7 aprile 1933 che ripristinò il servizio civile professionale, mandando in pensione i funzionari "non ariani", tranne i veterani di guerra.

Insegnanti e professori, scolari e studenti ebrei venivano sistematicamente esclusi da scuole e università. I medici, avvocati e imprenditori furono costretti a rinunciare alla pratica o agli affari a causa delle misure repressive. Il 15 settembre 1935 un altro passo verso la radicalizzazione fu l'emanazione delle leggi di Norimberga, in base alle quali i cittadini ebrei persero i diritti fondamentali, come il diritto di voto, e furono vietati i matrimoni misti. Nel 1939 l'esclusione e la persecuzione degli ebrei si intensificò ulteriormente: nel pogròm del novembre 1938 (meglio noto come Notte dei cristalli) fu usata la violenza fisica verso le persone, le attività ebraiche furono distrutte e le sinagoghe incendiate. In seguito circa 30.000 uomini ebrei furono imprigionati nei campi di concentramento di Buchenwald, Dachau e Sachsenhausen, eventi che i nazionalsocialisti giustificarono con la cosiddetta custodia protettiva.

In una conferenza del 12 novembre 1938, convocata da Hermann Göring, fu approvato il decreto per estromettere gli ebrei dalla vita economica tedesca. Tutti gli ebrei del Reich furono in gran parte privati dei loro beni, esclusi dalla vita culturale e pubblica e costretti ad emigrare; l'obiettivo generale fu rendere il Reich tedesco judenfrei, nel gergo nazionalsocialista dell'epoca "libero dagli ebrei".Vgl.: Dokument 1816-PS in: Der Nürnberger Prozess gegen die Hauptkriegsverbrecher. (Nachdruck) Band XXVIII, München 1989, ISBN 3-7735-2522-2, S. 499–540. In questa conferenza furono discussi per la prima volta i piani per la ghettizzazione e deportazione degli ebrei tedeschi all'estero. Nel gennaio 1939 Reinhard Heydrich ricevette da Göring l'ordine di risolvere la "questione ebraica" attraverso l'emigrazione forzata (indicata nel gergo nazista come "evacuazione") o la deportazione. A tal fine fu fondato il Centro del Reich per l'emigrazione ebraica sotto la guida di Heydrich, costruito sul modello dell'Ufficio centrale per l'emigrazione ebraica di Vienna, istituito poco dopo l'annessione dell'Austria nell'agosto 1938 dal commissario del Reich Josef Bürckel, che fu anche Gauleiter del Saar-Palatinato guidato da Adolf Eichmann.

Le deportazioni avvevivano già prima dell'Aktion Wagner-Bürckel. Alla fine di ottobre 1938, a seguito della campagna di Heydrich in Polonia, circa 17.000 ebrei polacchi furono deportati a Bentchen, Konitz e Beuthen. Questa azione fu innescata da un decreto del governo polacco, secondo il quale gli ebrei avrebbero perso la cittadinanza polacca entro il 30 ottobre 1938, a meno che non avessero un certificato del consolato polacco, rilasciato a condizione di poter provare l'esistenza del collegamento con la Polonia negli ultimi cinque anni. Le autorità di frontiera polacche non erano state informate di questa espulsione.

L'emigrazione degli ebrei raggiunse l'apice nel 1938-1939: dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale e la rapida vittoria su Polonia e Francia, gli sforzi nazionalsocialisti accelerarono l'eliminazione degli ebrei dal Reich tedesco. Tra il 1938 e il 1940 il Ministero degli esteri e l'Ufficio centrale per la sicurezza del Reich (RSHA) presero in considerazione l'espulsione e la deportazione nell'isola coloniale francese del Madagascar. Nel settembre 1940 il piano fu momentaneamente accantonato, poiché la deportazione all'estero inizialmente non sembrava fattibile a causa della resistenza britannica. Fu riconsiderato anche il reinsediamento degli ebrei nel Governatorato Generale, ma il governatore Hans Frank oppose resistenza. A queste due idee possono essere ricondotte le successive deportazioni al Piano Nisko, le deportazioni collettive dal "Vecchio Reich" e l'Aktion Wagner-Bürckel.

Tra il 19 e il 20 ottobre 1939 gli ebrei di Ostrava, Vienna e Katowice furono inviati verso la città di Nisko, dove andava stabilita una "riserva ebraica". A partire dal 27 ottobre 1939 seguirono ulteriori trasporti da Vienna e Katowice, interrotti l'anno successivo, perché la Wehrmacht e Heinrich Himmler rivendicarono l'uso dei mezzi di trasporto per l'insediamento dei "tedeschi etnici" nei territori occupati. Nell'aprile 1940 il campo fu chiuso e gli ebrei sopravvissuti furono rimandati indietro. L'Ufficio per l'emigrazione ebraica a Vienna fu determinante nell'organizzazione della deportazione degli ebrei viennesi.

Il 13 febbraio 1940 1.107 ebrei furono deportati da Stettino a Lublino "per ragioni di economia di guerra", come affermato nella riunione dell'RSHA del 30 gennaio 1940. La deportazione di oltre 6.000 ebrei dal Baden e dalla Saar-Palatinato nell'ambito dell'azione Wagner-Bürckel del 22-23 ottobre 1940 a Gurs in Francia fu una delle prime deportazioni antecedenti all'estate del 1941. Il 31 luglio 1941 Hermann Göring incaricò Reinhard Heydrich dei preparativi per una "soluzione della questione ebraica" nella zona di influenza tedesca in Europa.

