La messa bassa o messa letta è la forma comune della messa tridentina.

In essa il sacerdote non canta alcuna parte della messa, anche se eventualmente la accompagnano altri con musica. Se invece egli canta quelle parti che secondo il Messale Romano gli spetta cantare, si ha una messa solenne, se celebrata con l'assistenza dei sacri ministri (il diacono e il suddiacono), o una messa cantata.Codice delle Rubriche del Breviario e del Messale Romano, 271 ([https://www.vatican.va/archive/aas/documents/AAS-52-1960-ocr.pdf Acts Apostolicae Sedis 1960, p. 643).Sacra Congregazione dei Riti, Instructio de musica sacra (3 settembre 1958), n. 3

Il termine "messa privata", che al tempo del Concilio di Trento significava una messa alla quale solo il sacerdote riceveva la comunione indipendentemente da quanti stavano presenti, acquisì posteriormente il senso di messa celebrata da un sacerdote senza il popolo e assistito solo da un ministrante.Source and Summit: Commemorating Josef A. Jungmann, S.J.. Liturgical Press; 1999. p. 44. Il papa Giovanni XXIII nel suo Codice delle Rubriche del Breviario e del Messale Romano, 269, che fa parte del Messale Romano del 1962, ordinò di evitare l'uso del termine in quel caso, e usare "messa privata"."Sacrosanctum Missae Sacrificium, iuxta canones et rubricas celebratum, est actus cultus publici, nomine Christi et Ecclesiae Deo redditi. Denominatio proinde « Missae privatae » vitetur.".

Storia La messa bassa ebbe origine nel primo medioevo come forma abbreviata e semplificata della messa solenne. La Chiesa cattolica stabilì che si officiasse almeno una messa al giorno in ogni monastero o parrocchia. In ogni caso là dove esistesse la possibilità si poteva officiare più di una messa al giorno. Divenne altresì costume, da parte dei monasteri, ordinare un maggior numero di monaci come sacerdoti, in quanto prima quasi tutti i monaci erano degli uomini laici, per poter officiare un maggior numero di messe. Nel frattempo con la concelebrazione, la possibilità di celebrare assieme una messa, diede a tutti i sacerdoti la possibilità di celebrare insieme la messa giornaliera, ma poco per volta questa usanza venne meno.

Nella Catholic Encyclopedia del 1910, Adrian Fortescue spiega: Nel primo medioevo la concelebrazione venne sostituita da celebrazioni separate private. Nessun dubbio che l'usanza di offrire ogni messa per una intenzione particolare contribuì a questo cambiamento. Le celebrazioni separate comportarono la prolificazione di altari nella stessa chiesa e la riduzione del rito alla forma più semplice possibile. Così si fece a meno del diacono e del suddiacono; il sacerdote celebrante oltre alla sua parte svolgeva anche la loro. Un ministrante sostituì al coro e agli altri ministri, tutto si diceva invece di cantarlo, vennero omessi l'incenso e il bacio della pace. Così sorse il noto rito della messa bassa (missa privata). Questo creò per contraltare la messa solenne (missa solemnis) in cui il celebrante recita tutto personalmente anche se lo canta anche il diacono, il suddiacono o il coro.Adrian Fortescue, "Liturgy of the Mass", in Catholic Encyclopedia (New York 1910

"Messa privata" «Messa privata» (in latino, Missa privata o secreta, familiaris, peculiaris ), che oggi si intende come Messa celebrata senza congregazione ( sine populo ), in passato significava qualsiasi Messa bassa, anche con una grande congregazione. Nelle edizioni del Messale Romano precedenti a quella del 1962, la “Missa privata” era ancora contrapposta alla “Missa solemnis”. Nel 1960 Papa Giovanni XXIII, che nel 1962 aveva rimosso dal Messale Romano la sezione intitolata Rubricae generales Missalis, sostituendola con il suo Codice delle Rubriche, denunciò l'uso del termine "Missa privata": "Il sacrissimo Sacrificio della Messa celebrata secondo i riti e le norme è un atto di culto pubblico offerto a Dio nel nome di Cristo e della Chiesa. Pertanto, si dovrebbe evitare il termine 'Messa privata'". Quando applicato alla Messa bassa in generale, il termine privata indicava che quella forma di Messa era priva di certe cerimonie.

