L'Azione Cattolica Italiana, o Azione Cattolica (in acronimo ACI o AC), è un'associazione cattolica laicale italiana finalizzata alla collaborazione con le gerarchie ecclesiastiche della Chiesa cattolica; l'origine risale al 1867.

Nel 1954 contava di iscritti, dei quali tra le sole associazioni giovanili;C. Falconi, La Chiesa, cit. pag. 339; Stephen Gundlein, I comunisti italiani tra Hollywood e Mosca, riprende cit. Falconi a pag. 107. nel 1959 giunse al massimo . Secondo i dati del 2019 era scesa a circa soci, in quelli aggiornati al 2023 intorno alle persone, per poi risalire a circa soci nel 2024, ma secondo i dati emersi dalle ricerche della CEI, alle sue attività partecipano ogni anno complessivamente oltre di cattolici italiani.Il dato è contenuto nelle ricerche del sociologo Luca Diotallevi condotte nell'ambito del Progetto culturale della Chiesa cattolica: "La sola Azione Cattolica ha 400 mila iscritti e oltre un milione di aderenti effettivi" Il presidente nazionale è Giuseppe Notarstefano, il direttore generale è Claudio Di Perna e l'assistente ecclesiastico generale è il vescovo Claudio Giuliodori.

Storia Ottocento

Le origini dell'Azione Cattolica risalgono al settembre 1867, quando due giovani universitari, Mario Fani, viterbese e Giovanni Acquaderni, di Castel San Pietro Terme (già Castel San Pietro dell'Emilia), fondano a Bologna la Società della Gioventù Cattolica Italiana. Il motto «Preghiera, Azione, Sacrificio» sintetizza la fedeltà a quattro principi fondamentali: l'obbedienza al Papa ("Sentire cum Ecclesia") un progetto educativo fondato sullo studio della religione vivere la vita secondo i principi del cristianesimo un diffuso impegno alla carità verso i più deboli e i più poveri La costituzione dell'associazione viene approvata il 2 maggio 1868 da papa Pio IX con il Breve apostolico Dum filii Belial.Il breve infatti comincia con queste parole: «Mentre i figli di Belial fanno ogni sforzo per propagare, specialmente fra la gioventù, le loro tenebrose congreghe a danno della religiosa e civile società, era sommamente desiderabile che si formasse un'unione di giovani, la quale, inalberando la bandiera della religione si ponesse di fronte all'irruente empietà, e l'impeto ne refrenasse [...]». In sintonia con le posizioni del Pontefice (dello stesso anno è, infatti, la prima formulazione del Non expedit), la neonata compagine esclude l'impegno politico diretto.

Nel 1872 si tiene a Venezia il primo congresso dei cattolici italiani: l'opera di Fani e Acquaderni viene ufficialmente ribattezzata Società della Gioventù Cattolica Italiana. Dopo il congresso, prenderanno vita in Italia l'Opera dei Congressi e i Comitati cattolici.

L'associazione cresce rapidamente e, nel giro di pochi anni, si diffonde nelle parrocchie di tutta Italia. In principio conserva una divisione in sessione maschile e femminile, che negli anni fu superata.

La costituzione dell'Azione Cattolica Nel 1904, papa Pio X scioglie l'Opera dei Congressi a causa dei perduranti contrasti tra "intransigenti"Uno degli esponenti principali di questa corrente fu il conte Vincenzo Ottorino Gentiloni, presidente dell'Unione cattolica romana e del comitato regionale marchigiano. Gli "intransigenti" si schieravano con la monarchia e con il governo liberale per parare la minaccia socialista, marxista ed anarchica, volta non solo verso i liberali, ma anche verso tutta o buona parte del patrimonio di valori tradizionali del mondo cattolico. Gentiloni fu uno dei primi dirigenti dell'Azione Cattolica. e "innovatori".Gli "innovatori", guidati dal sacerdote Romolo Murri, fondatore della Democrazia Cristiana Italiana, sostenevano la necessità di un accordo "tattico" con i socialisti piuttosto che appoggiare i liberali. L'anno seguente, lo stesso papa pubblica l'enciclica Il fermo proposito (11 giugno 1905) con la quale promuove la nascita di una nuova organizzazione laicale cattolica che prende il nome di Azione Cattolica.

Nei primi anni di vita dell'Azione Cattolica si susseguono alcuni eventi molto significativi per il cattolicesimo tutto: la condanna contenuta nel decreto Lamentabili sane exitu (3 luglio 1907) di Pio X delle 65 proposizioni moderniste e, subito dopo, la "scomunica" del modernismo contenuta nell'enciclica Pascendi dominici gregis (8 settembre 1907). In quest'ultima, il modernismo e il relativismo venivano etichettati dal Pontefice come la sintesi di tutte le eresie. L'Azione Cattolica fu, dunque, voluta dal Papa come principale strumento di contrasto al modernismo.La condanna delle tesi moderniste non è mai stata abrogata, quindi deve considerarsi tuttora operante.

Nel 1908 venne fondata l'«Unione fra le Donne Cattoliche Italiane» ad opera di Maria Cristina Giustiniani Bandini, con la collaborazione di Adelaide Coari e nel luglio del 1909 Vincenzo Ottorino Gentiloni ricevette da Pio X l'incarico di dirigere un'organizzazione contigua all'Azione Cattolica, l'«Unione Elettorale Cattolica Italiana» (UECI).

