Il Partito Comunista d'Italia - Sezione Italiana dell'Internazionale Comunista venne fondato il 21 gennaio 1921 a Livorno come sezione italiana dell'Internazionale Comunista in seguito al biennio rosso, alla rivoluzione d'ottobre e alla separazione dell'ala di sinistra del Partito Socialista Italiano guidata da Nicola Bombacci, Amadeo Bordiga, Onorato Damen, Bruno Fortichiari, Antonio Gramsci e Umberto Terracini al XVII Congresso Socialista. Il partito mantenne questa denominazione fino al 15 maggio 1943, data di scioglimento del Comintern, divenendo Partito Comunista Italiano. Avente sede a Milano nella palazzina di Porta Venezia, il PCd'I ebbe come organo di stampa quotidiano centrale l'Ordine Nuovo fino al 1922 e dal 1924 l'Unità.

Antefatti Il II Congresso dell'Internazionale Comunista fra luglio e agosto del 1920 decide che i suoi membri avrebbero dovuto sottoscrivere ventuno condizioni che prevedevano in particolare l'espulsione di ogni riformista e il mutamento di nome dei partiti in «Partito Comunista». In particolare il documento stabiliva: «La stampa periodica e non periodica e tutte le pubblicazioni di partito debbono essere completamente subordinate alla direzione del partito, [...] è necessario bollare a fuoco, in modo sistematico e implacabile, non soltanto la borghesia ma anche i suoi complici, i riformisti di qualunque sfumatura. [...] [È] assolutamente necessario combinare l'attività legale con quella clandestina. [...] [I]l partito comunista sarà in grado di compiere il proprio dovere soltanto se sarà organizzato il più possibile centralisticamente, se in esso dominerà una disciplina ferrea». Alla fine del Congresso il 27 agosto il presidente del Comintern Grigorij Evseevič Zinov'ev con Nikolaj Ivanovič Bucharin e Vladimir Lenin inviavano al Partito Socialista Italiano (PSI) e a «tutto il proletariato rivoluzionario» italiano l'invito a discutere al più presto in un Congresso le ventuno condizioni. L'appello è pubblicato in Italia solo il 30 ottobre su L'Ordine Nuovo, quindicinale socialista torinese diretto da Antonio Gramsci.

Il 15 ottobre 1920 a Milano ha luogo una conferenza di tutti coloro che accettano senza riserve le ventuno condizioni dell'Internazionale Comunista. Si incontrano così gli astensionisti vicini ad Amadeo Bordiga, gli ordinovisti di Gramsci e massimalisti terzinternazionalisti come Egidio Gennari, Bruno Fortichiari e Francesco Misiano. La conferenza si conclude con l'approvazione del manifesto Ai Compagni e alle Sezioni del Partito Socialista Italiano. Il manifesto si conclude con la proposta del cosiddetto programma di Milano in dieci punti sottoscritto da Gramsci, Bordiga, Fortichiari, Misiano, Umberto Terracini e Luigi Polano, segretario della Federazione Giovanile Socialista Italiana (FGSI). Nasce così la frazione comunista del PSI.

La fondazione e l'ascesa del fascismo (1921-1925) Pochi giorni dopo inizia a circolare la cosiddetta circolare Marabini-Graziadei che prova a far da ponte tra la frazione comunista e i massimalisti più anziani e titubanti a cambiare nome al PSI, proponendo il compromesso di Partito Socialista Comunista d'Italia. Si arriva così a Imola, dove la frazione comunista e il gruppo vicino a Marabini e Graziadei tengono un convegno pre-congressuale il 28 e 29 novembre. Nonostante frizioni e distanze che rischiano di far naufragare l'incontro si redige la mozione comunista per il XVII Congresso socialista. La mozione è approvata all'unanimità grazie a una serie di reciproche rinunce in cui gli astensionisti bordighiani rinunciavano alla pregiudiziale anti-elezionista promettendo al contempo il proprio autoscioglimento e si stabiliva che la mozione di Imola era immodificabile e quindi al riparo da accordi dell'ultim'ora.

