Ovada (Ovà in piemontese, Goâ o Oâ in ligureNel dialetto locale, [aː] subisce velarizzazione, chiuendosi in timbri del tipo [ɑː] o [ɒː].) è un comune italiano di abitanti della provincia di Alessandria, in Piemonte. È un centro commerciale, vitivinicolo e agricolo situato nell'Alto Monferrato, perno di un'area di circa abitanti, detta Ovadese, nonché uno dei centri-zona della provincia in quanto sede dell'ospedale, del polo scolastico superiore e di altri servizi per i cittadini. Rinomata per il suo vino, il Dolcetto, Ovada nel 2024 è stata Capitale Europea del Vino, insieme ad Acqui Terme, Casale Monferrato e le colline della Sesia di Ghemme e Gattinara.
Geografia fisica
Posta tra le città di Alessandria e Genova, Ovada è il comune principale dell'Ovadese, zona del Basso Piemonte e dell'Alto Monferrato molto nota per la produzione vinicola, che si trova nella porzione più meridionale della provincia di Alessandria, andando a confinare a sud con la Liguria e precisamente con Rossiglione, appartenente alla Città metropolitana di Genova.
Territorio
La città si trova in una posizione privilegiata: circondata a Est e a Ovest dalle verdi colline dell'Alto Monferrato, famose per la produzione vinicola, sorge nel punto dove finisce la Pianura Padana e iniziano le estreme propaggini settentrionali dell'Appennino Ligure-Piemontese, a pochi chilometri dal Mar Ligure, che si raggiunge in meno di mezz'ora tramite l'A26, all'imbocco della Valle Orba e della valle Stura che conduce al passo del Turchino. Il territorio è dunque prevalentemente collinare, tendente al montuoso man mano che ci si dirige verso Sud, con a Nord pianure dove è praticata l'agricoltura e dove si sono stanziate le industrie lungo i principali assi di collegamento. La città si trova sulla confluenza dello Stura di Ovada nell'Orba, da sempre posizione strategica per i commerci, ad un'altitudine di 186 metri sul livello del mare. Dal punto di vista minerario, importante è la presenza di fossili risalenti all'Oligocene, oltre che di conglomerati e rocce sedimentarie, testimoni dei cambiamenti territoriali del luogo.
La fauna comprende tassi, ghiri, caprioli, cinghiali, martore, scoiattoli, lepri, pernici, faine, lupi e volpi. Presenti gli uccelli notturni come gufi e civette, gli sparvieri, i gheppi e le poiane. Il pesce più diffuso è la trota.
Clima Il clima è temperato con caratteristiche di continentalità mitigate dalla notevole vicinanza del Mar Ligure (meno di in linea d'aria). Gli inverni ovadesi non presentano precipitazioni particolarmente abbondanti in quanto, come accade anche nel resto del Piemonte, durante l'inverno si registra un minimo secondario di precipitazioni. Essendo però protetta a sud dai vento di scirocco e libeccio dalla catena degli Appennini, gli inverni ovadesi, presentano nevicate più abbondanti rispetto ad altre località italiane poste alla stessa altitudine, in quanto nel territorio del Basso Piemonte e in particolare del basso alessandrino si creano spesso importanti inversioni termiche che i tiepidi venti meridionali non riescono a scalzare. Anche per questo motivo le temperature minime invernali facilmente scendono sotto gli . La neve può pertanto fare la sua comparsa tra l'ultima decade di novembre fino a fine marzo. La primavera si presenta moderatamente piovosa soprattutto nel mese di aprile e spesso molto ventilata in particolar modo nel mese di maggio, quando i primi calori primaverili che riscaldano la pianura padana fanno da contrasto a un Mar Ligure ancora piuttosto freddo, questo contrasto termico genera spesso venti anche molto tesi nei pomeriggi di maggio molto localizzati sull'Ovadese. A differenza del resto del Piemonte, dove a causa della vicinanza dell'arco alpino si formano spesso forti temporali connettivi, l'estate a Ovada è la stagione più secca dell'anno, in quanto l'influenza mitigatrice del Mar Ligure ne determina un clima più stabile. Nei mesi tra giugno e agosto infatti si formano brevi acquazzoni solo in occasione di passaggi di infiltrazioni umide atlantiche. Rimanendo comunque anche in estate, piuttosto ventilata, il clima estivo a Ovada difficilmente si presenta afoso e le temperature solo nelle forti ondate di calore africano superano i . In autunno con il ritorno delle perturbazioni atlantiche il tempo si fa spesso grigio e piovoso, i mesi di ottobre e novembre sono infatti di gran lunga i mesi più piovosi dell'anno a Ovada e nell'ovadese soprattutto a causa delle forti perturbazioni atlantiche autunnali che scavano profondi minimi di bassa pressione sul Mar Ligure, creando un effetto Stau con gli Appennini a sud di Ovada. Sempre nei mesi tardo autunnali e invernali soprattutto nei mesi tra Ottobre e Febbraio, anche se molto meno rispetto ad altre zone del Piemonte e della Pianura Padana, occasionalmente si presenta la nebbia, che contribuisce ad abbassare la temperatura. Da segnalare inoltre che Ovada risente per alcuni giorni all'anno di aria umida proveniente dal Mar Ligure, detta Marin, che in alcuni casi può portare l'odore di salsedine anche in questi territori e temperature miti anche in inverno.
Origini del nome La città trae il toponimo dal latino Vadum, che significa "guado", ad indicare la probabile esistenza in epoca romana di un luogo di transito in prossimità della confluenza poco profonda dei due torrenti. Già nelle lettere di Decimo Bruto a Cicerone veniva nominata una località chiamata "Vada", in una posizione strategica per i commerci tra la Liguria e la Pianura Padana.
Storia Dalle origini al Settecento
Dopo l'assalto e la distruzione dell'abbazia di Giusvalla ad opera dei Saraceni e le continue scorrerie sul territorio, dopo pochi anni tali episodi convinsero Anselmo, figlio del marchese Aleramo, ad erigere la nuova abbazia di San QuintinoFonte dal libro di di Spigno Monferrato, come forma di contrasto alle scorrerie e difesa dei pellegrini e delle vie commerciali.
Menzionata per la prima volta nel 967 quando Ottone I donò al Marchese Aleramo una villa in territorio di Ovada, che era sottoposto all'abbazia di S. Quintino.
Ovada fece quindi parte della marca aleramica, passando poi sotto il dominio dei marchesi di Gavi, dei marchesi del Bosco e infine dei Malaspina, che in varie riprese (1272-1277) la cedettero a Genova. Occupata dai duchi di Milano e attribuita alla famiglia Trotti, fu infeudata agli Adorno, che la tennero fino al 1499, quando il re di Francia Luigi XII la restituì ai Trotti. Intanto la città si era ingrandita e possedeva ormai una grande chiesa parrocchiale, un castello e delle mura, anche se l'agricoltura era ancora molto poco praticata e la principale fonte di alimentazione erano le castagne dei boschi circostanti il borgo. Principale motore dell'economia del luogo erano invece l'artigianato, grazie allo stazionamento delle guarnigioni del castello, ed il commercio, anche se le piccole e pericolose strade presenti erano poco adatte agli spostamenti.
Nel 1528, in seguito all'ascesa di Andrea Doria e al passaggio della Repubblica di Genova sotto la protezione dell'Impero, Ovada, che nel frattempo si era ribellata ai suoi feudatari, fu conquistata in questo momento di debolezza dalle truppe di Bartolomeo Spinola, poiché la Repubblica di Genova da molto bramava il controllo sulla città, mentre nel 1594 San Giacinto ne venne proclamato Santo patrono.
Colpita da una grave carestia nel 1625 e poi dalla peste del 1630, Ovada perse i 4/5 della popolazione. Usciti dal contagio in pochi mesi, i cittadini decisero di erigere la chiesa della Beata Vergine della Concezione, e nel 1694 nacque San Paolo della Croce. Ancora sotto il dominio genovese, nel 1746, durante la guerra di successione austriaca, fu occupata dalle truppe austro-piemontesi, che la tennero per tre anni. Dopo questi avvenimenti Ovada trascorse qualche decennio di stabilità politica, e fiorì l'allevamento del baco da seta. La città divenne quindi un centro di produzione tessile a livello europeo. Nel frattempo iniziò a diffondersi l'agricoltura nelle zone disboscate e l'economia crebbe. Nel 1771 venne iniziata la costruzione della nuova chiesa parrocchiale.
