Biografia

Figlio dell'iberico Antonio (prete aggregato alla chiesa di San Lorenzo) e di una certa Laurentia, si è ritenuto per molto tempo che fosse nato nell'attuale Portogallo, ma ricerche storiche più recenti sembrano indicare che egli possa essere nato a Roma; Il testo di Carletti costituisce una delle più accurate e documentate biografie di questo papa e indica come, sulla base di diverse epigrafi, si debba ritenere Roma la sua città di nascita. di certo crebbe a Roma al servizio della chiesa di San Lorenzo martire.

Damaso contro Ursino

L'elezione e il mandato di Damaso si inseriscono in una frattura dei cristiani romani avvenuta durante il regno dell'imperatore Costanzo II, il quale nel 355 depose ed esiliò da Roma il vescovo Liberio (352–366) per essersi opposto alla sua politica anti-nicena e per non aver condannato Atanasio di Alessandria; al suo posto fu eletto Vescovo il diacono Felice. Qualche tempo dopo Liberio fu riabilitato, per le pressioni che alcune ricche matrone romane avevano esercitato sull'Imperatore tramite i loro mariti, e Liberio tornò a Roma, dove ora si trovavano però due vescovi. La frattura sembrò ricomporsi con la morte di Felice nel novembre del 365, ma alla morte di Liberio, il 24 settembre 366, il clero romano si divise nuovamente in due fazioni: una, che faceva riferimento a Felice, scelse e consacrò il diacono Ursino; l'altra, composta da coloro che avevano sostenuto Liberio, elesse e consacrò Damaso.

È probabile che Ursino e Damaso siano stati eletti contemporaneamente, con Ursino che fu scelto e consacrato nella basilica Iulii trans Tiberim (la basilica di Santa Maria in Trastevere), e Damaso eletto e consacrato nella chiesa del titolo in Lucinis (la chiesa di San Lorenzo in Lucina). Le fonti antiche si dividono sulle date precise: la Collectio Avellana precisa che Ursino fu scelto e consacrato prima di Damaso, e riporta come i sostenitori di quest'ultimo assediarono per tre giorni i sostenitori di Ursino nella basilica Iulii;Avellana, 1,5-6. Rufino afferma che fu invece Damaso a essere scelto per primo, e che allora Ursino si fece scegliere e consacrare vescovo prima della consacrazione del suo avversario;Rufino, hist. eccl. 2,10. Girolamo non menziona chi sia stato scelto per primo, ma afferma che Damaso fu consacrato per primo.Girolamo, chron. a. 366.

Damaso si appellò alle autorità civili e il praefectus urbi Vivenzio Scisciano, ubbidendo agli ordini dell'imperatore Valentiniano I, esiliò Ursino; la Collectio Avellana afferma però che Ursino fosse stato esiliato perché Damaso aveva corrotto Vivenzio e il praefectus annonae Giuliano.Ammiano, 27,3,11-12; Avellana 1,6. Vivenzio non intervenne militarmente per fermare gli scontri tra le fazioni, ma anzi si allontanò da Roma, e i sostenitori di Damaso e Ursino continuarono i loro scontri. Ammiano Marcellino narra un attacco alla basilica di Sicinino (la basilica liberiana, l'attuale S.Maria Maggiore) che causò 137 morti:

Nella Collectio Avellana, una raccolta di epistole tra imperatori ed alti prelati, si riferisce:

Nel maggio 367 a Vivenzio succedette il senatore gallico Giunio Pomponio Ammonio; ad agosto dello stesso anno entrò invece in carica Vettio Agorio Pretestato; Ursino si appellò all'imperatore Valentiniano per poter tornare a Roma con i propri diaconi, e l'Imperatore lo perdonòAvellana, 5 è la lettera di Valentiniano a Pretestato che gli annuncia il perdono di Ursino e il permesso di rientrare a Roma. e gli concesse il ritorno.Avellana, 1,9-10. Ma non appena Ursino tornò a Roma (15 settembre 367), scoppiarono nuovamente degli scontri tra i suoi sostenitori e quelli di Damaso, e gli ursiniani continuarono a occupare la basilica liberiana.Avellana, 1,10-11.

