L’Alexandreis, poema epico che ripercorre le imprese di Alessandro Magno, è senz’ombra di dubbio l’opera più celebre di Gualtiero di Châtillon, nonché uno degli esempi più alti della letteratura del XII secolo.D. Townsend, The «Alexandreis» of Walter of Châtillon. A Twelfth-Century Epic Philadelphia, University of Pennsylvania Press, 1996, p. xi.
Essa è composta da 5506 esametri dattilici suddivisi in dieci libri, ognuno dei quali presenta all’inizio un sommario che fornisce al lettore informazioni sul suo contenuto; è inoltre preceduta da un prologo in prosa in cui l’autore stesso ne indica il titolo.L. Bernardinello, Gualtiero di Châtillon, Alessandreide, Pisa, Pacini Editore, 2019.
LAlexandreis è dedicata all’ arcivescovo di Reims e cardinale Guglielmo dalle Bianche Mani: lo attestano i vv. 12-26 del libro I, i vv. 518-520 del II, e i vv. 461-469 del X, nonché l’acrostico GUILLERMUS che si compone unendo le prime lettere di ognuna delle dieci sezioni del testo.D. Townsend, The «Alexandreis» of Walter of Châtillon. A Twelfth-Century Epic Philadelphia, University of Pennsylvania Press, 1996, p. xiii.
Alcune vitae presenti nei manoscritti riportano due possibili motivazioni per la genesi del poema: secondo una prima versione esso sarebbe stato un mezzo da parte di Gualtiero per riconciliarsi con il suo mecenate dopo essere stato allontanato dalla sua corte; secondo un altro resoconto invece lAlexandreis sarebbe frutto dello scontro poetico con Matteo di Vendôme, altro chierico alla corte dell’arcivescovo di Reims, autore del Tobias, una versificazione in distici del libro biblico.S. Cerullo, Gualtiero di Châtillon, poesie d’amore e d’invettiva, collana Gli Orsatti, testi per un Altro Medioevo, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2020, pp. 9-10.
Datazione dell'opera La data di composizione e pubblicazione dellAlexandreis è stata oggetto fin dal XIII secolo di un lungo dibattito non ancora conclusosi, a causa della sostanziale mancanza di dati certi che caratterizza la biografia del poeta. Le uniche informazioni abbastanza sicure sono quelle che lo stesso Gualtiero di Châtillion riferisce nel suo prologo:
Il primo studioso moderno ad occuparsi della datazione del poema fu Rudolf Peiper. Egli ipotizzò che l’opera fosse stata realizzata tra il 1171/1172 e il 1176/1177 e pubblicata nel 1177 o 1178, poiché negli encomi rivolti a Guglielmo dalle Bianche Mani si fa riferimento alle sue cariche ecclesiastiche, senza tuttavia far menzione dell’elezione a cardinale avvenuta nel 1179.M. Peiper, Walter von Châtillon, Breslau, F.W. Jungfers, 1869, p. 9. A tal proposito Bernardinello ha però sottolineato come questa omissione potrebbe anche essere giustificata dall’ostilità nutrita da Gualtiero nei confronti di questa carica ecclesiastica, astio che viene palesato in alcune sue satire.L. Bernardinello, Gualtiero di Châtillon, Alessandreide, Pisa, Pacini Editore, 2019, p. 13, nota 39.
