La fu una guerra civile giapponese, combattuta tra il gennaio del 1868 ed il maggio del 1869, che vide contrapposti i sostenitori dello shogunato Tokugawa da un lato ed i fautori della restaurazione dell'autorità regia sul suolo nazionale dell'imperatore Meiji dall'altro è la designazione del quinto anno del ciclo sessagneario nei calendari asiatici tradizionali. "Boshin" può essere tradotto correttamente come "Anno del dragone Yang della terra". Il conflitto ebbe inizio nell'ottobre del quarto anno dell'era Keiō, che divenne il primo anno dell'era Meiji, e terminò l'anno successivo..

Il casus belli fu la dichiarazione imperiale di abolizione del bicentenario governo dello shogunato per l'imposizione del governo diretto della corte imperiale. L'andamento della guerra volse rapidamente a favore della più piccola, ma relativamente modernizzata, fazione imperiale e, dopo una serie di battaglie sull'isola principale di Honshū che culminarono nella resa di Edo, i resti delle forze dei Tokugawa si ritirarono nell'Hokkaidō, dove proclamarono l'unica repubblica nella storia del Giappone: la Repubblica di Ezo. Con la battaglia navale di Hakodate, anche gli ultimi lealisti dei Tokugawa furono sconfitti, lasciando tutto il Giappone sotto il controllo della corte imperiale e completando così la fase militare della Restaurazione Meiji.

Il conflitto mobilitò circa uomini e causò circa vittimeHagiwara, p. 50.. Quando ebbe termine, la vittoriosa fazione imperiale abbandonò il precetto neo-confuciano del sonnō jōi (尊皇攘夷, "riverire il tennō, espellere i barbari"), precedentemente proclamato dall'imperatore, scegliendo bensì d'adottare una politica di continua modernizzazione del paese, con l'intento inoltre di giungere ad una rinegoziazione dei trattati ineguali che le erano stati imposti dalle potenze straniere. Grazie all'insistenza di uno dei principali leader della fazione imperiale, Saigō Takamori, si mostrò clemenza verso i lealisti Tokugawa e molti dei leader della fazione dello shogunato ricevettero incarichi nel nuovo governo.

La guerra Boshin testimoniò l'avanzato stato di modernizzazione già raggiunto dal Giappone nei soli quattordici anni trascorsi dall'apertura delle frontiere con l'Occidente, l'alto grado di coinvolgimento delle nazioni occidentali (specialmente Regno Unito e Francia) negli affari interni della nazione e la restituzione del potere all'imperatore dopo secoli di dittatura militare degli shogun. Nei decenni successivi, la guerra fu romanticizzata dai giapponesi che giunsero a considerare la Restaurazione come una "rivoluzione pacifica", nonostante i morti causati.

Situazione politica Primo dissenso verso lo Shogunato Per i due secoli precedenti il 1854, il Giappone decise di chiudersi ai rapporti diplomatico-economici con le nazioni straniere, ad eccezione di modeste e sorvegliatissime relazioni commerciali e non con la Corea, con cui comunicava tramite la città di Tsushima, la Cina della dinastia Qing, mediante le isole Ryūkyū, ed i Paesi Bassi, con la stazione commerciale di Dejima. Grazie poi all'interazione con l'Olanda, lo studio della scienza occidentale continuò in questo periodo - seppur spesso in maniera piuttosto altalenante - dietro il nome di Rangaku (蘭学, letteralmente "apprendimento olandese"), permettendo al Giappone di seguire e studiare lo sviluppo della rivoluzione industriale. 見て楽しむ江戸のテクノロジー (La tecnologia di Edo), 2006, ISBN 4-410-13886-3 江戸の思想空間 (Il mondo intellettuale di Edo). Timon Screech, 1998, ISBN 4-7917-5690-8

Nel 1854, il commodoro statunitense Matthew Perry costrinse il Giappone ad aprirsi al commercio internazionale sotto la minaccia d'una rappresaglia militare della sua flotta, dando perciò inizio ad un periodo di graduale ma incessante sviluppo del commercio con l'estero e d'occidentalizzazione del tessuto socio-economico del Paese. Soprattutto a causa degli umiliantissimi termini dei trattati ineguali imposti dal commodoro Perry, che di fatto provocò un dissesto economico notevole, lo shogunato si trovò ben presto ad affrontare un'ostilità interna che si concretizzò in un movimento radicale xenofobico, il sonnō jōi (尊皇攘夷, "riverire il tennō, espellere i barbari").Hagiwara, p. 34.