Pretestato decise di intervenire per porre fine definitivamente agli scontri. Si schierò dalla parte di Damaso e fece bandire nuovamente Ursino;Ammiano, 27,9,9. fece anche espellere gli ursiniani da Roma,Avellana, 1,11. anche se l'imperatore limitò il bando all'area intra muros,Avellana, 7, de expellendis sociis Ursini extra Romam, 12 gennaio 368, lettera di Valentiniano a Pretestato. gli ursiniani ripresero a riunirsi fuori le mura, ad Sanctam Agnem (la basilica di Sant'Agnese fuori le mura), ma anche qui furono attaccati dai damasiani.Avellana, 1,12. Damaso ricevette dal prefetto la basilica di Sicinino, che era la sede principale degli ursiniani.Avellana, 6, ubi redditur Basilica Sicinini, lettera indirizzata a Pretestato.

Dalla Gallia prima e da Milano successivamente, nel 370 Ursino fece accusare Damaso di gravi delitti da un ebreo di nome Isacco. Fu celebrato un processo che nel 372 assolse il Vescovo di Roma, e Ursino, per decreto del nuovo imperatore Graziano, fu definitivamente esiliato a Colonia.

Questi contrasti si rifletterono non solo sulla reputazione di Damaso ma anche su quella della Chiesa romana. Molti, sia nella società pagana che in quella cristiana, videro in Damaso un uomo le cui ambizioni terrene erano superiori alle preoccupazioni pastorali. Nel 378, alla corte imperiale, fu mossa contro Damaso anche un'accusa di adulterio, dalla quale fu scagionato prima dall'imperatore Graziano e, poco dopo, da un sinodo romano di quarantaquattro vescovi, che scomunicò i suoi accusatori.

Damaso e le eresie In un periodo piuttosto burrascoso per il cristianesimo e nonostante le accuse personali, grazie alla forte personalità Damaso si batté per il riconoscimento della supremazia della sede episcopale di Roma e difese con vigore l'ortodossia cattolica contro tutte le eresie. In due sinodi romani (368 e 369 o 370) condannò fermamente l'apollinarismo e il macedonianismo. Nel secondo dei due sinodi scomunicò Aussenzio, il vescovo ariano di Milano (che comunque mantenne la sede fino alla morte, nel 374, quando fu sostituito da Ambrogio).

Il sinodo di Antiochia del 378 stabilì la legittimità di un vescovo solo se riconosciuto tale da quello di Roma, e forte di questo diritto (e spalleggiato dal vescovo Ambrogio da Milano che coniò, per l'occasione, la formula "Dove è Pietro, là è la Chiesa") depose immediatamente tutti i vescovi ariani. Nella lotta contro l'arianesimo, che fu sensibilmente ridotto anche per la favorevole politica degli imperatori Graziano in Occidente e Teodosio I in Oriente, si avvalse anche del grande aiuto di San Girolamo, ardente predicatore dell'ortodossia.

Il momento era favorevole al dogmatismo cattolico, come è dimostrato dalla convocazione del Concilio di Costantinopoli (381), nel quale, oltre alla ferma condanna di tutte le eresie, venne affermata la divinità dello Spirito Santo e ribadito, in una formulazione più precisa, il "simbolo niceno" già affermato nel concilio di Nicea del 325.

Damaso, nel 382, sollecitò san Girolamo (che fu anche suo segretario privato per qualche tempoEpistola CXXIII, n. 10.) ad intraprendere la revisione delle antiche versioni latine della Bibbia, nota come "Vulgata". Grazie al suo impegno, la Chiesa orientale, nella persona di Basilio di Cesarea (nei confronti del quale Damaso nutrì però sempre dei sospetti), ne implorò l'aiuto e l'incoraggiamento contro l'arianesimo che laggiù era trionfante. Sulla questione dello scisma meleziano ad Antiochia di Siria, Damaso, con Atanasio d'Alessandria prima e poi Pietro II di Alessandria (che ospitò a Roma durante l'esilio) parteggiò per la fazione di Paolino, considerato più rappresentativo dell'ortodossia di Nicea; alla morte di Melezio, Damaso cercò di assicurare la successione a Paolino nella sede episcopale di LicopoliSocrate Scolastico, Historia Ecclesiastica, V, XV..

