Nel 1990, a conclusione della prima fase di beatificazione, ha ricevuto il titolo di servo di Dio. Nel 2009, a conclusione della seconda fase, ha ricevuto il titolo di venerabile, che ne attesta l'eroicità delle virtù per la Chiesa. La causa di canonizzazione è affidata alla Compagnia di Gesù.
Biografia Nascita e studi
Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli dei Principi di Acquapendente nacque a Roma il 2 marzo 1876 da nobile famiglia, terzogenito dell'avvocato della Sacra Rota Filippo Pacelli e di Virginia Graziosi (1844-1920).
La famiglia Pacelli si era guadagnata un posto di rilievo negli ambienti curiali nel periodo della seconda Repubblica Romana (1848-1849), durante la quale il nonno di Eugenio, Marcantonio Pacelli, avvocato rotale originario di Onano e cugino del futuro cardinale Prospero Caterini, aveva seguito papa Pio IX nel suo esilio a Gaeta, allora parte del Regno delle Due Sicilie, guadagnandosi la fiducia del pontefice che, tornato in possesso del regno, lo aveva nominato vice ministro agli Interni. Marcantonio, insignito della nobiltà di Acquapendente e di Sant'Angelo in Vado nel 1853 e 1858, era rimasto in carica dal 1851 al 1870, fino alla Presa di Roma, ed era stato nel 1861 tra i fondatori dellOsservatore Romano. Dal figlio di Marcantonio, Filippo, anch'esso avvocato rotale e poi decano degli avvocati, erano nati due maschi, Francesco ed Eugenio. La carriera legale del primogenito l'avrebbe portato nel 1929, per il suo ruolo fondamentale nella stipula dei Patti Lateranensi, ad essere creato da Pio XI Marchese e Nobile Romano; i Pacelli, con l'ascesa al papato di Eugenio, avrebbero infine ricevuto il titolo principesco da Vittorio Emanuele III nel 1941.
Eugenio sentì sin da piccolo la vocazione sacerdotale: pare che nei momenti liberi amasse far finta di celebrare la messa. Determinante per la sua formazione fu l'influenza che ebbe, a partire dall'età di 8 anni, il reverendo Giuseppe Lais, scienziato astronomo, discendente da una storica famiglia romana di origine sassone e in futuro insignito della medaglia d'oro pontificia da Benedetto XV.
Dopo le elementari, frequentate in una scuola privata cattolica, e la frequenza al liceo di Stato "Ennio Quirino Visconti", Eugenio Pacelli entrò nel Collegio Capranica. Dal 1894 al 1899 studiò teologia alla Gregoriana. Il 2 aprile 1899 (domenica di Pasqua) fu ordinato sacerdote per l'imposizione delle mani del vescovo Francesco di Paola Cassetta. Si addottorò in teologia nel 1901. Nel 1902 si laureò in giurisprudenza in utroque iure, cioè sia in diritto civile, sia in quello canonico. Non ebbe mai modo di praticare l'avvocatura, al contrario del fratello maggiore Francesco, giurista per la Santa Sede e uno dei principali negoziatori dei Patti Lateranensi del 1929.
Carriera ecclesiastica
Il cardinale Vincenzo Vannutelli, che più tardi sarebbe diventato decano del Sacro Collegio, indusse Pacelli a entrare come "apprendista" nella segreteria di Stato. In tale ufficio conobbe subito importanti prelati quali i cardinali Mariano Rampolla, Rafael Merry del Val e Giacomo della Chiesa, futuro papa Benedetto XV. Dopo tre anni fu nominato minutanteNazareno Padellaro, Pio XII, Torino, SAIE, 1956, pp. 49-52 e, dopo la specializzazione accademica in relazioni fra Stato e Chiesa, monsignore-ciambellano di papa Pio X (1904).
