Le lingue dakotanIl termine "Dakotan" fu probabilmente coniato da Andrew Woods Williamson (1838-1905) alla fine del XIX secolo nel suo fortunatissimo testo, The Dakotan Languages, and Their Relations to Other Languages (Chicago, American Antiquarian, 1882). Ora si ritrova in numerosi testi di storia e linguistica, tra cui a puro titolo esemplificativo: Marianne Mithun, The Languages of Native North America, Cambridge, Cambridge University Press, 1999, pp. 501 e ss., ); Ronald E. Asher e Christopher J. Moseley (a cura di), Atlas of the World's Languages (seconda edizione), Abingdon, Routledge, 2007, p. 23 e passim, ; Bruce Ingham, "Lakota", in Keith Brown (Editor-in-Chief), Encyclopedia of Language & Linguistics, seconda edizione, Amsterdam, Elsevier Science, 2006, VI, pp 305-306 (o più descrittivamente dakota-assiniboin-stoneyParks & Rankin, p. 104 (Tavola 2). o dakota-lakota-nakota,Lakota Dakota Nakota Language Summit. oppure anche semplicemente dakotaDakota in Ethnologue 2022.) costituiscono una branca delle lingue siouan corrispondente alla catena linguistica (continuum dialettale) che riunisce i vari idiomi delle popolazioni di nativi americani passate alla storia con il nome di sioux (loro attribuito dagli Europei), nonché le lingue, molto strettamente imparentate, di altri gruppi (assiniboin, stoneyNome utilizzato in Canada per diversi gruppi tradizionalmente accomunati agli Assiniboin.) che dalle prime si erano in qualche modo distaccati in epoca relativamente recente. Questi idiomi sono parlati nell'America del Nord a partire dal Minnesota e fino alla Montagne Rocciose Canadesi.

La lingua della «Grande Nazione Sioux, articolata nei dialetti dakota, lakota e nakota» è stata dichiarata nel 2019 "lingua indigena ufficiale" del Dakota del Sud, a fianco dell'inglese.

Classificazione: storia di un'errata denominazione Tradizionalmente questo gruppo linguistico veniva suddiviso in tre grandi famiglie di dialettiSi veda, a puro titolo d'esempio, l'opera di Raffaele D'Aniello citata nella bibliografia (Appendici – Le grandi tribù indiane – Voci: «Dakota», «Lakota» e «Nakota») e la Pocket guide ... (voce: Sioux), opera scritta con la consulenza e la prefazione di Jeanne Eder, membro iscritto della tribù Sioux.: il dakota in senso stretto (parlato dalle quattro tribù orientali che si definivano Isáŋyathi o Isáŋathi e che sono conosciute con appellativo europeizzato di Santee); il nakota (che si riteneva parlato dalle due tribù centrali degli Yankton e degli Yanktonai, detti anche collettivamente Wičhíyena (o Wičhíyela dai Teton), nonché dagli Assiniboin (e dai loro parenti settentrionali Stoney) che erano staccati in epoca relativamente recente dagli Yanktonai stessi; il lakota (parlato dalla tribù occidentale dei Teton o Thítȟuŋwaŋ che erano migrati in epoca storica nelle grandi praterie).

Nel corso degli anni tale ripartizione fu solo sporadicamente messa in dubbioPer prima, o tra i primi, dalla grande studiosa yankton/lakota Ella Cara Deloria (Ullrich, pag. 2). Tra le fonti in italiano, si veda, anche in questo caso a puro titolo d'esempio, l'opera citata di Marco Massignan (voce: Sioux)., finché, nel 1978, Douglas R. Parks, David S. Rood, e Raymond J. DeMallie intrapresero una ricerca linguistica sistematica nelle riserve sioux e assiniboin per stabilirne una volta per tutte la dialettologia precisaUna presentazione rapida della ricerca è contenuta in Parks e DeMallie, 1992, art. cit... Il risultato fu che la catena linguistica dakota poteva contare su cinque dialetti: lakhota santee-sisseton yankton-yanktonai assiniboin stoney