L'armistizio con la Francia Con la firma dell'armistizio tra il Reich e la Francia il 22 giugno 1940, la campagna tedesca in Francia terminò e la Francia sconfitta fu divisa in un'area a nord e ad ovest occupata dai tedeschi e un'area francese non occupata nel sud. Il governo francese nellÉtat français ("Stato francese"), insediatosi nella città termale di Vichy, era guidato dal maresciallo Philippe Pétain, il popolare vincitore di Verdun nella prima guerra mondiale, e da Pierre Laval. Il regime di Vichy sostituì la Terza Repubblica francese con l'Atto di abilitazione che modificò la Costituzione del 10 luglio 1940.

La politica ebraica nel regime di Vichy Il regime di Vichy attuò una serie di misure antiebraiche. Il 17 luglio 1940, pochi giorni dopo la fondazione dell'''État français, fu promulgata una legge che permetteva agli ebrei di lavorare nel settore pubblico solo se figli di padre francese. Questa regola fu estesa alle professioni come medici e avvocati nel mese successivo. Le politiche repressive del regime di Vichy si intensificarono nell'ottobre 1940.

Il 3 ottobre 1940 fu emanato lo "Statuto ebraico", che definiva cosa doveva intendersi per "ebreo", e cioè chiunque discendesse «da tre nonni di razza ebraica o da due nonni di razza ebraica, se anche il loro coniuge è ebreo». Si aggiunsero altre professioni vietate a coloro che rientravano nella definizione. Il 4 ottobre 1940 fu approvata una legge che legalizzava l'internamento degli ebrei stranieri: «Gli ebrei di origine straniera possono, dopo l'entrata in vigore di questa legge, essere internati in campi speciali previa decisione del prefetto del loro dipartimento di residenza».

L'istituzione di un sistema di campi nel sud della Francia Nella primavera del 1939, prima dello scoppio della guerra, erano stati allestiti numerosi campi nel sud della Francia, governata allora da Édouard Daladier. Esistevano già durante la guerra civile spagnola come alloggio temporaneo per i rifugiati e per i combattenti della resistenza, come il campi di Barcarès o di Gurs, entrambi sui Pirenei vicino al confine spagnolo. A seguito della guerra con la Germania, il governo francese istituì campi aggiuntivi, circa uno per dipartimento, per internare gli ebrei residenti o provenienti dai paesi con cui la Francia era in guerra, come il campo di Les Milles. La storia di questi campi può essere suddivisa in diverse fasi, a seconda del gruppo di persone internate.

La pianificazione della deportazione I "piani di reinsediamento" in una riserva nella Polonia orientale dal 1939 e le prime deportazioni di massa dalla Pomerania e dalla Germania sud-occidentale rappresentano un'area marginalizzata nella ricerca storica e sono stati a lungo sottovalutati come "casi speciali regionali". A causa delle discrepanze e contraddizioni nelle fonti, non c'è ancora un consenso unanime tra gli storici su chi possa essere identificato come ideatore della deportazione degli ebrei dal Baden e dal Saar-Palatinato nell'ex campo di internamento di Gurs, che divenne così un campo di concentramento vero e proprio. Dalle prime ricerche emergono come promotori di questa azione il Gauleiter Robert Wagner (Baden) e Josef Bürckel (Saarpfalz)..

Il 2 agosto 1940 i due Gauleiter divennero "capi dell'amministrazione civile" (CdZ) per le regioni dell'Alsazia e della Lorena, con Wagner che cedette a Bürckel l'Alsazia, per formare il nuovo distretto dell'"Alto Reno", e la Lorena, per formare il nuovo Gau "Westmark". Nella letteratura si afferma che Wagner e Bürckel decisero di deportare gli ebrei dall'Alsazia e dalla Lorena nel sud-ovest della Germania in un'azione coordinata.

Lo storico Gerhard J. Teschner dimostra che non c'era alcun accordo con la Commissione franco-tedesca per l'armistizio o con il governo francese per espellere gli ebrei dall'Alsazia e dalla Lorena. Sia prima che dopo la deportazione la Francia si lamentò delle misure adottate dai due Gauleiter, che in precedenza avevano colpito anche i residenti filo-francesi dell'Alsazia e della Lorena.. Le fonti non permettono di chiarire se l'ordine di espulsione sia stato emesso "per ordine del Führer", come si legge in una lettera del 29 ottobre 1940 di Heydrich a Martin Luther, un responsabile del Ministero degli esteri, o "su richiesta dei due Gauleiter", come asserisce un rapporto anonimo di Karlsruhe del 30 ottobre 1940, e "approvato dal Führer", come affermò Franz Rademacher del Ministero degli esteri il 7 novembre 1940.. Teschner concluse, in accordo con Jacob Toury, che sembra probabile che gli iniziatori della deportazione fossero i Gauleiter Wagner e Bürckel, che avevano ricevuto l'approvazione di Hitler in una riunione congiunta sull'amministrazione e la germanizzazione dell'Alsazia e della Lorena il 25 settembre 1940. Per il personale, la Gestapo, e il supporto tecnico, i treni speciali, avrebbero collaborato con la RSHA, Heydrich e soprattutto Adolf Eichmann, direttore del "Dipartimento ebraico", con il quale Bürckel aveva collaborato all'attuazione del "Piano Nisko". Tuttavia, Teschner ammette che questa ipotesi non può essere supportata da fonti autorevoli: