Biografia Verosimilmente homo novusU. Vogel-Weidemann, Die Statthalter von Africa und Asia in den Jahren 14-68 n. Chr., Bonn 1982, p. 367. e appartenente ad un ramo della gens Vibia forse originario di Tusculum, Gaio Vibio RufoSembra essere questo il suo vero nome, cfr. contra Attilio Degrassi, Fasti consolari, p. 8, che lo registra come Gaio Vibio Rufo Rufino (cfr. ancora di recente ). I Fasti Antiates minores lo riportano come C. Vibius Libo, traslando erroneamente il cognomen del predecessore Lucio Scribonio Libone, mentre i Fasti Ostienses lo registrano come C. Vibius] Rufinus, che è spiegabile come confusione del lapicida con il suffisso -inus del collega Gaio Pomponio Grecino. sembra essere stato coetaneo di Tiberio, collocando dunque la sua data di nascita attorno al 42 a.C..

Vibio fu un noto retore, assiduo frequentatore delle scuole di declamazione, ed è citato verbatim una trentina di volte nelle Controversiae di Seneca il Vecchio; Syme, The Augustan Aristocracy, Oxford, Clarendon Press, 1986, p. 225.. Il suo stile era vicino all'antiquum genus dicendiSeneca il Vecchio, Controversiae, IX, 2, 25., senza evitare cotidiana verba ed espressioni grezze ma adeguate alle aguzze situazioni retoricheSeneca il Vecchio, Controversiae, I, 2, 23.: queste sue caratteristiche gli fruttarono giudizi contrastanti, tra cui il biasimo di Lucio Cestio PioSeneca il Vecchio, Controversiae, IX, 6, 13., le lodi di Gaio Asinio Pollione e Votieno MontanoSeneca il Vecchio, Controversiae, IX, 2, 19., ed elogi misti a critiche da parte di SenecaSeneca il Vecchio, Controversiae, I, 5, 9; I, 2, 21..

Due aneddoti raccontati da Cassio Dione permettono di definire Vibio come un vero e proprio "collezionista di antichità", come del resto risulta chiaro dal suo stile retorico. Egli, durante i primi anni del regno di Tiberio, si vantava non solo di possedere la sella curulis un tempo usata da Giulio Cesare, creduta segno di sue aspirazioni al principato, ma anche di aver sposato, probabilmente anche per motivi economici, la seconda moglie di Cicerone, PubliliaIl matrimonio è testimoniato anche da ., di circa 20 anni più vecchia di lui, in modo da ricevere in dote da lei, secondo i contemporanei, l'abilità oratoria dell'ArpinateCassio Dione, Storia Romana, LVII, 15, 6..

Tutto ciò però non dovette irritare TiberioCassio Dione, Storia Romana, LVII, 15, 7., il quale, probabilmente come ricompensa dei servigi che il figlio di Vibio gli aveva prestato, verosimilmente come tribuno militare, in Pannonia e Illirico tra 6 e 9 e forse in Germania tra 10 e 12, oltre che forse come riconoscimento di vicinanza caratteriale e interessi letterari comuni., lo promosse al consolato come suffetto dal luglio al dicembre del 16 insieme a Gaio Pomponio GrecinoFasti Ostienses (Vidman, frgm. Cb s., p. 40); Fasti Antiates minores ()..

Oltre al consolato, la vicinanza tra Vibio e Tiberio è confermata da altre due notizie. La prima è la sua presidenza della seconda commissione dei curatores riparum et alvei Tiberis (istituiti nel 15-16)., che rimase in carica probabilmente dal 20 al 23Marco Claudio Marcello Esernino, membro del collegio, fu infatti pretore nel 19: ., pensa piuttosto al 18/19 per motivi non chiari.A. Lonardi, La cura riparum et alvei Tiberis, Oxford 2013, pp. 91-92.. La seconda, ben più ipotetica, sarebbe, secondo l'emendazione dell'elenco di FrontinoFrontino, De Aquaeductis, 102 proposta da Ronald SymeR. Syme, The Augustan Aristocracy, Oxford, Clarendon Press, 1986, pp. 221-226., la posizione di curator aquarum, che egli avrebbe ricoperto dal 23 al 24, quando sarebbe stato sostituito da Marco Cocceio Nerva evidentemente perché defunto in caricaRonald Syme, The Augustan Aristocracy, Oxford, Clarendon Press, 1986, p. 225..

Vibio ebbe almeno un figlio, anche se probabilmente non da Publilia.: Gaio Vibio Rufino, console suffetto insieme a Marco Cocceio Nerva nel 21 o 22, che, grazie alla testimonianza di OvidioOvidio, Epistulae ex Ponto, III, 4., suo amico e corrispondente, è forse possibile collocare al seguito di Tiberio nelle campagne illirico-pannoniche del 6-9, forse nelle campagne germaniche del 10-12 e sicuramente al trionfo del 23 ottobre 12Una plausibile opinione contraria su basi filologiche è offerta da Francesco Busti, Ov. Pont. 1, 3 e 3, 4: chi (non) era Rufino, in Materiali e discussioni per l'analisi dei testi classici, 83 (2019), pp. 99-123.; in seguito egli, forse identico all'esperto di alberi, fiori ed erbe citato da Plinio il VecchioPlinio il Vecchio, Naturalis Historia, I, 14b, 14; 15b, 14; 19b, 7; 21b, 3., sembra essere stato proconsole d'AsiaI. Ephesos 3023: Γάϊον Οὐίβιον Ῥου- / φεῖνον τὸν γενόμε- / νον ἀνθύπατον Διο- / νύσιος Μενάνδρου / 5 τοῦ Ποσειδωνίου / Κρεῖος ὁ πρύτανις / τῆς πόλεος τὸν ἑαυ- / τοῦ εὐεργέτην. nel 36-37 e infine legato di Germania Superiore; ILS 2283. probabilmente tra 41-42 e 46-47..

Note

Bibliografia

[= Roman Papers, III, ed. by Anthony R. Birley, Oxford, Clarendon Press, 1984, pp. 1423-1435].

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