Da questo momento in poi iniziano due mesi non di semplice battaglia congressuale, ma di vera e propria costruzione di una corrente nazionale pronta a trasformarsi in partito, se come ci si aspetta il centro vicino al massimalista Giacinto Menotti Serrati non espelle i riformisti di Filippo Turati riuniti nella corrente detta di concentrazione.

Nel comitato della frazione comunista troviamo Gramsci, Bordiga, Fortichiari, Misiano, Polano, Repossi e Terracini.

Programma di Milano

I dieci punti su cui si formò il programma politico del partito sono i seguenti:Programma del Partito Comunista d’Italia, Il Comunista, 31 gennaio 1921.

Primo Congresso

Dopo sei giorni di discussioni il 21 gennaio 1921 al teatro Goldoni di Livorno il presidente del Congresso socialista Giovanni Bacci comunica l'esito della consultazione: Votanti 172 487 su 216 337 (79,28%) Astenuti 981 Mozione di Firenze o dei comunisti unitari 98 028 (57,16%) Mozione di Imola 58 783 (34,27%) Mozione di Reggio Emilia o di concentrazione 14 695 (8,57%)

A nome della mozione comunista, Bordiga dichiara che il PSI si è dunque posto fuori dal Comintern e invita chi ha votato la mozione di Imola a confluire al teatro San Marco per costituire il Partito Comunista d'Italia: avviene così la scissione di Livorno.

Il I Congresso del PCd'I non dura molto, ma è più la passerella di comunisti italiani e stranieri (come Jules Humbert-Droz per la Svizzera) e vede Fortichiari proporre lo scioglimento della frazione comunista perché «ha esaurito il suo compito», Ortensia Bordiga portare il saluto delle donne comuniste e Polano annunciare che la FGSI aderisce al nuovo partito. Il 27 gennaio seguente al Congresso di Firenze la FGSI quasi all'unanimità muta nome in Federazione Giovanile Comunista Italiana. Nel pomeriggio del 21 gennaio è poi approvato il nuovo statuto che introduce la disliplina ferrea e centralizzata di partito come sempre auspicato da Lenin. Il nuovo Comitato Centrale conta quindici membri, di cui cinque costituiscono il Comitato Esecutivo che risiede a Milano e continua a pubblicare il bisettimanale Il Comunista, dall'11 ottobre successivo quotidiano del partito.

Nel Comitato Esecutivo del Pcd'I il lavoro è collegiale, ma è evidente che il capo indiscusso è Bordiga, che con Terracini e Ruggero Grieco costituisce il nucleo politico e organizzativo vero e proprio mentre Repossi dirige il Comitato Sindacale e a Fortichiari va il cosiddetto «Ufficio 1°» o lavoro «illegale».

Dal 26 al 28 febbraio si tiene sempre a Livorno anche il V Congresso della Confederazione Generale del Lavoro (CGL) dove l'ordine del giorno Tasca-Repossi-Misiano per i comunisti ottiene 432 558 voti pari al 23,15%. I comunisti pertanto si costituiscono in corrente di un sindacato che resta in maggioranza a riformisti e massimalisti.

Denominazione e prima organizzazione

L'Internazionale Comunista era all'epoca concepita secondo una tesi fortemente sostenuta da Lenin come un'organizzazione politica nettamente separata e contrapposta al campo politico borghese e con un alto livello di centralizzazione. Come è scritto nella 16ª condizione per aderire alla Terza Internazionale, «l'Internazionale Comunista, che agisce fra le condizioni della più aspra guerra civile, deve essere costruita in maniera di gran lunga più centralizzata di quel che fosse la Seconda Internazionale. Com'è naturale però l'Internazionale Comunista, e il suo Comitato Esecutivo debbono, nella loro attività complessiva, tener conto delle diverse condizioni fra cui sono costretti a lavorare ed a combattere i singoli partiti, e debbono prendere deliberazioni di validità generale soltanto in quelle questioni in cui simili deliberazioni siano possibili». Nella 17ª condizione si aggiunge: «Conforme a ciò tutti i partiti che vogliono appartenere all'Internazionale Comunista, debbono cambiare il loro nome.