Preoccupato per le influenze libertarie che stavano contagiando il clero italiano, Pacelli vide con favore l'introduzione del giuramento antimodernista da parte di Pio X. Si applicò con zelo alla stesura di un nuovo codice di diritto canonico e, a partire dal 1911, alla carica di consultore presso il Sant'Uffizio. Nello stesso anno divenne sottosegretario della congregazione per gli affari ecclesiastici straordinari e rappresentò la Santa Sede all'incoronazione di Giorgio V del Regno Unito. Nel 1914 fu nominato segretario del cardinale Pietro Gasparri, all'epoca sottosegretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici straordinari e futuro segretario di Stato. In questa veste collaborò alla stesura del concordato tra il Regno di Serbia e la Santa Sede stipulato il 24 giugno 1914, pochissimi giorni prima dell'inizio della prima guerra mondiale. Tale accordo garantiva finanziamenti statali all'episcopato cattolico in Serbia e non ci sono fondate prove storiche che sia stato una delle cause delle tensioni con il confinante e cattolico Impero austro-ungarico, culminanti poi nello scoppio del conflitto.
Il 13 ottobre 1914 papa Benedetto XV nominò Gasparri segretario di Stato. Pacelli ne fu il collaboratore principale sino alla sua ordinazione vescovile, il 13 maggio 1917, lo stesso giorno della prima apparizione della Madonna a Fátima. Benedetto XV lo elevò in pari data alla dignità arcivescovile con il titolo di arcivescovo di Sardi in partibus nominandolo nunzio apostolico in Baviera.
Durante i dodici anni in Germania (1917-1929) l'arcivescovo Pacelli si avvicinò molto al mondo tedesco e conobbe bene la realtà politica della Repubblica di Weimar. Il 19 aprile 1919, nel corso della rivolta spartachista, di ispirazione comunista, la nunziatura di Monaco di Baviera fu accerchiata da un gruppo di rivoluzionari, che intendevano farvi irruzione. Il leader del gruppo, Siedl, estrasse una pistola e la puntò al petto di Pacelli, il quale si era personalmente posto a difesa dell'entrata della nunziatura. Sebbene scosso, il nunzio non intendeva cedere, difeso dalla coraggiosa suora tedesca Pascalina Lehnert, che si interpose tra i rivoluzionari e il medesimo. Siedl non se la sentì di andare avanti e ordinò agli spartachisti di ritirarsiLa Grande Storia; puntata del 29 dicembre 2006 Pio XII Il Principe di Dio.. Pacelli scriverà al riguardo: «Sono dei veri e propri russi bolscevichi».
Nel 1920 fu il primo a essere nominato nunzio per l'intera Germania e si trasferì a Berlino. Nel 1925 fu nominato anche nunzio apostolico in Prussia. In tale doppia veste egli concluse i concordati con i Länder della Baviera (1924) e con la Prussia (1929). Dopo la ratifica parlamentare di tale atto lasciò la Germania richiamato a Roma dal Papa, per essere creato cardinale.Nazareno Padellaro, cit., p. 100
Nel frattempo, l'11 febbraio 1929, Benito Mussolini e il cardinale Gasparri avevano firmato i Patti Lateranensi, frutto della mediazione di Domenico Barone e di Francesco Pacelli, fratello maggiore dell'allora nunzio a Berlino.
Cardinale e segretario di Stato
Pacelli fu creato cardinale da Pio XI nel concistoro del 16 dicembre 1929 e il 7 febbraio 1930 succedette a Pietro Gasparri nella carica di segretario di Stato. Proseguì nella linea del suo predecessore, negoziando e stipulando altri concordati al fine di regolare le relazioni tra la Santa Sede e le autorità statali. Nel 1932 stipulò quello con il Land tedesco del Baden e nel 1933 quello con l'Austria.
Pacelli aveva ricercato con costanza un concordato con l'intera Germania già nel periodo della sua nunziatura, negli anni venti. Heinrich Brüning, leader della Deutsche Zentrumspartei, partito cattolico di centro, dichiarò nelle sue memorie che Pacelli, in occasione di un incontro del 1931 (quando Brüning era cancelliere), avrebbe insistentemente premuto per la dissoluzione dell'accordo di coalizione con il partito socialdemocratico, ponendola quasi come una condizione per la stipula del concordato. Il cancelliere in carica avrebbe respinto la sollecitazione considerando che il prelato fosse in grave errore di valutazione sulla situazione politica tedesca e, in particolare, sul peso del nascente partito nazista.
