La storia delle Isole Figi si collega alla vicende degli altri paesi insulari dell'Oceania, come Vanuatu, Kiribati e Samoa. L'arcipelago si colloca nella regione geografica della Melanesia e si ritiene che la maggior parte delle isole sia emersa dalle acque circa 150 milioni di anni fa in seguito ad attività vulcanica.

Primi insediamenti e preistoria I primi abitanti delle Isole Figi sbarcarono nell'arcipelago tra il XIV secolo a.C. e il X secolo a.C. Si ritiene che i primi ad arrivare nell'arcipelago, probabilmente nell'isola maggiore di Viti Levu, furono genti di etnia Austronesiana: le maggiori prove a sostegno di questa ipotesi fanno riferimento ai ritrovamenti di terrecotte tipiche della civiltà di Lapita. In seguito, in un periodo compreso tra il II secolo a.C. e il I secolo a.C., le isole avrebbero accolto un ulteriore influsso di popolazioni di etnia melanesiana che avrebbero lentamente emarginato gli austronesiani, spingendoli a lasciare in buona parte l'arcipelago per fare rotta verso le Isole Samoa, Tonga e le Hawaii. I polinesiani non lasciarono solo testimonianze "fisiche" della loro presenza ma anche culturali: diverse parole figiane presentano contaminazioni proprie delle lingue austronesiane. Altri contatti delle Isole Figi con il mondo esterno sono testimoniate dai ritrovamenti di canoe tongane nell'arcipelago e di canoe figiane a Tonga. Inoltre, il dialetto delle Isole Lau contiene diverse parole tongane. Ulteriore testimonianza dei contatti delle Figi con l'esterno furono le terrecotte figiane ritrovate alle Samoa e alle Isole Marchesi. Tutti questi ritrovamenti e rilievi culturali provano lo status delle Isole Figi come crocevia culturale e commerciale dell'Oceania precoloniale.

L'egemonia tongana Intorno al X secolo d.C. l'Impero Tu'i Tonga iniziò ad esercitare un'influenza sempre più forte sia sulle Figi che sul resto della Polinesia. Tale influenza rappresentò un altro vettore di ingresso della cultura polinesiana tra i melanesiani che popolavano l'arcipelago. Diversi indizi testimoniano la creazione di una società che con il passare dei secoli si faceva sempre più complessa, con la presenza di una propria casta religiosa composta dai sacerdoti detti bete e con un proprio sistema monetario che si poggiava sullo scambio di denti di capodoglio lucidati. In aggiunta, in questo periodo venne a crearsi un notevole settore artigianale basato sulla produzione di tessuti di Tapa poi utilizzati per la creazione di abiti e di vele per le canoe dette Drua. Erano piuttosto frequenti anche gli scontri tra diverse tribù, il che portò gli abitanti delle isole a produrre armi come mazze e archi con cui venivano scoccate frecce avvelenate. L'impero Tu'i Tonga iniziò il proprio declino al termine del XIII secolo d.C. in seguito a sanguinosi conflitti sia interni che esterni.

Il contatto con gli europei Il primo europeo conosciuto a raggiungere l'arcipelago delle Figi fu l'esploratore olandese Abel Tasman. Nel 1643 fu in grado di avvistare sia l'isola di Vanua Levu che quella di Taveuni mentre era alla ricerca della Terra Australis. Per altri contatti significativi fu necessario attendere oltre un secolo, quando l'esploratore britannico James Cook sbarcò su una delle isole della provincia di Lau. La prima opera cartografica sull'arcipelago venne completata nel 1789 dal capitano della marina britannica William Bligh, che durante gli eventi dell'ammutinamento del Bounty venne lasciato alla deriva dagli ammutinati. Dopo pochi giorni di navigazione il marinaio inglese approdò a Ovalau per poi visitare Viti Levu e Vanua Levu, salvo poi proseguire in direzione dell'Indonesia e di Batavia. I primi europei a mantenere contatti continuativi e stabili con i figiani furono i balenieri e i mercanti in cerca di cetrioli di mare e legno di sandalo. Quest'ultimo, in particolare, fu oggetto di una vera e propria corsa commerciale allo sfruttamento delle piante: tra il 1804, data della scoperta da parte europea della presenza di esemplari di Santalacee sulla costa sudoccidentale di Vanua Levu, e il 1813 le piante andarono quasi estinte, portando i commerci a un repentino stop. Alcuni tra gli europei che visitarono l'arcipelago in questo periodo vennero accolti di buon grado anche a causa delle armi da fuoco che importarono e che consentivano ai capi delle diverse tribù di avere maggiori capacità belliche e di controllo del territorio. Tra i più noti vi era tale Kalle Svenson, meglio conosciuto come Charlie Savage, che fece la fortuna del capotribù dei Bau Navilou. Grazie ai fucili portati da Savage, infatti, questi fu in grado di acquisire una sempre maggior importanza politica nell'arcipelago, poi mantenuta sino all'annessione britannica.

