Biografia Origini e giovinezza
Si conosce il suo atto di battesimo, datato 3 maggio 1606, e i nomi dei genitori: Giovanni di Lorenzo Lippi, albergatore, e Maria Bartolini. Nelle Decime Granducali è riportato come, nel 1614, suo padre venne a mancare lasciando ai figli, Lorenzo e Bartolomeo, due case e mezzo, testimoniando la relativa agiatezza della famiglia. Nel 1616, con la morte anche dello zio Salvestro, i due fratelli ereditarono anche la metà mancante della terza casa, posta in Firenze, alla Croce al Trebbio. Alla morte della madre poi avranno poderi nei popoli di San Lorenzo e di San Giuliano a Settimo, e altri due al Galluzzo. Secondo il Baldinucci, la scomparsa del padre non intaccò il buon vivere famigliare, tanto che Lorenzo ebbe garantita un'ottima educazione, divisa tra studi umanistico-letterari e un'intensa partecipazione alla vita religiosa cittadinaD'Afflitto, cit., p. 27..
Fu membro col fratello minore della Confraternita dell'Arcangelo Raffaello presso Santa Maria della Scala, dove veniva offerto un programma di educazione religiosa di stampo contemplativo e ascetico, influenzato dai domenicani di San Marco. Ricoprì vari incarichi all'interno della Compagnia tra il 1617 e il 1657, e compare regolarmente nelle attività annotate nei libri di Ricordi e Partiti di Compagnia. In particolare fu ben otto volte Cerimoniere, mettendo a disposizione il suo estro e la sua attitudine musicale allo svolgimento delle cerimonie, celebrazioni religiose e delle sacre rappresentazioniD'Afflitto, cit., p. 30.. Fu inoltre membro della Compagnia di San Benedetto Bianco, di cui fecero parte molti pittori della sua epoca, e di quella di Santa Maria della Croce al Tempio, per le quali eseguì anche opere pittoriche di notevole impegnoDBI, cit..
Nel 1629 collaborò con Baccio del Bianco alle scenografie per la rappresentazione del Trionfo di David di Iacopo Cicognini, e anche negli anni seguenti realizzò scene e apparati per varie festività, a fianco di Pierfrancesco Silvani. Nella Compagnia della Scala fu anche più volte attore nelle sacre rappresentazioni, spesso "villano" o "servo" che erano le uniche di carattere buffo. Fu forse Zanni nella commedia dell'arte, come lascia intendere qualche indicazione sparsa del BaldinucciD'Afflitto, cit., p. 31.. Dal 1633 fu anche membro dell'Accademia degli ApatistiD'Afflitto, cit., p. 28., e partecipò assiduamente, dal 1630, all'adempimento dei doveri professionali legati agli incarichi interni dell'Accademia delle arti del disegnoD'Afflitto, cit., p. 32..
Formazione artistica
A fianco degli interessi letterari, studiò disegno e pittura presso Matteo Rosselli, il cui stile si ritrova nelle prime opere di Lippi. Come riferisce il Baldinucci (replicando peraltro uno schema letterario collaudato), l'alunno divenne presto abbastanza bravo da affiancare stabilmente il maestro nella sua bottega (in opere di ampio respiro come la decorazione del Casino di San Marco e della villa del Poggio Imperiale), guadagnandosi talvolta una certa autonomia professionale all'interno di essa, prima di superare il maestro arrivando all'emancipazione. Negli estremi cronologici del 1622 e del 1634 viene comunque collocata la sua attività giovanile, strettamente debitrice del maestro Rosselli, da cui riprese i modelli compositivi, la ricchezza cromatica, la stesura morbida, l'attenzione ai particolari descrittivi e una certa eloquenza nella rappresentazione di affetti e sentimenti. Nel 1626 è ricordato un suo primo incarico indipendente, ma risale al 1628 la sua prima opera conosciuta (le tele di San Pietro a Vaglia, assieme a Domenico Pugliani, altro allievo del Rosselli però più anziano, originario proprio di Vaglia)D'Afflitto, cit., pp. 37-38.. Nel 1629 la Santa Caterina d'Alessandria, opera firmata e datata per chiesa di San Martino a Corella (Dicomano) mostra un interesse per lo stile morbido di Francesco Furini e la resa materica di Jacopo VignaliD'Afflitto, cit., p. 41..
