La robot tax (o tassa sui robot) è un tributo sull'automazione industriale che ha l'obiettivo di compensare il minor gettito fiscale derivante dalla sostituzione del lavoro umano con quello dei robot (e delle macchine in generale) e di istituire percorsi di tutela per i lavoratori a rischio di esclusione dal mondo del lavoro.
Origini della proposta Si parla da tempo di introdurre una tassa sui robot: già nel 2013 Carl Benedikt Frey e Michael Osborne riflettevano sull’incidenza dell’automazione sul mondo del lavoro; nel 2016 Mady Delvaux-Stehrs, politica ed ex membro del Parlamento europeo, in una relazione sulla regolamentazione della robotica, propose di tassare i robot e l’anno successivo Bill Gates, fondatore di Microsoft, esordì dicendo che il lavoro dei robot, al pari di quello dei lavoratori, dovrebbe essere tassato.
L’amministratore delegato della Tesla Elon Musk sostiene che il reddito minimo universale, derivante anche dalla tassazione dei robot, sarebbe in grado di compensare la sostituzione dei lavoratori ad opera delle macchine. Il Premio Nobel per l'economia Robert Schiller ha approfondito il tema della tassazione spiegando perché i robot che sostituiscono i lavoratori dovrebbero essere sottoposti a tassazione e anche il politico Jeremy Corbyn ha proposto di introdurre una robot tax per far fronte ai cambiamenti derivanti dall’automazione. Xavier Oberson ritiene che la diminuzione delle tasse sul reddito causata dalla sostituzione lavoratore - macchina può essere fronteggiata con l’introduzione della robot tax e della stessa idea è anche l'esperta di economia e ricercatrice Germana Bottone.
Alcuni studiosi sostengono che il sistema fiscale dovrebbe essere modificato, per evitare che i cambiamenti dovuti dall’automazione comportino una diminuzione del gettito fiscale.
Effetti per lo Stato La sostituzione del lavoro svolto dall'uomo (tassato dagli ordinamenti) con il lavoro svolto dai robot (non tassato) ha effetti negativi sul gettito fiscale, causando una maggiore domanda di denaro ed una minore offerta dello stesso e incidendo sulla capacità degli Stati di erogare servizi. Ecco perché si sostiene che la robot tax sia uno strumento che offre agli Stati la possibilità di vedere reintegrato il gettito fiscale, costituito dalle somme dovute a titolo di imposta dai cittadini che lo Stato, o un altro ente pubblico, preleva per finanziare la produzione e l'erogazione di beni e servizi pubblici, come l'istruzione o l'assistenza sanitaria.
Germana Bottone sostiene che l'introduzione di una tassa sui robot impiegati in attività lavorativa è una soluzione volta a risolvere il problema del calo della domanda di lavoro e la conseguente diminuzione delle entrate fiscali provenienti dal reddito da lavoro, le quali non sono sufficientemente compensate da quelle provenienti dalle imprese. Le somme di denaro derivanti dalla tassazione dei robot nelle imprese, rappresentando entrate fiscali per gli Stati, hanno anche lo scopo di cooperare all'incremento delle somme destinate all'erogazione di servizi previdenziali in favore della collettività, oltre a contribuire alla spesa pubblica.
Roberto Cordeiro Guerra ritiene, invece, che la mancanza di entrate fiscali derivante dall'utilizzo dei robot in sostituzione dei lavoratori umani debba essere colmata mediante la stima della base imponibile dell'imposta sulla quantità e qualità del vantaggio ottenuto dall'impresa che ha sostituito il lavoratore umano con quello artificiale.
Un'ulteriore soluzione proposta dall'OCSE sarebbe quella di considerare i robot come soggetti dotati di personalità giuridica, e quindi tassabili come i lavoratori umani. In questo modo l'OCSE considera la tassazione come un contrappeso alla diminuzione delle entrate fiscali, causata dalla sostituzione della forza lavoro.
