Labbigliamento nell'antico Egitto comprendeva indumenti avvolti e drappeggiati e capi tagliati o confezionati; le tuniche erano usate sia dagli uomini sia dalle donne. L'abbigliamento maschile comprendeva diversi tipi di gonnellino. Lo shendit (𓋯), un panno avvolto ai fianchi con pannello frontale, nacque come indumento regale; già nella V dinastia lo adottarono anche funzionari privati. Le prime tuniche note risalgono al Medio Regno; nel Nuovo Regno venivano indossate anche insieme a diversi tipi di gonnellino.

L'abbigliamento femminile mutò nel corso del tempo. Le vesti avvolte, diffuse dall'inizio dell'epoca dinastica, passarono di moda durante la XVIII dinastia; rimasero tuttavia in uso soprattutto in ambito sacro e tornarono nell'abbigliamento comune verso la fine della XXII dinastia. Molti capi consistevano in pezzi rettangolari di stoffa, drappeggiati sul corpo in modi diversi. Il lino predominava; anche la lana trovava impiego, sebbene in alcuni contesti religiosi ne siano documentate restrizioni all'uso.

Elementi dell'abito egizio

Nell'arte egizia gli abiti appaiono spesso molto aderenti o trasparenti; i tessuti e gli indumenti conservati, tuttavia, non sempre corrispondono a queste raffigurazioni. In generale l'abbigliamento egizio comprendeva due grandi gruppi: capi non confezionati, soprattutto pezzi rettangolari di stoffa avvolti o drappeggiati e capi tagliati o cuciti secondo una forma determinata. Al primo gruppo appartenevano gonnellini, gonne e vesti avvolte, oltre a mantelli e scialli; al secondo tuniche, perizomi, grembiuli, fasce e altri capi confezionati.

Gonnellini e grembiuli

Il gonnellino era uno dei capi fondamentali dell'abbigliamento maschile e cambiava per lunghezza, forma e sistema di fissaggio secondo il periodo e l'uso: si distinguono gonnellini "classici", corti, lunghi o a vita alta e forme particolari. Fra queste rientrava lo shendit, formato da un panno avvolto ai fianchi con un pannello frontale, inizialmente regale ma adottato anche da funzionari privati già nella V dinastia. Nel Nuovo Regno comparvero inoltre gonnellini associati a lunghe fasce, mentre più capi di lunghezza diversa potevano essere sovrapposti nello stesso abbigliamento. Il fissaggio dei gonnellini avveniva facendo rientrare un lembo nella parte superiore oppure mediante cinture o fasce di diversa larghezza. Accanto ai gonnellini si usavano anche grembiuli e altri capi confezionati destinati a coprire la parte inferiore del corpo.

Perizomi e indumenti sottostanti

Il perizoma non corrisponde necessariamente alla moderna nozione di biancheria intima, perché si indossava sia da solo sia sotto altri abiti. I perizomi triangolari venivano avvolti attorno ai fianchi; due estremità cingevano il corpo, mentre la terza passava fra le gambe e tornava sul davanti. Nella tomba di Tutankhamon ne furono rinvenuti più di 140; nel corredo, la loro disposizione suggerisce un uso verosimile come biancheria personale. Il corredo della tomba di Kha e Merit comprende 33 perizomi in lino, inventariati consecutivamente da (Suppl. 8613/03) a (Suppl. 8613/35). Tra i capi confezionati figuravano anche i cosiddetti astucci penici. Sono noti già dal Periodo Predinastico: il cimitero N7000 di Naga-ed-Der ha restituito 46 astucci penici in pelle animale, mentre una ciotola della fase tarda di Naqada I-inizi Naqada II, datata circa 3700-3450 a.C., raffigura un cacciatore con astuccio penico e coda animale. Nel periodo ramesside, un ostracon datato circa 1300-1080 a.C. raffigura un uomo armato che indossa soltanto una cintura e un astuccio penico.

Tuniche e vesti

La tunica era uno dei principali capi confezionati. Gli esemplari conservati sono in genere privi di maniche, con aperture laterali per le braccia e un'apertura superiore per il capo; quando necessario, si potevano applicare maniche separate. Era un capo usato da entrambi i sessi: nell'abbigliamento maschile compariva spesso sotto altri indumenti, mentre in quello femminile poteva fungere da veste principale oppure far parte di combinazioni più complesse con capi esterni. Nel Nuovo Regno gli uomini potevano indossarla insieme a diversi tipi di gonnellino.

Le vesti femminili comprendevano anche vesti avvolte (wraparound dresses). Nelle raffigurazioni potevano comparire con una o due spalline oppure senza spalline; tali immagini, tuttavia, non vanno interpretate automaticamente come rappresentazioni di abiti stretti confezionati su misura. Nel Medio Regno il lungo abito femminile di lino con due larghe spalline compare su donne di condizioni sociali diverse; le differenze di status potevano dipendere più dalla qualità del lino che dalla forma del capo. Le vesti avvolte, diffuse dall'inizio dell'epoca dinastica, passarono di moda durante la XVIII dinastia; continuarono soprattutto in ambito sacro, tornando nell'abbigliamento comune verso la fine della XXII dinastia.

Mantelli, scialli e fasce

I mantelli e gli scialli appartenevano ai capi esterni ricavati da pezzi di stoffa non confezionati, avvolti o drappeggiati sopra altri indumenti. Nel Nuovo Regno e nelle epoche successive tuniche, gonnellini e gonne potevano sovrapporsi a scialli e mantelli. Nell'abbigliamento maschile di epoca tolemaica una tunica con maniche si abbinava anche a una gonna avvolta e a uno scialle frangiato, drappeggiato sulla parte superiore del corpo. Le fasce potevano essere portate attorno al corpo o al collo insieme ad altri capi; uno stesso rettangolo di lino poteva inoltre servire da gonnellino o da fascia, secondo il modo in cui veniva indossato.

Copricapi e abbigliamento regale

Corone, nemes (𓈖𓌱𓅓𓋴𓋳) e particolari forme dello shendit caratterizzavano l'abbigliamento regale. Il nemes era un copricapo di lino a strisce, annodato dietro la testa e provvisto di due lembi che scendevano sulle spalle; sulla fronte poteva comparire l'ureo, simbolo della regalità. La statua di Tutmosi III raffigura il sovrano con il nemes, l'ureo, lo shendit e la coda di toro fissata alla cintura. Il termine klaft, usato in parte della letteratura più antica per un copricapo regale, non designa invece un comune copricapo da lavoro. Dell'Egitto tardoantico si conservano anche copricapi tessili più strutturati, come i berretti a rete per i capelli.

Calzature

I sandali erano la calzatura più comune; si fabbricavano in cuoio oppure in fibre vegetali, tra cui papiro, foglie di palma ed erbe intrecciate. Le forme più semplici comprendevano gli infradito, trattenuti da un laccio che passava tra l'alluce e il secondo dito e si collegava a una fascia attorno alla caviglia. Nel Nuovo Regno si usavano anche sandali con bordi rialzati, dall'aspetto più simile a una scarpa, oltre a calzature aperte con tomaia completa in fibre vegetali. Accanto alle calzature in fibre vegetali si usavano anche sandali e scarpe in cuoio, talvolta tinti o decorati; nel Nuovo Regno sono conservati anche esemplari chiusi alla caviglia e con punta rialzata. Alcune calzature erano invece destinate soltanto alla sepoltura, come quelle in lamina d'oro: riproducevano la forma degli esemplari d'uso quotidiano, ma non erano adatte a camminare.

Materiali e lavorazione

Il lino predominava; anche la lana veniva usata in età dinastica, ma in alcuni usi religiosi era soggetta a restrizioni. La finezza dei tessuti variava notevolmente: alcuni lini conservati del Nuovo Regno sono molto sottili, leggeri e trasparenti, come le vesti raffigurate. Alcune tuniche plissettate erano composte da più pezzi di lino cuciti insieme; un esemplare dell'Antico Regno da Gebelein comprende un pezzo per il corpo e due per le maniche.

