La Bibbia di re Giacomo (nota come King James Version, KJV, specie negli USA), o Versione Autorizzata (dallo stesso re Giacomo I: Authorized (King James) Version, specie nel Regno Unito; da cui la forma abbreviata Authorized Version (of the Bible) [AV] ‘la versione inglese del 1611’Oxford Paravia Italian Dictionary (2020) s. v. «Authorized Version»), è la traduzione della Bibbia in inglese più in uso dai cristiani protestanti.

Di essa esiste una versione statunitense chiamata American King James Version (AKJV; acronimo che è improprio per la inglese Authorized King James Version [AV]). La New King James Version (NKJV) è un moderno aggiornamento linguistico della versione originale – commissionata dall'editore Thomas Nelson nel 1975 – e mantiene gran parte dell'interpretazione tradizionale e della struttura delle frasi della KJV.

Commissionata dal re inglese Giacomo I e pubblicata nel 1611, essa rappresenta la versione ufficiale (o autorizzata) della Chiesa anglicana.

Origine La KJV, sebbene sia indubbiamente la più nota, non fu la prima traduzione della Bibbia in inglese. I primi tentativi di resa di parti dei testi biblici in inglese antico si devono alla Chiesa cattolica e risalgono al VII secolo. Sono circa 450 le edizioni parziali o complete dei libri biblici anteriori all'invenzione della stampa. Tra queste, degne di nota sono le traduzioni di John Wycliffe, del XIV secolo, il 1382 tradotta dal latino, dichiarata eretica in quanto propria degli eretici lollardi; di William Tyndale realizzata tra 1525 e 1534 tradotta dal greco, bandita dalla neonata (1534) chiesa anglicana; di Myles Coverdale nel 1535 che pubblicò una versione completa; di Thomas Matthew, pseudonimo di John Rogers, prodotta nel 1537 rivista in seguito da Coverdale venne alla luce nel 1539 e fu chiamata: Grande Bibbia, un unico e grande volume in caratteri gotici.

Prima della versione di re Giacomo, la traduzione anglicana ufficiale (Authorized Version) era la Bibbia di Ginevra (1557-1560) pubblicata a Ginevra e nel 1576 stampata anche in Inghilterra, mentre i cattolici inglesi facevano riferimento alla versione cattolica Bibbia di Douay-Rheims (1582 NT, 1609 intera Bibbia), strettamente legata alla Vulgata.

Circa la Bibbia di Ginevra, una critica particolarmente diffusa in ambito protestante era il legame ancora troppo evidente che tale versione manifestava verso la Vulgata; d'altra parte conteneva note che offendevano la sensibilità dei lettori cattolici mettendo in discussione l'operato dei papi. Inoltre, siccome la "Grande Bibbia" non incontrava ancora il favore generale, nel maggio del 1601 il re Giacomo VI di Scozia indisse l'assemblea generale della Chiesa di Scozia presso la chiesa di San Columba del villaggio di Burntisland, nella contea scozzese di Fife, durante la quale propose una Bibbia riveduta in inglese scegliendo come testo di riferimento la "Grande Bibbia". L'incarico della revisione fu affidato ai vescovi della Chiesa d'Inghilterra (Comunione anglicana), con il risultato che nel 1568, si pubblicò la Bibbia dei Vescovi, un corposo volume con diverse incisioni. I calvinisti che erano contro i titoli onorifici clericali, ebbero da ridire sul termine "vescovi": quella revisione quindi non ebbe la diffusione attesa nel mondo anglofono.

Assunto anche il trono d'Inghilterra nel 1603 e il nome Giacomo I d'Inghilterra, ripropose il problema durante la conferenza ecclesiastica di Hampton Court, nel gennaio del 1604, nella quale venne ampiamente accolta la richiesta avanzata da parte del movimento puritano circa una nuova versione, con la motivazione ufficiale che la Bibbia di Ginevra non era adeguatamente corrispondente ai testi originali.

