Il leone asiatico è una popolazione di leoni presente nello stato indiano del Gujarat e appartenente alla sottospecie Panthera leo leo. La prima descrizione scientifica del leone asiatico fu pubblicata nel 1826 e si basava su un esemplare proveniente dalla Persia. Fino al XIX secolo, la sua distribuzione si estendeva dall'Arabia Saudita, dalla Turchia orientale, dall'Iran, dalla Mesopotamia e dal Pakistan meridionale fino all'India centrale. Dall'inizio del XX secolo, il suo areale si è ristretto al Parco nazionale di Gir e alle aree circostanti. La popolazione indiana è aumentata costantemente dal 2010. Nel 2015 è stato condotto il 14° Censimento del leone asiatico su un'area di circa 20.000 km²; la popolazione di leoni fu stimata in 523 individui, saliti a 650 nel 2017. Nel 2020 il numero era di 674 e nel 2025 era aumentato a 891.

Tassonomia Felis leo persicus fu il nome scientifico proposto da Johann N. Meyer nel 1826 per descrivere la pelle di un leone asiatico proveniente dalla Persia. Nel XIX secolo, diversi zoologi descrissero esemplari di leoni provenienti da altre parti dell'Asia che un tempo venivano considerati sinonimi di P. l. persica: Felis leo bengalensis, proposto da Edward Turner Bennett nel 1829, era un leone custodito nella ménagerie della Torre di Londra. Il saggio di Bennett contiene un'illustrazione intitolata «leone del Bengala»; Felis leo goojratensis, proposto da Walter Smee in 1833, si basava su due pelli di leoni privi di criniera provenienti dal Gujarat che Smee espose durante una riunione della Zoological Society di Londra; Leo asiaticus, proposto da Sir William Jardine, VII baronetto, nel 1834, era un leone originario dell'India; Felis leo indicus, proposto da Henri Marie Ducrotay de Blainville nel 1843, si basaba su un cranio di leone asiatico.

Nel 2017, il leone asiatico fu ricondotto alla sottospecie Panthera leo leo a causa delle strette somiglianze morfologiche e genetiche molecolari con gli esemplari di leone berbero. Tuttavia, diversi scienziati continuano a utilizzare P. l. persica per indicare il leone asiatico. Una filogenesi standardizzata basata sugli aplogruppi mitocondriali indica che il leone asiatico non rappresenta una sottospecie distinta, bensì un aplogruppo della popolazione settentrionale di P. l. leo.

Evoluzione

I leoni lasciarono per la prima volta l'Africa almeno 700.000 anni fa, dando origine alla specie eurasiatica Panthera fossilis, che successivamente si evolse in Panthera spelaea (comunemente nota come leone delle caverne), estintasi circa 14.000 anni fa. Le analisi genetiche di P. spelaea indicano che si trattava di una specie distinta rispetto al leone moderno, dalla quale si era separata circa 500.000 anni fa, e che non era imparentata con i leoni asiatici attuali. Fossili del Pleistocene attribuiti con certezza o con elevata probabilità al leone moderno sono stati rinvenuti in diversi siti del Medio Oriente, come le paludi di Shishan nel bacino di Azraq, in Giordania, datati a circa 250.000 anni fa, e la grotta di Wezmeh sui monti Zagros, nell'Iran occidentale, datati tra 70.000 e 10.000 anni fa; altri ritrovamenti provengono dai depositi pleistocenici di Nadaouiyeh Ain Askar e della grotta di Douara, in Siria. Nel 1976, resti fossili di leone furono segnalati in depositi pleistocenici del Bengala Occidentale. Un carnassiale fossile proveniente dalla grotta di Batadomba indica che i leoni abitavano lo Sri Lanka nel Pleistocene superiore; questa popolazione potrebbe essersi estinta circa 39.000 anni fa, prima dell'arrivo dell'uomo sull'isola.