La robot tax è anche uno strumento in grado di dotare gli Stati di nuove entrate da utilizzare con due particolari finalità:
in primo luogo per contrastare gli effetti negativi dell'intelligenza artificiale in ambito economico e lavorativo; in secondo luogo per consentire l'acquisizione di risorse da destinare a fini redistributivi, per la ricerca e lo sviluppo.
Queste finalità sono poste alla base della volontà dell'Unione europea di dotarsi di nuove entrate che le consentirebbero di risolvere il problema relativo al finanziamento del bilancio europeo, garantendo la stabilità finanziaria del bilancio stesso. Questa strategia si pone l'obiettivo di agire sull'economia digitale, attraverso un prelievo fiscale finalizzato a colpire le multinazionali che sfuggono all'imposizione fiscale.
L'introduzione di una robot tax si pone inoltre come strumento in grado di contrastare l'elusione fiscale e di recuperare il denaro perduto dalle multinazionali che trasferiscono la loro sede in paradisi fiscali per azzerare il pagamento delle imposte dovute. Il problema si presenta, però, per le aziende che operano nell'economia digitale. Infatti l'Unione europea nel 2016 ha tentato di agire per arginare il problema attraverso una proposta di direttiva contenente una base imponibile comune per l’imposta sulle società (Common Consolidated Corporate Tax Base - CCCTB), presupposto per l’istituzione europea sugli utili societari.
Successivi emendamenti hanno tentato di attrarre alla tassazione anche le multinazionali che operano nel settore digitale attraverso l’utilizzo di indicatori in grado di determinare l’eventuale “presenza digitale” dell’impresa nel territorio europeo.
Effetti per i lavoratori Marco Magnani afferma che lo sviluppo dell'automazione intelligente ha messo in discussione i modelli tradizionali di occupazione e di valorizzazione del lavoro. L'impiego di robot incide, infatti, sull'occupazione in due diverse direzioni: da un lato, provoca una riduzione dei posti di lavoro a causa della sostituzione del lavoro umano con quello più efficiente delle macchine; dall'altro genera nuovi mestieri per cui è necessaria la formazione degli individui. La robot tax è uno strumento utile per sostenere la spesa pubblica derivante dall'offerta di programmi di formazione a quei lavoratori che, sostituiti dalle macchine, devono acquisire nuove competenze ai fini della loro ricollocazione lavorativa. Questi programmi di formazione sono erogati dallo Stato che, grazie a quanto percepito dalla tassazione sui robot, dispone delle risorse economiche necessarie.
La tassazione dei robot impiegati risponde, inoltre, anche ad esigenze di riqualificazione del lavoro umano. Robert Shiller giustifica la tassazione sui robot affermando che l'automazione genera delle esternalità negative di natura sociale. Edmund Phelps sostiene, a tal proposito, che il lavoro è più di un semplice impiego: esso infatti è un posto nella società per mezzo del quale ogni individuo risponde ad una propria vocazione. L'impiego di robot al posto di persone determina una perdita notevole di posti di lavoro e questo incide sull'assetto della società e sul suo andamento, perché se tanti individui dovessero cessare l'attività lavorativa, questi, non avendo più i mezzi sufficienti, non riuscirebbero a provvedere alle proprie esigenze e ciò comprometterebbe il funzionamento della comunità.
Zygmunt Bauman muove nella stessa direzione, sottolineando che il lavoro gratificante, capace di sviluppare la personalità di ogni individuo e di dare un senso alla vita, è ormai diventato un privilegio di pochi. La diretta conseguenza di ciò è un senso di smarrimento e ansia degli individui che mina al buon andamento della società. La tassa sui robot permetterebbe di sostenere i costi di formazione sull'uso delle nuove tecnologie: questo consentirebbe di trovare il denaro utile a garantire ai lavoratori la possibilità di formarsi ed evitare di conseguenza lo smarrimento di questi, preservando infine il funzionamento di ogni comunità.