L'iscrizione all'Accademia del Disegno nel 1630 certifica la sua raggiunta maturità artistica e coincide con una sua prima affermazione pubblica importante, la realizzazione per la corte medicea di una Predica di Gesù (opera a oggi non rintracciata)D'Afflitto, cit., p. 38..
Verso il 1632, le lunette della cappella Bonsi in San Gaetano mostrano già alcuni degli stilemi che saranno tipici del Lippi, pur in uno schema compositivo ancora tipico del Rosselli: la definizione nitida e grafica delle mani e le sottolineatura luminosa dei volti rispetto allo sfondoD'Afflitto, cit., p. 39.. Ancora al 1632 (1 luglio) risale una lettera autografa conservata tra le carte del monastero di San Pietro a Luco di Mugello (Firenze) con la quale il pittore richiede alle monache un acconto per "il quadro il quale ho bozzato". Il dipinto è stato identificato con la Testa di Cristo già correttamente attribuita al Lippi e collocata nel baldacchino barocco che coronava l'altare eretto nel 1630 entro il quale era esposta la famosa Pietà di Andrea del Sarto ora a Palazzo PittiSimari, 1991, p. 8 e note 5, 6 e 7.
Fin da questi primi anni, a fianco della produzione religiosa, per la decorazione di altari e per la rappresentazione delle vite dei santi da esporre durante le cerimonie speciali di Compagnie e Confraternite, il Lippi si dedicò anche alla realizzazione di dipinti per raffinati collezionisti privati, su soggetti per lo più biblici e letterariD'Afflitto, cit., p. 43.. Il formato medio e piccolo spesso si affiancava anche a "quadri da sala", notevoli per dimensione e per impegno richiesto; i soggetti spesso erano un'esortazione alla virtù, con scene tratte eterogeneamente dalla Bibbia, dallOrlando Furioso o dalle Metamorfosi di OvidioD'Afflitto, cit., p. 48..
A partire dall'iscrizione dietro una Testa di san Giovanni Battista in collezione privata, si è raccolto un nucleo di opere in cui appare più evidente l'ascendenza di Francesco Furini, riferibili a una seconda fase artistica (dopo quella rossellesca) negli anni attorno al 1638. Le ombre sono più avvolgenti, lo sfumato più evidente, le espressioni pateticamente accentuate, sebbene il risultato finale appaia più calibrato di intimo lirismo, piuttosto che sensualmente ambiguo come nel Furini. Ne sono esempi significativi il Sacrificio di Isacco e Agar e l'angelo del Museo diocesano di San Miniato e un gruppo di Madonne col Bambino di committenza privataD'Afflitto, cit., pp. 60-62..
Maturità
Il 1639 segna la svolta verso lo stile più noto e riconoscibile del pittore, dopo gli anni di ricerca giovanile. La sua fortuna professionale viene in quegli anni consolidata da una serie di commissioni ecclesiastiche importanti a Firenze, in cui dimostrò un preciso indirizzo culturale, ormai indipendente da quello del suo maestro e degli altri pittori fiorentini della sua cerchia. Sicuramente l'apertura di Ferdinando II verso la pittura più propriamente pittura barocca, con l'invito in città del celebre Pietro da Cortona, portò la variegata scuola locale a confrontarsi con le novità, con esiti anche diametralmente opposti: se alcuni andarono incontro alle nuove proposte cercando di aggiornarsi anche alla luce di nuove incursioni nella pittura veneta ed emiliana, altri si chiusero avviando un recupero programmatico della tradizione più autenticamente disegnativa, sobria e "fiorentina". Di questo secondo gruppo fece sicuramente parte il Lippi, divergente dalla corrente artistica più affermata, e indirizzato a un purismo tra i più radicali tra gli artisti della sua generazioneD'Afflitto, cit., p. 67..
