Il tratto, spesso chiamato con il nome latino di tractus, è un canto liturgico interlezionaleCosì detto perché eseguito fra la lettura dell'epistola e la proclamazione del Vangelo: queste lectiones sono contenute in un libro liturgico chiamato lezionario, che assegna a ogni giorno liturgico le sue lectiones. della Messa della Chiesa cattolica di rito romano. Nel rito ambrosiano viene chiamato cantus.
Il tractus ed il cantus appartengono al Proprio della Messa: il loro testo quindi varia a seconda dell'occasione liturgica celebrata.
Storia Il tratto, insieme al cantico, rappresenta lo strato più antico della Messa, quello della salmodia senza ritornello o in directumdom Daniel Saulnier, Il canto gregoriano, Piemme, 1998, p. 69. ed era parte integrante delle letture (lectio cum cantico). In effetti il suo nome deriva dal latino tractim ("di seguito", "senza interruzione") e la sua collocazione seguiva appunto le letture. Nei primi secoli le letture prima del Vangelo erano quattro ed avevano come contenuto la Legge, i Profeti, le Epistole e gli Atti; poi, nel IV secolo, si assestarono sul numero di due, una per ciascun Testamento; infine, verso il VII secolo, su una sola lettura. Il Lectionarium Romanum del 1970 ha reintrodotto le due letture nelle domeniche, nelle solennità e nelle feste del Signore se cadono di domenica.Alberto Turco, Grammatica di canto gregoriano, Roma, 1998, p. 28..
Nel corso dei secoli il tratto è stato sostituito inizialmente dal graduale dopo la prima lettura e poi quasi definitivamente dallAlleluia dopo la seconda lettura. Nella Messa tridentina sostituisce il verso alleluiatico in Quaresima, nel Tempo di Settuagesima e nelle messe per i defunti.
Dopo la riforma liturgica del rito romano del 1969, nell'acclamazione prima del Vangelo, si può cantare al posto dell'Alleluia in tempo di Quaresima o il versetto posto nel Lezionario prima del Vangelo o un altro salmo o un tratto come si trova nel Graduale.
Testo e musica Dal punto di vista testuale, il tratto è costituito da una serie di versetti salmodici, presi per lo più da uno stesso salmo, che si susseguono senza nessuna interruzione responsoriale o antifonica. Dal punto di vista melodico, nel canto gregoriano, era un canto riservato alla schola, di genere melismatico, composto in una duplice modalità con procedimenti tipici di centonizzazione: in protus plagale (2° modo) per quelli della Settimana santa e tetrardus plagale (8° modo) negli altri periodi. Questa limitata modalità attesta la sua composizione arcaicaF. Rampi e M. Lattanzi, Manuale di canto gregoriano, Turris editrice, 1998, p. 114.. Il tratto più lungo è il Qui habitat della prima domenica di Quaresima, che appare uno dei più antichi. Probabilmente veniva suddiviso in due parti in funzione di due letture. Questo è uno dei canti più lunghi del repertorio gregoriano.
Note
Bibliografia G. Martimort, La Chiesa in preghiera. Introduzione alla liturgia, Brescia, 1984. Hoppin, Richard. Medieval Music. New York: Norton, 1978, pp. 129–130. M. Gitton, Iniziazione alla liturgia romana, ed Qiqajon, Bose, 2008. ISBN 978-88-8227-260-9.
Voci correlate Canto gregoriano Proprio Liber Usualis Graduale Triplex Messa cantata
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