La conquista mongola dell'Asia centrale fu realizzata da Gengis Khan nel corso di un quinquennio (1216-1221) e fu la manifestazione dell'enorme potenza militare costituitasi con l'unificazione delle tribù mongole e turche dell'Altopiano della Mongolia sotto l'egida del Khagan del neonato Impero mongolo.

La conquista venne realizzata tramite due distinte campagne consequenziali, la prima diretta contro il Kara Khitay (1216-1218) e la seconda contro la Corasmia (1219-1221), e vide le forze di Gengis Khan impegnate contro popolazioni di etnia turco-mongola nella maggior parte dei casi musulmane.

Contesto storico

La forza dominante nell'Asia centrale della fine del XII secolo era il khanato Kara Khitay, fondato da Yelü Dashi (, imperatore Dezong , di Liao, r. 1124-1143) negli anni 1130 nelle terre tra il Semireč'e e il Ču. I Kara Khitay (lett. "Khitan nero") erano proto-mongoli Kitai, già fondatori della dinastia Liao (907–1125), che furono cacciati dalla Cina dai tungusi Jurchen della Dinastia Jīn. Per questo motivo il Kara Kitay è anche noto come "Dinastia Liao occidentale" () ed entra a pieno titolo nel novero delle dinastie della storia cinese..

Yelü Dashi avanzò verso occidente, strappando all'Impero selgiuchide, di etnia turca, la Sogdiana, la Battria, la Corasmia ed entrando a Samarcanda nel 1141. Il sultano selgiuchide Ahmed Sanjar (r. 1118-1153) mosse contro i Kitai in armi ma fu sconfitto nella battaglia di Qatwan, salvandosi a stento.. Yelü Dashi poté così occupare le province orientali dell'Impero selgiuchide ed assoggettare i suoi vassalli: fond. l'Impero corasmio e i Karakhanidi, oltre a potentati minori come il dominio dei turchi-Uiguri di Kara-Khoja e le terre dei turchi-Qarluq e dei turchi-Qangli. Causa la loro numerosa popolazione ed estensione, la Corasmia ed i Karakhanidi, anch'essi etnicamente turchi, poterono seguitare ad operare in modo quasi autonomo..

I Karakhanidi erano di gran lunga il vassallo più prestigioso del Kara Khitay: avevano governato nell'area per due secoli, prima di essere sottomessi dai Selgiuchidi, e controllavano molte delle città più ricche della regione, come Bukhara, Samarcanda, Tashkent e Fergana. Entro il 1190, erano tornati quasi del tutto indipendenti, risucchiati in una spirale di lotte interne tra i vari membri della dinastia. Le loro terre costituivano l'area più orientale del dominio Kitai e lambivano i confini dei Tangut (Dinastia Xia occidentale).

In confronto ai Karakhanidi, la Corasmia aveva solo una grande città, Urgench (attuale Kunya-Urgench in Turkmenistan), ed era diventata una potenza di rilievo solo dopo la conquista da parte dei Kitai, grazie all'operato dello Scià Il-Arslan (r. 1156-1162).. Occupava l'area più occidentale del dominio kitano. Con l'Impero selgiuchide al collasso dopo la morte di Ahmed Sanjar nel 1154 ed i Kitai stanziati a nord, i corasmi seppero approfittare del caos provocato nella regione da quel vuoto di potere, protendendosi verso il Medioriente. Il figlio di Il-Arslan, Ala al-Din Tekish (r. 1172-1200), conquistò grandi città come Merv e Nishapur nel Grande Khorasan, acquisendo abbastanza potere da dichiararsi sovrano a tutti gli effetti nel 1189.. Alleatosi al califfo abbaside al-Nāṣir li-dīn Allāh (r. 1180-1225), smanioso di sbarazzarsi dell'ingerenza turca nel califfato, Tekish rovesciò l'ultimo imperatore selgiuchide, Toghrul III, nel 1194, ed usurpò il sultanato di Hamadan. Tekish ora governava una vasta fascia di territorio che si estendeva da Hamadan a ovest a Nishapur a est. Attingendo alla sua ritrovata forza, minacciò la guerra con il califfo al-Nāṣir che lo accettò con riluttanza come sultano dell'Iran e del Khorasan nel 1198..

All'inizio del XIII secolo, il khanato Kara Khitay esercitava quindi una suzerain tributaria/nominale sui suoi più potenti vassalli. Il Gurkhan del Kara Khitay, Yelü Zhilugu (, imperatore Tianxi , di Liao r. 1178-1211), si stava barcamenando tra dissidi e rivolte dei suoi vassalli, provocati dalla sempre più ingombrante personalità del sultano Muhammad II di Corasmia e dalle continue trame dei Karakhanidi, ed il tumulto dei popoli nomadi della steppa eurasiatica provocati dalla nascita dell'Impero mongolo di Gengis Khan (r. 1206-1227). Già nel 1195, quando i mongoli erano in guerra con i tatari, Zhilugu aveva avuto un abboccamento con il potente Toghril Khan dei Kereiti, mentore di Gengis ed allora personalità tra le più influenti nella steppa. Dopo l'ascensione di Gengis Khan a Khaghan di tutti i mongoli e tatari nel 1206, i problemi per Zhilugu si fecero concreti: due suoi vassalli, il nuovo khan dei turchi-Qarluq, Arslan Sartaqtai, e l'idiqut uiguro Barchuk Art Teqin, si sottomisero a Gengis Khan (1210).. Sin dal 1208, un principe dei mongoli-Naiman di nome Kuchlug era fuggito da Gengis Khan (che aveva ucciso suo padre Tayang khan nel 1205 e suo zio Buyruq khan in quel medesimo 1208) alla corte di Zhilugu.. Il Gurkhan aveva visto nel transfuga una risorsa da giocare sullo scacchiere orientale, probabilmente il mezzo per unire al suo esercito le armate dei Naiman e dei Merkit, e l'aveva accolto, facendone un consigliere ed un comandante, oltre a dargli in sposa una delle sue figlie, la principessa Hunhu.

Zhilugu stava in quegli anni affrontando l'aperta rivolta di Muhammad II di Corasmia, che aveva preso Bukhara nel 1207, e di Osman Khan di Samarcanda. Il Gurkhan marciò su Samarcanda con uomini, la pacificò e vi sconfisse i corasmi. Nel 1210, mentre Zhilugu stava affrontando una rivolta di Samarcanda, Kuchlug, alleatosi con Muhammad II, colse l'occasione per ribellarsi contro suo suocero e s'impossessò del tesoro kitai a Uzgen. Zhilugu lasciò Samarcanda per occuparsi di Kuchlug ma Muhammad II sfruttò l'opportunità per impadronirsi della città, quindi sconfisse il Qara Khitai vicino a Taraz (nell'odierno Kazakistan) e ottenne il controllo della Transoxiana. Zhilugu si ritirò nella sua capitale di Balasagun (nell'attuale Kirghizistan) e sconfisse Kuchlug che si ritirò verso est, nelle terre dei Naiman. Tuttavia, nel 1211, mentre Zhilugu era a caccia, cadde in un'imboscata e fu catturato da Kuchlug, arrivato con 8000 uomini, vicino a Kashgar, nel deserto del Taklamakan (nello Xinjiang cinese).

Riuscito il colpo di stato, Kuchlug fece di Zhilugu un sovrano fantoccio e, quando il Gurkhan morì nel 1213, Kuchlug assunse il controllo formale del khanato.. Originariamente nestoriano, una volta tra i Kitai, Kuchlug si convertì al buddhismo e iniziò a perseguitare la maggioranza musulmana del paese, costringendoli a convertirsi al buddismo o al cristianesimo, una mossa che allontanò Kuchlug dalla maggior parte della popolazione..

Fase I: Kara Khitay (1216-1218)

Lo scontro aperto tra il Kara Khitay e Gengis Khan fu provocato dall'attacco portato da Kuchlug alla città di Almalik, in Zungaria, dei turchi-Qarlq, ormai vassalli dei mongoli che a loro chiesero aiuto.. Gengis Khan aveva allora appena terminato la sua campagna contro l'impero Jīn, culminata con la conquista di Zhongdu, la capitale nemica (occupante gli attuali distretti di Xicheng e Fengtai di Pechino). Non potendo rilocalizzare la totalità dell'armata imperiale per una campagna nell'estremo occidente ma deciso a chiudere l'annosa contesa con Kuchlug, il Khagan optò per un blitz la cui esecuzione fu affidata ai suoi generali/consiglieri Jebe e Subedei.

Jebe e Subei viaggiarono fianco a fianco attraverso i Monti Altaj e Tarbagatai fino ad arrivare ad Almalik. A quel punto, Subedei virò a sud-ovest con 2 tumen di guerrieri (i.e. ), distruggendo i Merkit e proteggendo il fianco di Jebe da eventuali attacchi dei corasmi, sulla cui neutralità Gengis Khan non aveva, apparentemente, fatto troppo affidamento.. Jebe si rifocillò ad Almalik, poi, con i 2 tumen restanti, si spostò a sud del Lago Balqaš, nelle terre del Kara Khitay, e puntò sulla capitale nemica, Balasung, dove sconfisse Kuchlug e lo costrinse a fuggire, prendendo poi rapidamente il controllo della città causa il malcontento kitai nei confronti del fuggitivo Gurkhan. Kuchlug riparò a Kashgar, città che aveva razziato durante la sua rivolta contro Zhilugu. Quando l'esercito di Jebe arrivò a Kashgar, nel 1217, la popolazione dell'oasi si ribellò e costrinse Kuchlug a una nuova fuga... Jebe inseguì Kuchlug attraverso le montagne del Pamir fino al Badakhshan, nell'odierno Afghanistan, dove, secondo 'Ata Malik Juwayni, un gruppo di cacciatori indigeni catturò Kuchlug e lo consegnò ai mongoli che lo decapitarono prontamente (1218). La testa del Gurkhan fu poi riportata da Jebe nel Kara Khitay ed esposta dai mongoli nelle città che avevano sofferto sotto la dominazione dell'usurpatore Naiman...

Fase II: Corasmia (1219-1221)

L'unificazione originaria dei Mongoli di tutto "il popolo nelle tende di feltro", prevedeva l'unione di tutte le tribù nomadi in Mongolia, quindi i Turcomanni e successivamente le altre popolazioni nomadi. Questo avvenne senza grandi spargimenti di sangue e con poche perdite materiali. Originariamente, non era intenzione di Gengis Khan invadere la Corasmia. Secondo lo storico persiano 'Ata Malik Juwayni (1226-1283), autore del Tarīkh-i Jahān-gushā (lett. "Storia del conquistatore del mondo"), il Khagan aveva tentato un abboccamento con Muhammad II del Khwarezm, salutandolo come suo vicino («Io sono padrone delle terre del sol levante mentre tu domini quelle del sol calante. Concludiamo un fermo trattato di amicizia e di pace.» oppure «Io sono il Khan delle terre del sol levante mentre tu sei sultano di quelle del sole che tramonta: concludiamo un fermo patto di amicizia e di pace.») ed. in in cerca di accordi commerciali.

Una carovana mongola di 450 persone giunse pertanto nel 1219 all'importante oasi di Otrar, lungo la via della seta, con le profferte di pace di Gengis ma il locale governatore corasmio, Inalchuk, ritenendole spie, le imprigionò e giustiziò. Saputo di quest'atrocità mesi dopo, Gengis Khan, impegnato nella campagna contro i Jīn andò su tutte le furie e usò l'incidente come pretesto per l'invasione che avrebbe portato alla completa distruzione della Corasmia ed al massacro di gran parte della popolazione civile della regione. In pochi mesi, Samarcanda, Bukhara, Merv e Nishapur furono saccheggiate e conquistate, insieme a molti dei territori dell'impero. Muhammad II fuggì e morì poco più tardi su un'isola del Mar Caspio. Dal 1220 in poi, i Corasmi si ridussero a costituire bande armate mercenarie, pronte a mettersi al servizio dei vari signori musulmani della Siria e del Vicino Oriente. Il figlio di Muhammad II, Jalal al-Din Mankubirni, rinunciò al titolo di Sultano/Shāh e si rifugiò nel Caucaso per continuare la resistenza contro i Mongoli.

Conseguenze La spinta mongola verso il Medioriente

La sconfitta di Muhammad II di Corasmia, spalancò a Gengis Khan le porte delle terre nominalmente soggetto agli ormai debilitati Abbasidi. L'Iraq persiano fu saccheggiato dai distaccamenti mongoli di Jebe e Subedei, che lasciarono la regione in rovina. Già nel 1221, gli emissari dei nizariti ebbero un primo abboccamento con il Khagan a Balkh. I Nizariti erano una setta degli ismailiti sciiti che, grazie alla conquista di roccaforti strategiche ed autosufficienti, essi erano stati in grado di stabilire una propria entità parastatale (il c.d. "Ordine degli Assassini") all'interno dell'Impero selgiuchide prima e dell'Impero corasmio poi. I primi scontri tra i nizariti dell'imam Muhammad III di Alamut e i mongoli di Ögödei Khan, figlio di Gengis e futuro Khagan, che aveva appena avviato la campagna di conquista della Persia occidentale, si verificarono poco dopo. Presto i nizariti persero il controllo di Damghan, nel Qumis, dove erano riusciti a stabilirsi a seguito della scomparsa dell'Impero corasmio.