Dalla dominazione napoleonica a oggi A seguito della vittoria di Napoleone nella vicina Marengo (la celebre Battaglia di Marengo), l'Ovadese fu occupato dai francesi ed entrò a far parte dell'impero napoleonico. Ovada venne inserita nel Dipartimento di Genova, in particolare nel circondario di Novi Ligure. La città era, inoltre, titolare di uno dei "cantoni" di tale circondario.
Ovada, in questo periodo, non soffrì molto di particolari razzie e perdite, ma, anzi, divenne sempre più florida: vennero realizzate grandi opere pubbliche, redatto un catasto di tutti gli edifici sul suolo cittadino e venne, per la prima volta nella storia ovadese, avanzata l'idea di una strada che collegasse direttamente a Genova. Nel frattempo, gli ordini ecclesiastici e monastici (Domenicani e Cappuccini) vennero soppressi: il convento domenicano venne riutilizzato dalla Gendarmeria Francese. Nonostante questa situazione anticlericale, nel 1801 venne consacrata la nuova chiesa parrocchiale dedicata all'Assunta.
Alla caduta di Napoleone (1814), la città passò al Regno di Sardegna (1815). Entrando dunque nel Regno d'Italia, attraversò nuovamente un periodo di crescita economica: intensificate le coltivazioni collinari, si moltiplicarono le attività artigiane e nacquero le prime industrie, iniziò la produzione del Dolcetto e venne realizzata finalmente la strada di comunicazione con Genova. La città si espanse e diventò principalmente industriale e artigianale. Con l'arrivo della ferrovia Ovada raggiunse il culmine dello sviluppo, fulcro di un sistema viario capillare che favorì gli scambi commerciali.
Successivamente, Ovada e l'Ovadese passarono sotto la Divisione di Alessandria, entrando a far parte della Provincia di Acqui. Anche in questa nuova suddivisione, Ovada era titolare di uno dei "mandamenti" della suddetta Provincia acquese.
Il 23 ottobre 1859 il Decreto Rattazzi riorganizzò la struttura amministrativa e, di conseguenza, Ovada confluì nella nuova Provincia di Alessandria e quindi nel Piemonte, sempre all'interno del Regno di Sardegna.
La prima guerra mondiale colpì pesantemente la popolazione. Comunque, con la fine del conflitto, le attività industriali tornarono a consolidarsi e ad aumentare. Nel 1935 la chiesa della Beata Vergine della Concezione (che era stata edificata nel Seicento come voto per la fine della peste) venne distrutta da un incendio (sarà poi ricostruita). La città fu colpita dapprima nel 1935 dal crollo della diga di Ortiglieto (disastro di Molare), poi durante la seconda guerra mondiale.
Dopo la guerra, Ovada tornò ancora una volta in produzione, collegata con l'A26 dalla seconda metà degli anni settanta. Oggi la città punta sull'artigianato, sull'industria, sulla viticultura e sul turismo, che si è andato sempre più a consolidare negli ultimi anni.
Nel 2020 venne annunciata la candidatura congiunta di Ovada insieme ad Acqui Terme e Casale Monferrato a Capitale Europea del Vino 2024. Nel 2023 la candidatura, insieme con altre città piemontesi, venne accolta. Il riconoscimento pose Ovada e le altre città piemontesi come punto di riferimento dell’intera Unione europea sulle tematiche del vino: nel corso del 2024, infatti, vennero organizzati in città numerosi eventi, incontri e manifestazioni, anche a carattere internazionale.
Simboli Lo stemma è stato concesso con il decreto del presidente della Repubblica del 28 settembre 1959, registrato alla Corte dei Conti il 5 dicembre successivo e modificato con il DPR del 17 settembre 1993 con l'aggiunta degli ornamenti da Città.
È composto da uno scudo sannitico con croce rossa su campo bianco, al cui centro si trova una stella a otto punte di origine domenicana, timbrato dalla corona turrita di Città e cinto da un ramo d'alloro (a sinistra) e di quercia (a destra), uniti da un nastro tricolore.