Lassedio di Corfù ebbe luogo dall'8 luglio al 21 agosto 1716 quando l'Impero ottomano mosse per conquistare la città di Corfù sull'omonima isola, al tempo possedimento dalla Repubblica di Venezia. L'assedio fece parte della Settima guerra Turco-Veneziana e avvenne all'indomani della fulminea conquista della Morea - oggi Peloponneso - da parte delle forze ottomane nel 1715. L'assedio si concluse con una vittoria veneziana che rappresentò l'ultimo grande successo militare di Venezia, in quanto decretò il mantenimento del suo dominio sulle Isole Ionie fino alla fine del XVIII secolo.

Antefatto

Dopo la sconfitta dell'Impero ottomano nell'assedio di Vienna del 1683, la Lega Santa riunì la maggior parte degli Stati europei (ad eccezione di Francia, Inghilterra e Paesi Bassi) in un fronte comune contro gli Ottomani. Nella conseguente Grande Guerra Turca (1684-1699) l'Impero Ottomano subì una serie di sconfitte, come le battaglie di Mohács e Zenta, e nel Trattato di Carlowitz (1699), fu costretto a cedere la maggior parte dell'Ungheria alla monarchia asburgica, la Podolia alla Polonia-Lituania, mentre Azov fu presa dall'Impero russoChasiotis. Nello scacchiere del mar Mediterraneo orientale, la Repubblica di Venezia aveva lanciato il proprio attacco all'Impero Ottomano in cerca di vendetta per le passate perdite, l'ultima quella di Creta nel 1669. Durante il conflitto, le truppe veneziane conquistarono l'isola di Lefkada (Santa Maura) e la penisola della Morea, anche se non riuscirono a riconquistare Creta ed espandere i loro possedimenti nel Mar Egeo.

Gli Ottomani furono fin dall'inizio decisi a rimediare a queste perdite e avviarono quindi una riforma della loro marina. Venezia, dal canto suo, si trovò sempre più isolata diplomaticamente rispetto alle altre potenze europee: la Lega Santa si era sciolta a seguito delle vittorie riportate e Guerra di successione spagnola (1701-1714) e Grande guerra del Nord (1700-1721) preoccupavano l'attenzione della maggior parte degli stati europei più che il Levante. Gli Ottomani approfittarono della situazione internazionale favorevole e si assicurarono il loro fianco settentrionale sconfiggendo la Russia nell'area del fiume Prut. A seguito del successo riportato in questa Guerra russo-turca (1710-1711), la leadership ottomana rivolse quindi l'attenzione a Venezia, alla quale dichiarò guerra il 9 dicembre 1714Setton.

Il conflitto iniziò con l'invasione della provincia veneziana della Morea da parte del Gran Visir Silahdar Damat Ali Pascià. Aiutati dall'impreparazione militare veneziana, dalla riluttanza della sua flotta ad affrontare la più potente marina ottomana e dalla riluttanza della popolazione greca locale ad assistere i veneziani, gli Ottomani conquistarono rapidamente l'intera penisola nel luglio-settembre 1715. Allo stesso tempo, la flotta ottomana, sotto il Kapudan Pascià Canim Hoca Mehmed Pasha, conquistò le isole veneziane di Tino e Egina e la fortezza di Malvasia, i cui governatori Bernardo Balbi, Francesco Bembo e Federico Badoer si arresero senza offrire alcuna resistenza, cosa per la quale vennero tutti e tre condannati al carcere perpetuo.

Gli Ottomani spostarono quindi la loro attenzione verso le coste occidentali della Grecia, minacciando le Isole Ionie e i possedimenti veneziani in Dalmazia. L'avvicinarsi del Kapudan Pascià costrinse il Capitano Generale da Mar veneziano Daniele Girolamo Dolfin a rimanere a Santa Maura per proteggere l'isola che si presentava vulnerabile e sguarnita di difese adeguate. Tuttavia, ciò significò la perdita della più meridionale delle Isole Ionie, Cerigo: rimasta infatti senza speranze di soccorso, si arrese in settembre al Kapudan Pascià. Poco dopo, gli Ottomani presero Suda e Spinalonga, le ultime roccaforti veneziane rimaste a Creta. Dolfin tentò di reagire con un'incursione nell'Egeo, ma incapace di incontrare la flotta ottomana e vittima del cattivo tempo, si ritirò. Scoraggiato, abbandonò Santa Maura dopo aver distrutto le sue fortificazioni e si ritirò a Corfù. Santa Maura fu conquistata in breve tempo dagli OttomaniAnderson.