L'imperatore Kōmei fece propri questi sentimenti e, rompendo la secolare tradizione imperiale di non interferenza, incominciò ad assumere un ruolo attivo negli affari di Stato: denunciò veementemente i trattati e tentò d'interferire nel ciclo di successione dello shogunato, dando poi l'«ordine di espellere i barbari» nel 1863. Lo shogunato non rese esecutivo tale ordine, ispirando quindi gli attacchi del sonnō jōi contro gli stranieri - perlopiù mercanti e diplomatici - in Giappone e contro lo stesso shogunato: l'incidente più famoso fu l'omicidio del commerciante britannico Charles Lennox Richardson, per la cui morte il bakufu dovette pagare un'indennità di centomila sterline britanniche.Jansen, pp. 314-5. Ebbero luogo poi altri attacchi dall'entità sempre più greve ed elaborata, come il bombardamento di navi straniere a ShimonosekiHagiwara, p. 35..

Nel 1864, tali azioni furono però vittoriosamente contrastate da rappresaglie armate delle stesse potenze straniere, come il britannico bombardamento di Kagoshima e l'internazionale bombardamento di Shimonoseki. Contemporaneamente le forze del Dominio di Chōshū, insieme con i rōnin xenofobi vicini al sonnō jōi, scatenarono la ribellione di Hamaguri, cercando d'impossessarsi di Kyoto, sede allora della corte dell'imperatore. Il futuro shogun Tokugawa Yoshinobu guidò la spedizione punitiva, costringendo i ribelli a ritirarsi. La resistenza dei leader di Chōshū conobbe quindi un periodo di pausa, ma l'anno successivo lo shogunato si dimostrò incapace di mantenere il pieno controllo della nazione, dopo che molti daimyō avevano incominciato a ignorare gli ordini e le richieste provenienti da Edo.Jansen, pp. 303-5.

Assistenza militare straniera Nonostante il bombardamento di Kagoshima, il dominio di Satsuma era diventato uno stretto alleato del Regno Unito, con il sostegno del quale fu in grado di modernizzare la propria marina e il proprio esercito.Hagiwara, pp. 34-5 Esperti militari anglo-americani possono essere stati coinvolti direttamente in tale modernizzazione.In una lettera di Jules Brunet diretta a in Napoleone III è detto: L'ambasciatore britannico Harry Smith Parkes sostenne le forze ostili allo shogunato al fine di stabilire un governo imperiale legittimo e unificato in Giappone. In questo periodo i capi delle regioni meridionali, come Saigō Takamori del Dominio di Satsuma e Hirobumi Ito e Inoue Kaoru del Dominio di Chōshū, coltivarono rapporti diplomatici con i britannici, tra cui Ernest Mason Satow.Questi incontri sono descritti da Satow in A Diplomat in Japan (1869), dove descrive Saigo come un uomo «...con un occhio che brillava come un grosso diamante nero."

Anche lo shogunato stava preparandosi al conflitto modernizzando le proprie forze. In linea con i progetti di Parker, i britannici incominciarono a dimostrarsi riluttanti nel fornire assistenza allo shogunato, del quale erano stati fino ad allora gli alleati principali.Per esempio una richiesta nel 1864 a sir Rutherford Alcock di fornire esperti militari britannici dai uomini di stanza a Yokohama non fu accolta e quando Takenaka Shibata visitò il Regno Unito e la Francia nel settembre 1865, richiedendo assistenza, solo la Francia rispose alle richieste. I Tokugawa pertanto si affidarono principalmente all'esperienza francese, confortati dal prestigio militare di Napoleone III, acquisito nella guerra di Crimea e nella seconda guerra d'indipendenza italiana.Successivamente all'accordo con la Francia e sotto l'impulso di Leon Roches (ambasciatore francese in Giappone) lo shogun richiese, in un tentativo di non alienarsi il Regno Unito, una missione navale britannica, che arrivò poco dopo la missione militare francese del 1867. Polak, p. 53-5 Lo shogunato si impegnò intensamente nell'ammodernamento e rafforzamento delle forze armate. In particolare, la marina divenne subito la più potente dell'Asia, dopo la costruzione di un primo nucleo composto da otto navi da guerra a vapore.Una dettagliata presentazione della Marina dello Shogunato è disponibile in questo sito Nel 1865 fu costruito a Yokosuka, sotto la guida dell'ingegnere francese Léonce Verny, il primo arsenale navale moderno del Giappone.