Struttura della Messa bassa La celebrazione eucaristica è «un unico atto di culto» ma si compone di diversi elementi, che comprendono sempre «la proclamazione della Parola di Dio; il ringraziamento a Dio Padre per tutti i suoi benefici, soprattutto per il dono del Figlio suo; la consacrazione del pane e del vino, che significa anche la nostra trasformazione nel corpo di Cristo; e la partecipazione al banchetto liturgico mediante la ricezione del corpo e del sangue del Signore».

La Messa bassa, celebrata esattamente allo stesso modo sia in presenza che in assenza dei fedeli, era la forma di Messa più comune prima del 1969. Nell'edizione del 1970 del Messale Romano venne fatta una distinzione tra la Messa celebrata con una congregazione e la Messa celebrata senza una congregazione.General Instruction of the Roman Missal (1970 edition), Chapter IV: "I. Mass with a Congregation ... III. Mass without a Congregation" Nelle edizioni precedenti (tridentine) del Messale Romano non veniva fatta alcuna distinzione di questo tipo, in quanto si differenziava solo tra Messa Solenne e Messa Bassa (chiamando quest'ultima Missa lecta o, come nelle Rubricae generales Missalis incluse nelle edizioni precedenti al 1962, Missa privata).

Il celebrante principale non è assistito da un diacono, né gli risponde un coro, ma uno o due ministranti svolgono le loro funzioni di accoliti e rispondono alle preghiere in latino. Tutte le preghiere vengono recitate e non è previsto alcun canto. Il rito dell'incenso non è incluso. Ci si aspettava che i fedeli si inginocchiassero per la maggior parte della Messa, eccetto per la proclamazione del Vangelo .

Variazioni Originariamente, la messa bassa era cantata in monodia. I preti cantavano la loro messa privata. Questo uso decadde nel XVIII secolo. In pratica la messa bassa viene officiata sottovoce fra il prete ed il ministrante.

In Francia ed in Germania, venne l'idea di accompagnare la messa bassa con alcune musiche per aiutare la devozione dei fedeli; questo portò al sorgere della messa francese con l'organo e della messa cantata tedesca.

Fra il 1920 e il 1930 venne in uso la messa dialogata (che rimase rara fino agli anni 1950), in cui i fedeli potevano recitare in latino, con il ministrante, le "risposte" della messa, a cantare quelle parti contenute nella messa cantata.

Svolgimento Riti iniziali

Il sacerdote, accompagnato da almeno un ministrante, giunge all'altare della celebrazione portando il calice, sopra il quale sono messi il purificatoio e la patena con un'ostia), il tutto coperto con la palla e con un velo del colore liturgico dei paramenti della messa e sormontato dalla borsa contenente il corporale piegato.Ritus servandus in celebratione Missae, I, 1 All'arrivo all'altare della messa, si toglie la berretta e fa la riverenza prescritta (genuflessione se c'è il tabernacolo con il Santissimo Sacramento, altrimenti inchino profondo), poi stende in mezzo all'altare il corporale, sopra il quale colloca il calice con il velo e mette la borsa a sinistra. Apre il messale al lato dell'epistola.Ritus servandus in celebratione Missae, II, 1–4