Damaso convocò il sinodo di Roma del 382 che prese atto del canone del Nuovo Testamento, riconoscendo la legittimità dei 27 libri che erano già letti da tutte le chiese e di origine apostolica, confermati successivamente da altri sinodi. Per quanto riguarda l'antico testamento furono aggiunti alcuni libri che la tradizione ebraica indica come "letture" e non testi canonici. Venne inserito il nuovo testamento composto dai quattro Vangeli, gli Atti degli apostoli, le 14 lettere di Paolo, 7 lettere universali e Apocalisse; quindi commissionò la traduzione in latino della bibbia ebraica, facendo così nascere la cosiddetta Bibbia Vulgata, ancora oggi utilizzata dalla Chiesa cattolica durante i suoi riti. Il sinodo di Roma non era un concilio ecumenico "infallibile" ma soltanto un sinodo locale.

Il pontefice sostenne, inoltre, l'appello dei senatori cristiani all'imperatore Graziano per la rimozione dell'altare della Vittoria dal SenatoAmbrogio, Epistola XVII, n. 10 e sotto il suo pontificato fu emanato il famoso Editto di Tessalonica di Teodosio I, (27 febbraio 380), che definiva il credo niceno (e quindi il Cristianesimo nella formulazione romana) come religione di Stato. Oltre all'affermazione della formula nicena, che dunque toglieva di mezzo le dottrine ariane, l'editto definiva per la prima volta i Cristiani seguaci del vescovo di Roma “cattolici”, bollando tutti gli altri come eretici e come tali soggetti a pene e punizioni«È nostra volontà che tutti i popoli che sono governati dalla nostra moderazione e clemenza aderiscano fermamente alla religione insegnata da s. Pietro ai Romani, conservata dalla vera tradizione e ora professata dal pontefice Damaso e da Pietro, vescovo di Alessandria, uomo di apostolica santità. Secondo la disciplina degli Apostoli e la dottrina del Vangelo, crediamo nella sola divinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, sotto un'uguale maestà e una pia Trinità. Autorizziamo i seguaci di questa dottrina ad assumere il titolo di cristiani cattolici, e siccome riteniamo che tutti gli altri siano dei pazzi stravaganti, li bolliamo col nome infame di eretici, e dichiariamo che le loro conventicole non dovranno più usurpare la rispettabile denominazione di chiese. Oltre alla condanna della divina giustizia, essi debbono prepararsi a soffrire le severe pene che la nostra autorità guidata da celeste sapienza, crederà d'infliggere loro.» (Codex Theodosianus, libro XVI, titolo I, legge 2, come riportata in Edward Gibbon, Decadenza e caduta dell'Impero romano, Roma, Avanzini & Torraca, 1968 - cap. XXVII, pp. 186 e seg.)..

Autorità della Chiesa e primato della Sede apostolica

Quando, nel 379, l'Illiria si staccò dall'Impero romano d'Occidente, Damaso si affrettò a salvaguardare l'autorità della Chiesa di Roma nominando un vicario apostolico nella persona di Ascolio, vescovo di Tessalonica. Questa fu l'origine dell'importante vicariato papale legato a quella sede.

Damaso fu il primo vescovo di Roma ad invocare il "testo petrino" (Matteo ), secondo il quale il primato della Sede Apostolica, variamente favorito da atti imperiali ed editti dei suoi tempi, non si basa sulle delibere dei concili, ma sulle parole di Gesù Cristo. Da Damaso in poi, infatti, si nota un marcato aumento del volume e dell'importanza delle pretese di autorità e di primato da parte dei vescovi romani.

Questo sviluppo delle prerogative papali, specialmente ad Occidente, portò anche a un grande aumento dello sfarzo. Tale splendore secolare riguardò molti membri del clero romano, i cui scopi mondani ed i cui costumi furono duramente redarguiti da san Girolamo, provocando (29 luglio 370) un editto dell'imperatore Valentiniano I indirizzato al papa, che vietava ad ecclesiastici e monaci (in un secondo tempo anche vescovi e monache) di perseguire vedove ed orfani nella speranza di ottenere da loro regali e lasciti. Il papa impose che la legge fosse strettamente osservata.