Re Giacomo impose alcune direttive generali da seguirsi in corso d'opera: doveva essere seguita come traccia principale la Bibbia dei Vescovi, scostandosi lievemente da essa solo laddove il testo originale lo richiedesse; le parole ecclesiastiche ormai consolidate nell'uso dovevano essere mantenute. Circa la parola church (chiesa), essa doveva essere preferita a congregation (congregazione); laddove alcuni termini risultassero ambigui si doveva optare per la lezione più comunemente usata dai più eminenti studiosi, in accordo con il contesto e con lanalogia fidei; non dovevano essere inserite note marginali se non con l'intento di spiegare il significato di alcuni termini ebraici o greci; tali note dovevano essere inserite per spiegare la scelta di lezioni diverse da quelle presenti nella Bibbia dei Vescovi e proposte invece da altre versioni, cioè: Bibbia Tyndale; Bibbia Coverdale; Bibbia Matthew; Grande Bibbia; Bibbia di Ginevra.

Realizzazione Il lavoro venne svolto da 47 studiosi, sebbene ne fossero stati contattati originariamente 54, che operarono suddivisi in sei commissioni: due a Oxford, due a Cambridge e due a Westminster. Questo l'elenco completo dei traduttori:

Prima commissione di Westminster (Pentateuco, libri storici): Lancelot Andrewes, John Overall, Hadrian à Saravia, Richard Clarke, John Layfield, Robert Tighe, Francis Burleigh, Geoffrey King, Richard Thomson, William Bedwell. Prima commissione di Cambridge (scritti): Edward Lively, John Richardson, Lawrence Chaderton, Francis Dillingham, Roger Andrewes, Thomas Harrison, Robert Spaulding, Andrew Bing. Prima commissione di Oxford (profeti): John Harding, John Rainolds (o Reynolds), Thomas Holland, Richard Kilby, Miles Smith, Richard Brett, Daniel Fairclough. Seconda commissione di Oxford (Vangeli, Atti, Apocalisse): Thomas Ravis, George Abbot, Richard Eedes, Giles Tomson, Henry Savile, John Peryn, Ralph Ravens, John Harmar. Seconda commissione di Westminster (epistole): William Barlow, John Spencer, Roger Fenton, Ralph Hutchinson, William Dakins, Michael Rabbet, Thomas Sanderson. Seconda commissione di Cambridge (apocrifi o deuterocanonici): John Duport, William Branthwaite, Jeremiah Radcliffe, Samuel Ward, Andrew Downes, John Bois, John Ward, John Aglionby, Leonard Hutten, Thomas Bilson, Richard Bancroft.

Qualcuno ha ipotizzato che nel lavoro di traduzione sia stato coinvolto anche William Shakespeare (1564-1616): la 'prova' consisterebbe nel fatto che, esaminando la traduzione del salmo 46, la 46ª parola dal principio è "shake", alla quale segue, dopo altre 46 parole, "spear". Inoltre, il 46º anno d'età del celebre scrittore (1610) cade all'interno del periodo di lavorazione. Contro questa interpretazione dal sapore quasi cabalistico è stato fatto notare come giocando anche sulla Bibbia di Ginevra e su altre traduzioni inglesi precedenti la nascita di Shakespeare si ottiene lo stesso risultato.

Nel gennaio del 1609 un comitato generale di revisione si riunì a Londra per esaminare le bozze definitive prodotte dalle 6 commissioni. Tale comitato includeva John Bois, Andrew Downes, John Harmer, e uno sconosciuto indicato come 'AL' (probabilmente il vescovo gallese Arthur Lake).

La prima stampa della KJV fu pubblicata da Robert Barker nel 1611, e poteva essere acquistata sfusa per 10 scellini, 12 per la versione rilegata.

Fonti

Nel XVII secolo la stragrande maggioranza delle versioni bibliche erano eseguite a partire dal testo latino della Vulgata (fanno eccezione alcune bibbie, tra cui quella di Tyndale e Lutero). Innegabile pregio che soggiace alla realizzazione della KJV è il dichiarato intento di realizzare la traduzione a partire dai testi originali ebraico-aramaici (edizione della Bibbia Bromberg del 1524-25) e greci (edizione comunemente chiamata textus receptus di Erasmo da Rotterdam del 1515-16).