Al contrario Christensen ritenne che la stesura dellAlexandreis dovesse essere stata iniziata dopo il 1176, ovvero successivamente alla nomina di Guglielmo come arcivescovo di Reims, in quanto questo evento è esplicitamente menzionato nel proemio dell’opera.Libro I, vv. 17-18: “Quo tandem regimen kathedrae Remensis adepto / duriciae nomen amisit bellica tellus,” “Quando, infine, riuscisti ad assumere la guida della diocesi di Reims, quella terra bellicosa perse la sua fama di durezza.” Inoltre secondo lo studioso i versi conclusivi del libro V farebbero riferimento al nuovo re di Francia Filippo II Augusto, e sarebbero stati scritti probabilmente poco tempo dopo la sua incoronazione, avvenuta il 1º novembre del 1179.Libro V, vv. 510-520: “Si gemitu commota pio votisque suorum / flebilibus divina daret clementia talem / Francorum regem, toto radiaret in orbe / haut mora vera fides, et nostris fracta sub armis / Parthia baptismo renovari posceret ultro, / queque diu iacuit effusis menibus alta / ad nomen Christi Kartago resurgeret, et quas / sub Karolo meruit Hyspania solvere penas / exigerent vexilla crucis, gens omnis et omnis / lingua Ihesum caneret et non invita subiret / sacrum sub sacro Remorum presule fontem.” “Se la bontà divina, commossa dai pietosi lamenti e dalle dolenti preghiere del suo popolo, offrisse ai Franchi un re simile, senza indugio in tutto il mondo risplenderebbe la vera fede. La Partia, soggiogata dalle nostre armi, chiederebbe spontaneamente di essere rigenerata con il battesimo. La grande Cartagine, che rimase abbandonata per lungo tempo dopo la distruzione delle mura, risorgerebbe nel nome di Cristo. I vessilli della Croce infliggerebbero la punizione che la Spagna meritò di pagare al tempo di Carlo Magno. Ogni razza e ogni lingua loderebbe Gesù e di sua volontà avvicinerebbe alla sacra fonte sotto il santo vescovo di Reims” Dunque, poiché la stesura avrebbe richiesto cinque anni e la pubblicazione sarebbe dovuta avvenire molto tempo dopo, Christensen teorizzò che si dovesse datare la scrittura del testo tra il 1178 e il 1182, e la sua diffusione a pochi anni di distanza.H. Christensen, Das Alexanderlied Walters von Châtillon, Halle, Waisenhauses, 1905, pp. 1-13. A tal proposito però Dionisotti ha rilevato come i versi finali del libro V con ogni probabilità non possano riferirsi a Filippo II Augusto, in quanto in essi si afferma che la clemenza divina non ha ancora concesso al popolo dei Franchi un re simile ad Alessandro Magno; dunque se la perorazione fosse riferita al tempo dell’incoronazione del nuovo sovrano, assumerebbe i toni di un insulto nei suoi confronti.C. Dionisotti, Walter of Châtillon and the Greeks, in Latin Poetry and the Classical Tradition, Oxford, P. Godman – O. Murray, 1990, pp. 91-92.
Una terza teoria venne elaborata in seguito da Herkenrath: condividendo l’opinione di Christensen sull’importanza della fine del libro V per arrivare a una datazione dell’opera, egli ravvisò in quei versi un riferimento all’imminente terza crociata (1189-1192), per cui ipotizzò che il poema potesse esser stato composto tra il 1175 e il 1181, e pubblicato nel biennio 1188-1189; il lungo lasso di tempo intercorso tra il compimento dellAlexandreis e la sua diffusione si spiegherebbe dunque facendo riferimento all’esitazione dichiarata da Gualtiero nel proemio.E. Herkenrath, Die Zeit der Alexandreis Walters von Châtillon, in “Historische Vierteljahrsschrift”, 29, 1934, pp. 597-598. L’ipotesi di Herkenrath è oggi generalmente respinta dagli studiosi.L. Bernardinello, Gualtiero di Châtillon, Alessandreide, Pisa, Pacini Editore, 2019, p. 14, nota 44.
Un'altra proposta fu quella avanzata da Dionisotti, che si basò sull’analisi del prosimetro In domino confido, in cui Gualtiero illustra allegoricamente un modello ideale di università. Si sa con certezza che questo testo venne letto dal poeta al cospetto dei docenti e degli studenti dell’Università di Bologna tra il 1174 e il 1176, e la studiosa ritrovò in esso espliciti riferimenti al poema, in quanto l’autore nel testo si definisce come:
Inoltre ritrovò nel componimento dei passaggi che sembrano tratti dal libro III. Dunque Dionisotti giunse alla conclusione secondo cui lAlexandreis sarebbe stata completata prima del 1176, e sarebbe stata poi pubblicata in quell’anno dopo l’aggiunta di alcuni versi in cui viene fatto riferimento alla carica di arcivescovo di Guglielmo dalle Bianche Mani.C. Dionisotti, Walter of Châtillon and the Greeks, in Latin Poetry and the Classical Tradition, Oxford, P. Godman – O. Murray, 1990, pp. 94-95.
