I suoi studi e le sue ricerche presero le mosse da una revisione delle categorie storiografiche hegeliane, per svilupparne i presupposti etici e politici. E assumendo dalla dialettica hegeliana la categoria della negazione, nonché combinando il concetto marxista di alienazione con quello freudiano di repressione, formulò critiche alla società neocapitalistica, così statunitense quanto sovietica, ritenute totalitarie quanto e più delle società più totalitarie del passato, in quanto lo sviluppo di una società consumistica (come modello principale di società neocapitalistica) comporta anche lo sviluppo dell'alienazione sociale e individuale.Cfr. AA.VV., Nuovissima Enciclopedia Universale Curcio delle Scienze, delle Lettere, delle Arti, 16 Voll., Armando Curcio Editore, Milano, 1977-1986, Vol. 10, pp. 3174-3175.Cfr. anche Pier Aldo Rovatti (a cura di), Dizionario Bompiani dei Filosofi Contemporanei, Bompiani, Milano, 1990, pp. 258-261.
Biografia Marcuse nacque a Berlino il 19 luglio del 1898 da una famiglia ebraica originaria della Pomerania (al tempo parte integrante dell'allora Germania imperiale), figlio di Carl Marcuse, un fabbricante di tessuti, e di Gertrud Kreslawsky. Nel 1916, dopo la maturità abbreviata (per via della guerra), fu chiamato alle armi nella Reichswehr per la prima guerra mondiale. Nel 1917 diventa membro della SPD, nel 1918 è eletto nel consiglio di soldati di Berlino-Reinickendorf. Nel 1918 Marcuse inizia gli studi di germanistica e storia della letteratura tedesca contemporanea come materie principali, tenendo filosofia ed economia come secondarie, inizialmente per quattro semestri all'Università di Berlino, poi quattro semestri a Friburgo, dove inizia a seguire parecchi seminari di Martin Heidegger, il cui pensiero svolgerà un ruolo fondamentale nella stesura delle opere principali di Marcuse. Si laurea nel 1921. Avendo assistito alla tragica conclusione della sollevazione spartachista, che fu soppressa dalle forze della Repubblica di Weimar, dopo l'assassinio di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, Marcuse abbandona la SPD nel 1919. Nel 1922 consegue il dottorato a Friburgo con una tesi sul romanzo d'artista tedesco (deutscher Künstlerroman).Si veda Pier Aldo Rovatti, cit.
Nel 1929 inizia a lavorare alla sua abilitazione sotto Heidegger a Friburgo, che completerà nel 1932 con una dissertazione dal titolo L'ontologia di Hegel e la fondazione di una teoria della storicità, che costituì il suo primo importante contributo teorico. Approfondisce quindi il pensiero di Edmund Husserl, ed alla fine del 1932 approda all'Istituto per la Ricerca Sociale (Institut für Sozialforschung) di Francoforte.
Ancora prima della presa di potere di Adolf Hitler, Marcuse fugge nel 1933 prima a Zurigo, poi a Ginevra, dove si trova una sede distaccata dell'Istituto per la Ricerca Sociale, prima di emigrare definitivamente negli Stati Uniti d'America nel 1934, dove otterrà, nel 1940, la naturalizzazione . Marcuse è stato dapprima uno dei maggiori esponenti della cosiddetta "Frankfurter Schule" (scuola di Francoforte), costituita assieme a Max Horkheimer e Theodor Adorno nel 1922 a Francoforte, internamente all'"Istituto per la Ricerca Sociale". In seguito l'organizzazione dovette trasferirsi a New York, dove Marcuse venne nuovamente assunto. La situazione economica precaria dell'Istituto lo spinse ad accettare una nuova occupazione nel 1942, a Washington, presso l'Office of Strategic Services (OSS, precursore della CIA) come consulente per la Germania, e le informazioni che giungevano da essa; posizione che mantenne fino al 1951. Negli anni 1951-54 lavora ai Russian Institutes della Columbia University di New York, e all'Università di Harvard, occupandosi di marxismo sovietico. Nel 1954 ottiene la sua prima posizione accademica ufficiale, come professore di filosofia e scienze politiche alla Brandeis University. Nel 1965 diventa professore di politologia all'Università della California a San Diego, dove rimarrà fino alla morte.