Il ritrovamento di altri manoscritti dopo il XVI secolo, tra cui soprattutto i manoscritti del Mar Morto, e l'affinamento degli studi critico-filologici, ha portato all'elaborazione di edizioni critiche dei testi originali diverse da quelle usate per la KJV. Confrontata coi 'testi originali' della Bibbia oggi adottati dagli studiosi, pertanto, la KJV mostra alcune discrepanze. In molti altri passi dell'Antico Testamento, inoltre, sono presenti veri e propri errori di traduzione: il greco era allora ampiamente conosciuto, ma lo studio della lingua ebraica e aramaica tra i non giudei di inizio XVII secolo era poco sviluppato. Come è ragionevole, nelle revisioni successive al 1611 tali discrepanze ed errori vennero corretti.

Tuttavia, alcuni fondamentalisti cristianiVedi in particolare il King-James-Only Movement) che considerano la KJV direttamente ispirata da Dio ritengono che il testo corretto sia proprio quello della KJV: le altre lezioni, anche se presenti su manoscritti antichi, sono corruzioni che non devono essere prese in considerazione.

La ricerca di tale aderenza con i testi originali si manifesta in particolare nel fatto che parole non presenti nei testi sorgente, ma implicati dal contesto venivano aggiunte nella traduzione ma tra parentesi quadre o in corsivo.

Riferimento immediato della KJV, tuttavia, invece che la Bibbia dei Vescovi (come esplicitamente richiesto da re Giacomo) o i testi originali fu la Bibbia Tyndale. Per il Nuovo Testamento, almeno l'80% del testo proviene inalterato da tale versione.

In particolare, la Tyndale aveva introdotto alcune etichette teologiche che si scostavano dalla consuetudine cristiana del tempo e che verranno riprese da Lutero e dalla tradizione protestante. Per esempio i termini greci presbyteros, ekklesia, agape, baptisma, furono da Tyndale tradotti in inglese rispettivamente con elder, 'anziano' (invece dell'allora comune priest, sacerdote); congregation, 'congregazione' (invece dell'allora comune Church, Chiesa); love, 'amore' (invece dell'allora comune charity, 'carità'); washing, 'lavaggio', (invece dell'allora comune baptism, 'battesimo'). Alcuni di tali termini (washing, congregation) furono ripresi dalla KJV.

Stile Al momento della sua uscita nel 1611, la KJV fu molto apprezzata per la qualità della prosa e della poesia che caratterizzava la traduzione. Da allora però la lingua inglese è notevolmente cambiata, come è normale che avvenga per tutte le lingue vive. Alcuni termini e strutture grammaticali pertanto possono suonare come arcaici o non immediatamente comprensibili: vedi per esempio il pronome di seconda persona singolare thou, poi soppiantato nell'uso da you; replenish, riempire, poi soppiantato da fill; even, usato nel senso oggi inusuale di "cioè"; il pronome genitivo di terza persona singolare its (suo) non era ancora consolidato a livello letterario, per cui si legge per esempio the blood thereof (il di lui sangue), invece di its blood.

Per tale arcaicità di linguaggio, unitamente alla discordanza con le attuali edizioni critiche dei testi biblici, la KJV è fortemente osteggiata da alcuni studiosi anglosassoni, che la sconsigliano come testo base da adottare per gli studi biblici. Alcuni di questi studiosi: Walter Brueggemann, Marcus Borg, Warren Carter, James L. Crenshaw, Robert W. Funk, John Dominic Crossan e N.T. Wright.

Nella scelta di alcuni termini la KJV suscitò alcune perplessità tra i letterati del tempo, che li giudicarono eccessivamente 'schietti' e poco raffinati: piss, pisciare (); teats, tette (); menstruous woman, donna mestruata (). Le versioni contemporanee inglesi provvedono piamente a modificare o parafrasare tali passi.

Nella prima edizione del 1611 la KJV includeva un certo numero di varianti di lettura, vale a dire traduzioni diverse ugualmente possibili a partire da ambiguità dei termini originali. La maggior parte delle edizioni contemporanee della KJV omette tali varianti (tra le edizioni contemporanee a stampa con varianti vedi per esempio l'americana Cornerstone UltraThin Reference Bible, pubblicata da Broadman e Holman).

Il nome divino o tetragramma biblico è reso normalmente con LORD tutto maiuscolo, anche se in sette passi (; ; ; ; ; ; ) viene reso Jehovah.