Sempre secondo i risultati dello stesso studio, sia i Santee che gli Yankton e gli Yanktonai si riferivano a sé stessi come “Dakota”, mentre l'appellativo di “Nakota” (o “Nakoda”) era appannaggio esclusivo degli Assiniboin e degli Stoney. Nonostante la pubblicistica, particolarmente quella non specialistica, abbia mostrato più di qualche resistenza a far proprie in via definitiva le acquisizioni di Parks, Rood e DeMallieSi veda, a puro titolo di esempio l'opera citata di Guy E. Gibbon, il quale, ancora nel 2003, partendo dalla premessa che «alcuni dialetti non sono stati ben studiati, ed, in particolare, lo yankton e lo yanktonai», sosteneva che, se alcuni linguisti condividono sostanzialmente tesi analoghe a quelle di Parks, Rood e DeMallie, per molti altri le suddivisioni della lingua sioux dovrebbero essere ridotte a quattro: santee (dakota), lakota, yanktonai, assiniboin; «Nell'uso generale» concludeva Gibbon riferendosi probabilmente ai nostri giorni «la lingua viene divisa in tre dialetti, dakota (Santee e Yankton), nakota (Assiniboin e Yanktonai) e lakota (Teton)» (pag. 187)., esse sono state pienamente confermate dallo studio ultraventennale effettuato sul campo da Jan Ullrich e che ha portato alla redazione del suo recente dizionario lakota, pubblicato nel 2008. Secondo Ullrich, l'errata denominazione di Yankton e Yanktonai, come “Nakota”, «ebbe probabilmente inizio con i missionari operanti a metà Ottocento tra i Santee, i quali dettero un'applicazione abnorme [over-applied] ad una regola di distribuzione fonetica. Siccome il dialetto yankton-yanktonai usa il suffisso -na laddove il santee usa -da e il lakota -la, i missionari pensarono che l'opposizione fonologica [distribution] l-d-n si applicasse a tutte le posizioni entro le paroleIn ciò agevolati dal fatto che, per quanto riguarda il lakota, la lettera "d" è stata effettivamente sostituita in modo sistematico dalla "l", sino a praticamente sparire dall'alfabeto (cfr. Ullrich, pag. 693).. In tal modo essi postularono che il popolo yankton-yanktonai definisse se stesso come "nakota" invece che come "dakota". Purtroppo, l'impreciso assunto di una suddivisione lakota-dakota-nakota è stato da allora perpetuato in quasi tutte le pubblicazioni», arrivando ad un tale potere di convincimento da influenzare perfino nativi dakota e lakotaUllrich, pag. 2. La leggenda continua del resto a trovare tutt'oggi larghissima diffusione: si vedano a puro titolo di esempio l'opera di Jessica Palmer citata tra le fonti della presente voce o il libro di Paul B. Neck su Inkpaduta. Dakota Leader, Norman, University of Oklahoma Press, 2008, ISBN 978-0-8061-3950-0.. Che non si sia trattato nemmeno di una successiva mutazione terminologica dovuta alla permanenza di Yankton e Yanktonai nelle stesse riserve con i Santee, è confermato dall'assenza, secondo Ullrich, di riferimenti nei testi più antichi dei vari dialetti sioux: in particolare, ad esempio, «John P. Williamson, nel suo English-Dakota Dictionary (Williamson 1902), elenca il termine dakota come nome proprio per il popolo dakota, ma non menziona il termine nakota» nonostante avesse ampiamente lavorato con gli Yankton e inserisca ripetutamente, nel suo vocabolario, varianti yankton delle voci in dialetto santeeUllrich, pag. 2..

Su un piano pratico, l'inesistenza di una corrispondenza sistematica “'d-n-l” e quindi la fallacia della tripartizione dakota-nakota-lakota (dove per nakota si intenda anche il dialetto yankton-yanktonai), può essere verificata negli esempi seguenti”Gli esempi sono tratti da Parks/DeMallie, 1992, art. cit. (l'ortografia utilizzata è ancora quella Boas/Deloria o Rood/Tailor, e non ancora quella standard adottata da Ullrich ed utilizzata sempre, quando non diversamente dichiarato, nell'ambito della presente voce).:

questo molto ragazza vomitare ingannare Sisseton-santee de nína wičhį́yąda/wičhį́yąnaIn sisseton. hdépa hnáyą Yankton-yanktonai de nína/dínaIn upper yanktonai. wičhį́čana kdépa/gdépain yanktonai knáyą Lakota le líla wičhį́čala glépa gnáyą Assiniboine ne nína wičhį́čana knépa knáyąStoney ne nína wįyą́n hnéba hną Le teorie linguistiche dei missionari di metà Ottocento rivelatesi fallaci per Yankton e Yanktonai, funzionano invece molto bene per quanto riguarda Assiniboin e Stoney, che si definiscono oggi nakota/nakoda, o perfino nakona (Nakhóna)Secondo, del resto, la stessa linea evolutiva che ha portato alla variante “Lakȟól” (cfr. Ullrich, ad nomen) per “Lakȟóta” e “Dakȟód/Dakhód” per “Dakȟóta/Dakhóta”. Per l'utilizzo del termine “nakona” da parte degli Assiniboin di Fort Peck, cfr. http://fpcctalkindian.nativeweb.org/ e http://www.neh.gov/grants/guidelines/hisamples/HI-TCU-FortPeck.pdf ..

Nonostante una non indifferente mancanza di accuratezza, infine, anche il SIL International ha in qualche modo preso atto delle nuove acquisizioni generali di cui sopra. Sull'edizione 2009 di «Ethnologue», e ancora su quella del 2022, vengono classificati i seguenti quattro idiomi del gruppo linguistico dakota (cioè, dakotan), i quali hanno quindi ricevuto il loro codice ISO 639-3:«Ethnologue» 2018, pagina sul continuum linguistico dakotan (definito peraltro semplicemente "dakota"). assiniboine (asb) dakota (dakdak ) lakota (lktlkt ) stoney (sto)

Nonostante la differenza di numero, tale classificazione sembra corrispondere sostanzialmente a quella di Parks/DeMallie, in quanto, in sede descrittiva, l'«Ethnologue» suddivide l'idioma denominato "dakota (dak)" in due sottogruppi che comprendono rispettivamente il dakotaCon il che la confusione terminologica diventa massima: la parola "dakota" viene impiegata sia per la catena di tutte le lingue dakotan, sia per i dialetti parlati dai sioux orientali e centrali (dak), sia per una suddivisione interna di tali dialetti (non codificata ISO 639-3) che si affianca ad un sedicente "nakota" (pure non codificato). (o santee-sisseton) e quello che ancora viene definito, per inerzia, nakota (o yankton-yanktonai). In effetti, comunque, la scelta del SIL di classificare una sola lingua dakota appare piuttosto artificiosa: già dallo stesso titolo del dizionario lakota di Ullrich, che dichiara di riassorbire i "dialetti", e non la lingua, "dakota", appare chiaro come, dalle acquisizioni effettuate sul campo negli ultimi decenni dalla linguistica siouan, non discenda alcun elemento particolare (se non il nomePer quanto, in verità, pronunciato diversamente, Dakhóta o Dakȟóta , a seconda dei gruppi dialettali.) che accomuni in modo sostanziale i due dialetti "santee-sisseteton" e "yankton-yanktonai" e che consenta quindi di classificarli come unità linguistica separata rispetto al lakota. Per conseguenza, si dovrebbe o classificare ISO 639-3, oltre al lakota stesso, i due diversi dialetti dakota (aderendo così pienamente alle risultanze delle ricerche di Parks e DeMallie), ovvero classificare un'unità linguistica dakota-lakota, comprendente tutti e tre i dialetti sioux, in quanto tra di loro, più o meno, comprensibiliTutto il ragionamento esposto non viene esplicitamente proposto da Ullrich, ma è la semplice trasposizione del contenuto della sua "Introduzione" al New Lakota dictionary..

In conclusione, comunque, è senza dubbio accertato da tutti gli studi sul campo citati e da tutti i siti internet delle riserve sioux che, al di là delle possibili varianti ortografiche, oggigiorno i gruppi interessati si autodefiniscono come segue: Dakhóta (o Dakhód) – i Santee Dakȟóta (o Dakȟód) – gli Yankton e gli Yanktonai Lakȟóta (o Lakȟól) – i Teton (denominazione peraltro da lungo tempo divenuta arcaica e sostituita dal puro e semplice Lakȟóta) Nakhóta (o Nakhóda o NakhónaCfr. supra.) – gli AssiniboinIl termine di autodesignazione ricomprende, oltre ad Assiniboin e Stoney, anche i Lakota e i Dakota. Nakhóda (o Nakhóta) – gli Stoney

L'opzione pan-sioux: dakota-lakota-nakota