Negli Stati Uniti d'America, apparvero le sue due opere principali, Eros e civiltà (Triebstruktur und Gesellschaft) nel 1955, e L'uomo a una dimensione (Der eindimensionale Mensch) nel 1964. Entrambe sono annoverate tra le opere più importanti della teoria critica (Kritische Theorie), e costituiranno la base ideologica del movimento studentesco statunitense degli anni sessanta, le cui rivendicazioni si propagheranno, a ridosso del 1968, al resto del mondo occidentale.
Negli anni 1968-69 torna per alcuni mesi in Europa, per tenere lezioni, seminari ed incontri con studenti, a Berlino, Parigi, Londra e Roma. Le sue critiche al capitalismo (specialmente nella interpretazione di Marx e Freud che dà in Eros e civiltà, del 1955) entrarono in risonanza con i giovani dei Paesi avanzati e il loro bisogno di un cambiamento epocale.
Morì nel 1979 per le conseguenze di un'emorragia cerebrale che l'aveva colpito durante una visita a Starnberg in Germania; fu accudito nei suoi ultimi giorni da Jürgen Habermas, importante esponente della seconda generazione della scuola di Francoforte.
Vita privata Si sposò tre volte. Dalla prima moglie, la matematica Sophie Wertheim (1901-1951), ebbe un figlio, l'avvocato e docente universitario Peter Marcuse. La sua seconda moglie fu Inge Werner, la vedova di Franz Neumann. Entrambi questi matrimoni si conclusero con la vedovanza. Marcuse sposò quindi Erica Sherover (1938-1988).
Eros e civiltà Uno dei testi più rilevanti di Herbert Marcuse è Eros e civiltà. Contributo a Freud, del 1955, opera rivoluzionaria, nella quale il pensatore tedesco, riconsiderando le idee freudiane e quelle marxiste alla luce della nuova cultura statunitense, delinea un progetto di società contemporanea "liberata", e non repressiva. Il sottotitolo dell'opera, «Contributo a Freud», ci indica la strada che Marcuse intende seguire: rileggere criticamente gli scritti di Freud sulla cultura, in particolare "Il disagio della civiltà" (1930), ripensandoli al di là delle interpretazioni neofreudiane culturaliste (fra cui, quelle di Erich Fromm), da lui considerate sclerotiche e deformate.
La critica al socialismo reale e alla civiltà industriale Nell'opera Il marxismo sovietico, Marcuse osserva come anche in Unione Sovietica il mutamento dei rapporti di produzione sia stato seguito da una perdita di coscienza rivoluzionaria, finendo per diventare un'altra espressione, accanto al capitalismo, di quella società industriale inevitabilmente portatrice di una morale repressiva.
Su questo punto egli condivide almeno in parte il pessimismo di Adorno e Horkheimer (due filosofi appartenenti alla "scuola di Francoforte"), riguardo al rapporto tra progresso tecnologico ed emancipazione umana.
Marcuse si pone una domanda circa la posizione di Freud: il processo secondo cui la civiltà moderna ha dirottato gli impulsi sessuali in impulsi di altro tipo, come ad esempio il lavoro, l'arte, le istituzioni, è un fatto intrinseco alla natura di ogni società, o si tratta di un fenomeno transitorio.
La risposta che Marcuse dà a questa domanda è in aperto contrasto con la tesi di Freud: la scarsità di beni per cui sono necessari meccanismi quali la divisione del lavoro e il differimento del soddisfacimento dei bisogni, è frutto di una organizzazione irrazionale della società, nella quale i beni sono distribuiti in modo iniquo. Freud ha scambiato per caratteristica generale dell'evoluzione sociale, un assetto transitorio, che configura invece un 'dominio', attuato attraverso forme di violenza in un primo momento e, successivamente, con la sottomissione completa della società.