Qualunque partito voglia appartenere all'Internazionale Comunista, deve portare il nome: PARTITO COMUNISTA del paese così e così (Sezione della Terza Internazionale)». Di qui la scelta per la sezione italiana di Partito Comunista d'Italia (Sezione della Internazionale Comunista) o PCd'I. L'idea era anche quella di portare una chiarezza fra i marxisti nel mondo allo sbando fin dallo scoppio della prima guerra mondiale. Spiega infatti ancora la 17ª condizione: «La questione del nome non è soltanto questione formale, ma questione politica di grande importanza. L'Internazionale Comunista ha dichiarato la guerra a tutto il mondo borghese e a tutti i partiti socialdemocratici gialli. È necessario che a ogni semplice lavoratore sia chiara la differenza tra i Partiti Comunisti e gli antichi partiti ufficiali "Socialdemocratici" e "Socialisti" che hanno tradito la bandiera della classe operaia». Tale denominazione ufficiale rimase fino al 1943, quando viene sciolta l'Internazionale Comunista rendendo le sue ex sezioni formalmente indipendenti del tutto.

Fin dalla sua nascita il partito compì un grande sforzo per organizzarsi su basi che non fossero una semplice riproduzione di quelle dei partiti tradizionali. In particolare il partito riprese alcuni temi che erano stati già caratteristici della battaglia all'interno del PSI. Per esempio, si riteneva fosse necessario dar vita a un ambiente ferocemente avverso alla società borghese e già anticipatore della società futura. Il proposito non appariva come utopistico, dato che già nel mondo della produzione certe strutture erano viste in funzione di un risultato futuro.

In due articoli del 1921Partito e Classe.Partito e Azione di Classe. questo concetto fu sviluppato da Bordiga fino al punto di affermare che l'organo partito non era una semplice parte della classe proletaria, ma già una struttura al di là delle classi, già adatta a una società senza di esse. La rivoluzione non era infatti vista come un problema di forme organizzative, ma di forza. Essa non si sarebbe dovuta fare secondo un velleitarismo infantile, ma si doveva dirigere con un rovesciamento della prassi. Dal punto di vista organizzativo il partito doveva abbandonare la democrazia elettiva e le gerarchie interne e funzionare organicamente, cioè come un organismo biologico, con le sue parti, cioè cellule e organi differenziati che però partecipassero insieme al tutto. Al «centralismo organico» di Bordiga si preferisce il «centralismo democratico» introdotto dai bolscevichi e fatto proprio dal Pcd'I al III Congresso. Gramsci stesso ragiona intorno ai due sistemi nei suoi Quaderni del carcere difendendo quello democratico.

Essendo concepito come una sezione territoriale dell'Internazionale Comunista, il partito adottò lo stesso programma, la stessa struttura di partito e la stessa tattica adottate al II Congresso del Comintern nel 1920. Il programma ufficiale in dieci punti iniziava con quello sulla natura intrinsecamente catastrofica del sistema capitalistico e terminava con quello sull'estinzione dello Stato. Ricalcava in modo sintetico il modello che Lenin aveva tratteggiato per il partito russo.

Per qualche tempo tale relativa identità non sembrò incrinarsi, ma il rapido avanzare della reazione in Europa provocò nel partito russo e di conseguenza nell'Internazionale Comunista una variazione in senso democratico della tattica generale, specie dal punto di vista della possibilità, fino a quel momento negata, di alleanze con i partiti socialdemocratici e anche radical-borghesi. Ciò provocò all'interno del partito fin dal 1922 una tensione fra la maggioranza di sinistra e le correnti di minoranza, che nel 1924 assommavano al 16% per la destra e all'11% per il centro, sostenute dall'Internazionale Comunista. Emblematico fu il braccio di ferro del 1923 e 1924 fra il Pcd'I e la centrale a causa della scissione dell'ala riformista del PSI, avvenuta nel 1922, che spinse il Comintern a porre con forza il tema della riunificazione coi socialisti massimalisti di Giacinto Menotti Serrati. A quel punto le proposte di tesi presentate dalla sinistra cominciarono a non essere più accettate e il conflitto divenne sempre più insanabile.

Progressiva bolscevizzazione