Preparazioni veneziane e mosse iniziali degli Ottomani

I veneziani erano ben consapevoli delle ambizioni ottomane di catturare le Isole Ionie e nel 1716 fu chiaro che Corfù sarebbe stata il prossimo obiettivo. Preparandosi all'inevitabile scontro, il Senato veneziano sostituì Dolfin, considerato troppo timido e inefficace, con Andrea Pisani, già a Corfù come Provveditore Generale da Mar. Nel gennaio del 1716 Pisani disponeva di 26 Vascelli, 18 galee, 2 galeazze, 12 galeotte e 2 brulotti. A febbraio, il feldmaresciallo sassone, conte Johann Matthias von der Schulenburg, arrivò sull'isola in qualità di Maresciallo della Repubblica, ossia comandante in capo delle forze di terra veneziane. Le fortificazioni della città di Corfù, situata su un promontorio al centro della sponda orientale dell'isola, erano state trascurate nei decenni precedenti, poiché lo straordinario sforzo durante la precedente guerra di Morea aveva lasciato vuote le casse veneziane. Schulenburg iniziò quindi a rafforzare le fortificazioni con palizzate, trincee e difese sul campo, mentre la flotta coglieva l'occasione dello svernamento per riattarsi e prepararsi alle operazioni che sarebbero riprese in primavera.

La minaccia di un'imminente invasione ottomana spinse molti abitanti delle Isole Ionie a fuggire, chi in Dalmazia e chi in Italia. Allo stesso tempo, la Repubblica di Venezia faticava a fornire denaro e uomini necessari alla difesa della piazza. Allo scoppio del conflitto i veneziani avevano chiesto aiuto agli altri Stati europei, ma a parte i Cavalieri Ospitalieri e i Cavalieri di Santo Stefano, le maggiori potenze europee risposero solo dopo la perdita della Morea. Qualche aiuto iniziò ad arrivare nella primavera del 1716, quando il Portogallo e la Spagna risposero agli appelli di Papa Clemente XI per una crociata anti-turca, offrendo parti delle loro flotte per operazioni contro gli Ottomani. Ancora più rilevante fu il fatto che gli austriaci decisero di entrare in guerra loro stessi contro i turchi. In aprile, il comandante in capo asburgico, principe Eugenio di Savoia, inviò un ultimatum per cessare le ostilità e restituire a Venezia i territori a lei concessi dal trattato di Carlowitz, ma gli Ottomani lo respinsero e dichiararono guerra all'Impero asburgico in giugno.

A maggio, gli austriaci avvertirono Schulenburg che forti forze ottomane guidate dal Serasker Merzifonlu Kara Mustafa Pascià - governatore dell'Eyalet di Diyarbekir e nipote dell'omonimo Gran Visir che condusse l'assedio di Vienna nel 1683Prelli e Mugnai -, si stavano radunando sulla sponda turca del canale di Corfù mentre al contempo la flotta ottomana guidata da Janum Hogia Capitan Pascià usciva dai Dardanelli. Pur mantenendo la flotta remiera a Corfù, Pisani mandò avanti le sue navi di linea più manovrabili al comando del Capitano Straordinario delle Navi Andrea Corner per controllare i movimenti turchi nello stretto tra Morea e Creta. Dopo aver avvistato i nemici, Corner si ritirò lentamente di fronte alla flotta ottomana molto più grande e giunse fino all'isola di Zante. Il 22 giugno Pisani inviò nuovamente Corner per intercettare la flotta ottomana, ma i turchi scelsero di aggirare lo stretto tra le Isole Ionie e la terraferma e navigare in mare aperto, doppiando Corfù da nord-ovest. Corner li seguiva a distanza di pochi giorni.