Filogeografia

I risultati di un'analisi filogeografica basata su sequenze di DNA mitocondriale di leoni provenienti da tutto l'areale storico, comprese popolazioni ora estinte come quella del leone berbero, indicano che i leoni dell'Africa subsahariana sono filogeneticamente basali rispetto a tutti i leoni moderni. Questi dati supportano un'origine africana per l'evoluzione del leone moderno, con un probabile centro in Africa orientale e meridionale. È probabile che da lì i leoni si siano espansi verso l'Africa occidentale, l'Africa settentrionale orientale e, lungo il margine della penisola arabica, abbiano raggiunto la Turchia, l'Europa meridionale e l'India settentrionale negli ultimi 20.000 anni. Il deserto del Sahara, le foreste pluviali del bacino del Congo e la Rift Valley rappresentano barriere naturali alla dispersione dei leoni.

Sono stati analizzati i marcatori genetici di 357 campioni provenienti da leoni selvatici e in cattività di Africa e India. I risultati indicano l'esistenza di quattro linee genetiche principali: una che si estende dall'Africa centrale e settentrionale fino all'Asia, una in Kenya, una nell'Africa meridionale e una nell'Africa meridionale e orientale. La prima ondata di espansione dei leoni avvenne probabilmente circa 118.000 anni fa dall'Africa orientale verso l'Asia occidentale, mentre una seconda ondata si verificò nel tardo Pleistocene o agli inizi dell'Olocene, dall'Africa meridionale verso l'Africa orientale. Il leone asiatico è geneticamente più vicino ai leoni dell'Africa settentrionale e occidentale che al gruppo formato dai leoni dell'Africa orientale e meridionale. Questi due gruppi si sarebbero separati circa tra 186.000 e 128.000 anni fa. Si ritiene che il leone asiatico sia rimasto in contatto genetico con i leoni dell'Africa settentrionale e centrale fino a quando il flusso genico fu interrotto a causa dell'estinzione dei leoni in Eurasia occidentale e in Medio Oriente durante l'Olocene.

I leoni asiatici presentano una diversità genetica inferiore rispetto a quelli africani, probabilmente a causa di un effetto fondatore avvenuto nella storia recente della popolazione residua della foresta di Gir.

Descrizione

Il mantello del leone asiatico varia di colore dal fulvo rossastro, spesso abbondantemente punteggiato di nero, al grigio sabbioso o beige, talvolta con riflessi argentei a seconda dell'illuminazione. I maschi presentano uno sviluppo moderato della criniera nella parte superiore della testa, tanto che le orecchie rimangono sempre visibili. La criniera è scarsa sulle guance e sulla gola, dove raggiunge una lunghezza di soli 10 cm. Circa la metà dei crani di leoni asiatici provenienti dalla foresta di Gir presenta forami infraorbitali divisi, mentre i leoni africani ne hanno uno solo per lato. La cresta sagittale è più sviluppata e l'area post-orbitale è più corta rispetto a quella dei leoni africani. La lunghezza del cranio nei maschi adulti varia tra 330 e 340 mm, mentre nelle femmine tra 292 e 302 mm. Il leone asiatico si distingue da quello africano anche per la presenza di un ciuffo caudale più grande e di bolle timpaniche meno sviluppate. Il tratto morfologico più caratteristico del leone asiatico è una piega longitudinale di pelle che corre lungo la linea ventrale.

I maschi possono raggiungere un'altezza alla spalla di 107–120 cm, mentre le femmine misurano tra 80 e 107 cm. Due esemplari misurati nella foresta di Gir presentavano una lunghezza testa-corpo di 1,98 m, con una coda lunga tra 0,79 e 0,89 m, per una lunghezza totale compresa tra 2,82 e 2,87 m. Il leone di Gir ha dimensioni simili a quelle del leone dell'Africa centrale, ma è più piccolo rispetto ai grandi leoni africani. Un maschio adulto di leone asiatico pesa in media 160,1 kg, con un massimo registrato di 190 kg, mentre le femmine selvatiche pesano tra i 100 e i 130 kg.