Il passaggio verso questo nuovo stile si ebbe in un arco di tempo breve, di un paio d'anni, e fu forse innescato da un viaggio a Roma, non documentato, ma intuibile da alcuni dati: l'assenza dai registri cittadini (della Compagnia e delle Accademie) tra l'ottobre 1636 e l'ottobre 1638, e una prima opera del 1639 (il Martirio di sant'Andrea per San Frediano, oggi in Sant'Agata) in cui si rileva un naturalismo caravaggesco difficilmente spiegabile solo con l'osservazione degli esempi toscani indotti dal grande pittore lombardoD'Afflitto, cit., p. 68.. Esempi del genere non mancavano in Toscana in quegli anni (da Rutilio Manetti ad Artemisia Gentileschi, da Teodoro Fiammingo a Cesare Dandini, fino alle opere di Jusepe de Ribera, di Battistello Caracciolo e di Caravaggio stesso nelle collezioni fiorentine) però appare sospetta una conversione così improvvisa e repentina, forse meglio spiegabile con l'esperienza coinvolgente di un viaggio, seppur breve. L'effetto che si manifesta è quello di tonalità più scure, con un maggior ricordo al controluce, una resa più accurata dei materiali (dalla porosità delle epidermidi alla lucidità delle armature), e una maggior drammaticità delle pose e dell'orchestrazione dei personaggiD'Afflitto, cit., p. 69..
L'affresco sul soffitto dell'oratorio dei Vanchetoni (Sante Caterina, Agata e Cecilia), con la sua spiccata visione "da sott'in su", mostra un'apertura verso un linguaggio più tipicamente barocco dei soffitti di Pietro da Cortona e di Angelo Michele Colonna, sebbene coniugata a una purezza di linee e una concentrazione della rappresentazione sulle sole protagoniste. Opere come il Trionfo di David e Giacobbe al pozzo della Galleria Palatina di Firenze mostrano una scelta compositiva elegante, che mette i gruppi principali alle estremità dei dipinti lasciando una pausa al centro, dominato dal paesaggio e dal elementi secondari, il tutto unito a una rappresentazione più netta delle ombre e a un voluttuoso movimento dei panneggiD'Afflitto, cit., p. 73..
A partire dai primi anni quaranta avviene anche il recupero formale della lezione di Santi di Tito, in chiave purista: dallo studio dei disegni del maestro, scomparso quasi quarant'anni prima nel 1603, trasse il gusto per una linea di contorno ferma e chiusa, per composizioni misuratamente ritmate e solenni, per una rappresentazione delle emozioni sobria e posataD'Afflitto, cit., p. 78.. Il Rosa, stando a un aneddoto riportato dal Baldinucci, avrebbe aiutato l'amico a dipingere lo sfondo della Fuga in Egitto in chiesa di Sant'Agostino a Massa MarittimaD'Afflitto, cit., p. 95..
In quegli anni lavorò molto sia per la committenza ecclesiastica che per quella privata. Per ricchi privati, emuli del cardinale Carlo de' Medici nell'arricchire le loro collezioni di opere varie ma legate da un filo intellettuale e moraleggiante, lavoro al pari di altri pittori al tema delle allegorie: spesso busti di figure inserite anche in ovali o ottagoni. I suoi contributi a questo genere si riconoscono per la chiarezza del soggetto e dei suoi attributi, senza divagazioni o ambiguitàD'Afflitto, cit., p. 82.. In questi anni strinse anche amicizia con Salvator Rosa, arrivato in città nel 1640, e con numerosi intellettuali che si riunivano all'Accademia dei Percossi, per un certo tempo riunitasi nella sua abitazione alla Croce del TrebbioD'Afflitto, cit., p. 93..
Tra le ultime opere di questa fase figurano gli affreschi della cappella Ardinghelli in San Gaetano, dove si delinea il ricorso a panneggi pesanti e abbondantiD'Afflitto, cit., p. 98..
Innsbruck
Almeno dal 1641, Lorenzo Lippi lavorò spesso per i Medici fornendo nuovi modelli per l'Arazzeria MediceaD'Afflitto, cit., p. 107..