Scende e inizia la messa facendo il segno della croce. A voci alterne con il ministrante recita il Salmo 42 (Salmo 43 nel Testo Masoretico) Iudica me, preceduto e seguito dallantifona Introibo ad altare Dei. Poi, dopo la recita dell'ultimo versetto del Salmo 123 (124 Masoretico), Adiutorium nostrum in nomine Domini, qui fecit caelum et terram ("Il nostro aiuto è nel nome del Signore, egli ha fatto cielo e terra"), durante il quale si segna per la seconda volta, il sacerdote dice il Confiteor, confessando genericamente i suoi peccati e domandando l'aiuto delle preghiere dei presenti ("vos fratres"). Il ministrante invoca su di lui la misericordia di Dio con la preghiera Misereatur, alla quale il sacerdote risponde; Amen. A sua volta il ministrante dice il Confiteor, il sacerdote il Misereatur e il ministrante Amen. Il sacerdote aggiunge lIndulgentiam pregando, mentre si fa per la terza volta il segno di croce, per la remissione dei peccati di tutti. Poi conclude le preghiere ai piedi dell'altare con due versetti del Salmo 84 (Masoretico 85), dice Dominus vobiscum e Oremus e, "nell'ascendere all'altare, dice in segreto l'orazione Aufer a nobis, pregando che Dio possa rimuovere i nostri peccati e che le nostre menti possano essere ben disposte nel momento in cui entriamo nel Santo dei Santi".Giuseppe Baldeschi, Esposizione delle Sacre Cerimonie, Desclée, 1931), p. 14Ritus servandus in celebratione Missae, III, 1 e 4–7

Salito all'altare, il sacerdote lo bacia, pregando che per i meriti dei santi le cui reliquie sono in esso racchiuse e di tutti i santi gli siano perdonati tutti i suoi peccati. Al lato dell'epistola legge lintroito, antifona d'ingresso, e al centro, alternando con i ministri, ripete tre volte Kyrie eleison, tre volte Christe eleison, e di nuovo tre volte Kyrie eleison, invocazioni non in latino, ma in lingua greca con la pronuncia del greco moderno. Il mescolare le due frasi Kyrie eleison e Christe eleison era una particolarità del rito romano già al tempo di Gregorio Magno, papa dal 590 al 604.Adrian Fortescue, "Kyrie Eleison" in Catholic Encyclopedia, New York, 1910 Poi, nelle feste dei santi e nelle domeniche (tranne in Avvento, Settuagesima e Quaresima) il sacerdote recita il Gloria in excelsis Deo. Mentre pronuncia la frase iniziale, il sacerdote stende le mani davanti a sé all'altezza delle spalle, e poi le posa mentre china il capo alla pronuncia della parola Deo. Quindi continua a recitare il Gloria stando in piedi e con le mani unite; alle frasi Adoramus te, Gratias agimus tibi, Iesu Christe (entrambe le volte), e Suscipe deprecationem nostram, china il capo in direzione del crocifisso, e alla fine del Gloria traccia su di sé il segno della croce.Ritus servandus in celebratione Missae, IV, 3

Al termine di questa sezione vi sono le preghiere collette. Il sacerdote bacia l'altare, si gira (in senso orario) verso il popolo e, con gli occhi abbassati, allarga e ricongiunge le mani davanti al petto dicendo Dominus vobiscum, si volge (in senso antiorario) di nuovo verso il messale, dice Oremus e poi senza pausa legge le collette. Il Ritus servandus dice: "Se l'altare è ad oriente, verso il popolo, il celebrante rivolto al popolo, non gira le spalle all'altare".Ritus servandus in celebratione Missae, V, 3 Il Codice delle Rubriche del 1960 impose al numero delle collette un limite massimo di tre. Prima, potevano essere molto più numerose.Rubricae generales Missalis, VII e IX in edizioni del Messale Romano prima del 1962

Parte didattica

Mentre nella messa del rito romano riformata dopo il Concilio Vaticano II si distingue la "Liturgia della Parola" dalla "Liturgia eucaristica", prima del Concilio Vaticano IIMichael Kunzler, La liturgia della Chiesa, Jaca Book, 1996, p. 297 il Messale tridentino parla di "messa dei catecumeni", terminologia risalente al IX secolo, quando a questa parte della messa potevano partecipare quelli che non avevano ancora ricevuto il battesimo, che venivano licenziati subito dopo, all'inizio della "messa dei fedeli".Johannes Josef Ignaz von Döllinger, Introduzione allo studio della storia ecclesiastica: 1, Speirani e Tortone, 1856, pp. 245, 248.

La messa dei catecumeni è la parte didattica della messa: consiste nella lettura dellEpistola, nella recita del Graduale e dell'Alleluia o del Tratto, dell'eventuale sequenza, quindi nella lettura del Vangelo, nellomelia e nel Credo.