La Cita è stata una nave da carico secco, successivamente convertita in portacontainer feeder, battente bandiera di Antigua e Barbuda, costruita nel 1977 e passata alla cronaca per il suo naufragio durante una tempesta al largo delle Isole Scilly, il 26 marzo 1997.

Caratteristiche La Cita era una nave da carico secco, successivamente convertita in portacontainer feeder con una capacità di 241 TEU. Aveva una lunghezza di 93,53 metri e una larghezza di 14,5 metri per una stazza lorda di tsl e una portata lorda di tpl. La sua velocità di crociera era di 14 nodi (circa 25,9 km/h).

Era registrata con il numero IMO 7605859 e identificata tramite l'indicativo radio ITU V2QC. Durante il servizio, cambiò più volte proprietà, bandiera e nome, ma mantenne la stessa struttura base e impiego funzionale fino al naufragio.

Storia

Storia operativa La Cita fu costruita nel 1977 dal cantiere Sietas a Neuenfelde (Germania) e varata il 29 gennaio dello stesso anno con il nome John Wulff. Inizialmente registrata ad Amburgo, operò per la compagnia tedesca Reederei Hermann Wulff fino al 1983. In seguito fu acquistata dalla compagnia islandese Eimskipafélag Íslands hf., che la rinominò Lagarfoss e la registrò a Reykjavík, sotto bandiera islandese. Rimase in servizio con questo nome fino al 1993, quando fu venduta alla Laga Line, Ltd., cambiando porto di registrazione in Saint John's, capitale di Antigua e Barbuda. L'ultimo passaggio avvenne nel 1996, quando entrò nella flotta della Martin Shipping Company, Ltd., mantenendo lo stesso porto di registrazione fino al naufragio nel 1997.

Il naufragio Il 26 marzo 1997, mentre la Cita era in rotta da Southampton a Belfast, una burrasca con forti venti spinse la nave contro alcune rocce al largo della costa meridionale delle Isole Scilly. Poco dopo le 3 del mattino (UTC+0), lo scafo della nave si squarciò colpendo punta Newfoundland, sull'isola di St Mary's, causando il naufragio del bastimento.

L'equipaggio, composto principalmente da membri di origine polacca, fu salvato poche ore dopo grazie all'intervento della St Mary's Lifeboat Station con il battello RNLB Robert Edgar (ON 1073) e con il supporto di un elicottero di salvataggio Westland Sea King proveniente dall'RNAS Culdrose. Nel pomeriggio, i membri dell'equipaggio raggiunsero la terraferma britannica a bordo della nave passeggeri Scillonian III.

Diverse decine di container furono trascinati a riva, depositandosi sulle rocce e sulle spiagge delle Isole Scilly, mentre altri vennero ritrovati alla deriva nel mar Celtico, arrivando fino alla Cornovaglia. Fortunatamente, poiché la nave era principalmente carica di container e non di combustibili o merci pericolose, il rischio di inquinamento risultò molto contenuto rispetto a incidenti precedenti come il disastro della Torrey Canyon.

La nave da salvataggio specializzata Salvage Chief riuscì a rimuovere circa 90 tonnellate di carburante, pari al 98% del totale a bordo, prima che la nave s'inabissasse completamente, limitando così l'impatto ambientale a una piccola marea nera. La sabbia contaminata dalla fuoriuscita di olio sulla spiaggia di Porth Hellick, area protetta parte del SSSI delle Isole Scilly, fu poi rimossa tramite scavi. Per recuperare i container alla deriva furono impiegati tre rimorchiatori.

Il relitto rimase visibile sopra la superficie per diversi giorni prima di colare a picco in acque più profonde, al largo della costa. Recupero Il carico della Cita consisteva di circa 200 container, di cui una ventina rimasta a bordo dopo il naufragio. Tra gli oggetti recuperati dai container distrutti intorno a St Mary's c'erano mouse per computer, pneumatici per auto, tabacco, porte di casa, compensato, sacchetti di plastica e pantaloncini estivi da donna. Gran parte della popolazione locale partecipò attivamente alle operazioni di pulizia, raccogliendo gli oggetti spiaggiati lungo la costa. Le borse Quinnsworth, destinate all'Irlanda, vennero addirittura utilizzate nei negozi per diversi mesi dopo l'incidente. Alcuni mesi più tardi, al molo di St Mary's, diversi container erano ancora ormeggiati accanto a un pescatore locale, in attesa di essere venduti alle compagnie di navigazione o smaltiti come rottami.

Chiunque prelevasse oggetti dalla battigia per uso personale rischiava di incorrere in sanzioni, secondo la polizia dell'epoca. Per gestire la situazione, furono inviati otto agenti supplementari dalla Cornovaglia continentale per monitorare le attività e verbalizzare chi asportava merci. I doganieri ricordarono che, secondo i Merchant Acts del 1894 e del 1906, era obbligatorio denunciare qualsiasi merce recuperata al Receiver of Wreck; tuttavia, non risulta che siano stati avviati procedimenti penali in seguito a queste segnalazioni.

Rapporto

Note

Bibliografia

Voci correlate MSC Napoli, una portacontainer da TEU che si è arenata nel canale della Manica, al largo del Devon (Regno Unito), nel gennaio 2007.

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