Criniere

Il colore e lo sviluppo della criniera nei leoni maschi varia tra regioni, popolazioni e in base all'età. In generale, il leone asiatico si distingue dal leone africano per una criniera meno sviluppata. Le criniere della maggior parte dei leoni presenti nell'antica Grecia e in Asia Minore erano anch'esse meno sviluppate e non si estendevano sotto l'addome, sui fianchi o sulle ulne. Leoni con criniere simili, meno appariscenti, erano noti anche nella regione siriana, nella penisola arabica e in Egitto.

Esemplari eccezionalmente grandi La lunghezza totale accertata di un maschio di leone asiatico più lunga finora registrata è di 2,92 m, inclusa la coda. Si racconta che l'imperatore Jahangir, negli anni 1620, abbia trafitto con una lancia un leone che misurava 3,10 m e pesava 306 kg. Nel 1841, il viaggiatore inglese Austen Henry Layard accompagnò dei cacciatori nel Khuzestan, in Iran, dove fu avvistato un leone che «aveva arrecato molti danni nella pianura di Ram Hormuz» prima di essere abbattuto da uno dei suoi compagni. Layard lo descrisse come «insolitamente grande e di colore marrone molto scuro», con alcune parti del corpo quasi nere. Nel 1935, un ammiraglio britannico affermò di aver avvistato un leone privo di criniera nei pressi di Quetta, in Pakistan. Scrisse: «Era un grande leone, molto tozzo, di colore fulvo chiaro, e posso dire che nessuno dei tre ebbe il minimo dubbio su ciò che avevamo visto, finché, una volta arrivati a Quetta, molti ufficiali espressero dubbi sulla sua identità o sulla possibilità che vi fosse un leone in quella regione».

Distribuzione e habitat Nella foresta di Gir, nella regione di Saurashtra, un'area di 1.412,1 km² fu dichiarata santuario per la conservazione del leone asiatico nel 1965. Questo santuario e le aree circostanti costituiscono l'unico habitat attuale della specie. Dopo il 1965, fu istituito un parco nazionale che copre 258,71 km², all'interno del quale ogni attività umana è vietata. Nella zona circostante, che rientra nel santuario, soltanto i Maldhari hanno il diritto di portare il proprio bestiame al pascolo.

I leoni abitano gli ultimi lembi forestali nelle due catene collinari di Gir e Girnar, che rappresentano le estensioni più ampie delle foreste tropicali e subtropicali secche a latifoglie del Gujarat. Questi ambienti includono anche foreste spinose e savane, e forniscono habitat prezioso a una fauna e flora diversificate. Attualmente esistono cinque aree protette destinate allas conservazione del leone asiatico: il Santuario di Gir, il Parco nazionale di Gir, il Santuario di Pania, il Santuario di Mitiyala e il Santuario di Girnar. Le prime tre formano la cosiddetta «Gir Conservation Area», un blocco forestale di 1.452 km² che costituisce il nucleo principale dell'areale del leone. Gli altri due santuari, Mitiyala e Girnar, proteggono aree satellite situate a distanza di dispersione dal nucleo centrale. Un ulteriore santuario è in via di istituzione presso la Riserva naturale di Barda, che fungerà da habitat alternativo per i leoni. La porzione orientale dell'area è più arida ed è caratterizzata da savane spinose dominate da acacie, con una piovosità annua media di circa 650 mm; a ovest, le precipitazioni sono più abbondanti e raggiungono circa 1.000 mm all'anno.

La popolazione del leone asiatico era ad un passo dall'estinzione, a 411 individui, nel 2010. In quell'anno, circa 105 leoni vivevano al di fuori della foresta di Gir, pari a un quarto dell'intera popolazione. Giovani subadulti in dispersione avevano stabilito nuovi territori al di fuori dei branchi natali, contribuendo così all'espansione della popolazione satellite a partire dal 1995. Nel 2015, la popolazione complessiva era stimata in 523 individui distribuiti su un'area di circa 7.000 km² nella regione del Saurashtra, comprendente 109 maschi adulti, 201 femmine adulte e 213 cuccioli. Il censimento del 2017 rilevò una popolazione di circa 650 individui.