Colpo di Stato (1866-'68)

Dopo che a Chōshū era tornata al potere la fazione più radicale nella lotta contro lo shogun, quest'ultimo si preparò a guidare un'altra missione punitiva per soffocare la nuova rivolta. Il Dominio di Chōshū si premunì alleandosi segretamente con il Dominio di Satsuma e fu in grado d'infliggere una grave sconfitta alle truppe dello shogunato nel giugno del 1866, ottenuta in virtù della superiorità delle moderne armi rispetto a quelle antiquate in dotazione alle armate alleate con Edo. Lo shogun Iemochi morì nell'agosto del 1866 e l'imperatore Kōmei nel gennaio successivo, e subentrarono rispettivamente Tokugawa Yoshinobu e l'imperatore Meiji.

Fu Yoshinobu a negoziare la tregua con i daimyo ribelli di Chōshū, ma la sconfitta aveva incrinato definitivamente il potere militare e il prestigio dello shogunato. Questi eventi «...resero una tregua inevitabile».Jansen, p. 307. Nel gennaio 1867 arrivò una missione militare francese per riorganizzare l'esercito dello shogun e creare una forza di élite; fu acquistata negli Stati Uniti la CSS Stonewall, una rivoluzionaria nave da guerra corazzata costruita in Francia. A causa però della neutralità dichiarata delle potenze occidentali, gli Stati Uniti si rifiutarono di consegnare la nave; quando cessò la neutralità, il vascello sarebbe stato consegnato invece alla fazione imperiale, che lo avrebbe impiegato nella battaglia di Hakodate con il nome di Kōtetsu (letteralmente «corazzato in ferro»).Keene, p. 165-6.

La strada della modernizzazione e dell'apertura all'occidente intrapresa dagli shogun, e in particolare da Yoshinobu, diede ai feudi di Chōshū e Satsuma l'opportunità di rovesciare la secolare dittatura militare dei Tokugawa. Fin dalla sua istituzione all'inizio del XVII secolo, lo shogunato aveva diffidato dei domini di Chōshū e Satsuma. Se da un lato aveva concesso loro un buon grado di autonomia in virtù della loro influenza, i membri dei due clan erano stati sistematicamente emarginati dagli incarichi di governo principali del bakufu e ciò aveva creato un crescente risentimento, che aveva quindi origini lontane.Auslin, Michael pp. 51-55 L'indebolimento dello shogunato, evidenziato dalla crisi innescata dal commodoro americano Perry, si era inoltre accentuato con le lotte di potere all'interno dello stesso shogunato e il tentativo fatto in quegli anni di stringere un'alleanza con la corte imperiale era naufragato. I samurai nazionalisti di Chōshū trovarono inizialmente l'appoggio del Dominio di Tosa nel dare vita al movimento anti-Tokugawa e si autodefinirono . Le loro attività volte a rovesciare lo shogunato s'incanalarono nel rifiutare l'apertura all'occidente e nell'appoggio dato alla causa imperiale.

Il 9 novembre 1867, l'imperatore Meiji inviò un ordine segreto ai daimyo di Satsuma e Chōshū, che comandava «...l'uccisione del suddito traditore Yoshinobu». L'autenticità dell'ordine è dibattuta, a causa del linguaggio violento utilizzato e del fatto che, nonostante fosse siglato con il pronome imperiale chin, non portava la firma di Meiji.Keene, pp. 115-6. L'ordine fu sospeso in seguito alla proposta del daimyo di Tosa, la cui intermediazione convinse lo shogun Yoshinobu a rassegnare le dimissioni e a riconsegnare l'autorità all'imperatore, convocando un'assemblea generale dei daimyō per creare un nuovo governo. Ebbe così fine lo shogunato Tokugawa.Keene, p. 116Jansen, pp. 310-311.