L'UECI svolse un'azione di primo piano nel panorama politico italiano di allora. Nel 1912, nonostante non fosse ancora stato revocato il Non expedit decretato da Pio IX, il conte Vincenzo Ottorino Gentiloni, nella sua funzione di massimo responsabile della UECI, concluse con Giovanni Giolitti il cosiddetto «Patto Gentiloni». I tre punti cardine del Patto Gentiloni furono: il finanziamento alle scuole non statali (prevalentemente cattoliche) l'impegno a non permettere l'introduzione del divorzio in Italia la giurisdizione separata per il clero Con il Patto Gentiloni venivano perciò a saldarsi il filone risorgimentale più istituzionale e il filone cattolico largamente maggioritario nel paese, sulla base di un orientamento cattolico, monarchico e tradizionalista. Nello stesso anno (1912) e in seguito a tale patto, il conte Gentiloni fondò, insieme a Giolitti, il Partito Liberale, partito precursore del PLI.

Alle elezioni politiche del 1913, le prime della storia italiana a suffragio universale maschile, il Partito Liberale ottenne uno schiacciante successo. Favorendo l'elezione di quei candidati che si fossero impegnati a rispettare gli accordi del «Patto Gentiloni», il conte Vincenzo Ottorino Gentiloni (che rimase uno dei massimi dirigenti dell'Azione Cattolica) ribaltò la sudditanza politica del cattolicesimo in Italia che si era prodotta dopo l'unificazione nazionale.

Nel 1918, per iniziativa di Armida Barelli e con il sostegno di papa Benedetto XV prima e di Pio XI poi, nacque all'interno dell'Unione Donne la «Gioventù Femminile di Azione Cattolica».

Il primo dopoguerra La nascita del Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo nel primo dopoguerra impone una riorganizzazione del laicato cattolico con una migliore definizione di compiti tra Azione Cattolica, Partito Popolare Italiano e Sindacato. Nel 1922 le opere degli adulti vengono raggruppate nell'Unione Uomini Cattolici, organizzata da Augusto Ciriaci e monsignor Domenico Tardini. Il 30 novembre di quell'anno sono approvati i nuovi statuti dell'Azione Cattolica, che viene organizzata in quattro sezioni: Federazione Italiana Uomini Cattolici Unione Femminile Cattolica Italiana Federazione Universitari Cattolici Italiana Società della Gioventù Cattolica Italiana

Nello stesso periodo, però, l'attività formativa esercitata nei circoli dell'Azione Cattolica e la vicinanza di molti suoi iscritti al PPI diventarono motivo di scontro con il governo fascista. Già fra il 1921 ed il 1924 alcune sedi dell'AC furono attaccate e devastate dai militanti fascisti, pervasi da un odio anticlericale.

Mussolini, ormai consolidato il suo potere, il 9 aprile 1928 aveva decretato lo scioglimento di tutte le associazioni che non fossero state fasciste. Da qui nacque lo scontro con il Vaticano, che non accettò lo scioglimento anche dei circoli di Azione Cattolica, "pupilla degli occhi" del papa. Mussolini fu costretto, per non compromettere la stabilità dell'edificio concordatario dei Patti Lateranensi, a far marcia indietro e ad escludere dal divieto l'Azione Cattolica. L'articolo 43 dei Concordato infatti aveva riconosciuto ufficialmente l'Azione Cattolica a patto che essa svolgesse la propria attività fuori di ogni partito, alla dipendenza della Chiesa e per diffondere i principi cattolici. Era un articolo che entrambe le parti avevano accettato con molte riserve e molti sospetti, ciascuno pensando al dopo: il fascismo alla sua Opera Nazionale Balilla e all'allevamento "in batteria" delle nuove leve, come succede in tutte le dittature; la Chiesa cattolica badando al suo impegno pastorale che privilegia l'aspetto spirituale e religioso, ma non esclude l'impegno e la responsabilità sociale.

Anni trenta I nodi vennero al pettine all'inizio del 1931. L'AC, con cinquemila sedi sparse in tutta Italia, man mano espandeva i suoi interventi al di fuori dei compiti strettamente religiosi, con iniziative sociali, attività culturali, ricreative ecc. L'Opera Balilla dal canto suo era ormai diventata un grande apparato del regime e contava più di un milione e mezzo di iscritti divisi in balilla, avanguardisti, piccole italiane e giovani italiane. L'AC riuniva gli universitari nella FUCI, il fascismo nel Gruppo Universitario Fascista (GUF).

Già nel 1930, il 3 agosto, L'Avvenire d'Italia aveva invitato l'AC «ad invadere tutti i settori della vita sociale». Nascono i gruppi professionali. La FUCI rischia di far ombra ai GUF. La commemorazione del quarantesimo anniversario della Rerum novarum suona critica alle corporazioni fasciste e un informatore della polizia la definisce «una manifestazione di mai represso antifascismo».

L'8 aprile Benito Mussolini chiede alla Santa Sede che la stampa cattolica venga moderata, che l'AC la faccia finita con le provocazioni sindacali e che i caporioni popolari siano licenziati.

Il 21 aprile l'onorevole Mario Giuriati, in un discorso a Milano, rivendica l'assolutismo dello Stato; replica immediatamente il papa, con una lettera all'arcivescovo di Milano cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, in cui si afferma tra l'altro che la Chiesa ha il diritto di entrare nella moralità sociale, che il fascismo erra educando i giovani alla violenza e all'aggressività.

Il Lavoro fascista accusa l'AC di formare uomini «domestici e infermicci», di utilizzare i rottami del mondo sturziano, di invadere il campo delle corporazioni. Ormai la corda è tesa. Si spezza in maggio e sarà la più dura repressione fascista mai attuata nei confronti dell'Azione Cattolica. Vengono messe in pratica violente manifestazioni anticlericali, i giornali intransigenti del regime vomitano ingiurie, sono devastate e saccheggiate le sedi dei circoli cattolici; il conte Dalla Torre scrive: