Biografia

Gli inizi in politica NAto a Sant'Angelo Muxaro, in una famiglia di piccoli proprietari terrieri, e Canicattinese di adozione. Il barone Francesco Lombardo, a cui per ristrettezze economiche la famiglia aveva dovuto vendere i terreni, divenne suo grande benefattore, finanziandogli gli studi fino alla laurea in giurisprudenza, conseguita presso l'ateneo palermitano e che finì per considerarlo come un vero e proprio figlio adottivo. Fu a Palermo che maturò sentimenti di solidarietà per la causa delle classi lavoratrici e tornato a Canicattì aderì al movimento dei Fasci siciliani. Dalle simpatie socialiste della gioventù divenuto avvocato, aderì al radicalismo cavallottiano, e nel 1902 fu eletto consigliere comunale di Canicattì, e poi, nel 1906, al Consiglio provinciale di Girgenti Nel 1911 divenne brevemente presidente della Deputazione provinciale di Girgenti.

Nel 1912 divenne prima assessore, e braccio destro, dell'allora sindaco Gaetano Rao, e successivamente assunse le funzioni di pro-sindaco, mantenendo tale ruolo per tutta la durata della prima guerra mondiale. Nonostante le ristrettezze economiche che il conflitto comportava per tutte le amministrazioni comunali del periodo riesce a realizzare alcune tra le più importanti opere pubbliche della storia della Canicattì moderna: l'istituto scolastico Rapisardi, l'ampliamento del cimitero, la bonifica del torrente Naro, il lazzaretto e soprattutto costituisce il Consorzio tra sette comuni per la gestione dell'acquedotto Tre Sorgenti.

L'attività parlamentare Nel 1919, con votazioni quasi plebiscitarie, con 37.845 voti, fu eletto deputato alla Camera del Regno, e correttamente, decide, per tutto il tempo in cui esercita la funzione di deputato, di interrompere l'esercizio della professione di avvocatura, poiché giudica eticamente incompatibili le due attività. Tuttavia la legge elettorale di allora che prevede la rappresentanza delle minoranze, concede anche all'avversario di sempre, Enrico La Loggia (1872-1960), un seggio in Parlamento. A Montecitorio fu segretario del gruppo parlamentare radicale. Il seggio parlamentare di Guarino Amella sarebbe stato confermato nelle successive elezioni per due consecutive legislature, nel 1921, aderendo al gruppo della Democrazia sociale, e condivise il sostegno del gruppo al primo governo Mussolini. Il 6 aprile 1924 fu rieletto deputato ma, dopo il delitto Matteotti, fu critico col fascismo e prese parte alla secessione dell'Aventino, svolgendo le funzioni di segretario del comitato. A novembre aderì all'Unione nazionale di Giovanni Amendola e il 9 novembre 1926 fu dichiarato decaduto dal mandato parlamentare.

Ritiratosi nella sua Canicattì, vi esercitò la professione forense fino all'arrivo degli Alleati il 10 luglio 1943, che già il 17 luglio lo investirono dell'incarico di sindaco del suo paese. Fu così il primo sindaco antifascista del nominato dagli anglo-americani. Nel maggio 1944 aderì al Partito democratico del lavoro.

Fautore dell'autonomia speciale Fu in quei mesi che Guarino Amella diede il meglio di sé, dedicandosi, anima e corpo, alla realizzazione di quell'autonomia speciale che fin dal 1906 aveva fortemente auspicato. Nel dicembre 1944 fu chiamto a far parte della Consulta regionale siciliana e, dal 1° settembre 1945, della commissione per l'elaborazione dello statuto autonomistico.

In un momento in cui l'accentramento politico e amministrativo appariva indiscutibile, Guarino dalle pagine del suo giornale Il Moscone, sosteneva che l'autonomia era l'unico rimedio, data la contrapposizione di interessi fra nord e sud e la diversità di energie e di risorse, per risolvere il divario economico e avviare la Sicilia verso il progresso "[…] C'è troppa disuguaglianza tra i nostri caratteri e finché saremo governati da uniche leggi, i nostri sforzi per avanzare saranno vani, quel che c'è di barbaro in mezzo a noi metterà più solide radici, perché è impossibile che un popolo si possa levare ad altezza di sentire, ad alte idealità, quando le leggi che lo governano non mirano al suo benessere materiale e morale".

Erano idee che auspicavano una distinzione della Sicilia da un governo centrale nazionale e una legislazione diversa per le due parti del Regno. Era anche l'idea propugnata da Salvemini che, seppur diversa nel suo ambito territoriale di applicazione, aspirava almeno a quel federalismo fiscale, che sarebbe stato abbracciato dal Guarino, proprio nel suo schema di statuto regionale. Infine, Guarino esponeva la sua opinione sulle garanzie costituzionali per l'intangibilità dello Statuto da parte degli organi centrali dello Stato. In Commissione propose, inoltre, la costituzione di un organo giurisdizionale che egli chiamava Suprema Corte Costituzionale e che poi avrebbe preso il nome di Alta Corte, con sede in Sicilia, composta da membri nominati pariteticamente dal governo regionale. Anche lo Stato avrebbe dovuto valersi di un organo di controllo sull'operato della Regione e il Nostro lo individuava nella figura di un Commissario Generale nominato dal governo centrale che, con le funzioni di Pubblico Ministero, avesse la facoltà di impugnare innanzi alla Suprema Corte gli atti del governo regionale ritenuti contrari alla costituzione dello Stato italiano. L'Alta Corte, poi, sancita dall'art. 22 dello Statuto, sarebbe in seguito stata di fatto abolita dallo Stato italiano. Guarino era già morto, ma nel 1948 intuiva il pericolo di tale abolizione e ne scrisse in una lettera accorata ad Alessi, primo presidente della Regione siciliana e suo personale amico. Dopoguerra Terminato il secondo conflitto mondiale, nel settembre 1945 divenne membro della Consulta nazionale fino al giugno 1946. Il 9 ottobre 1946 fu nominato presidente della commissione paritetica Stato - Regione ma, non eletto alle prime elezioni regionali siciliane del 1947 terminò la carriera politica.

Viene tutt'oggi considerato uno dei padri dell'autonomia regionale siciliana. Guarino Amella si distinse inoltre nei campi del giornalismo e della cultura, sia a livello regionale che nazionale. Fece parte della Massoneria .

Opere Trasformazione del latifondo e colonizzazione interna, Tipografia della Camera dei deputati, Roma, 1922. Per l'autonomia regionale della Sicilia, Tipografia del Giornale L'Ora, Palermo.

Note

Bibliografia P. D'Antoni, Giovanni Guarino Amella, Officine Grafiche del Gr. Uff. Comm. Antonio Renna, Palermo, 1950. AA.VV., Giovanni Guarino Amella la sua opera per l'autonomia della Sicilia, Edizioni della Fondazione, Palermo/Canicattì, 2003. S. Vaiana, Giovanni Guarino Amella (1872 - 1949), in "Canicattì nuova" nn. 14-19, 10 settembre 2000 - 26 novembre 2000. S. Vaiana, Storia della Camera del Lavoro di Canicattì, edizione a cura della CGIL, Agrigento, 2007.

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