Le raffigurazioni egizie mostrano anche indumenti con decorazioni policrome e vesti a motivi piumati, indossate tanto da divinità quanto da sovrani. Alcuni indumenti conservati dell'Antico Regno mostrano già la plissettatura. Nello stesso periodo alcuni tessili funerari presentano pigmenti a base di ocra rossa o gialla. Dal Medio Regno in poi si trovano anche tessuti colorati con tannino e ferro. Il lino nuovo conservava pectina naturale non ancora eliminata dai lavaggi, che irrigidiva il tessuto con un effetto simile all'inamidatura; insieme al volume del tessuto, questa rigidità può spiegare i pannelli triangolari nettamente definiti raffigurati nell'abbigliamento maschile e agevolava la plissettatura. Le restrizioni religiose sulla lana non equivalevano a un divieto generale dei materiali di origine animale: la pelle di leopardo faceva parte dell'abbigliamento rituale di alcuni sacerdoti, mentre quasi tutti i rari esemplari conservati che ne riproducono l'aspetto impiegano lino dipinto.

Ornamenti

Le parrucche complete erano diffuse soprattutto tra le élite maschili e femminili e potevano indicare lo status sociale. Un esemplare della XVIII dinastia, realizzato esclusivamente con capelli umani, mostra una struttura a rete con ricci e trecce. Le raffigurazioni mostrano uomini e donne anche con coni sul capo; i primi esemplari materiali rinvenuti nei cimiteri di Amarna sono composti principalmente di cera biologica, mentre la loro funzione resta incerta. Nell'arte egizia i bambini sono raffigurati anche con il capo rasato e una ciocca infantile; nei maschi la ciocca veniva tagliata alla pubertà. Gli affreschi di Thera mostrano acconciature infantili con parti del capo rasate e ciocche diverse secondo l'età; immagini simili compaiono a Creta e nella Grecia continentale. Il taglio o la rimozione dei capelli naturali poteva ridurre l'incidenza dei pidocchi; nell'ambiente templare i sacerdoti si radevano regolarmente il corpo per ragioni di purezza rituale.

Per i gioielli si usavano, fra gli altri materiali, il lapislazzuli, importato dall'area dell'odierno Afghanistan nord-orientale, la corniola, reperibile anche nei deserti egiziani e nelle regioni a sud dell'Egitto e il turchese, estratto soprattutto nel Sinai. L'ambra, più rara dal Nuovo Regno in poi, proveniva dall'Europa settentrionale attraverso il Mediterraneo; alcuni materiali identificati in passato come ambra si sono invece rivelati resine non fossili. L'avorio proveniva sia dall'ippopotamo sia dall'elefante; in epoca dinastica l'avorio di elefante giungeva anche attraverso la Nubia e Punt. Questi materiali arrivavano anche da regioni lontane, ma ciò non dimostra l'esistenza di rapporti commerciali diretti con tutte le aree d'origine.

Il collare largo, o wesekh (𓅱𓋴𓐍𓎺𓋝), copriva la parte superiore del petto e le spalle; Più file di perline o altri elementi ne componevano la struttura. Tra i gioielli conservati figurano semplici fili di perline e manufatti più complessi in faience egizia, metalli e pietre. Poiché molti reperti provengono da corredi funerari delle élite, non è possibile collegare in modo rigido determinati materiali a una specifica classe sociale. Sono pochi i casi di tatuaggi conosciuti per l'epoca faraonica. Una mummia femminile del Nuovo Regno proveniente da Deir el-Medina, insieme ad altri casi conosciuti, mostra motivi interpretati come possibili elementi protettivi o magico-religiosi. Questa interpretazione, tuttavia, non può essere estesa a tutti i tatuaggi dell'antico Egitto.

Cosmetici

Tavolozze da cosmesi e minerali rinvenuti in contesti predinastici documentano l'uso di pigmenti cosmetici per gli occhi già nel IV millennio a.C.; uomini e donne li impiegavano anche in epoche successive. La malachite, di colore verde, è stata trovata in sepolture predinastiche insieme a tavolozze e strumenti per la macinazione; la galena, di colore grigio-nero, compare invece in tombe di Naqada e dell'epoca protodinastica. Dal Nuovo Regno si conservano numerosi contenitori per il kohl, termine usato per cosmetici oculari in polvere, spesso accompagnati da applicatori. Preparati a base di questo minerale compaiono anche in ricette per gli occhi; la sua presenza in ambito cosmetico e medico, tuttavia, non implica che ogni applicazione del kohl avesse finalità terapeutiche.