I Delfini (anche Delfino, Castel Delfino, ligure: Delfìn o Dolfin) sono un'antica stirpe nobiliare italiana di remota origine franca. Originari da Savona, si distinsero nelle attività navali, industriali e militari fin dal Medioevo. Dal XIII secolo erano attivi nella Riviera di Ponente e l'Alto Piemonte, ed anche nei Regni d'Oltremare e l'Impero romano d'Oriente, dove si uniscono alla flotta genovese che sconfisse i veneziani nella Guerra degli Stretti. Nel XV secolo li fu concesso il patriziato genovese e l'appartenenza all'albergo degli Usodimare, con cui compaiono alla fondazione del Banco di San Giorgio. Tra il XV e il XVI secolo esercitarono una notevole influenza sul governo della Superba, spesso alla guida degli artefices, ed incaricati di importanti magistrature, tra cui padre del Comune, anziano o senatore, podestà, ambasciatore, ed altri. Comandarono spesso le proprie navi nei continui scontri per il controllo del Mediterraneo, tra cui la Campagna di Biserta, il Gran Soccorso di Malta, ed altri.
Alla riforma guidata da Carlo V ed Andrea Doria nel 1528, i Delfini erano tra i primi patrizi sovrani della Repubblica di Genova, nonostante la perdita graduale della loro influenza a favore degli asentistas. Nel XVII secolo rivolgono verso le monarchie spagnola e sabauda, prestando i loro servizi militari agli Asburgi ed i Savoia, da cui ottengono i feudi di Costigliole Saluzzo, Castelmagno, Trivero, ed infine il titolo comitale. Nel XVIII secolo alcuni prendono anche il comando delle loro navi al servizio dei Borboni, combattendo nella Guerra di successione spagnola, la Guerra della Quadruplice Alleanza e la Guerra di successione austriaca, su entrambe le sponde dell'Atlantico. Ottengono da vari re la nomina d'armatore della Flotta delle Indie, espandendo le loro operazioni verso l'America.
Nei XIX e XX secoli furono all'origine delle più antiche compagnie di navigazione ancora attivi in America: Delfino Global e Grupo Delmex. Negli anni '60 Delfino Global si estende verso la navigazione aerea, e negli anni '90 Delmex si espande sul Pacifico verso l'Asia attraverso la alleanza con la coreana Hanjin. Un altro ramo fu anche all'origine della BPD Difesa e Spazio, principale propulsore d'Italia verso la navigazione spaziale (acquistata da Grupo Fiat, dopo Avio).
Origine
L'origine, ipotizzata da vari autori, è stata proposta come derivata dai Delfini di Venezia, i Delfini del Viennois, ed anche dai sovrani di Francia. Una tardiva tradizione li confonde invece con la discendenza del nobile Delfino da Passano, consignore da Passano nella Riviera di Levante, in realtà estinta fin dal XVI secolo, come già dimostrato da Vittorio Spretti ed altri. Secondo Federico Federici, gli unici Delfini ancora parte del patriziato genovese dopo la riforma di 1528 erano quelli da Varazze ed Arenzano nella Rivera di Ponente. Su questi, le fonti ponentine segnalano la loro origine negli antichi signori rivierasche sconfitti dai genovesi durante l'espansione occidentale della Repubblica, in particolare da quelli del Castel Delfino (Castrum Delfini), fortificazione costruita dal marchese Delfino da Varazze. Nel 1223 il castello venne espugnato dal marchese Ugone del Carretto che, passato alla fazione genovese, uccide al cugino Delfino, conquistando la rocca e costringendo la sua vendita a favore della Repubblica.
Gli eredi di Delfino, attestati fin dal 1207, avrebbero presso parte della resistenza alla conquista genovese della Riviera di Ponente, finalmente concessa nel 1251. Secondo T. Wüstenfeld, in quell'anno il marchese Giovanni da Varazze chiese al comune di Genova ciò che gli era stato promesso dal podestà Gherardo da Correggio al tempo della resa savonese. Lo stesso Giovanni compare per l'ultima volta nella loggia genovese di Tiro nell'anno 1265. Nel 1257, Ansaldo da Varazze (poi detto de' Delfini da Varazze) era accanto i marchesi di Ponzone nella loro permuta feudale di Spigno e di Ponzone, e nel 1268 nella divisione testamentaria tra gli eredi dei marchesi finalesi Giacomo del Carretto e Caterina da Marano. Nel 1259, Guglielmo (Guillelmus Dalfinus) era alla pressa del castello di Spotorno da parte di Iacopo Boccanegra, e nello stesso anno uno dei consoli che sottomisero il territorio di Cuneo a Carlo I d'Angiò. Nel 1263 i due fratelli comparivano insieme, accanto i marchesi Tommaso ed Enrico di Ponzone (Henricus Templerius), in un atto dell'abbazia cistercense di Staffarda (Cuneo) rogato sotto il portico della loro casa a Varazze (actum Varagine sub portico domus heredum Dalfini). Nel 1289 Oberto (Obertus Dalfinus) è stato anche uno dei consoli che restituirono il cuneese al marchese Tommaso I di Saluzzo.
Repubblica di Genova
Nel 1279 i fratelli Guglielmo ed Ansaldo combatterono accanto Oberto da Savignone contro l'ammiraglio Iacopo Malocello, e persero a favore di quest'ultimo il dominio sulla consignoria aleramica di Varazze. Secondo Luigi Tommaso Belgrano, lo storico arsenale varazzino dei Delfini viene attestato fin dal 1277, guidato da Ottobono (Ottobonus Dalfinus de Varagine), stesso che nel 1290 funge da consiliatore, insieme a Simone Doria, nell'investitura signorile di Varazze, Celle ed Albisola conferita dalla Repubblica agli eredi dell'ammiraglio Malocello.
Secondo G. Brătianu compaiono poco dopo alla capitale dell'Impero romano d'Oriente, dove sono attestati fin dal 1281, ed ancora attivi nella rota verso Costantinopoli nel 1340, quando il capitano Giacomo (Iacobus Dalfinus) era assalito dal corsaro catalano Ladier, costringendo al marchese finalese Giorgio del Carretto a chiedere il risarcimento dei danni al re Pietro IV d'Aragona. Nel 1348 lo stesso Giacomo era testimone della testamentaria di Andreola, vedova di Rainieri I di Monaco, e nel 1352 parte della flotta genovese che guidata dall'ammiraglio Paganino Doria sconfisse veneziani ed aragonesi nella Battaglia del Bosforo.
Nel 1405 Luigi di Antonio ottiene l'acclamazione al patriziato genovese, seguito da Andrea di Giovanni nel 1413. Nel 1407, Battista e Paolo di Luigi, erano ammessi, accanto i cugini Antonio e Tommaso, all'albergo nobiliare degli Usodimare adottando il cognome Usodimare (Ususmaris Delphinus) secondo l'uso degli alberghi. Di coloro ancora stabiliti a Savona, solo il ramo di Raffaele adottò il cognome di Castel Delfino (Castrum Delphinus), nonostante che, come i cugini genovesi, anche loro ripresero l'uso semplificato nella seconda metà del XVI secolo. Nel 1407 erano presenti alla fondazione del Banco di San Giorgio, istituzione in cui ebbero partecipazione attiva fino alla sua chiusura nel XIX secolo. Come raccolto dal Federici, guidarono spesso la fazione ghibellina (bianca) degli artefices, ma passano alla fazione guelfa (nera) all'inizio del XVI secolo. Tra il XV e il XVI secolo ricoprirono alcuni delle più importanti magistrature della Repubblica (ad eccezione di quella di doge), tra cui padre del Comune, anziano o senatore, consigliere, podestà, vicario, rettore, ambasciatore, ed altri. Jacques Heers, che sosteneva la modesta origine di tutti gli artefices, li elenca nonostante tra i più potenti del Quattrocento. Alla riforma guidata dall'imperatore Carlo V ed Andrea Doria nel 1528, erano inseriti nellunicus ordo nobiliare di patrizi sovrani della Serenissima Repubblica di Genova, iscritti nel Liber Primus Nobilitatis (negli Usodimare) e nel Liber Aureus Ascriptionum Nobilitatis (nella Dalfina gentis). Nel 1607 abbandonano l'iscrizione al Libro d'Oro genovese, mantenendo solo quella del Libro d'Oro savonese, dove appaiono nell'ordine dei nobili fino all'abolizione napoleonica della Repubblica (1797).
Espansione navale
Secondo A. Nicolini, i fratelli Ambrogio ed Antonio operavano tra Londra e Costantinopoli, quando nel 1446 furono assaliti presso Capo Corso dal pirata Nicolò Fregoso, fratello di Spinetta II. Dalla fine del secolo, vari esponenti della stirpe compaiono coinvolti negli affari della famiglia di Cristoforo Colombo. Nel 1492 Giuliano era l'unico savonese già attivo in Siviglia, e nel 1495 Giovanni ed Aleramo l'erano anche a Valencia e Cadice. Alla metà del XVI secolo, Nicolò e Jacopo erano l'unici finanziari, oltre a Gaspare Spinola, con rappresentazione parallela a Valencia e Cadice, dove nel 1566 Nicolò (Nicolás de Castel Delfín) promuove la fondazione del convento di San Francesco e la loro cappella gentilizia.
Nel 1516, il capitano Battistino contribuì una delle otto galee che componevano la flotta pontificia guidata dal cardinale-ammiraglio Federico Fregoso contro l'ammiraglio ottomano Kortuglu. Battistino prese il commando della nave combattendo al fianco di Andrea Doria ed altri illustri armatori nella Campagna di Biserta . Secondo Giacomo Bosio e Francesco Balbi, nel 1565 Vincenzo era uno dei venturieri genovesi imbarcati con Alessandro Pallavicino per difendere l'isola di Malta contro l'assedio della flotta di Soliman il Magnifico. I genovesi combatterono sotto il comando di García di Toledo nel cosiddetto Gran Soccorso che riuscì a liberare l'isola ed a respingere l'espansione ottomana nel Mediterraneo occidentale.
Dalla fine del XV secolo, erano tra i liguri più attivi nel porto di Sciacca ad Agrigento, congregati in San Giorgio dei Genovesi. Nel 1530, Giambattista assunse il patronato lasciato dal catalano Antonio Pardo sulla chiesa fondata da Elenora d'Aragona (1342), e costruisce l'ospedale di Santa Margherita di Sciacca. Cristoforo, invece, era attivo nel banco del suocero Andrea de' Mari e di Gerolamo Grimaldi-Oliva a Napoli (principali creditori di Giovanni d'Austria), e nel 1619, Pietro guida l'opposizione al viceré duca di Osuna, indirizzando al re Filippo III il polemico rapporto sulla gestione del duca, destituito poco dopo.
Nel 1621, Juan Francisco, figlio di Agostino, podestà di Varazze, era uno degli armatori genovesi ammessi al Real Consulado de Indias, assicurando la partecipazione della famiglia nel monopolio transatlantico del Consulado nonché alla fondazione del Regno della Nova Granada in America. Nel 1630 un altro Giambattista, anche attivo negli affari spagnoli e napoletani concesse in quegli anni un'importante lascito ai Barnabiti di Genova per l'acquisto dell'antica chiesa di San Paolo in Campetto e la sua ricostruzione in «splendore simile a quella di S. Siro dei padri Teatini, oppure Sant’Ambrogio.» Il lascito Delfino, utilizzato per la ricostruzione di San Paolo secondo la progettazione di Giovanni Antonio Ricca il Vecchio, servì anche per l'acquisto della chiesa de San Bartolomeo degli Armeni, ed la conseguente custodia del Mandylion da parte dei Barnabiti nel 1650.
Nella Guerra di Successione Spagnola Bartolomeo si distinse tra i sostenitori finanziari delle truppe borboniche, mentre il capitano Gio. Maria si unì alla flotta di Filippo V, combattendo accanto Stefano de' Mari nei principali scontri navali della guerra. Nel 1717 Gio. Maria fu uno dei fondatori della scuola navale spagnola (Real Compañía de Guardias Marinas) e nel 1741 nominato tenente e direttore provvisorio del Regio Arsenale di Cadice. Il capitano Manuel di Bartolomeo fu anche costituito armatore del Real Consulado de Indias e fondatore, insieme al fratello Jerónimo, della Real Archicofradía del Pilar e la sua piccola cappella nella chiesa di San Lorenzo. Manuel muorì nel 1751 sulle coste del Messico nel fatidico naufragio del suo vascello, El Retiro, salpato verso Veracruz, principale porto della Nuova Spagna.