La riduzione del numero di lavoratori dipendenti incide sulla sostenibilità del sistema tributario se non vengono adottate in tempo misure idonee a garantire l'equilibrio economico e finanziario. Conseguentemente all'impiego di robot sorgono rischi di desertificazione dell'impresa tradizionale e si realizza una riduzione dei posti di lavoro non compensabili con unità di lavoro con competenze tecnologiche. A fronte di questi rischi è necessario che lo Stato intervenga con politiche attive finalizzate a sostenere la formazione e la riqualificazione del capitale umano, ponendo in essere misure fiscali utili ad incentivare nuove assunzioni. Queste misure fiscali di tassazione delle nuove manifestazioni di ricchezza tipiche dell'economia del futuro diventano necessarie per far fronte al minor gettito fiscale che deriverebbe dalla riduzione del numero di lavoratori.
La proposta avanzata da Bill Gates di tassare i robot non si basa sull'idea che essi debbano essere i soggetti passivi di uno specifico tributo, ma su una diversificata tassazione (dal punto di vista della redistribuzione dell’onere tributario) delle imprese che sostituiscono il lavoro umano con processi automatizzati. Il tributo di cui parla Gates è piuttosto un tributo sulle imprese che presentano elevati livelli di automazione e che impiegano meno personale per lo svolgimento delle mansioni. Per questo l'imprenditore ha lasciato indefinita la natura di questa imposizione.
La proposta di Gates mira ad incrementare il carico tributario delle imprese per finanziare la spesa pubblica diretta a sostenere i diversi livelli di reddito, i costi di riqualificazione, l’impiego dell’elemento umano in attività a maggior valore aggiunto, che diversamente non potrebbero essere finanziati. L'introduzione di una tassazione sui robot innescherebbe un circolo virtuoso, indirizzando le persone verso i settori lavorativi in cui l'impiego dell'uomo è ancora utile. Di conseguenza, il processo di sostituzione del lavoro umano con quello robotizzato subirebbe un rallentamento e costituirebbe fonte di entrate utili ai fini del finanziamento dei correttivi, consentendo di finanziare programmi per la riqualificazione dei lavoratori licenziati. Il ragionamento effettuato dall'imprenditore si fonda sull'assunto che non vi siano valide motivazioni per non imporre una tassazione sulle macchine, essendo queste deputate a svolgere lo stesso lavoro dell'uomo.
Jobless future L'introduzione di una robot tax consente di porre le basi per istituire un reddito minimo universale. Studi in proposito, sviluppati nell'ambito della futurologia e delle teorie sulla singolarità tecnologica, si basano sulla considerazione secondo cui i robot e l'intelligenza artificiale sarebbero in grado di compiere qualsiasi compito, arrivando a farlo in modo migliore rispetto ad un essere umano. Questa prospettiva consentirebbe di creare quello che è stato definito un jobless future, vale a dire un futuro in cui i robot compiono qualsiasi lavoro al posto degli esseri umani e questi ultimi sono in grado di provvedere al proprio sostentamento tramite forme di tassazione alternative.
Diversi studiosi, come Karl Widerquist e Gianīs Varoufakīs, hanno teorizzato due possibilità per raccogliere le risorse economiche necessarie al sostentamento degli esseri umani. Si parla a tal proposito di unconditional basic income e di unconditional basic dividend.
L'unconditional basic income, o reddito di base incondizionato, è una modalità di raccolta delle risorse economiche basata sul gettito e sulla redistribuzione. La proposta di un reddito di base incondizionato è accompagnata da sostenitori e da contrari. Se, da un lato, i sostenitori ne sottolineano i vantaggi, come la possibilità di affrontare le situazioni di povertà e di fornire un'integrazione universale ai guadagni, i contrari, dall'altro, sostengono l'impossibilità di sostenere la spesa necessaria da parte degli Stati e ne criticano gli eventuali effetti negativi, come promozione di cittadini inattivi e consumismo.