Passando per Zante, il Kapudan Pascià inviò una lettera chiedendo la sottomissione dell'isola, ma non deviò altrimenti la sua rotta. Solo alcuni contingenti di dimensione ridotta furono sbarcati a Cefalonia per incursioni su piccola scala, prima che la flotta si spostasse a Corfù, dove arrivò il 5 luglio. Gli Ottomani gettarono l'ancora nel canale di Corfù, tra il promontorio nord-orientale dell'isola e la terraferma, e iniziarono a prepararsi per l'assedio. Nel frattempo, un esercito ottomano di fanti e cavalieri si era radunato a Butrinto, sulla sponda turca, pronto per essere traghettato attraverso il canale dalla flotta appena giunta. Si stima che gli ottomani abbiano schierato non meno di cannoni per l'assedio della piazza veneziana.

La notizia dell'arrivo dei turchi gettò l'isola nel panico: gli abitanti di Corfù si rifugiarono nelle fortificazioni della città, mentre altri cercarono di fuggire alla volta di Otranto su qualsiasi imbarcazione trovassero. Ben presto il panico si estese allo stesso contado: gli abitanti, infatti, abbandonarono le campagne per trovare rifugio all'interno delle fortificazioni. La situazione peggiorò quando Pisani, che avrebbe dovuto affrontare la flotta ottomana di gran lunga superiore (62 navi di linea) con le sole navi a remi di cui disponevaLa flotta velica stava navigando al comando di Corner., decise di non rischiare una battaglia. Dopo aver considerato di sbarcare i suoi equipaggi per rafforzare la guarnigione corfiota, decise di abbandonare la sua posizione nel canale di Corfù per il mare aperto, sperando di riunirsi alla squadra di Corner, di cui non aveva notizie da 20 giorni.

Si sparse la voce che la flotta stesse abbandonando l'isola al suo destino: scoppiarono sciacallaggi e saccheggi delle case vuote, oltre a casi di incendio doloso e persino uccisioni mentre i saccheggiatori si scontravano. Schulenburg, con l'aiuto del Provveditore Generale da Mar Antonio Loredan, cercò di ristabilire l'ordine mentre radunava le sue forze per la difesa della città: il 6 luglio il comandante veneziano disponeva di circa mercenari tedeschi, 400 soldati italiani e dalmati, 500 Corfioti e 300 Greci di altre regioni. L'arrivo di circa 500 soldati, sotto i capitani di Zante Frangiskos Romas e i fratelli Nikolaos e Frangiskos Kapsokefalos, rappresentò una notevole aggiunta alle forze di Schulenburg, ma la situazione restava comunque problematica a causa del basso morale della popolazione civile.

L'assedio La battaglia navale nel canale di Corfù L'assedio ottomano della città iniziò l'8 luglio, con lo sbarco di circa giannizzeri e di altri uomini a Ypsos. Pisani, che con le sue galere voleva dar battaglia, quando vide i 62 vascelli ottomani schierarsi attraverso il canale di Corfù, desistette. La sera dello stesso giorno, però, la squadra navale di Corner arrivò inaspettatamente e attaccò la flotta ottomana nonostante l'inferiorità numerica. La prima nave veneziana ad aprire il fuoco fu il vascello Aquila Valiera e l'intenso cannoneggiamento durò per oltre tre ore. La battaglia navale, però, nel complesso fu indecisiva, sebbene l'improvviso attacco veneziano costrinse le navi ottomane a tagliare le ancore e abbandonare temporaneamente le operazioni di sbarco delle truppeNani Mocenigo segnala in particolare il valore degli equipaggi e dei capitani dei vascelli Costanza (70 cannoni, capitano Lodovico Flangini), Aquila Valiera (70 cannoni, capitano Marcantonio Diedo) e Scudo della Fede (52 cannoni, capitano Lodovico Diedo). Nani Mocenigo, inoltre, sottolinea come le navi incendiarie veneziane non abbiano seguito l'ordine di lanciarsi contro 8 navi turche «assieme aggruppate», mancanza per la quale i capitani veneziani dei brulotti vennero successivamente arrestati.. Questa azione audace dimostrò la determinazione dei veneziani nel difendere Corfù, e suscitò speranze sulla capacità dell'isola di resistere; per un certo periodo sembrò addirittura possibile che la flotta veneziana potesse ostacolare il passaggio di nuove truppe ottomane e far sì che quelle già presenti sull'isola venissero tagliate fuori. Di conseguenza, la popolazione iniziò a sostenere la difesa con entusiasmo, e molte centinaia si offrirono volontari per assistere nella costruzione di fortificazioni, posizionare i pezzi di artiglieria e arruolarsi nelle milizie.