Il 20 luglio 1933, a pochi mesi dall'ascesa di Adolf Hitler al potere (30 gennaio), Pacelli firmò a Roma il Reichskonkordat con la Germania. Questo concordato garantiva i diritti dei cattolici tedeschi e ripristinava le garanzie per la Chiesa e i fedeli, soppresse nell'Ottocento per il Kulturkampf. Fu il concordato più discusso, perché accordava il riconoscimento della Chiesa al regime nazista che segnò la fine di ogni vita democratica in Germania e la proibizione di tutti i partiti politici, compreso quello cattolico del centro (Zentrumspartei). Successivamente, nel 1935, Pacelli sottoscrisse anche un concordato con il Regno di Jugoslavia.
Come segretario di Stato, Pacelli fu spesso in viaggio sia con una serie di importanti missioni diplomatiche, come negli Stati Uniti nel 1936, sia con la partecipazione a una serie di congressi eucaristici in Ungheria e Argentina, o a manifestazioni religiose, come a Lourdes o a Lisieux. Tali viaggi gli permisero, tra l'altro, di farsi conoscere dalle gerarchie cattoliche esterne alla Curia romana.
In ogni caso il Reichskonkordat fu sistematicamente violato dai nazisti. La Chiesa cattolica nella Germania nazista lamentava di dover agire in condizioni difficili. La Santa Sede, dal 25 settembre 1933 al 26 giugno 1936, inviò per la violazione da parte del Reich 34 note di protesta, cinque pro-memoria, tre aide-memoire, sei scritti contenenti proposte e progetti e sei appunti variNazareno Padellaro, cit., p. 131. Il concordato fu, quindi, il primo tentativo fallito di venire a patti con il nazismo. Eugenio Pacelli, tuttavia, fu sempre propenso a seguire una via diplomatica di mediazione con il regime nazista mentre le posizioni di papa Ratti sembrano propendere per la rottura.
Tali posizioni condussero Pio XI, nel 1937, a stilare un'ammonitoria enciclica verso il nazismo dal titolo Mit brennender Sorge (Con viva preoccupazione). Per tale motivo, tra il 1937 e il 1939 si esplicitò pienamente una differenza tra Pio XI e il suo segretario di Stato.
Pio XI morì il 10 febbraio 1939. La morte, sopravvenuta per un attacco cardiaco dopo una lunga malattia, gli impedì di pronunciare un importante discorso in occasione del I decennale della "conciliazione" con lo Stato Italiano. Il discorso, preparato da mesi, sarebbe stato il suo testamento spirituale e, probabilmente, avrebbe denunciato la violazione dei Patti Lateranensi da parte del governo fascista e le persecuzioni razziali in Germania. Tuttavia non ne è rimasta traccia.
Una lettera emersa dall'Archivio vaticano dimostra che il cardinale Pacelli dette disposizione per distruggere il discorso già in tipografia. Autore della lettera, datata 15 febbraio 1939, è Domenico Tardini, al tempo collaboratore della segreteria di Stato vaticana. Un estratto del testo è il seguenteLa foto della lettera appare sull'inserto Domenica de Il Sole 24 Ore, n. 144 del 27 maggio 2007. L'articolo contiene anche una valutazione storica del reperto e l'annuncio di un saggio di Emma Fattorini (Pio XI, Hitler e Mussolini. La solitudine di un papa, Einaudi) che riporta il testo completo del manoscritto del discorso.: «Mi telefona S.E. Mons. Montini. Gli ha telefonato il cardinal Pacelli per dare i seguenti ordini: 1) che Mons. Confalonieri consegni tutto quel materiale che ha circa il discorso che S.S. Pio XI aveva preparato per l'adunanza dei vescovi dell'11 febbraio; 2) che la tipografia distrugga tutto il materiale che ha (bozze, piombi) [...]»Emma Fattorini, Pio XI, Hitler e Mussolini, Torino, Einaudi, 2007.