Nel 1821 i commerci ripresero con rinnovato vigore, stavolta grazie ai cetrioli di mare. La carne dell'animale era particolarmente popolare in Cina, dove veniva importata dopo essere stata processata in una serie di fabbriche costruite sulle isole dagli europei. Tali stazioni di lavorazione impiegavano anche molti operai autoctoni. Lo sfruttamento e il commercio dei cetrioli di mare si dimostrò particolarmente profittevole e duraturo, tanto da spingere britannici e americani a costruire basi fisse sulle isole: la prima città completamente costruita dagli europei fu Levuka. Insieme ai mercanti sull'isola arrivarono anche i missionari cristiani, i cui insegnamenti erano accettati di buon grado dai capi figiani fintantoché arrivavano insieme a merci preziose. L'introduzione del cristianesimo sulle isole arrivò in maniera lenta e graduale e non senza incomprensioni da ambo le parti: i missionari cercarono di sollecitare l'invio di ulteriori rinforzi sia a livello materiale che di personale ingigantendo il ruolo che il cannibalismo ebbe sulle isole. I figiani convertiti erano costretti a tagliarsi i capelli secondo uno stile più simile a quello europeo e a indossare il sulu, secondo un processo di abbandono delle proprie tradizioni (incluse quelle funerarie e matrimoniali) detto lotu. Le pressioni occidentali in direzione dell'abbandono della tradizione figiana risultarono in una crescente tensione con i nativi. Il culmine viene raggiunto nel 1840, quando la spedizione statunitense comandata da Charles Wilkes bruciò un villaggio sull'isola di Malolo in risposta all'uccisione di un marinaio e di un ufficiale. Wilkes affrontò un'inchiesta ma non subì alcuna condanna.

Cakobau e la reazione alla conversione al cristianesimo Gli anni '40 del 1800 furono un decennio in cui i diversi clan dell'arcipelago, dopo aver ottenuto e imparato ad usare le armi da fuoco, cercarono di prevaricare gli altri per ottenere il potere su tutte le isole. Dopo una serie di scontri emerse al di sopra degli altri il capo Seru Epenisa Cakobau dell'isola di Bau. Questi continuò l'opera del padre Tanutoa Visaqawa, il quale aveva già assoggettato buona parte delle Figi occidentali. Il potere di Cakobau fu tale che riuscì ad espellere gli europei da Levuka per 5 anni dopo averli accusati di aver dato armi ai suoi nemici. All'inizio degli anni '50, tuttavia, decise di intraprendere un altro passo e di dichiarare guerra a tutti i cristiani presenti sull'arcipelago. Fu costretto ad affrontare non solo i missionari, ma anche una nave britannica e le forze dei tongani già convertiti. Tra questi, il principe Enele Ma'afu, il quale convertì i figiani delle isole Lau, divenendo così una minaccia per il potere di Cakobau. Mentre il potere dei suoi avversari cresceva, il capo figiano vedeva il suo erodersi: il suo status di primo tra pari tra i capi figiani non gli garantiva sufficiente capitale politico per esigere risorse e tributi con cui sostenere lo sforzo bellico, che gradualmente perse di slancio e pericolosità. Questo stato delle cose, sommato al progressivo interessamento degli Stati Uniti negli affari delle isole, forzò Cakobau alla resa: il 30 aprile 1854 si arrese e intraprese il lotu, convertendosi al cristianesimo e accettando i costumi occidentali. I templi sull'isola di Bau e le foreste sacre di nokonoko vennero distrutte. Il resto dei capi ribelli venne sconfitto l'anno successivo dalle forze congiunte di Tonga e degli Stati Uniti. Cakobau mantenne il proprio status di sovrano delle Figi ma solo a livello simbolico, dato che oramai gran parte del potere politico era in mano agli occidentali. A lui venne conferito il titolo, ormai svuotato di ogni significato, di Tui Viti (re delle Figi).

Il console americano sulle isole, John Williams, fu protagonista di una serie di incidenti sia prima che dopo la resa di Cakobau. Nel 1949 il suo negozio venne saccheggiato dopo aver preso fuoco in seguito ai festeggiamenti per il giorno dell'indipendenza, mentre nel 1955 la sua casa su Nukulau venne bruciata. In seguito agli attacchi il rappresentante americano chiese un indennizzo di 5000 $ a Cakobau, i quali andavano a sommarsi ad altri 38.000 $ di danni subiti dai cittadini americani sulle isole. Il Tui Viti venne messo di fronte a una scelta: pagare o venire preso prigioniero. Sulle prime il re cercò di ritardare il pagamento nella speranza che il tempo alleggerisse il desiderio di rappresaglia degli statunitensi, ma tre anni più tardi Washington decise di inviare la USS Vandalia per forzare una decisione. Lo stesso anno era arrivato nelle isole anche il primo console britannico, William Thomas Pritchard, il quale aveva intenzione di portare a termine l'annessione delle isole all'Impero Britannico. Cakobau, stretto tra gli americani e le continue incursioni tongane, accettò la proposta britannica. Pritchard inviò la proposta a Londra per l'approvazione, mentre nel frattempo creò un consiglio dei capitribù che rafforzasse ulteriormente la legittimità politica del mandato d'annessione. La proposta tornò indietro nel 1862, con il governo britannico che vedeva una scarsa utilità nelle isole e nel dover amministrare "un'altra razza di selvaggi", respingendo quindi le proposte di Pritchard. Cakobau, inoltre, non venne riconosciuto da Londra come un capo con un potere politico sufficientemente forte da poter parlare per tutto l'arcipelago. L'interessamento di Londra negli affari delle isole, tuttavia, ebbe l'effetto di allontanare momentaneamente l'attenzione statunitense.

La confederazione e gli scontri con i Kai Colo La guerra civile americana e il conseguente aumento del prezzo del cotone videro un aumento dei migranti americani ed europei alla ricerca di nuove terre dove introdurre nuove piantagioni. I nuovi arrivi cercarono di acquistare terre da nativi che non sempre erano i veri proprietari del terreno venduto. I fraintendimenti davano luogo a scontri tra autoctoni e tra questi e i nuovi arrivi. La contropartita per l'acquisto delle terre era spesso costituita da bevande alcoliche e armi da fuoco. Nel 1865, per cercare di dare una maggior regolamentazione alla compravendita di terra i coloni proposero ai nativi di creare una confederazione delle tribù che fungesse da autorità centrale con cui discutere l'acquisto di nuovi terreni. La proposta ebbe successo e Cakobau venne nominato primo presidente della federazione.