In relazione a quanto detto, Marcuse critica anche le teorie dei neofreudiani e di Erich Fromm, i quali curano le nevrosi considerandole come forme di adattamento all'assetto sociale esistente. Il filosofo tedesco considera "revisionista" questa visione, poiché si accetta supinamente il dato di fatto, e non si coglie il potenziale eversivo della liberazione dell'eros e degli istinti repressi.
Il principio di prestazione La repressione è per Marcuse connessa alla sostituzione del "principio del piacere" col "principio di realtà"; sottolinea la presenza di un altro livello attraverso il quale la società opprime l'essere umano, il cosiddetto "principio di prestazione" (performance principle); per prestazione si intende ciò che "si deve fare" a causa del proprio ruolo nella società; la repressione attuata attraverso questo principio è strettamente legata alla stratificazione sociale e alla divisione del lavoro. La prestazione è ciò che l'individuo deve fornire alla società, ed è ciò che la società si aspetta dall'individuo. Questa ulteriore repressione non avviene solo attraverso la funzione che la persona svolge, ma è veicolata anche dalla famiglia patriarcale, e dalla direzione univoca imposta alla sessualità, ovvero la genitalità.
La società totalitaria e le sue potenzialità non repressive Apparentemente l'apparato produttivo ha raggiunto dimensioni tali che i desideri umani possano subire un mutamento qualitativo (in senso onnilaterale come direbbe Marx), ma la società crea bisogni artificiali impedendo la liberazione degli individui attraverso il soddisfacimento delle pulsioni vitali. Ed è proprio per questo, secondo Marcuse, che le società che si definiscono democratiche finiscono per essere intrinsecamente totalitarie, cioè rendono impossibile qualsiasi forma di opposizione.
Ma questi agglomerati così oppressivi per l'uomo contengono al loro interno grandi potenzialità non repressive e, sulla scorta delle suggestioni di Charles Fourier (socialista utopista) e di Schiller, il filosofo tedesco attribuisce una fondamentale importanza all'immaginazione ("immaginazione al potere" sarà uno dei motti preferiti del '68; vedi più avanti) e all'utopia, per far sì che un giorno l'eros sia liberato e che le energie possano confluire liberamente in tutti gli aspetti della vita umana, non solo nel lavoro, che a quel punto diventerebbe una piacevole attività ludica.
Queste considerazioni si basano, oltre che sulle influenze del già citato "socialismo utopistico", anche sulle considerazioni di Marx, secondo il quale lo sviluppo industriale fornirà all'uomo beni tali da creare un mondo libero dall'alienazione, nel quale ogni individuo potrà sviluppare autonomamente la propria individualità.
L'uomo a una dimensione
Così Herbert Marcuse inizia la sua opera forse più importante, L'uomo a una dimensione, del 1964. È questo un Marcuse più pessimista rispetto ad Eros e civiltà, meno disponibile ad arrendersi a un ordine sociale che appare totalitario, che permea di sé ogni aspetto della vita dell'individuo e, soprattutto, che ha inglobato anche forze tradizionalmente "anti-sistema" come la classe operaia. In questo modello la vita dell'individuo si riduce al bisogno atavico di produrre e consumare, senza possibilità di resistenza. Marcuse denuncia il carattere fondamentalmente repressivo della società industriale avanzata che appiattisce in realtà l'uomo alla dimensione di consumatore, euforico e ottuso, la cui libertà è solo la possibilità di scegliere tra molti prodotti diversi.
Tolleranza repressiva Nelle moderne democrazie occidentali quei valori che un tempo erano propri di una parte della società (la classe borghese), si sono diffusi a tutti gli altri soggetti sociali, che si appiattiscono sull'ordine esistente: è in questo quadro che Marcuse elabora il concetto di tolleranza repressiva, ovvero il momento nel quale la libertà va a coincidere col permissivismo.