Secondo Orlandi tuttavia l’Alessandro citato in In domino confido non sarebbe il conquistatore macedone bensì papa Alessandro III, al quale Gualtiero aveva dedicato intorno al 1163/1164 la Vita Sancti Brendani, versione latina in 312 strofe goliardiche dell’anglo-normanno Voyage de saint Brendan, a sua volta esemplato dalla Navigatio Sancti Brendani. Lo studioso ha dunque suggerito come datazione per lAlexandreis gli anni 1177-1179.G. Orlandi, San Brendano, Gualtiero di Châtillon e Bernhard Bischoff, in “Rendiconti dell’Istituto Lombardo di Scienze, Lettere e Arti”, 128, 1994, pp. 425-440.
Lafferty ipotizzò inoltre che Gualtiero non avesse scritto il poema nell’ordine in cui è stato tramandato, ma procedendo per blocchi o libri separati. Quanto alla datazione dell’opera, la studiosa suggerì che la stesura potesse essere stata iniziata fra il 1171 e il 1176 e ultimata fra il 1176 e il 1181.M. Lafferty, The dating of “Alexandreis”, in Walter of Châtillon’ s “Alexandreis”. Epic and the Problem of Historical Understandig, Turnhout, 1998, pp. 183-189.
In ultimo, Bernardinello per quanto attiene alla data di stesura sostenne l’ipotesi di Dionisotti, anche perché essa viene avallata da alcune glossae che riportano come Gualtiero iniziò la composizione del poema nell’anno stesso della morte dell’arcivescovo inglese Thomas Becket, ovvero nel 1170; lAlexandreis sarebbe quindi stata redatta tra il 1170 e il 1175. Quanto alla pubblicazione, secondo Bernardinello non poté avvenire prima del 1176, poiché l’opera presenta nella redazione definitiva il già citato acrostico GUILLERMUS e gli elogi rivolti all’arcivescovo. Inoltre la perorazione presente nei versi conclusivi del libro V venne certamente scritta in un momento difficile per il regno di Francia, e dunque il passo può essere datato all’ultimo anno di vita di re Luigi VII, che a causa di un colpo apoplettico fu costretto a letto da fine agosto 1179 fino alla morte, avvenuta il 19 settembre del 1180. Gualtiero di Châtillon avrebbe dunque prima composto il poema e, durante la lunga fase di revisione, avrebbe apportato le necessarie modifiche per dedicarlo al cardinale Guglielmo dalle Bianche Mani.L. Bernardinello, Gualtiero di Châtillon, Alessandreide, Pisa, Pacini Editore, 2019, pp. 17-19.
Contenuto dell'opera
Prologo Nel prologo in prosa si affronta innanzitutto il tema delle immancabili critiche che accolgono la pubblicazione di un’opera, motivo per il quale Gualtiero afferma di aver aspettato tanto prima di consegnare la sua al giudizio dei lettori, arrivando a considerare persino l’ipotesi di distruggerla. Il poeta afferma d'altronde di non essere in alcun modo al livello di Virgilio, che pure dovette subire i giudizi negativi degli invidiosi. L’autore si rivolge dunque ai lettori dellAlexandreis, chiedendogli di mostrarsi indulgenti, tenendo conto dell’altezza della materia affrontata e dell’esiguità del tempo impiegato per la sua stesura, avvenuta in soli cinque anni.
Libro I Il libro I inizia, in ossequio al modello dellepos classico, con il proemio dell’opera, che contiene l’enunciazione dell’argomento trattato, l’invocazione alla Musa e la dedica a Guglielmo dalle Bianche Mani. Segue un lungo discorso di Aristotele sull’arte del buon governo rivolto ad Alessandro Magno. Dopo essere stato incoronato presso Corinto, il re macedone parte alla volta dell’Asia per affrontare Dario III, re dei Persiani. Prima però è costretto a punire i Tebani, che si erano rivoltati contro di lui, distruggendo la loro città. Si reca in seguito con una flotta immensa verso Troia, dove visita la tomba di Achille. Successivamente, per incoraggiare i suoi soldati riferisce loro di aver visto in sogno un sacerdote ebreo che gli assicurava che tutte le nazioni del mondo si sarebbero sottomesse a lui se egli avesse risparmiato la popolazione di Gerusalemme. È proprio a causa di questo sogno che Alessandro non saccheggia la Città Santa dopo averla conquistata.
Libro II